KIM EDWARDS.
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FIGLIA DEL SILENZIO.
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Parte 2.
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Titolo originale: The Memory Keeper's Daughter. 2005.
Traduzione di: Luciana Crepax.
2007. Garzanti Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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INDICE di questa parte.
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Agosto 1977. Settembre 1977.
1982. Aprile 1982.
1988. Luglio 1988. Novembre 1988.
1989. 1 Luglio 1989. 2 - 4 Luglio 1989. 1 Settembre 1989.
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Ringraziamenti
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Una conversazione con Kim Edwards.
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FINE Indice.
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Agosto 1977.
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1.
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David sal di corsa le scale, entr nell'atrio della scuola e si ferm un momento per
riprendere fiato. Era in ritardo: il concerto di Paul rischiava di essere gi iniziato.
Aveva predisposto tutto in modo da poter uscire presto dall'ospedale ma, quando era
gi sulla porta, era arrivata un'ambulanza con una coppia di anziani: il marito era
caduto dalle scale ed era andato a finire addosso alla moglie. Lui si era rotto una
gamba, lei un braccio. La gamba aveva bisogno di essere operata. David aveva
avvertito Norah: nella sua voce aveva percepito la collera, ma non ci aveva fatto caso.
Era quasi stato contento di averle fatto un dispetto: Norah l'aveva sposato, aveva
accettato di stare accanto a lui e ormai avrebbe dovuto capire che nel suo lavoro era
impossibile rispettare gli orari. Erano rimasti per un attimo in silenzio, poi lui aveva
chiuso la comunicazione.
Nel corridoio, rimase in ascolto per un momento, ma riusc a sentire solo il proprio
respiro. Poi lo scroscio degli applausi lo convinse ad affrettarsi verso le doppie porte
dell'auditorium. Entr: il pubblico era molto numeroso. Cerc Norah tra la folla.
Mentre uno studente con i jeans a zampa di elefante saliva sul palcoscenico con un
sassofono, una ragazza gli porse il programma. David lo lesse e trasse un sospiro di
sollievo: Paul era il numero sette, dunque era arrivato in tempo.
Il sassofonista cominci a suonare con passione e intensit, ma prese subito una
stecca che provoc a David un brivido lungo la spina dorsale. Cerc ancora Norah tra
il pubblico e finalmente la vide, nelle prime file, al centro della sala. Il posto vicino
era vuoto: si chiese se l'avesse tenuto per lui, ma non ne era sicuro, ormai non era pi
sicuro di niente, solo della sua rabbia e del senso di colpa che lo costringeva a tacere
su quello che aveva visto ad Aruba. Ormai erano talmente tante le cose che li
separavano, che lui non riusciva pi a capire i desideri o le ragioni che determinavano
il comportamento di Norah.
Il giovane sassofonista termin la sua esecuzione, si inchin e se ne and. Durante
gli applausi, David scese lungo il corridoio e, passando davanti agli spettatori seduti
nella stessa fila, si avvicin a Norah.
Lei spost la giacca che le era servita a tenere il posto occupato. Allora hai fatto
in tempo.
C' stato un intervento d'urgenza.
Oh, lo so, ci sono abituata.
Sono preoccupato per Paul, per questo sono qui.
Vedo.
Il nervosismo di Norah era palpabile. I capelli, biondi e corti, avevano un taglio
perfetto. Indossava il vestito di seta cruda color crema che aveva comprato durante il
suo primo viaggio a Singapore. Viaggiava sempre pi spesso per accompagnare i
gruppi di turisti. David era andato con lei qualche volta, all'inizio, quando gli
spostamenti erano pi brevi e meno impegnativi, la visita alla caverna del Mammut o
la gita in barca sul Mississippi. In queste occasioni lo aveva colpito vedere Norah
cos cambiata. Ascoltava tutti, si preoccupava se la carne era poco cotta, la cabina
troppo piccola, l'aria condizionata difettosa, i letti troppo duri. Accoglieva le proteste
senza perdere la calma, assentiva, dava qualche colpetto sulle spalle ai turisti in crisi.
Era ancora molto bella, e nel lavoro sembrava aver trovato una serenit che a casa le
mancava. Un giorno una di quelle vecchie signore con i capelli grigio-azzurri lo
aveva tratto in disparte per dirgli se sapeva quanto fosse fortunato.
Si era chiesto che cosa avrebbero pensato quelle donne se fossero state loro a
scoprire i vestiti di Norah ammucchiati sulla spiaggia.
Non hai il diritto di prendertela con me, Norah, le disse sottovoce. Lei aveva un
vago profumo di arancio, la mascella contratta. Sul palcoscenico, un ragazzo in
giacca blu seduto al pianoforte muoveva le dita per sgranchirle. Dopo un attimo, pos
le mani sulla tastiera e le note si diffusero nella sala. Non  giusto.
Non me la prendo con te, sono solo preoccupata per Paul. Sei tu che ce l'hai con
me.
No, la verit  che dopo la vacanza ad Aruba sei cambiata.
Guardati allo specchio, bisbigli Norah, sembra che tu abbia ingoiato uno di
quei gechi che passeggiavano sui muri...
David si sent posare una mano sulla spalla. Si volt e vide una signora dall'aspetto
robusto con il marito accanto.
Scusi, disse la signora, lei  il padre di Paul Henry, vero? Bene: quel ragazzo
che suona il pianoforte  mio figlio Duke e, se non le dispiace, vorrei ascoltarlo.
David incontr lo sguardo di Norah, e in quell'attimo furono uniti: lei era ancora
pi imbarazzata di lui.
David appoggi la schiena alla sedia. Guardando le mani di Duke scivolare sui
tasti del pianoforte, si chiese di che cosa parlassero lui e Paul mentre andavano in
bicicletta nelle strade vicino a casa. Quali erano i sogni di quei ragazzi? Che cosa
diceva Paul a Duke che non dicesse anche a suo padre?
I vestiti di Norah, abbandonati in un fagotto sulla spiaggia bianca, il vento che
sollevava i lembi della sua camicetta colorata... Era un argomento di cui non aveva
mai parlato con suo figlio, ma sospettava che anche Paul avesse visto quei vestiti. Si
erano alzati molto presto per andare a pescare, erano saliti in auto e, dopo aver
superato qualche piccolo villaggio, erano arrivati sulla costa prima dell'alba, quando
era ancora buio. Non amavano chiacchierare, lui e Paul, ma quando si esce di casa
insieme a un'ora inconsueta e poi si celebra il rito di lanciare la lenza e riavvolgerla,
inevitabilmente nasce una confidenza speciale. Aveva aspettato con gioia questa
occasione per stare un po' da solo con suo figlio, ma la gita era stata rimandata: il
motore della barca non funzionava e i pezzi di ricambio non erano ancora arrivati.
Delusi, avevano girato un po' per il porto, avevano fatto colazione ed erano tornati al
cottage.
C'era una bella luce quella mattina e David voleva fare un altro rullino di foto a
Norah. Ma lei non era a casa. Aveva lasciato una ciotola di arance in mezzo al tavolo,
la tazza del caff era stata lavata e messa ad asciugare sul lavandino. Aveva provato a
chiamarla. Norah? E poi ancora Norah? Ma nessuno gli aveva risposto. Vado a fare
una corsa, aveva detto Paul. La sua ombra era accanto alla porta aperta. Guarda se
vedi la mamma, gli aveva detto.
Quando era rimasto solo, David aveva spostato le arance sul bancone della cucina
e aveva sparso sul tavolo le fotografie. Il vento salmastro che entrava dalla finestra le
spostava e aveva dovuto tenerle ferme agli angoli con qualche bicchiere. Norah si
lamentava spesso della sua passione per la fotografia: sosteneva che per lui fosse
diventata un'ossessione. Forse aveva ragione, ma non del tutto: lui non usava la
macchina fotografica per sfuggire al mondo, come sosteneva lei. Qualche volta,
guardando le immagini emergere dal bagno di sviluppo e vedendo formarsi sulla
carta un suo braccio, o la curva dei suoi fianchi, sentiva di amarla con tutto s stesso.
Stava ancora spostando le fotografie, quando Paul era tornato: aveva sbattuto con
forza la porta dietro di s.
David aveva alzato gli occhi dal tavolo. Come mai gi qui?.
Stanco, aveva risposto Paul. Sono stanco. Era salito subito in camera sua e si
era chiuso dentro. A chiave.
Lui l'aveva chiamato. Paul?
Sono solo stanco, aveva risposto Paul. Va tutto bene.
Aveva aspettato ancora per qualche minuto. Paul era spesso di malumore negli
ultimi tempi. Tutto quello che gli diceva lui sembrava sbagliato, tanto pi se si
trattava del suo avvenire. Suo figlio era particolarmente dotato per la musica e per lo
sport, e non c'era strada che non gli fosse aperta. David pensava che la propria vita, le
proprie scelte difficili avrebbero avuto un senso se Paul avesse messo a buon frutto
quello che gli era stato insegnato. Aveva bussato di nuovo, ma Paul non aveva
risposto.
Seguendo un impulso che non avrebbe saputo spiegare, era uscito e aveva fatto una
passeggiata lungo la spiaggia. Aveva gi percorso pi di un chilometro, quando aveva
visto svolazzare la camicetta di Norah da lontano. Si era avvicinato e aveva
riconosciuto i suoi vestiti, abbandonati davanti a un cottage. Aveva riflettuto per un
momento. Era andata a nuotare? In mare non c'era nessuno. Aveva ripreso a
camminare, quando dalle finestre del cottage era giunta l'inconfondibile risata di
Norah. Si era fermato di nuovo. Poi una voce: era quella di Howard. Allora aveva
capito e aveva provato un dolore che bruciava come la sabbia che aveva sotto i piedi.
Con Howard. Norah. Come aveva potuto?
Ma, in realt, erano anni che lui aspettava quel momento.
Si era sentito opprimere ancora una volta dalla consapevolezza che quella notte di
neve, quando aveva messo sua figlia nelle mani di Caroline Gill, era cambiato tutto.
La vita era andata avanti, piena e soddisfacente, agli occhi di tutti lui era un uomo di
successo: ma nei momenti pi imprevedibili, durante un intervento o mentre rientrava
in citt, il ricordo della colpa commessa lo assaliva all'improvviso. Aveva
abbandonato sua figlia. Quel segreto era come una barriera invalicabile tra lui e
Norah e aveva condizionato le loro esistenze.
Duke Madison fin di suonare il suo brano, si alz e s'inchin. Norah applaud con
entusiasmo e si volt a complimentarsi con i genitori.
 stato bravissimo, disse. Ha un talento straordinario.
Ora il palcoscenico era vuoto. Pass un minuto, poi un altro. Ci fu qualche
mormorio tra il pubblico.
Dov'? chiese David, con un'occhiata al programma. Dov' Paul?
Non ti preoccupare,  qui, rispose Norah. David si stup nel vedere che gli
prendeva una mano. Era fresca nella sua e quel contatto lo calm, gli diede sollievo.
Tra poco lo vedrai.
Stava ancora parlando quando Paul comparve sul palcoscenico. Alto, con una
camicia bianca e le maniche rimboccate, rivolse alla platea un sorriso gentile e un po'
ironico. David era disorientato. Com'era potuto succedere che all'improvviso suo
figlio fosse diventato un adulto, a proprio agio davanti a una sala piena di gente? Paul
chin la testa sulla chitarra, controll l'accordatura e cominci a suonare.
Erano due pezzi brevi di Andrs Segovia, Estudio e Estudio sin Luz. David glieli
aveva sentiti suonare centinaia, forse migliaia di volte. Le sue dita abili si muovevano
con sicurezza sulle corde e la musica si diffondeva nell'aria, eppure era come se
l'ascoltasse per la prima volta. Dov'era il bambino che aveva appena imparato a
camminare e si era tolto le scarpe per mettersele in bocca? Il ragazzino che si
arrampicava sugli alberi e pedalava senza mani? Quel bambino tenero e spericolato
era diventato un uomo. Il cuore di David prese a battere forte e per un attimo si sent
mancare.
Lentamente, si riprese. Approfitt dell'oscurit della sala per chiudere gli occhi e
ascoltare soltanto la musica: aveva voglia di piangere. Pens alla voce limpida della
sorella, quando cantava sotto il portico. Il dolore di quella perdita si mescol ad altri
pensieri angosciosi: Paul che si chiudeva in camera e sbatteva la porta, i vestiti di
Norah abbandonati sulla spiaggia, la sua bambina appena nata affidata alle mani
protese di Caroline Gill.
Troppo. Apr gli occhi e si costrinse a ripetere la tavola periodica, "elio, idrogeno,
litio", perch il nodo che gli chiudeva la gola non si sciogliesse in lacrime. Era come
un mantra, che ripeteva spesso anche in sala operatoria per concentrarsi. Respinse i
ricordi. Paul aveva finito di suonare, David stacc la mano da quella di Norah e
applaud con calore.
Norah lo guard. Come stai? gli chiese. Sei sicuro di sentirti bene, David?
Lui annu ancora incapace di parlare.
 bravo, molto bravo, disse infine, a fatica.
S, rispose Norah, per questo vuole andare alla Juilliard. Stava ancora
applaudendo e, quando Paul guard verso di loro, gli mand un bacio. Non sarebbe
bello se riuscisse a essere ammesso? Ha ancora qualche anno per prepararsi e se si
mette d'impegno... chi lo sa?
Paul s'inchin e scese dal palcoscenico, con la chitarra. Gli applausi continuarono.
Se si mette d'impegno? ripet David. E se non ci riesce?
E se ci riesce?
Non so, disse David lentamente, mi sembra troppo giovane per precludersi altre
strade.
Suona cos bene, David. L'hai sentito. Se fosse questa la sua strada?
Ha solo tredici anni.
S, e gli piace la musica. Dice che si sente pi vivo quando suona la chitarra.
Ma...  tutto cos imprevedibile. Secondo te guadagnerebbe abbastanza?
Norah scosse la testa. Non lo so, ma ti ricordi quel vecchio detto, Se fai quel che
ti piace, i soldi arrivano da soli?. Non distruggere i suoi sogni, David.
Non lo far, ma sono preoccupato. Voglio che abbia una vita economicamente
tranquilla, cerco solo di proteggerlo.
Norah stava per replicare, ma nell'auditorium era tornato il silenzio e tutti
guardavano una ragazza vestita di rosso che era apparsa sul palco con il violino in
mano.
Alla fine dello spettacolo lui e Norah andarono nel ridotto, strinsero molte mani e
ascoltarono molte parole di lode su Paul. Quando finalmente lo trovarono, Norah si
fece largo tra la folla e corse ad abbracciarlo. Lui ricambi il gesto a disagio, dandole
colpetti imbarazzati sulla schiena per affrettare la conclusione di quella scena troppo
sentimentale. David gli rivolse uno sguardo d'intesa da lontano e gli fece piacere
vedersi rispondere allo stesso modo. Un momento di normalit: per un attimo si illuse
che tutto andasse bene, ma pochi secondi dopo Paul parve riprendersi da quel
cedimento: si stacc da Norah e fece un passo indietro.
Sei stato bravissimo, gli disse David. Lo abbracci a sua volta e lo sent rigido,
distaccato. Fantastico.
Grazie. Ero un po' nervoso.
Non sembravi nervoso.
Assolutamente no, conferm Norah, hai un'ottima presenza scenica.
Paul strinse svogliatamente altre mani, come se liberasse le ultime energie che gli
erano rimaste.
Mark Miller, disse, mi ha invitato a suonare con lui al festival delle arti. Non 
il massimo?
Mark Miller era il suo maestro di chitarra. David sent un'ondata di soddisfazione.
Certo che  il massimo, esclam Norah, ridendo.  da sballo!
Vide che Paul aveva un'espressione infastidita.
Cosa c'? Che succede?
Il ragazzo esit, si mise le mani in tasca, si guard in giro nel ridotto affollato. 
solo che... mi sembri un po' ridicola, mamma. Voglio dire, non sei una ragazza per
usare questo linguaggio, no?
Norah arross. David la vide paralizzata dall'umiliazione. Lei non sapeva qual era
la ragione del rancore di Paul o di suo marito, non sapeva che i suoi vestiti lasciati
sulla sabbia erano mossi da un vento che David aveva sollevato molti anni prima.
Non rivolgerti cos a tua madre, disse, sfidando la collera di suo figlio. Chiedile
scusa.
S. Certo. D'accordo. Scusa.
Spero che tu intenda scusarti davvero.
David, Norah gli pos una mano sul braccio, non facciamone un caso di stato,
ti prego. Siamo tutti un po' emozionati, nient'altro. Andiamo a casa a festeggiare.
Stavo pensando di invitare qualcuno. Bree ha detto che sarebbe venuta e anche i
Marshall. A proposito, hai sentito quant' brava Lizzie, come suona bene il flauto?
Potrei dirlo anche ai genitori di Duke. Che ne pensi, Paul? Non li conosco molto
bene, ma forse verrebbero volentieri.
No, rispose Paul.
Davvero? Non vuoi invitare la famiglia di Duke?
Non voglio invitare nessuno, voglio solo andare a casa. Per un momento
rimasero tutti e tre in silenzio. Va bene, disse infine David, allora andiamo. In
casa le luci erano spente: Paul sal subito al piano di sopra e si chiuse a chiave in
camera.
Non capisco, Norah si tolse le scarpe e a David parve molto piccola e
vulnerabile cos, scalza, in mezzo alla cucina. Il concerto  andato benissimo.
Sembrava felice, poi, chiss cos' successo... Forse  l'et. Adesso vado a parlargli.
No, vado io.
David sal le scale al buio e quando fu davanti alla porta si ferm un momento, a
ricordare con quanta delicata precisione si muovessero le mani di suo figlio sulle
corde della chitarra. Buss, ma non ebbe risposta. Buss di nuovo e, quando cap che
Paul non avrebbe aperto, and a prendere da uno scaffale della libreria il chiodo
sottile che teneva l per questo genere di interventi. Lo infil nella serratura. Sent un
piccolo scatto, gir la maniglia e la porta si spalanc. Non si stup nel vedere che Paul
non c'era. Quando accese la luce, si accorse che la finestra era aperta e il vento
sollevava la tenda leggera, gonfiandola verso il soffitto.
Se n' andato, disse a Norah. Lei era ancora in cucina e, a braccia conserte,
aspettava che bollisse l'acqua della teiera.
Se n' andato?
 uscito dalla finestra e probabilmente si  calato lungo il tronco dell'albero.
Norah si strinse il viso tra le mani.
Hai un'idea di dove potrebbe essere andato? chiese David.
Il bollitore cominci a fischiare, Norah rimase assorta, mentre quel lamento sottile
riempiva la stanza.
Non lo so, rispose, infine. Forse  da Duke.
David tolse il bollitore dal fornello.
Sono sicuro che sta bene, disse.
Norah scosse la testa. No, la verit  che non sta bene per niente, ci odia e non
capisco perch.
Telefon alla madre di Duke, che le diede l'indirizzo di una festa dove era andato
suo figlio: forse avrebbe trovato l anche Paul. Prese le chiavi.
David la ferm. Vado io. Non credo che in questo momento voglia parlare con
te.
O con te, ribatt Norah.
David si accorse subito che Norah aveva capito. Era come se si fosse lacerato un
velo e tutto fosse l in mezzo a loro, le ore che lei aveva passato lontana dal cottage,
le menzogne, le scuse, i vestiti sulla spiaggia. E anche le bugie di David. Lei annu
una volta sola, lentamente, e David ebbe paura di quello che avrebbe potuto dire o
fare e di come il mondo sarebbe cambiato per sempre. In quel momento, pi di ogni
altra cosa, voleva mettere ordine nelle loro vite. Prima che fosse troppo tardi.
La colpa  solo mia, disse. La colpa di tutto.
Prese le chiavi e usc. C'era la luna piena. David continuava a guardarla mentre
guidava lungo le strade ricche e sicure di quel quartiere, di cui non avrebbe mai osato
immaginare l'esistenza da bambino. A differenza di Paul, aveva conosciuto la
precariet del mondo e aveva lottato per ottenere quello che a suo figlio sembrava
semplice e naturale.
Lo vide a un isolato dal luogo dove si svolgeva la festa: camminava sul
marciapiedi con le mani affondate nelle tasche, le spalle curve. C'erano automobili
parcheggiate lungo tutta la strada, era impossibile fermarsi. Rallent e suon il
clacson. Vide Paul alzare la testa a guardarlo e per un attimo ebbe paura che
scappasse.
Sali, gli disse. Paul obbed. David riprese a guidare. Hai suonato molto bene
stasera.
Grazie.
Oltrepassarono due isolati senza parlare. La mamma vuole che tu vada alla
Juilliard.
Forse ci andr.
Sei bravo, a suonare la chitarra e a fare molte altre cose. Potrai scegliere nella
vita. Potrai prendere indirizzi diversi, sarai libero di scegliere.
A me piace la musica, disse Paul. Mi fa sentire vivo. Non credo che tu possa
capire.
No, invece, ti capisco. Ma sentirsi vivo  ben diverso dall'avere i mezzi per
vivere.
S, ma...
A te non  mai mancato niente.  un privilegio di cui non riesci a renderti conto
fino in fondo.
Erano ormai vicino a casa, ma David svolt nella direzione opposta. Voleva restare
in auto con Paul, a parlare, anche se non sapeva come.
Tu e la mamma..., disse Paul, come se avesse trattenuto quelle parole per molto
tempo, che cosa c' tra voi due che non va? Vivete come se non vi importasse di
niente. Vivete senza gioia. Aspettate che, in qualche modo, passino le giornate. Non
t'importa neanche di quel tipo, Howard. Dunque sapeva.
Le cose sono pi complicate di cos, Paul, rispose David. Non te ne parler n
ora n mai, non saresti in grado di capire. Il ragazzo non disse niente. David si
ferm a un semaforo.
Quello che  importante, prosegu David,  che non ti preoccupi per noi. Non 
compito tuo. Il tuo compito  trovare una strada nel mondo, usare le tue qualit. E
non solo per te stesso, ma anche per restituire i doni che hai ricevuto.
Io amo la musica, disse Paul, quando suono mi sembra di restituire qualcosa
agli altri.
Ed  cos, infatti. Ma, non pensi che potresti scoprire ancora altri valori? Per
esempio il modo di curare una grave malattia?
Parli dei tuoi sogni, rispose Paul, non dei miei.
David pens che un tempo erano stati davvero quelli i suoi sogni. Avrebbe voluto
cambiare il mondo e ora, invece, tutto gli sembrava inafferrabile.
Hai ragione, parlavo dei miei sogni.
E se diventassi un altro Segovia? Prova a immaginarlo, pap. Se in me ci fosse
questa possibilit, perch non tentare?
David non rispose. Erano tornati indietro e stavano arrivando a casa. Imboccarono
il viale d'accesso e si fermarono davanti al garage. David spense il motore e per
qualche istante rimasero fermi in macchina.
 Vieni, disse David. Voglio farti vedere una cosa.
Salirono la scala esterna che portava alla camera oscura, sopra il garage. Entrarono.
Paul si ferm con le spalle appoggiate alla porta chiusa, le braccia incrociate in
atteggiamento impaziente. Suo padre vers il reagente nella vaschetta e fece scivolare
il negativo nell'ingranditore. Disse a Paul di avvicinarsi.
Guarda, disse. Che cosa pensi che sia?
Un albero, rispose Paul. Mi sembra la sagoma di un albero.
Bene, ora guarda ancora.  un'immagine che ho ripreso durante un intervento
chirurgico dalla galleria della sala operatoria, con un teleobiettivo. Lo vedi che
cos'?
Non so... un cuore?
S,  un cuore. Non  straordinario? Sto riproducendo una serie di percezioni
visive, immagini del corpo umano che sembrano qualcosa d'altro. Qualche volta
penso che ogni essere vivente contenga in s tutto il mondo.  questo mistero, il
mistero dell'esperienza percettiva che m'interessa. Perci capisco benissimo quando
parli di musica.
David concentr la luce dell'ingranditore e fece scivolare la carta sensibile nella
vaschetta di sviluppo.
La fotografia  l'essenza di tutti i segreti, disse David dopo qualche minuto
mentre sollevava la foto con un paio di pinze e la metteva nel fissatore, i segreti che
abbiamo tutti noi e non diremo mai.
La musica  un'altra cosa, disse Paul e David sent il rifiuto nella voce di suo
figlio. Alz gli occhi, ma in quella debole luce rossa era impossibile leggere
l'espressione del suo viso. La musica vuol dire sentir pulsare il mondo in un
continuo divenire.
Paul volt le spalle e usc dalla camera oscura.
David lo chiam indietro, ma suo figlio stava gi scendendo la scaletta esterna. Lo
vide correre sotto la luna ed entrare in casa dall'ingresso sul retro. Poco dopo si
accese la luce nella sua camera e le note limpide di Segovia si diffusero nella notte.
Ripens a quello che si erano detti e stava per seguirlo e parlargli ancora, ma non
lo fece. Mosse qualche passo, poi torn nella camera oscura. Aveva descritto a Paul
un mondo fatto di segreti, una impalcatura di ossa che non vedevano mai la luce. Era
vero, lui un tempo aveva cercato un'armonia, un'analogia originaria tra tulipani e
polmoni, tra vene e alberi, tra carne e terra che rivelassero uno schema comprensibile.
Ma la rivelazione non c'era stata. Di l a qualche minuto sarebbe rientrato in casa,
avrebbe guardato Norah, gi addormentata. Rannicchiata intorno ai suoi segreti.
Apr il piccolo frigorifero dove teneva le pellicole e i reagenti chimici. La busta era
sul fondo, dietro alcune bottiglie. Era piena di biglietti da venti dollari, nuovi,
crepitanti e freddi. Ne cont dieci, poi venti, li mise sul tavolo, uno sull'altro, e ripose
la busta dietro le bottiglie.
Di solito sistemava il denaro dentro un foglio bianco prima di infilarlo nella busta,
ma quella sera la collera di Paul era sospesa nella stanza, la sua musica aleggiava
nell'aria e David decise di scrivere una lettera. Scrisse in fretta, lasci che le parole
esprimessero i rimpianti per il passato e le speranze per Phoebe. Chi era sua figlia, la
bambina che aveva abbandonato? Non aveva creduto che sarebbe vissuta cos a lungo
e che avrebbe potuto avere la vita che Caroline gli descriveva. Pens a Paul mentre
suonava sul palcoscenico e a tutta la solitudine che si trascinava dietro ovunque
andasse. Era lo stesso anche per Phoebe? Che cosa avrebbe rappresentato per loro
crescere insieme, come Norah e Bree, diverse in tutto, ma cos unite? E la sua vita
sarebbe stata diversa se June non fosse morta? Desidero moltissimo vedere Phoebe,
scrisse, vorrei che conoscesse suo fratello e che lui conoscesse lei. Pieg la lettera
intorno ai soldi senza rileggerla, mise tutto in una busta, poi la chiuse e applic il
francobollo. L'avrebbe imbucata l'indomani.
Paul aveva smesso di suonare. Dal portico David guard la luna, alta nel cielo.
Aveva fatto una scelta quel giorno, sulla spiaggia: aveva lasciato che i vestiti di
Norah restassero abbandonati sulla sabbia ed era tornato al cottage. Quando un'ora
dopo lei era rientrata, non le aveva detto nulla perch sapeva di custodire segreti pi
oscuri di quelli che ora lei nascondeva.
Torn nella camera oscura e riguard il rullino pi recente. Erano foto scattate a
sorpresa la sera della cena. Norah che portava un vassoio di bicchieri. Paul vicino al
grill con un bicchiere di plastica in mano, Norah e Paul sotto il portico. Il negativo
che cercava era l'ultimo. Quando lo trov lo proiett sulla carta. Nel bagno di
sviluppo osserv affiorare i particolari che, a poco a poco, grana a grana, riempivano
i vuoti. Guard le immagini prendere forma. Norah e Howard sotto il portico che
ridevano e alzavano il bicchiere per un brindisi. Un momento innocente e
significativo, il momento in cui entrambi avevano scelto. David tolse la fotografia
dalla vaschetta, ma non la mise nel fissatore: la appese ad asciugare. L'immagine era
incompleta, e nelle ore successive la luce avrebbe agito sulla carta esposta. In meno
di due giorni la fotografia di Norah e Howard si sarebbe oscurata.
...
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...
2.
...
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...
Camminavano lungo i binari: Duke Madison teneva le mani nelle tasche del
giubbotto di pelle, Paul prendeva a calci i sassi, che rimbalzavano sulle rotaie.
Sentirono in lontananza il fischio di un treno. Senza parlare, si spostarono sui binari,
con i piedi in equilibrio sulla rotaia a ponente. Il treno stava arrivando, le rotaie
vibravano, la locomotiva era una macchia che diventava a poco a poco pi grande e
pi scura. Il macchinista suon l'allarme. Paul guard Duke: il pericolo gli infuocava
gli occhi, sent crescere l'eccitazione dentro di s. Il treno era sempre pi vicino. La
luce dei fari era forte, si riusciva gi a scorgere il macchinista, dietro il finestrino in
alto. L'aria che soffiava dal motore appiattiva le erbe selvatiche. Duke era in bilico
sulla rotaia accanto a Paul. Aspettarono: Paul pens che forse non sarebbe mai saltato
gi. Poi salt e fin in mezzo all'erba, il treno gli pass a meno di mezzo metro dalla
faccia. Per un attimo vide il viso del macchinista, pallido e stravolto, poi la vettura si
allontan.
Duke, seduto poco lontano, sollev gli occhi a guardare il cielo: era coperto di
nuvole.
Accidenti!, disse.
Si alzarono, si ripulirono i vestiti e si avviarono verso la casa di Duke, piccola e
scura, vicino alla ferrovia. Paul era nato pochi isolati pi in l, ma a sua madre non
faceva piacere che andasse da quelle parti e neanche a casa di Duke. Ma non gli
importava. Lei non passava mai di l e non l'avrebbe visto: i compiti li aveva fatti,
aveva tagliato l'erba del prato e suonato il pianoforte per un'ora. Era libero.
Era fuori di s, il macchinista, disse Duke.
Incazzato nero! esclam Paul.
Gli piacevano le espressioni forti, il vento caldo sulla faccia, e il modo in cui
riusciva a calmare, anche se solo per un momento, la sua rabbia silenziosa. Adorava
correre: anche questo era un mezzo per sfogarsi. Come quella mattina ad Aruba:
aveva ritrovato la serenit sentendo la sabbia umida sotto i piedi, l'acqua del mare
che gli lambiva le caviglie. Non andare a pescare era stato un sollievo. A suo padre
piaceva la pesca, stava per ore seduto in barca o alla darsena a lanciare e rilanciare la
lenza e, ogni tanto, stranamente, prendeva un pesce. Da bambino si divertiva ad
andare con lui, non tanto per pescare, ma per godere della sua compagnia. Adesso,
per, quelle gite erano diventate sempre pi simili a un dovere. Forse suo padre
pensava che servissero a tenerli uniti, forse aveva letto qualche manuale di consigli
per genitori. Una volta, intrappolato in una barca su un lago del Minnesota, lo aveva
ascoltato impartirgli una lezione sul sesso e, arrossendo sotto l'abbronzatura, sulle
tecniche della riproduzione. Ora, invece, l'argomento prediletto da suo padre erano i
progetti per il suo futuro che a lui personalmente interessavano quanto una distesa
d'acqua ferma. Per questo quel giorno era stato felice di poter correre sulla spiaggia,
si era sentito liberato da un peso e inizialmente non aveva badato al mucchietto di
vestiti abbandonati davanti al cottage sotto gli alberi. Era passato accanto senza
perdere il ritmo, si era fermato, aveva camminato a una andatura regolare, e poi a
velocit ridotta aveva ripreso la corsa, per tornare indietro. I vestiti apparivano
leggermente spostati rispetto a poco prima; una manica della camicetta con i
fenicotteri rosa svolazzava al vento dell'oceano. Aveva rallentato il passo. Quella
camicetta poteva appartenere a chiunque. Ma sua madre ne aveva una uguale.
L'avevano trovata divertente quando l'avevano vista nel negozio per turisti, sua
madre l'aveva esaminata e l'aveva comprata quasi per scherzo.
Forse c'erano in giro centinaia di camicette cos, aveva pensato, ma si era chinato
ugualmente a prenderla in mano. Dalla manica era sbucato un pezzetto del costume
da bagno di sua madre, piccolo, color pelle, inconfondibile. Paul era rimasto
immobile, paralizzato, come se fosse stato sorpreso a rubare. Aveva lasciato cadere la
camicetta, senza muoversi. Infine, aveva ripreso a camminare e poi a correre per
tornare al suo cottage come se stesse cercando un rifugio. Si era fermato sulla soglia e
aveva cercato di riprendersi. Suo padre stava disponendo le fotografie sul grande
tavolo di legno. Aveva alzato gli occhi a guardarlo. Sei tornato presto, gli aveva
detto, ma lui non aveva potuto spiegargli perch. Si era chiuso in camera sua,
sbattendo la porta.
Sua madre era rientrata a casa due ore dopo, canticchiando, la camicetta infilata nei
pantaloni corti. Pensavo di fare una nuotata prima di pranzo, gli aveva detto. Vuoi
venire? Lui aveva scosso la testa e tutto era finito l: il segreto che custodivano
entrambi era rimasto tra loro, come un velo.
Anche suo padre aveva dei segreti, aveva una vita solo sua che riguardava il lavoro
e la camera oscura. Paul aveva sempre pensato che fosse tutto normale, che anche le
altre famiglie fossero cos, finch non aveva cominciato a frequentare Duke Madison.
La famiglia Madison non era ricca, la casa era cos vicina alla ferrovia che quando
passava un treno sembrava scuotersi dalle fondamenta. La mamma di Duke non era
mai stata in aereo. Era una donna modesta: aveva cinque figli e suo marito lavorava
allo stabilimento della General Electric senza particolari prospettive di carriera. Il
padre di Duke, per, si divertiva a giocare a calcio con i figli, quando tornava a casa
alla sera, appena finito il turno. Anche se Paul si rendeva conto che chiacchierava
poco come suo padre, lui era sempre presente.
Adesso che cosa vuoi che facciamo? gli chiese Duke.
Non lo so. Tu hai un'idea? Le rotaie vibravano ancora. Paul si chiese dove si
sarebbe fermato il treno e se qualcuno lo avesse visto in piedi sul bordo del binario,
cos vicino che gli sarebbe bastato allungare un braccio per toccare una carrozza.
Andiamo a sparare ai cerchioni?
No.
Camminarono lungo il percorso della ferrovia. Quando ebbero superato il
passaggio a livello di Rosemond Garden e si trovarono in mezzo all'erba alta, Duke si
ferm e si frug nelle tasche del giubbotto di cuoio.
Guarda che cosa mi ha dato la settimana scorsa mio cugino Danny! Era un
pacchettino di plastica pieno di pezzettini di erba. Che cos', erba? chiese Paul e,
mentre lo diceva, arross: certo che si trattava di erba, era proprio uno stupido
imbranato.
Duke rise, scosse il pacchettino e si sent un fruscio. Esatto: erba. Hai mai
fumato? Paul scosse la testa.
Non ti d dipendenza, se  questo che ti fa paura. Io ho provato due volte e ti dico
che ne vale la pena.
Il cielo era ancora grigio, il vento agitava le foglie, si sentiva in lontananza il
fischio di un altro treno. Non ho paura.
Vuoi provare? chiese Duke. Certo. Paul si guard intorno. Ma non qui.
Duke rise. Chi vuoi che ci scopra?
Ascolta, disse Paul. Un treno stava arrivando dalla direzione opposta, lo si
vedeva gi, il fischio lacerava l'aria. Si spostarono sul bordo dei binari, uno da una
parte e l'altro dall'altra.
Andiamo a casa mia, grid Paul per farsi sentire, mentre il treno arrivava, non
c' nessuno. Si immagin con Duke sui divani di chintz di sua madre a fumare
l'erba e scoppi a ridere. Il treno pass in mezzo a loro. Paul vedeva la figura di Duke
in tante immagini separate, come le fotografie che suo padre appendeva nella camera
oscura: tutti i momenti della vita di suo padre gli parvero apparizioni fugaci, come
quelle prodotte dalla corsa di un treno. Immobilizzate e colte in un attimo. Un rombo
e un silenzio.
Tornarono a casa di Duke a prendere le biciclette, attraversarono la Nicholasville
Road e raggiunsero il quartiere dove abitava Paul.
La casa era chiusa, la chiave era sotto il lastrone di pietra traballante, vicino al
rododendro. Mentre Duke telefonava a casa per avvertire che sarebbe rientrato pi
tardi, Paul apr le finestre e un soffio di vento mosse le tendine cucite da sua madre.
Prima di iniziare il lavoro all'agenzia, ogni anno rinnovava qualche particolare
dell'arredo. Si ricordava di averla vista china sulla macchina da cucire, spazientita
quando la stoffa s'impigliava o si arricciava. Le tendine erano color crema, stampate
a scene campestri dello stesso azzurro scuro delle righe della tappezzeria. Quando era
piccolo, guardava quei paesaggi e li vedeva prendere vita: immaginava che dalle
casette uscissero delle persone, si mettessero il cappotto e salutassero con la mano.
Duke riattacc il telefono, si guard in giro e fece un fischio. Accidenti, sei
ricco! Sedette al tavolo da pranzo e vi apr un piccolo rettangolo di carta. Paul, in
silenzio, lo guard distribuirvi una fila di erba sminuzzata e poi arrotolarlo come una
sigaretta.
Non qui, disse all'ultimo momento. Uscirono dalla porta posteriore e sedettero
sui gradini. Si passarono lo spinello. Dapprima Paul non prov niente di speciale, poi
gli parve che lo spinello cominciasse a gocciolare: in realt stava osservando una
goccia d'acqua sul gradino di cemento che lentamente si univa a un'altra goccia e poi
andava a cadere sull'erba. Duke rideva come un matto.
Ehi, peccato che non ti vedi! Si capisce subito che  la prima volta che ti fai uno
spinello!
Taci, stronzo! disse Paul, e cominci a ridere anche lui. Non rientrarono in casa
finch la pioggia non prese a cadere pi fitta, ma ormai erano tutti bagnati. Paul non
guard che cosa c'era nella pentola che sua madre aveva lasciato in cucina: apr un
vasetto di sottaceti e un altro di burro di arachidi. Poi Duke ordin una pizza, lui tolse
la chitarra dal fodero e tornarono in salotto, dove c'era il pianoforte, per suonare
qualcosa insieme. Paul sedette sul tappeto arrotolato davanti al camino, pizzic
qualche corda, poi le sue dita cominciarono a ripercorrere la linea musicale del pezzo
di Segovia che aveva suonato la sera prima. Duke inton una scala al pianoforte e poi
con energia si immerse nel pezzo che aveva suonato al saggio, La marcia dei Troll di
Grieg. Non sentirono subito il campanello: il ragazzo delle pizze dovette suonare pi
volte prima che andassero ad aprirgli. Mangiarono voracemente, scottandosi la
lingua. Paul sent il cibo ridargli equilibrio e stabilit. Guard il cielo grigio e triste
che si vedeva al di l della portafinestra, poi la faccia di Duke, pallida e brufolosa,
con i capelli neri che gli ricadevano sulla fronte e un po' di salsa di pomodoro sulle
labbra. Che ore sono?
Paul si alz in piedi e guard la pendola sopra il camino. Pens a suo padre, che
ogni mattina ci si fermava davanti per regolare l'orologio da polso e quando, ad
Aruba, aveva alzato gli occhi dal tavolo pieno di fotografie. Prov una tristezza
profonda. Suon il telefono. Duke era ancora disteso sul tappeto del salotto. Paul
and a rispondere. Era sua madre.
Tesoro, disse. In lontananza si sentiva un rumore di posate. Paul se la immagin,
in tailleur, forse quello blu scuro, a passarsi le dita scintillanti di anelli tra i capelli.
Devo accompagnare fuori a cena dei clienti. Sono dell'IBM,  un lavoro importante.
Tuo padre  gi a casa? Tu stai bene?
Ho studiato, ment Paul. Pap non  ancora tornato. Ci fu una pausa. Mi
aveva promesso che sarebbe venuto presto.
Io sto bene, disse ancora Paul e si ricord che la notte prima si era seduto sul
davanzale della finestra, proprio sul bordo, e aveva pensato che, se fosse saltato gi,
sarebbe rimasto per un attimo sospeso nell'aria e poi avrebbe toccato terra con un
tonfo sordo, appena percettibile. Non devo andare da nessuna parte, stasera.
Non so, Paul, sono preoccupata per te. Paul avrebbe voluto dirle, "Allora vieni a
casa", ma il silenzio, accanto a sua madre, fu interrotto da una risata. Sto bene,
ripet.
Sei sicuro?
Sicurissimo.
Ma... Lei sospir, copr il ricevitore con la mano e parl con qualcuno, poi gli
parl di nuovo. Va bene. Tanto hai gi studiato. Telefoner a tuo padre e, in ogni
caso, io non star via pi di due ore, te lo prometto. D'accordo?
Non ho bisogno di niente,  inutile che telefoni a pap.
Mi aveva detto che sarebbe tornato presto, disse lei bruscamente, me l'aveva
assicurato.
A questi clienti dell'IBM piacciono i fenicotteri?
Ci fu un'altra pausa, con un sottofondo di risate e tintinnio di bicchieri.
Paul, disse lei infine, stai bene?
S, sto bene, era solo uno scherzo, non ci pensare.
Aspett che riattaccasse, fermo, con il telefono in mano. Poi riprese a suonare la
chitarra. Pens a sua sorella. Se fosse vissuta, sarebbe stata come lui? Le sarebbe
piaciuto correre? E cantare?
In salotto, Duke era ancora sdraiato, un braccio gli copriva la faccia. Paul raccolse i
contenitori delle pizze, i fogli di carta oleata e port tutto fuori, nella spazzatura.
Aveva sete come se avesse corso dieci miglia: port in salotto un litro e mezzo di
latte, lo bevve direttamente dalla bottiglia e poi la pass a Duke. Riprese a suonare,
ma con maggiore delicatezza. Le note della chitarra erano lente, giravano nell'aria
come se avessero le ali.
Puoi averne ancora di quella roba?
S, ma costa.
Paul annu e continu a suonare. Duke si alz e and a fare una telefonata.
Paul aveva provato a disegnare sua sorella una volta, quando era piccolo. Sua
madre gliene aveva parlato e lui l'aveva inserita in un quadretto che aveva intitolato
La mia famiglia. Il pap tutto marrone, la mamma con i capelli biondi e lui che
teneva per mano una piccola sagoma il pi possibile identica a s stesso. Aveva fatto
il disegno a scuola e l'indomani, a colazione, l'aveva regalato ai suoi genitori,
arrotolato e legato con un nastro. Aveva cinque anni allora: vedendo l'espressione
addolorata del padre, aveva avuto paura, anche se non avrebbe saputo spiegarne la
ragione. Anche sua madre, quando aveva visto il disegno, era stata presa da una
grande tristezza, ma aveva cercato di nasconderla dietro la stessa maschera sorridente
che ora usava con i clienti. Paul non aveva dimenticato che lo aveva accarezzato e
che la mano aveva indugiato a lungo sulla sua guancia. Com' bello, aveva detto, 
proprio un bel disegno, Paul.
Pi avanti, quando aveva nove o dieci anni, sua madre lo aveva portato nel
cimitero di campagna dov'era stata sepolta sua sorella. Era una fredda giornata di
primavera e lei aveva piantato dei fiori di rododendro lungo la recinzione di ferro.
Paul aveva letto il nome sulla lapide, Phoebe Grace Henry. Come mai  morta? aveva
chiesto, quando sua madre si era sfilata i guanti da giardinaggio ed era tornata vicino
a lui. Non si sa, gli aveva risposto e, vedendolo cos smarrito, lo aveva abbracciato.
Non  stata colpa tua, aveva soggiunto con voce ferma, tu non c'entri in nessun
modo.
Ma lui non le aveva creduto e, ancora adesso, non le credeva. Se suo padre si
chiudeva ogni sera nella camera oscura e sua madre lavorava spesso fino a dopo cena
e, durante le vacanze, si toglieva i vestiti sulla spiaggia ed entrava nei cottage degli
sconosciuti, di chi poteva essere la colpa? Non di sua sorella, che era morta appena
nata e aveva lasciato tutto quel silenzio dietro di s. Lui era vivo, era l. Quindi era
suo dovere proteggere i genitori.
Smise di suonare perch Duke era comparso sulla soglia: la telefonata era finita.
Adesso Joe viene qui e ci porta la roba, disse. Se hai i soldi.
S, li ho, rispose, vieni con me.
Uscirono dalla porta sul retro, scesero i gradini bagnati e risalirono la scala laterale
che portava allo stanzone sopra il garage. L suo padre teneva il suo archivio
fotografico. Vicino all'ingresso era stata ricavata una camera oscura, senza finestre.
Suo padre l'aveva allestita anni prima quando le sue foto avevano cominciato ad
avere una certa fama. Duke si sofferm a guardare le copie incorniciate appese alla
parete esterna della camera oscura. Grandiose! esclam.
E guarda questa! L'ho gi vista da qualche parte, aggiunse, indicando la foto
delle rovine fumanti del ROTC. Qualche anno prima quella immagine aveva segnato
una svolta nella produzione fotografica di suo padre, era stata scelta da varie agenzie
e riprodotta in tutti gli Stati Uniti.  stato l'inizio, gli piaceva dire, mi ha fatto
diventare importante.
 una bella fotografia, l'ha fatta mio padre, ma non toccare, d'accordo?
Duke rise. Sta' calmo. Non succede niente. Paul entr nella camera oscura.
Faceva caldo l. Alcune foto erano appese ad asciugare. Apr il piccolo frigorifero
dove suo padre teneva le pellicole e prese dal fondo una busta commerciale gialla.
Dentro c'era un'altra busta, bianca, con alcuni biglietti da venti dollari. Ne tolse uno,
e poi un altro, e rimise via il resto.
Aveva scoperto che c'erano quei soldi un pomeriggio, quando era salito lass a
suonare la chitarra, arrabbiato con suo padre che gli aveva promesso di insegnargli a
usare l'ingranditore ma poi, all'ultimo minuto, si era rifiutato di farlo. Era arrabbiato,
deluso e aveva anche fame. Cos, era andato a frugare nel frigorifero e aveva trovato
la busta con i soldi. La prima volta aveva preso un biglietto da venti, poi altri. Suo
padre sembrava non essersene accorto, perci era tornato e aveva rubato ancora.
I furti e la paura di essere scoperto gli procuravano un'inquietudine simile a quella
che provava quando, al buio, vicino a suo padre, aspettava di vedere le immagini
prendere forma nella vaschetta. Suo padre diceva che in un negativo c'era una
moltitudine di fotografie, diverse a seconda di chi le osservava. Paul lo ascoltava
parlare ma non lo capiva, gli sembrava di non conoscerlo. Si fermava a osservare:
strane forme contorte, come fiori fossilizzati. C'era un corallo, fotografato ad Aruba:
il nucleo originario, con una superficie a spirali contorte, simile a un cervello umano,
si era ritratto e aveva lasciato solo l'intricata struttura dello scheletro. In altre foto
dello stesso genere, buchi porosi si aprivano su una distesa bianca, come crateri sulla
luna. Corallocervelloossa, dicevano gli appunti di suo padre, lasciati in ordine sul
tavolo vicino all'ingranditore.
Ad Aruba, al cottage, prima che lo vedesse sulla porta e alzasse gli occhi, il viso di
suo padre gli era apparso scoperto, come messo a nudo da una pioggia violenta o dal
pensiero di un amore perduto. Paul avrebbe voluto dire o fare qualche cosa, qualsiasi
cosa che servisse a raddrizzare il mondo. E, nello stesso tempo, aveva provato la
voglia di scappare, di dimenticare le loro difficolt, di essere libero. Aveva distolto
gli occhi e quando lo aveva guardato di nuovo, suo padre era parso quello di sempre,
distaccato, imperturbabile.
Duke socchiuse la porta. Hai deciso di restare qui in eterno?
Paul s'infil i biglietti da venti dollari in tasca e usc. Erano arrivati altri due
ragazzi, pi vecchi di loro, Paul li aveva gi visti girellare, davanti alla scuola,
durante l'intervallo del pranzo. Avevano portato il fumo e una confezione di sei birre.
Non avrebbe voluto che entrassero e salissero sopra il garage, ma pioveva a dirotto, i
due ragazzi erano grandi e grossi, quindi gli parve meglio farli entrare. Diede i soldi a
Duke e lo spinello cominci a girare. Gli piaceva vedere come lo maneggiava Duke,
con la punta delle dita.
Funziona o no? gli chiese Duke dopo un po'.
Paul sent la sua voce provenire da lontano, attraverso la pioggia, oltre il lontano
fischiare di un treno. Questa volta non c'erano risate, solo un enorme abisso interiore
dove stava precipitando.
Che cosa gli prende? chiese qualcuno e Duke rispose: Solo un attacco di
paranoia.
Paul aveva la gola secca, si sentiva le mani grandi, aveva le vertigini: guardava la
porta temendo che suo padre potesse entrare da un momento all'altro. Adesso quei
ragazzi non ridevano pi, frugavano nei cassetti, cercavano roba da mangiare, ma
trovavano solo gli schedari ordinati di suo padre. "No! Basta", cerc di dire al pi
vecchio, quello con la barba, che aveva cominciato a tirar fuori gli schedari. "No!
Basta!" Quel grido era solo nella sua testa, nessuno lo sentiva. Gli altri stavano
sparpagliando a terra le stampe e i negativi che erano stati messi via con tanta cura.
Guarda, disse Duke, mostrandogli una fotografia in carta lucida 18x24, sei tu,
Paul?!
Paul rest seduto, con le mani strette intorno alle ginocchia. Duke lasci cadere a
terra la foto e si un agli altri che, sempre pi eccitati, buttavano all'aria tutto.
Per molto tempo fu cos stordito che non si mosse: appena ci riusc, entr nella
camera oscura e si rannicchi in un angolo, contro la cassettiera che suo padre teneva
chiusa a chiave. Dallo stanzone gli arrivava un succedersi di rumori, oggetti che
cadevano, risate e infine lo schianto di una bottiglia rotta. Poi un gran silenzio. La
porta si apr ed entr Duke. Ehi, amico, sei qui? Tutto bene? Paul non rispose.
Fuori, nello stanzone, ci fu una discussione concitata, e poi se ne andarono tutti,
scalpicciando in fretta sui gradini. Paul si alz lentamente, cammin sui mucchi di
fotografie rovinate. Si ferm vicino alla finestra e vide Duke scendere lungo il viale
in bicicletta, e sparire in strada.
Era stanco. Sfinito. Si volt a guardare la stanza: le foto erano sparse dappertutto.
C'era una bottiglia rotta, pezzi di vetro per terra. Sui tavoli si era rovesciata la birra. I
muri erano imbrattati di parole e di disegni volgari. Si appoggi alla porta e si lasci
scivolare finch non si ritrov seduto sul pavimento. Avrebbe voluto rialzarsi subito,
pulire, cercare di salvare le fotografie, rimetterle in ordine.
Sporse una mano e raccolse la foto pi vicina. Vide un posto che non conosceva:
una casa vecchia, adagiata sul fianco di una collina. Davanti c'erano quattro persone:
una donna con un vestito che le arrivava alle caviglie, le mani intrecciate, qualche
ciocca di capelli mossa dal vento che le copriva il viso; un uomo scarno, curvo, stava
vicino a lei e con una mano si premeva il cappello sul petto. La donna era voltata
verso di lui: sembrava che entrambi trattenessero un sorriso, come se uno di loro
avesse appena detto qualcosa di spiritoso. Lei posava una mano sulla testa bionda di
una bambina. Tra i due adulti c'era un ragazzo, pressappoco della sua et, che fissava
l'obiettivo con espressione seria. Quell'immagine gli parve stranamente familiare.
Chiuse gli occhi, prostrato e con la mente confusa dalla droga: piangeva.
...
Lo svegli la luce dell'alba. La figura di suo padre si stagliava contro la finestra.
Paul, ma che diavolo  successo?
Paul si drizz a sedere, cercando di capire dov'era e che cos'era quella confusione
che aveva intorno.
Foto e pellicole distrutte erano sparse a terra, coperte da impronte di scarpe
infangate. I rullini erano srotolati e contorti. Era sconvolto dalla paura, aveva voglia
di vomitare. Con la mano si ripar gli occhi dalla luce del sole.
Dio mio, Paul! stava ripetendo suo padre, ma che diavolo  successo qui? Si
accovacci vicino a lui. Prese la foto di quella famiglia sconosciuta e la guard per un
momento, poi si mise a sedere con la schiena appoggiata al muro e osserv
attentamente la stanza.
Che cos' successo qui? chiese a bassa voce.
Sono venuti degli amici. Hanno perso il controllo, credo..., disse Paul.
Lo credo anch'io. Suo padre gli mise una mano sulla fronte. C'era anche
Duke? Paul esit, poi annu. Cercava di ricacciare indietro le lacrime, ma era come
se il petto gli si stringesse in un pugno.
Sei stato tu a fare tutto questo? chiese suo padre.
No, ma non li ho fermati.
Ci vorr una settimana a mettere a posto tutto. Mi aiuterai a risistemare l'archivio.
Sar un lavoro enorme. Lunghissimo. Dovrai rinunciare alle prove.
La stretta nel petto di Paul era sempre pi forte e non riusciva a liberarsene.
Cerchi una scusa per farmi smettere di suonare.
Non  vero.
Temeva che suo padre si alzasse e se ne andasse, invece vide che abbassava lo
sguardo sulla fotografia in bianco e nero che aveva in mano.
Sai chi sono?
No, rispose Paul, anche se cominciava a rendersi conto che lo sapeva. Oh
disse, indicando il ragazzo, questo sei tu.
S, avevo la tua et. Questo  mio padre e questa  mia sorella. Lo sapevi che
avevo una sorella? Si chiamava June. Amava la musica, come te. Questa  l'ultima
fotografia che abbiamo fatto tutti insieme. June era malata di cuore ed  morta
l'autunno dopo. La sua scomparsa ha ucciso mia madre.
 morta? chiese.
Mia madre? S. Qualche anno dopo. E anche mio padre. Non erano molto vecchi.
Avevano avuto una vita difficile, senza soldi. Mio padre ne soffriva, perch non
potevano fare molto per la salute di June. Quando avevo circa la tua et mi sono
messo a lavorare per poter andare alla scuola superiore, in citt. Poi June  morta e io
mi sono ripromesso che avrei cambiato il mondo. Non l'ho cambiato, Paul, ma siamo
qui, con tutto il necessario e non dovremo mai temere di non aver niente da mangiare.
Tu potrai andare al college che preferisci, ma tutto quello che sei riuscito a farti
venire in mente  stato drogarti con i tuoi amici e buttare tutto all'aria.
Paul non rispose. Avrebbe voluto cancellare la tristezza dalla voce di suo padre,
annullare il silenzio che riempiva la loro casa. E avrebbe fatto qualsiasi cosa perch
non finisse mai quel momento che stava vivendo, con suo padre vicino che gli
raccontava la storia della sua famiglia.
Mi dispiace, disse infine.
Suo padre gli pass per un attimo una mano tra i capelli.
Lo so, disse.
Rimetter tutto a posto.
Lo so.
Ma a me piace la musica. Aveva detto la frase sbagliata.
Suo padre si alz con un sospiro.
Non chiuderti tutte le porte per ora, disse.  tutto quello che ti chiedo.
Paul lo guard sparire nella camera oscura, poi, in ginocchio, cominci a
raccogliere i pezzi di vetro. S'interruppe un momento, nella luce cruda del mattino,
ad ascoltare suo padre che lavorava nella camera oscura e pens a quelle stesse mani
quando, nel corpo di un paziente, cercavano di aggiustare quello che si era rotto.
...
.
...
Settembre 1977.
...
.
...
Caroline prese tra il pollice e l'indice l'angolo della polaroid che scivolava fuori
dalla macchina: l'immagine cominciava gi a intravedersi. Era il giorno della cresima
di Phoebe. La bambina era vestita di bianco e Caroline agitava la fotografia nell'aria
profumata per farla asciugare. Si sentivano tuoni in lontananza: forse si stava
addensando un temporale di fine estate.
Ancora una, disse Caroline.
Oh, mamma! protest Phoebe, ma rest ferma a farsi fotografare.
Aspett di sentire lo scatto della macchina e poi si mise a correre sul prato della
casa vicina, dove abitava Avery, una bambina che teneva in braccio un gattino
randagio con il pelo dai riflessi rossi. Phoebe aveva tredici anni: era piccola di statura
per la sua et e paffuta. Era lenta nell'apprendere, ma aveva un temperamento vivace
e impulsivo: un attimo era felice, l'attimo dopo diventava pensosa e triste per poi
tornare a ridere. Sono stata cresimata! cantava e fece una giravolta sul prato,
agitando le braccia verso il cielo, mentre gli ospiti la guardavano sorridendo, con il
bicchiere in mano. Poi, con la gonnellina al vento corse da Tim, il figlio di Sandra:
anche lui era un adolescente ormai. Lo strinse tra le braccia e lo baci con trasporto
sulle guance.
Poi si volt e diede un'occhiata ansiosa a Caroline. Gli abbracci erano gi stati un
problema quell'anno, a scuola. Ti voglio bene, diceva Phoebe e abbracciava un
bambino pi piccolo di lei: non capiva perch non avrebbe dovuto farlo. Gli abbracci
sono una cosa speciale, le aveva ripetuto tante volte Caroline, sono destinati alla
famiglia. A poco a poco, Phoebe aveva imparato. Ora, per, quando vedeva Phoebe
controllare i suoi slanci d'affetto, Caroline si chiedeva se non avesse fatto male a
reprimerla.
Va bene, tesoro, le disse da lontano,  giusto abbracciare gli amici a una festa.
Phoebe si sent pi tranquilla e and da Tim a giocare con il gatto. Caroline guard
la polaroid che aveva in mano: il giardino era pieno di luce, Phoebe sorrideva.
Nonostante i tuoni ancora lontani, la giornata era un incanto, cos calda e piena di
fiori. Gli invitati passeggiavano sul prato, chiacchieravano e ridevano. Al centro del
tavolo c'era la torta, coperta di glassa bianca con una decorazione di roselline rosso
scuro colte in giardino. Una torta a tre strati per festeggiare tre occasioni: la cresima
di Phoebe, l'anniversario del suo matrimonio con Al, e il viaggio che Doro, da poco
in pensione, stava per intraprendere.
La torta  mia! Le parole di Phoebe arrivarono fino a lei, subito sovrastate dalle
voci degli invitati: i professori di fisica, i vicini di casa, i membri del coro, i genitori
dei compagni di scuola, le famiglie dell'associazione Down e lode, e bambini di
tutte le et, che si rincorrevano sull'erba. C'erano anche i colleghi dell'ospedale:
Caroline aveva ripreso a lavorare mezza giornata, mentre Phoebe era a scuola. La
torta  mia!, la voce di Phoebe si lev di nuovo, alta sopra le altre. Sono stata
cresimata!
Caroline si trov accanto Al all'improvviso. La sua presenza le diede un senso di
completezza. Lui le mise un braccio intorno alla vita e le diede un bacio su una
guancia. Si erano sposati cinque anni prima, con una festa in giardino molto simile a
quella che stavano vivendo in quel momento: fragole, champagne, lucciole e profumo
di rose. Cinque anni e quell'unione non aveva ancora perso il suo smalto. La loro
camera, al secondo piano della casa di Dorothy, era un luogo piacevole, come quel
giardino. Caroline amava svegliarsi avvolta nel calore del sonno pesante di Al, che
teneva un mano posata su di lei: il suo profumo di sapone Old Spice si sentiva
dappertutto, sulle lenzuola, sugli asciugamani.
Buon anniversario, le disse.
Caroline sorrise, appagata, stringendo la sua mano, grande e rassicurante. Al era
appena arrivato e non sapeva ancora la notizia. Doro stava per partire con Trace, il
suo innamorato, per un viaggio intorno al mondo che sarebbe durato un anno e, in
quello che aveva chiamato un felice impulso di liberazione dal passato, le aveva
donato la sua vecchia casa.
Trace aveva sessantacinque anni, uno meno di Doro, corti capelli grigi, il viso
lungo, le labbra piene. Consapevole del proprio peso abbondante, era raffinato e
schizzinoso in materia di cibo, amante dell'opera e delle automobili sportive. Una
volta aveva partecipato alle Olimpiadi di nuoto e per poco non aveva vinto la
medaglia di bronzo: anche adesso non aveva difficolt a tuffarsi nel Monongahela e a
toccare con vigorose bracciate l'altra sponda. Un pomeriggio era uscito dall'acqua e
si era ritrovato, bianco e gocciolante sulla riva, in mezzo al picnic annuale della
facolt di fisica. Si erano incontrati cos. Lui era gentile e affettuoso, e lei lo adorava
senza riserve; a Caroline sembrava un po' troppo riservato, ma poi pensava che non
spettava a lei giudicare.
Un soffio d'aria fece volar via una pila di tovaglioli dal tavolo e Caroline si ferm
a raccoglierli.
Porti il vento con te, disse Al a Doro mentre passava l accanto.
 perch sono contenta, rispose Doro, agitando le mani nell'aria. Somigliava
sempre di pi a Leo, con i lineamenti appuntiti, i capelli corti ora.
Al  come quei vecchi marinai che capiscono prima degli altri quando cambia il
tempo, disse Trace, posando il cestello da ghiaccio sul tavolo. Caroline appoggi un
sasso sulla pila di tovaglioli. Oh, Doro, eccoti qua: sei bellissima, ha ragione Al,
sembri la dea del vento.
Se sei la dea del vento, sugger Al mentre fermava i piatti di carta che
rischiavano di scivolare via, non potresti aspettare la fine della serata per
intervenire?
Che cosa desiderare di pi? esclam Doro ridendo. Una festa bellissima e un
addio meraviglioso.
Phoebe arriv di corsa con in braccio il gattino, una pallina di pelo arancione.
Caroline le accarezz la testa, sorridendo.
Mamma, posso tenerlo?
No, rispose lei, come sempre. Zia Doro  allergica.
Mamma! si lament Phoebe, ma si distrasse subito guardando il tavolo
minacciato dal vento. Tir Doro per la manica del vestito di seta. Zia Doro, quella
torta  mia.
 un po' anche mia, rispose Doro, mettendole un braccio intorno alle spalle.
Sto per partire, non dimenticarlo, perci quella torta  un po' mia e un po' anche
della mamma e di Al perch sono sposati da cinque anni.
Parto anch'io con te, disse Phoebe.
Questa volta non posso portarti, amore,  un viaggio per grandi. Per me e per
Trace.
La delusione di Phoebe era commovente, intensa quanto la gioia di poco prima. I
suoi sentimenti erano rapidi, improvvisi.
Ascolta, piccolina, le disse Al, chinandosi verso di lei, credi che piacerebbe al
tuo gattino leccare un po' di panna?
Phoebe, smarrita, cerc di reprimere un sorriso. Poi annu.
Vieni! Al la prese per mano e fece un cenno d'intesa a Caroline.
Non portare il gatto in casa, si raccomand Caroline.
Mise i bicchieri su un vassoio e si diresse verso gli ospiti, mentre rifletteva, ancora
stupita, su s stessa: Caroline Simpson, madre di Phoebe, moglie di Al, che
combatteva per i diritti dei bambini down... Tutta diversa dalla ragazza timida a cui
tredici anni prima, durante una notte di neve, era stata messa tra le braccia una
bambina. Si volt a guardare la casa di mattoni sbiaditi. " casa mia", pens, come
un'eco alla voce di Phoebe che stava cantando,  la mia festa. Per un momento
Caroline rest ferma a pensare alle mani di Al che quella notte l'avrebbero cercata nel
buio. "Questa  la felicit", si disse, "questo significa essere felici."
La festa prosegu fino alle undici. Dopo che gli ospiti se ne furono andati, Doro e
Trace rimasero alzati per aiutare a riordinare. Phoebe dormiva gi. Al l'aveva portata
via in braccio quando stanca, sovreccitata, emozionata per la partenza di Doro, si era
messa a piangere, con grandi singhiozzi che la lasciavano senza fiato.
Basta, non fate pi niente, disse Caroline, e ferm Doro sui gradini mentre
scendeva, sfiorando le foglie dei lill. Aveva piantato quella bordura tre anni prima e
ora quei rametti, rimasti per tanto tempo spogli, avevano preso vigore e si erano
riempiti di foglie. L'anno seguente sarebbero stati pieni di fiori. Sistemer tutto
domani, Doro. Ti aspetta un lungo viaggio: sarai impaziente di partire.
S,  cos, rispose Doro. Anche se sento che questa casa mi mancher: ho
passato tutta la mia vita qui, mi sembra strano andarmene. Eppure, non vedo l'ora di
partire.
Puoi sempre tornare, la rassicur Caroline, con una improvvisa stretta al cuore.
Spero di no. Voglio tornare solo per farvi una visita. Vieni, aggiunse, andiamo
a sederci per un momento sotto il portico.
Camminarono sul fianco della casa e si sedettero sul dondolo. Sul viale scorreva un
fiume di automobili.
Non credo che sentirai la mancanza del traffico, disse Caroline.
No, certo. Una volta era un posto cos silenzioso.
Caroline diede una spinta al dondolo e si lasci andare al ricordo di quella notte di
tanti anni prima quando la luce della luna illuminava i prati e Phoebe tossiva, in
braccio a lei.
La porta interna si apr e Trace usc sul portico.
Allora, Doro, andiamo a dormire?
Arrivo.
Vado a prendere l'automobile e la porto qui davanti.
A che ora  il volo?
Presto. Alle otto.
Oh, Caroline, Doro si appoggi allo schienale del dondolo e spalanc le braccia,
dopo tanti anni mi sento libera.
Sentir la tua mancanza, disse Caroline, e anche Phoebe.
Lo so, ma ci vedremo. Ti mander una cartolina da tutti i posti dove andr.
La luce dei fari tagli la collina, poi l'automobile rallent e Trace salut agitando
la mano.
Andiamo! grid.
Buon viaggio! rispose Caroline. Abbracci Doro, sent il contatto della sua
guancia morbida. Mi hai salvato la vita in tutti questi anni, lo sai, disse.
E tu hai salvato la mia, Caroline. Doro si stacc da lei, aveva gli occhi umidi.
Adesso la casa  tua, ti auguro di starci bene.
Doro scese i gradini, con la giacca di maglia bianca che svolazzava nel vento.
Sedette in automobile, salut ancora con la mano e dopo un attimo non c'era pi.
Caroline guard l'automobile sparire nella corrente di luci. Il temporale echeggiava
nell'aria, lampeggiava nel cielo bianco, tuoni cupi rimbombavano da lontano. Al usc
di casa con i bicchieri, richiuse la porta con un calcio e si mise a sedere con Caroline
sul dondolo.
Allora, disse,  riuscita bene la festa.
S,  riuscita bene.  stato divertente. Io sono stanchissima.
Ti  rimasta un po' di energia per aprire un pacchetto?
Caroline lo prese tra le mani. Dall'involucro di carta pesante estrasse un cuore di
legno scolpito nel ciliegio, liscio, sulla sua mano, come una pietra levigata
dall'acqua. Lo strinse tra le dita, si ricord del medaglione che aveva visto scintillare
nella cabina del camion di Al durante quella gelida notte e della mano di Phoebe che,
molti mesi dopo, era riuscita ad afferrarlo.
 molto bello, disse, appoggiandosi il cuore sulla guancia.  cos caldo e sta
esattamente nel palmo della mia mano.
L'ho scolpito io, di notte, sulla strada. So che pu sembrare un regalo un po'
sentimentale, ma quella cameriera che conosco, a Cleveland, ha detto che saresti stata
contenta. Spero che sia cos.
S, sono molto contenta. Caroline infil il braccio in quello di Al. Anch'io ho
qualcosa per te. Gli diede una scatoletta di cartone. Non ho avuto il tempo di
avvolgerla nella carta.
Al apr la scatola e trov una chiave d'ottone, nuova.
Che cos', la chiave del tuo cuore?
Caroline rise. No,  la chiave di questa casa.
Perch, hai cambiato la serratura?
No, Al! Caroline diede una spinta al dondolo. Doro mi ha donato la casa. Non 
meraviglioso? C' un documento. Doro ha voluto che fosse tutto regolare.
 troppo! esclam Al. E se volesse tornare indietro?
Gliel'ho chiesto anch'io. Mi ha detto che Leo le ha lasciato molto denaro.
Brevetti, risparmi. Se torneranno indietro, lei e Trace, prenderanno un appartamento
in un condominio.
 stata molto generosa.
Molto.
Potremmo venderla, disse, riflettendo tra s, e andare via anche noi, da qualche
parte.
Non ne ricaveremmo molto, rispose Caroline lentamente. L'idea di vendere
quella casa non le era mai passata per la mente. E poi, dove vorresti andare?
Oh, non lo so, Caroline. Mi conosci, ho passato la vita girando qua e l. Era solo
un'idea. In realt non ho ancora assimilato la notizia.
All'improvviso Caroline si sent a disagio. Chi era quell'uomo vicino a lei, si
chiese, che arrivava ogni settimana ed entrava con tanta naturalezza nel suo letto e la
mattina si cospargeva di Old Spice il viso e il collo? Che cosa sapeva lei delle sue
aspirazioni, dei segreti del suo cuore? Quasi niente. E lo stesso valeva per lui.
Allora preferiresti non avere una casa? insistette.
Non  questo,  stato un bel gesto da parte di Doro.
Ma ti senti legato.
A me piace tornare a casa da te, Caroline. Mi piace fare l'ultimo tratto di strada e
sapere che tu e Phoebe siete qui, in cucina a far da mangiare, oppure in giardino a
piantare i fiori. Ma quello che stanno facendo Doro e Trace mi stuzzica molto. Fare le
valigie e partire. Girare per il mondo.  bello. Significa essere liberi.
Io non sento pi di queste sollecitazioni, disse Caroline. Io sono felice dove
sono. Finirai con l'annoiarti a stare con me.
Mai. Siamo diversi,  per questo che andiamo d'accordo, rispose Al.
Restarono in silenzio per un po', ad ascoltare il vento.
E poi Phoebe non ama i cambiamenti, non li sopporta bene, aggiunse Caroline.
S, bisogna tener conto anche di questo.
Al tacque per un momento, poi si volt verso di lei.
Phoebe comincia a diventare grande, Caroline. Non  pi una bambina. 
Ha solo tredici anni. Caroline pens a Phoebe con il gattino, a come le fosse
naturale tornare alla spensieratezza dell'infanzia.
 vero, ha tredici anni.  vicina all'et dello sviluppo. Io mi sento imbarazzato a
prenderla in braccio, come stasera.
E allora non farlo, disse bruscamente Caroline. Poi si ricord che all'inizio della
settimana, in piscina, Phoebe le si era aggrappata addosso sott'acqua e lei aveva
avvertito una rotondit che prima non c'era.
Non devi preoccuparti troppo, Caroline,  solo che non ne abbiamo mai parlato
prima. Quale sar il suo avvenire? Che cosa faremo noi, quando smetteremo di
lavorare come Doro e Trace? Al s'interruppe e Caroline ebbe la sensazione che
stesse cercando con cura le parole adatte a proseguire. A me piacerebbe viaggiare.
Mi d claustrofobia pensare di rimanere in questa casa per il resto della nostra vita. E
Phoebe? Vivr sempre con noi?
Non lo so, disse Caroline. La stanchezza gravava intorno a lei, densa come il
buio della notte. Aveva gi combattuto tante battaglie per dare una vita a Phoebe, in
un mondo ostile. Per il momento i problemi erano stati tutti risolti ed era tranquilla.
Ma non sapeva ancora dove Phoebe avrebbe lavorato e come sarebbe vissuta da
grande. Al, non posso pensare a tutto questo stasera, ti prego.
Il dondolo oscillava avanti e indietro.
Ci dovremo pensare, un giorno o l'altro.
 ancora una bambina. Che cosa consiglieresti?
Non ho niente da consigliare. Lo sai che le voglio bene, ma tu o io possiamo
morire domani, non saremo sempre qui a prenderci cura di lei. Potr anche venire un
giorno in cui sar lei a non volerne pi sapere di noi. Ti sto solo chiedendo se ci hai
pensato, se stai mettendo da parte tutti quei soldi con uno scopo preciso. Ti ripeto,
non ho consigli da darti, ho sollevato l'argomento solo per discuterne. Non sarebbe
bello se tu potessi accompagnarmi ogni tanto nei miei viaggi? Magari solo per un fine
settimana?
S, rispose Caroline in un soffio, sarebbe bello.
Ma non ne era sicura. Prov a immaginare la vita di Al: ogni notte una stanza
diversa, una citt diversa, la strada che si snodava per ore come un nastro grigio.
Al si pul gli occhiali e fece per alzarsi.
Caroline lo ferm con un gesto. Non andare via adesso. Devo dirti una cosa.
Al si sistem meglio sul dondolo, con una breve risata nervosa. Non vorrai
lasciarmi ora che hai ereditato, spero!
Non fare lo scemo, niente di tutto questo. Questa settimana ho ricevuto una
lettera, disse Caroline con un sospiro.  una lettera strana, ho bisogno di parlarne
con te.
Chi te l'ha scritta?
Il padre di Phoebe.
Al incroci le braccia e stette ad ascoltare, in silenzio. Sapeva gi di quelle lettere
che arrivavano da anni, con somme di denaro non sempre uguali e una sola frase. Per
piacere mi faccia sapere dove vive. A questa richiesta lei non aveva mai risposto, ma
nelle prime lettere aveva scritto a David Henry tante altre cose, con sincerit, a cuore
aperto, come se si rivolgesse a un vecchio amico. Con il passare del tempo, era
diventata pi concreta, ogni volta gli aveva mandato un paio di fotografie e poche
parole. La sua vita era diventata pi ricca e complessa, era impossibile mettere tutto
per iscritto. Era rimasta molto stupita, quindi, nel trovare una lunga lettera di David,
tre pagine fitte, in cui parlava con trasporto di Paul, del suo talento per la musica, dei
suoi sogni, delle sue passioni violente, della sua collera.
So che  stato un errore. Quando le ho dato mia figlia ho commesso una colpa terribile
che niente potr cancellare, ma io vorrei vederla, Caroline, vorrei riparare in qualche
modo. Mi piacerebbe sapere qualcosa di pi di Phoebe e della vostra vita.
Caroline si sentiva svuotata dalle sensazioni che aveva ricavato da quella lettera:
Paul, un adolescente che suonava la chitarra e sognava di andare alla Juilliard; Norah
con il suo nuovo lavoro; David cos come le era rimasto impresso nella mente durante
tutti quegli anni, come in una vecchia fotografia, chino su quel foglio fitto di
rimpianti e di desideri struggenti. Aveva chiuso la lettera in un cassetto, come se
bastasse a impedirle di pensarci, ma quelle parole avevano gravato su di lei in ogni
momento della settimana.
Vuole vederla, disse, giocherellando con la frangia dello scialle che Doro aveva
buttato sulla spalliera del dondolo. Vuole essere di nuovo, in qualche modo, parte
della sua vita.
Quanta sensibilit! Peccato che, dopo tanti anni, somigli piuttosto a un atto di
violenza, disse Al.
Giusto. Ma  suo padre.
E io, allora, che cosa divento?
Ti prego, Al, tu sei il padre che Phoebe conosce e ama. Ma tu non sai tutto, disse
Caroline, e farei meglio a spiegartelo.
Al le prese una mano tra le sue.
Caroline, io ho girato per Lexington quando sei partita. Ho parlato con quella tua
vicina, ho sentito una quantit di storie. Anche se sono andato poco a scuola, non
sono stupido, so che il dottor David Henry ha perso una bambina pi o meno quando
tu hai lasciato la citt. Quello che voglio dirti  che qualunque cosa ci sia stata tra voi
due, non conta. Almeno per me. Per noi. Perci non ho bisogno di sapere i
particolari.
Caroline rimase zitta per un po', con gli occhi fissi sulle automobili che correvano
sulla strada.
Lui non l'ha voluta, disse infine, intendeva metterla in una casa... in un istituto.
Mi ha chiesto di portarla l e io l'ho portata, ma non mi sono sentita di lasciarla in
quel posto: era indescrivibile.
Sei stata coraggiosa, Caroline, disse Al dopo un attimo di silenzio. Hai fatto
quello che era giusto.  impossibile pensare che Phoebe potesse crescere in un luogo
come quello.
Caroline aveva le lacrime agli occhi. Mi dispiace, avrei dovuto dirtelo tanti anni
fa.
Non pensarci pi,  passato tanto tempo.
Che cosa pensi che dovrei fare, adesso? Rispondere alla lettera? Lasciare che lui
veda Phoebe?  tutta la settimana che mi tormento. E se poi volesse portarla via?
Non so che cosa risponderti, disse lentamente Al, non tocca a me decidere.
Il giusto scotto da pagare per averti voluto tenere all'oscuro di tutto.
Ma io non ti far mai mancare il mio appoggio. Al le strinse forte la mano.
Qualunque cosa deciderai sar per il meglio. Sar sempre vicino a te e a Phoebe.
Grazie.
Non cambier niente tra noi due, Caroline, questo  sicuro.
Allora va bene.
Al si alz in piedi, stiracchi le braccia. Che giornata faticosa. Vuoi che saliamo
di sopra?
S, ti raggiungo tra un momento.
La porta interna si apr cigolando, poi si richiuse.
Cominci a piovere, prima poche gocce leggere sul tetto, poi un tamburellare
continuo. Caroline chiuse la casa. La sua casa, ormai. Sal e si ferm a guardare se
Phoebe dormiva: aveva la pelle calda e umida e per un attimo si agit nel sonno, poi
ricadde nei suoi sogni. Brava bambina, bisbigli Caroline. Nella stanza, dove l'eco
della pioggia arrivava appena, si commosse nel vedere quanto piccola fosse Phoebe e
nel pensare a tutte le occasioni in cui non sarebbe riuscita a proteggere sua figlia dal
mondo. And in camera sua e scivol tra le lenzuola fresche, vicino ad Al. Si ricord
dell'emozione che le davano le sue mani sulla pelle, sul collo, si ricord di aver
gridato nel buio. Al era un buon marito, un buon padre per Phoebe. Poco prima,
quando gli aveva parlato di David Henry, aveva dimostrato di avere una fiducia
assoluta in lei. Con la mano posata sul petto rest sveglia a lungo ad ascoltare la
pioggia.
...
Si svegli all'alba. Sulle scale rimbombavano i passi di Al: quella mattina doveva
andare a far cambiare l'olio dell'autotreno. La pioggia cadeva ininterrotta dalla sera
prima. Scese in cucina e prepar il caff, cos assorta nei propri pensieri che non si
accorse di Phoebe finch non la sent dietro le spalle, nel vano della porta.
Piove a catinelle, disse Phoebe, con indosso la vestaglia slacciata.
Giusto, disse Caroline. Avevano passato delle ore a lavorare sulle frasi
idiomatiche su un cartellone disegnato da Caroline in cui si vedevano nuvole rabbiose
e catinelle piene d'acqua. A Phoebe piacevano molto certi modi di dire.
Piove che Dio la manda, aggiunse.
Vuoi un po' di pane tostato? le chiese Caroline.
No, un gatto.
Che cosa dici? Esprimiti bene.
Per piacere, vorrei un gatto. Vorrei ripararlo dalla pioggia.
Sai che non puoi avere un gatto.
La zia Doro  partita. Adesso posso tenere in casa un gatto.
Caroline si sentiva un cerchio alla testa. "Quale sar il suo avvenire?"
Ecco, Phoebe, qui c' la tua fetta di pane. Parleremo pi tardi del gatto,
d'accordo?
Io voglio un gatto, insistette Phoebe.
Ne parleremo dopo.
Un gatto, ripet Phoebe.
Basta! Caroline batt il palmo della mano sul tavolo e sobbalzarono entrambe.
Non parlarmi pi del gatto, hai capito?
Sotto il portico, disse Phoebe, imbronciata. A guardare la pioggia.
Che cosa vuoi fare? Esprimiti bene.
Voglio andare a sedermi sotto il portico per guardare la pioggia.
Prenderai freddo.
Voglio...
E va bene, la interruppe Caroline, con un gesto spazientito della mano. Va'
sotto il portico. Va' a guardare la pioggia. Fa' come vuoi.
La porta si apr e si richiuse. Caroline vide che Phoebe andava sotto il portico e si
sedeva sui gradini con l'ombrello aperto e la fetta di pane sulle ginocchia. Le
dispiaceva aver perso la pazienza. Non era colpa di Phoebe, la colpa era sua, che non
sapeva che cosa rispondere a David Henry. Aveva paura.
Riun gli album e le fotografie che non aveva ancora scelto e si mise a sedere sul
divano, da dove poteva tenere d'occhio Phoebe. Dispose sul tavolo le immagini pi
recenti della bambina, poi prese un foglio di carta da lettera e scrisse a David.
Phoebe ieri  stata cresimata. Stava molto bene con il vestito di sangallo bianco e i
nastri rosa. Ha cantato un assolo in chiesa. Nella busta trover una fotografia della festa
che abbiamo fatto dopo in giardino.  diventata grande e comincio a preoccuparmi per
il suo avvenire. Quando mi ha scritto l'ultima volta forse anche lei aveva le stesse
preoccupazioni. Mi sono impegnata tanto in questi anni e qualche volta mi spaventa il
pensiero del futuro, e tuttavia
S'interruppe e si chiese perch aveva scritto d'impulso quella lettera a David
Henry. Non per il denaro. In tutti quegli anni aveva depositato in banca fino
all'ultimo centesimo di quello che lui le aveva mandato, ormai erano quasi
quindicimila dollari in un conto garantito per Phoebe. Forse aveva risposto solo per
abitudine o per mantenere vivi i rapporti. Forse aveva voluto fargli capire che cosa
stava perdendo ogni giorno. "Ecco", avrebbe voluto dirgli, "questa  sua figlia
Phoebe, ha tredici anni e un sorriso che  come un raggio di sole."
Pos la penna e pens a Phoebe, vestita di bianco, che cantava nel coro. Come
poteva spiegargli tutto questo e non cedere alla sua richiesta di vedere la bambina?
Credeva di non amarlo pi, ma forse non era vero. Forse voleva punirlo per le scelte
che aveva fatto e perch non si era mai accorto di lei. La inquiet scoprire tanta
durezza nel proprio cuore. Lui poteva essere cambiato. Oppure no, e allora avrebbe
fatto soffrire Phoebe come aveva fatto soffrire lei, senza neanche accorgersene.
Spinse da parte la lettera, compil degli assegni, li mise nelle buste e usc per
infilarli nella cassetta della posta. Phoebe era ancora sui gradini. La guard per un
momento, poi lasci che la porta si richiudesse e torn in cucina a bere un'altra tazza
di caff. La pioggia, a un tratto, prese a battere pi forte sul tetto. Un istinto
incontrollabile la spinse a uscire di nuovo. Sapeva gi, prima di arrivare al portico,
che lo avrebbe trovato vuoto, il piatto con il pane appoggiato in terra.
Phoebe se n'era andata.
Caroline guard a destra e a sinistra lungo la strada, attraverso la pioggia che
scendeva fitta. Da una parte la strada saliva sul fianco della collina, dall'altra si
inseriva nella rampa d'accesso dell'autostrada. "Adesso devi pensare. Devi pensare!
Dove pu essere andata?"
In strada i bambini della famiglia Swan giocavano scalzi nelle pozzanghere. Si
ricord che Phoebe aveva detto di volere un gatto ed era venuta alla festa con quel
fagottino peloso in braccio. Phoebe era incantata dalle sue piccole dimensioni, dai
suoi flebili miagolii. Quando chiese ai bambini se l'avevano visto, le indicarono un
boschetto di l dalla strada. Il gattino era scappato e Phoebe e Avery erano andate a
cercarlo.
Appena pot farsi strada nel traffico delle auto, Caroline attravers. Con i piedi che
affondavano nel terreno impregnato di pioggia, percorse il boschetto fino alla radura.
Avery era l, accovacciata davanti al tubo che faceva defluire l'acqua delle colline in
una fossa di cemento. Vicino a lei, come una bandiera ammainata, c'era l'ombrello
giallo di Phoebe.
Avery, Caroline si chin accanto alla bambina, le pos una mano sulla spalla
bagnata. Dov' Phoebe?
 andata a prendere il gatto. Avery indic il tubo.  entrato l dentro.
Caroline soffoc un grido e s'inginocchi per guardare dentro il tubo. L'acqua
fredda le scorreva tra le ginocchia, tra le mani. Phoebe gridava, ma la sua voce era
solo un'eco nel buio. Sono la mamma, amore, dove sei?
Silenzio. Caroline entr nel tubo. L'acqua era gelida.
Phoebe, Phoebe! Rimase in ascolto. Sent un suono, debole. And avanti carponi
in mezzo all'acqua che scorreva. Poi sent sotto la mano una stoffa, una consistenza
umana: Phoebe era ormai tra le sue braccia. Tremava. La tenne stretta, le raccomand
di respirare con calma.
Dobbiamo uscire di qui, tesoro. Dobbiamo uscire.
Ma Phoebe non si mosse.
Il mio gatto, disse con voce alta e ferma. Caroline si accorse che si era infilata il
gatto sotto la maglietta, lo sent miagolare.  il mio gatto.
Non pensare al gatto, grid Caroline e la stratton delicatamente verso
l'imboccatura del tubo. Su, vieni con me, subito!
Il mio gatto, ripet Phoebe.
Va bene, disse Caroline. Ormai l'acqua le era salita oltre le ginocchia. Va bene,
va bene,  il tuo gatto. Per andiamo!
Phoebe cominci a muoversi lentamente verso la luce. Finalmente furono fuori.
Phoebe era inzuppata d'acqua, aveva i capelli appiccicati alla faccia: anche il gattino
era bagnato. Tra gli alberi Caroline intravide la sua casa, solida e calda, sicura come
un porto. Pens ad Al, che viaggiava su qualche strada lontana e al conforto
domestico che le davano quelle stanze ormai sue.
Va tutto bene, disse abbracciando Phoebe. Il gattino si agit, le graffi il dorso
delle mani.
C' il postino, disse Phoebe.
S. Caroline lo vide infilare nella borsa di cuoio le buste con gli assegni che
aveva lasciato nella cassetta della posta.
La sua lettera a David era rimasta sul tavolo, incompleta. Si era persa nei suoi
pensieri, aveva rimuginato sul passato mentre Phoebe stava correndo un grave
pericolo. La paura che aveva provato si trasform in collera. Non gli avrebbe scritto,
le chiedeva troppo e ormai era troppo tardi.
S, tesoro, disse Caroline, accarezzando la testolina fragile del gatto. Il gatto tienilo con te.
...
.
...
1982.
...
.
...
Aprile 1982.
.
1.
.
Mentre aspettava l'autobus all'angolo tra Forbes e Braddock, Caroline osservava
l'entusiasmo dei bambini nel parco giochi. Pi in l, su un altro campo, vestiti di
rosso e di azzurro, i ragazzi dei pub del quartiere giocavano a baseball. Stava
scendendo la sera. Di l a poco i genitori seduti sulle panchine avrebbero cominciato a
chiamare i bambini per tornare a casa, mentre la partita dei pi grandi sarebbe andata
avanti finch non fosse stato troppo buio. A quel punto i giocatori si sarebbero
salutati con una pacca sulla schiena prima di separarsi per andare a bere ai loro pub.
Lei e Al li vedevano sempre quando riuscivano a passare una serata fuori, per il
primo spettacolo al Regent o per una cena.
Quella sera, per, lui era partito: avrebbe viaggiato di notte verso sud, da
Cleveland a Toledo, fino a Columbus. Caroline teneva la tabella dei suoi itinerari
appesa al frigorifero. Anni prima, subito dopo la partenza di Doro, aveva assunto
qualcuno che si occupasse di Phoebe e l'aveva seguito due volte durante i suoi
spostamenti. In quelle occasioni le ore erano passate senza che lei se ne rendesse
conto, in un'alternanza di sonno e dormiveglia. Non aveva pi la nozione del tempo,
la strada si snodava eterna sotto di loro. Infine Al, con lo sguardo annebbiato,
lasciava il camion in un parcheggio e la portava in qualche ristorante carino. La vita
sulla strada era noiosa e monotona: sempre gli stessi negozi, gli stessi distributori di
benzina, le stesse tavole calde, lo stesso ruggito delle ruote sulla strada. Solo i nomi e
le facce erano diversi.
L'autobus gir l'angolo e si ferm con un cigolio. Le porte si aprirono, Caroline
sal e and a sedersi vicino a un finestrino. Dopo aver superato il cimitero e
attraversato la Squirrel Hill, s'inoltr nei vecchi quartieri fino a Oakland, dove
Caroline scese. Si ferm per un momento davanti al Carnegie Museum, per
raccogliere le idee: alz gli occhi a guardare le colonne ioniche e la cascata di gradini
del grande palazzo di pietra. Uno striscione appeso in alto sul portico si muoveva al
vento: IMMAGINI ALLO SPECCHIO: FOTOGRAFIE DI DAVID HENRY.
Era la sera dell'inaugurazione e lui avrebbe parlato. Caroline si fece scivolare tra le
dita il ritaglio di giornale che aveva in tasca da due settimane: le bastava toccarlo per
sentirsi il cuore in gola. Aveva cambiato idea decine di volte, soppesando i pro e i
contro.
Se quel giorno Al fosse stato a casa, non sarebbe andata. Avrebbe lasciato che
quell'occasione sfumasse in silenzio, dando ogni tanto un'occhiata all'orologio
finch non fosse arrivata l'ora di chiusura e David Henry non fosse tornato alla sua
vita. Ma Al aveva telefonato per dire che quella notte non sarebbe rientrato e la
signora O'Neill era a casa e poteva dare un'occhiata a Phoebe.
Le batteva il cuore. Rest ferma, respirando profondamente. Il pubblico affluiva.
Frammenti di conversazione le giunsero, come pezzetti di carta portati dal vento,
mentre signore sui tacchi alti e uomini con costosi completi scuri salivano i gradini di
pietra. Il cielo aveva assunto una tonalit violacea, i lampioni si erano accesi, nell'aria
si sentiva il profumo di limoni e di menta che proveniva dalla festa della chiesa
ortodossa, nell'isolato accanto. Caroline chiuse gli occhi, pens alle olive nere che
non aveva mai assaggiato prima di arrivare in quella citt, al mosaico variegato e
coloratissimo del mercato del sabato sul fiume... Si mescol alla folla.
Il museo aveva soffitti alti e pavimenti di quercia. Prese il programma della mostra.
Sotto il nome di David Henry c'era un elenco di titoli: Dune al calare della notte, Un
albero nel cuore. Vide la sua fotografia pi famosa, una spiaggia ondulata che si
confondeva con la curva del fianco di una donna, la levigata lunghezza di una gamba
nascosta tra le dune. Caroline l'aveva guardata a lungo la prima volta: sapeva che
quel corpo che si intuiva appena apparteneva a Norah Henry. Ricordava ancora il suo
ventre bianco e gonfio che si alzava e abbassava durante le contrazioni. Per anni si
era consolata con il disprezzo che nutriva per quella donna, altera, abituata a una vita
facile e ordinata. Ma l'immagine che aveva davanti non rispecchiava l'impressione
che aveva conservato per anni. Quella era una donna che lei non aveva mai
conosciuto.
Il pubblico indugiava nella sala, molti erano gi seduti. Si sedette anche lei. Le luci
si abbassarono, poi i riflettori si accesero e ci fu un applauso. David Henry sal sul
palco. Alto, un po' imbolsito, le spalle leggermente curve e i capelli un po' pi lunghi
di una volta percorsi da fili grigi. Sorrideva. Caroline rimase turbata nel rendersi
conto che non era pi giovane. David guard il pubblico e Caroline trattenne il
respiro, sicura che se l'avesse vista l'avrebbe riconosciuta subito, come sarebbe
successo a lei. Lui fece qualche battuta sul tempo, poi, mentre andava morendo la
breve risata che si era levata intorno, guard gli appunti che aveva davanti e cominci
a parlare. La sua voce era calda, sicura, ma Caroline non prestava molta attenzione a
quello che diceva: guardava i gesti delle sue mani, e le rughe agli angoli degli occhi
che un tempo non aveva. Sembrava appagato, senza inquietudini. Caroline pensava a
quella notte di quasi vent'anni prima, quando si era svegliato, aveva alzato la testa
dalla scrivania e aveva visto lei sulla porta, vulnerabile con il suo amore messo a
nudo. Entrambi erano fragili in quel momento, ma si era accorta che lui le
nascondeva qualcosa, un'aspettativa o un sogno troppo personale da poter essere
condiviso. Cap di aver sbagliato quella notte nel credere che il suo segreto fosse
l'amore che provava per lei.
Il discorso era finito. Il pubblico applaud. Poi lui fece un passo indietro, bevve un
bicchier d'acqua e si prepar a rispondere alle domande del pubblico. Caroline sent
la tensione crescerle in tutto il corpo fino a toglierle il respiro. Terminate le domande,
David Henry ringrazi il pubblico e si allontan. Caroline si alz in piedi, con la
borsetta stretta al petto come uno scudo. Spinta da un impulso incontrollato,
attravers la sala e si un al capannello di persone intorno a David. Quando la vide,
lui le sorrise cortesemente, senza riconoscerla. Approfittando di un momento di pausa
nel susseguirsi delle domande, Caroline si fece avanti e gli pos una mano sul
braccio.
Mi riconosce? chiese.
Lui scrut il suo viso cercando di ricordare.
David, sono cambiata cos tanto? bisbigli Caroline.
Vide che aveva capito. All'improvviso il suo viso sembr diventare pesante: un
rossore gli si diffuse sul collo, un muscolo gli puls su una guancia. Caroline si sent
trasportare indietro nel tempo, come se si trovasse ancora nello studio medico di tanti
anni prima, con la neve che cadeva dietro i vetri. Si guardarono senza parlare.
Lui infine si riprese. Caroline, disse, rivolto alle persone che aveva intorno,
Caroline Gill, una vecchia amica. Si aggiust la cravatta con una mano, un sorriso
gli sfior le labbra, ma non lo sguardo. Grazie, disse agli altri, con un cenno della
testa, grazie per essere venuti. Ora, vi chiedo scusa...
Mentre si allontanavano, le mise una mano sulla schiena come se temesse di
vederla andar via.
Venga, le disse. La guid dietro uno dei pannelli dov'erano esposte le fotografie,
apr una porta, quasi invisibile nel muro bianco, e la richiuse subito alle loro spalle.
Era un ripostiglio, con una lampadina che illuminava alcuni scaffali pieni di barattoli
di vernice e attrezzi. Si guardarono negli occhi, erano vicinissimi. Lui profumava di
acqua di colonia, mischiato all'odore del sudore.
Caroline, disse, per l'amor di Dio! Vive qui? A Pittsburgh? Perch non me l'ha
mai detto?
Non era difficile trovarmi. Altri ci sono riusciti, rispose lei lentamente,
ripensando ad Al. Era fuggita senza lasciare alcun recapito, ma David non aveva fatto
nulla per rintracciarla.
Si sentirono passi, voci: qualcuno si era fermato davanti alla porta chiusa. Lei lo
guard attentamente: in quegli anni non c'era stato giorno in cui non lo avesse
pensato, eppure ora non sapeva che cosa dirgli.
C' qualcuno l fuori, forse  meglio che lei vada.
Aspetteranno.
Si guardarono ancora, in silenzio. Caroline lo aveva custodito nella mente come
una fotografia, centinaia, migliaia di immagini di un uomo giovane, inquieto, pieno di
energie. Ora, fissando quegli occhi scuri, le guance piene, i capelli dal taglio
raffinato, cap che se lo avesse visto passare per strada forse non lo avrebbe
riconosciuto.
Quando riprese a parlare, il suo tono di voce era pi pacato, anche se quel muscolo
sul viso pulsava ancora. Dopo il funerale sono venuto a casa sua, Caroline, ma non
c'era pi nessuno. Da allora... Lasci la frase in sospeso.
Qualcuno buss alla porta e chiam David a voce bassissima.
Un momento, rispose David.
Io ero innamorata di lei, disse Caroline d'impulso, stupita da quella verit che
non aveva mai osato confessare e che aveva custodito per anni dentro di s.
Quelle parole la fecero sentire d'improvviso pi leggera, e pi forte. Prosegu:
Avevo passato il tempo a immaginare la mia vita insieme a lei, ma in quel momento,
in chiesa, mi sono resa conto che lei non si era mai accorto di me.
David, che aveva ascoltato con gli occhi bassi, ora la guard.
Lo sapevo, disse, sapevo che lei mi amava: come avrei potuto contare sul suo
aiuto altrimenti? Mi dispiace, Caroline. Per anni... mi dispiace molto.
Lei annu, con le lacrime agli occhi: il pensiero di s stessa, giovane, presente a
quella cerimonia funebre, ignorata da tutti, invisibile, era ancora vivo. Si ribell
anche ora, dopo tanto tempo, all'idea che lui non l'avesse vista. E che, senza
conoscerla veramente, le avesse chiesto di portare via sua figlia.
 felice, Caroline? le chiese David.  felice? E Phoebe?
La sua domanda e la dolcezza della sua voce ebbero un effetto disarmante. Pens a
Phoebe che lottava per imparare a scrivere o ad allacciarsi le stringhe delle scarpe. A
Phoebe che giocava tranquillamente nel giardino dietro la casa mentre lei faceva una
telefonata dopo l'altra per riuscire a farla ammettere a scuola. A Phoebe che le
metteva le braccia morbide intorno al collo e, senza una ragione al mondo, le diceva,
Ti voglio bene, mamma. Pens ad Al che stava lontano tanto tempo ma poi tornava,
dopo una lunga settimana, con un mazzo di fiori o un sacchetto di ciambelle. Quando
aveva lavorato nello studio di David Henry, lei era cos giovane, sola e ingenua da
credere di essere una sorta di vaso pronto per essere colmato di amore. Ma non era
cos, l'amore era solo dentro di lei.
Davvero lo vuole sapere? chiese a David, fissandolo. Perch, eccetto una volta
cinque anni fa, lei non mi ha mai chiesto niente sulla nostra vita. Mai, per anni.
Mentre parlava, Caroline si rendeva conto che il motivo per cui aveva deciso di
incontrarlo non era amore o senso di colpa: era stata la collera a spingerla, il desiderio
di fare chiarezza.
Per anni, lei non ha neanche voluto sapere come stavamo, Phoebe e io. Non le
importava, vero? E poi quell'ultima lettera, a cui non ho mai risposto, dove
all'improvviso mi diceva di rivolere Phoebe.
David sorrise, sorpreso.  questo che ha pensato e che l'ha convinta a smettere di
scrivere?
Che altro avrei dovuto pensare?
David scosse la testa. Caroline, io le ho chiesto il suo indirizzo ogni volta che le
mandavo il denaro. Con l'ultima lettera l'ho semplicemente invitata a farmi entrare
nella vostra vita. Cosa potevo fare di pi? Ho conservato tutte le sue lettere e quando
ha smesso di scrivermi  stato come se mi avesse sbattuto la porta in faccia.
Caroline pens alle proprie lettere, confessioni sincere dei sogni, delle paure, delle
speranze che nutriva per la vita di Phoebe.
Dove sono? Dove le tiene? chiese.
David parve sorpreso. Nella camera oscura. In un cassetto chiuso a chiave.
Perch?
Non credevo nemmeno che le leggesse. Le ho scritte d'impulso, come un diario, 
per questo che mi esprimevo cos liberamente.
David si pass una mano sulla guancia, un gesto che lei ricordava benissimo
avergli visto fare quando era stanco o scoraggiato. Invece le ho lette. All'inizio, lo
dico onestamente, mi costava uno sforzo, pi avanti, invece, ero ansioso di sapere che
cosa stava succedendo, anche se ero consapevole che avrei sofferto comunque. Lei mi
ha dato la possibilit di intravedere frammenti della vita di Phoebe.
Caroline non rispose. Pensava alla soddisfazione che aveva provato quando aveva
mandato Phoebe con il gattino al piano di sopra e lei, in salotto, aveva stracciato la
lettera in mille pezzi e l'aveva gettata come coriandoli nella spazzatura.
Soddisfazione e piacere: l'incidente era chiuso. Non le importava niente dei
sentimenti di David.
Non posso perdere Phoebe, disse. Ho provato molto rancore per lei, ma in quel
momento avevo soprattutto paura che mi portasse via la bambina. Per questo non ho
pi scritto.
Non ho mai pensato di disporre di Phoebe a mio piacimento.
Non l'ha mai pensato, ma l'ha fatto.
David sospir e Caroline lo immagin quando l'aveva cercata, aveva trovato la
casa deserta e si era reso conto che se n'era andata per sempre.
Certo, se non l'avessi presa con me, aggiunse, a voce bassa, lei avrebbe potuto
decidere in un altro modo.
Io non l'ho fermata, rispose David e affront di nuovo il suo sguardo. La voce
era dura adesso. Avrei potuto farlo. Lei aveva un cappotto rosso il giorno del
funerale. L'ho vista allontanarsi in automobile.
Caroline si sent improvvisamente priva di forze. Non sapeva che cosa aveva
sperato, ma ogni volta che aveva immaginato quel colloquio non aveva pensato al
dolore e alla collera di entrambi.
Mi ha vista? disse.
S, e sono corso a casa sua, sicuro di trovarla.
Caroline chiuse gli occhi. Era stata una questione di minuti non essere a casa
quando David era andato da lei. Sarebbe stata diversa la sua vita?
Non ha risposto alla mia domanda, Caroline, disse lui, schiarendosi la voce. 
felice? Phoebe  felice? Sta bene di salute? Il cuore?
Il suo cuore  sano, rispose Caroline e pens ai primi anni di Phoebe. Si ricord
delle visite ai cardiologi, ai dentisti, agli specialisti delle vie respiratorie. Alla fine,
nonostante tutti i problemi, la bambina era cresciuta bene, giocava a basket nel viale e
le piaceva ballare. Stando ai libri che ho letto quando era piccola, a quest'ora
avrebbe dovuto essere morta, invece  viva e in questo momento  a casa che lavora
al telaio. Va a scuola. Alla scuola statale, con tutti gli altri. Ho lottato come una
disperata per farla accettare. Adesso  grande, e non so quale sar il suo avvenire. Io
ho un buon lavoro all'ospedale. Mio marito... lavora molto anche lui. Phoebe
partecipa ogni giorno ad attivit di gruppo, si  fatta molti amici, sta imparando a
svolgere un lavoro di ufficio. Che altro posso dire? Lei si  risparmiato molte paure,
David, ma ha perso anche molte gioie.
Questo lo so, molto pi di quanto lei non creda.
Mi ha chiesto se sono felice, disse Caroline, ancora turbata nel vederlo cos
invecchiato, l in quella stanzetta, dopo tanti anni. E lei  felice? Norah  felice? E
Paul?
Non lo so, rispose David, pensoso, non so cosa s'intenda per felicit. Paul 
molto intelligente, potrebbe affrontare qualsiasi genere di studio, ma vuole
frequentare la Juilliard e suonare la chitarra. Io credo che sia un errore, ma Norah non
 d'accordo e questo  un motivo di tensione tra noi.
Caroline pens a Phoebe, a come le piaceva pulire e riordinare la casa, a come
cantava tra s mentre lavava i piatti, a come amava la musica, e come non avrebbe
mai avuto la possibilit di suonare una chitarra.
E Norah? chiese.
Ha un'agenzia di viaggi. Anche lei passa molto tempo lontana da casa, come suo
marito.
Un'agenzia di viaggi? ripet Caroline. Norah?
Lo so, chi l'avrebbe mai detto? Ormai fa questo lavoro da anni e pare che sia
molto brava.
L'organizzatore della mostra apr uno spiraglio della porta: il suo sguardo era
incuriosito e vagamente allarmato. Si pass una mano tra i capelli. Dottor Henry? In
molti vorrebbero parlarle, c', diciamo, una certa aspettativa. Va tutto bene?
David guard Caroline: esitava. Lei cap che di l a poco si sarebbe sistemato la
cravatta e se ne sarebbe andato. L'incontro che aveva immaginato per anni stava per
finire. "No, non adesso", pens, ma l'organizzatore fece una risatina imbarazzata, un
colpetto di tosse e David disse: Va bene, vengo subito e, rivolto a Caroline,
aggiunse: Lei rimane, vero?.
Devo andare a casa, Phoebe mi sta aspettando.
La prego. David si ferm sulla porta. Lei ritrov nei suoi occhi la stessa tristezza
e la stessa piet di tanto tempo prima, quando erano entrambi molto pi giovani. Ci
sono tante cose da dire, sono passati anni e anni. La prego, aspetti. Non mi ci vorr
molto. Caroline sent una stretta allo stomaco, un malessere che non riusciva a
definire, ma annu debolmente. David Henry sorrise. Bene, allora ceniamo insieme.
Voglio parlare. In questi anni ho sbagliato ad accontentarmi delle istantanee fugaci
che immaginavo leggendo le sue lettere.
Le tenne una mano sulla schiena mentre tornavano in mezzo alla folla. Caroline
pareva non sentire le sue parole. Gli altri li aspettavano, li fissavano, non capivano,
bisbigliavano tra loro. Lei estrasse dalla borsetta la busta che aveva preparato, con le
ultime fotografie di Phoebe. David la prese, annuendo, mentre una giovane donna con
lunghi capelli neri lo afferrava per il braccio ponendogli alcune domande polemiche
sulla forma e il contenuto delle sue fotografie.
Caroline lo osserv: era stato molto bello e lo era ancora. Lui guard verso di lei e,
vedendo che non se n'era andata, rivolse la sua attenzione al pubblico. La prego,
aspetti, le aveva detto, era sicuro che lei avrebbe aspettato. Di nuovo sent quel dolore
allo stomaco. Non voleva aspettare, ecco che cos'era. Aveva passato fin troppo tempo
ad aspettare quando era pi giovane, per senso di responsabilit, per voglia di
avventura, per amore. Solo quando, con Phoebe in braccio, aveva voltato le spalle a
Louisville, aveva fatto le valigie e se n'era andata, solo allora aveva cominciato a
vivere. Aspettare non le aveva mai portato niente di buono.
In piedi in mezzo a un gruppo di persone, David ascoltava, con la testa
leggermente inclinata. Caroline lo vide infilarsi in tasca la busta delle fotografie: il
gesto era noncurante, come se la busta contenesse qualcosa di poco importante e
leggermente fastidioso, come la bolletta della luce o una multa.
Si diresse velocemente verso l'uscita. E poi si mise a correre: sulle scale del
palazzo, nel buio della sera, nell'aria umida. Non aspett l'autobus, continu a
correre, un isolato dopo l'altro, senza badare al traffico o alla gente che le passava
accanto. A tratti le tornarono in mente alcuni particolari dell'aspetto di David: la
ciocca di capelli scuri sopra un orecchio, le unghie tagliate corte, le mani con la punta
delle dita squadrate, come se le ricordava, la voce diversa, pi rauca. E lei? Com'era
apparsa lei ai suoi occhi? Che cos'aveva visto di Caroline Lorraine Gill quella sera? E
prima ancora? Che cos'aveva mai saputo dei suoi sentimenti? Niente. Lo aveva
capito fin da quel momento davanti alla chiesa, quando lui l'aveva ignorata. E,
nonostante tutto, aveva tenuta viva la sciocca, sentimentale illusione che David Henry
l'avesse conosciuta profondamente. Non era vero. Non si era mai accorto di lei.
Cominci a piovere forte. Caroline aveva la faccia bagnata, il cappotto, le scarpe.
Aveva freddo. Era quasi all'angolo della strada quando un 61B si ferm: allora sal e,
scostandosi i capelli dal viso, si lasci cadere sul sedile di plastica scrostata.
L'autobus avanzava lentamente, poi nella parte bassa della collina acquist velocit.
Scese in Regent Square. Sent le grida che provenivano dal pub: attraverso la
vetrata vide i giocatori davanti al televisore che alzavano i bicchieri, agitavano i
pugni nell'aria. Si ferm. L'emozione violenta dell'incontro con David Henry si stava
disperdendo come una nebbia. Si sent improvvisamente sola. I giovani nel pub erano
legati da un interesse comune, le persone che le passavano accanto sul marciapiedi
seguivano il tracciato delle loro vite verso luoghi che lei non poteva immaginare. Le
si riempirono gli occhi di lacrime. Si incammin verso casa, lungo la collina: senza
volerlo, not una donna che portava una borsa della spesa e calpest senza
accorgersene un mucchio di rifiuti che qualcuno aveva buttato per strada. Si ferm sul
viale e cerc la sua casa con lo sguardo. Era sicura di aver chiuso le persiane, ma
adesso erano aperte e, attraverso i vetri, vide la sala da pranzo. La lampada centrale
era accesa e Phoebe aveva sparso sul tavolo tutti i suoi fili colorati. Era china sul
telaio e muoveva con attenzione la spola avanti e indietro. Il gatto le stava
acciambellato in grembo, una morbida palla arancione: l'aveva chiamato Pioggia.
Caroline pens a com'era vulnerabile sua figlia, esposta a tutti i pericoli del mondo.
Poi colse un movimento all'interno della casa, vide un'ombra passare dietro le
portefinestre. Al era tornato prima: ne fu contenta. Phoebe alz gli occhi dal telaio e
guard verso il prato, accarezzando il dorso morbido del gatto. Al entr reggendo una
tazza di caff e si ferm vicino a Phoebe.
Ora pioveva pi forte, ma Caroline non si mosse. La sensazione di vuoto che aveva
provato davanti al pub era scomparsa. La pioggia le rigava le guance, scorreva lungo i
vetri. Rimase un momento ancora nel buio del prato, avvolta dal rumore continuo
delle automobili sull'autostrada: i fari illuminavano i cespugli di lill che aveva
piantato come uno schermo protettivo tanti anni prima. Quella era la sua vita. Non la
vita che aveva sognato, immaginato o desiderato quando era pi giovane, ma quella
che stava vivendo ora. L'aveva costruita con amore e con dedizione e andava bene
cos.
Sal i gradini. La porta era aperta, le bast spingerla per entrare in casa.
II
La donna con i lunghi capelli neri era docente di storia dell'arte alla Carnegie
Mellon University e insisteva con le sue domande su forma e contenuto. Che cos'
la bellezza? voleva sapere, spingendo per un braccio David attraverso le sale
dov'erano appese le fotografie. Bellezza e forma si identificano indipendentemente
dal contenuto? Si volt, i capelli le ricaddero sul viso e lei li ravvi dietro le spalle.
Parlerei piuttosto di intersezioni, rispose David con tono piatto mentre seguiva
con gli occhi Caroline, ferma davanti a una fotografia di Norah sulla spiaggia. Era
sollevato al pensiero che non se ne fosse andata. Con uno sforzo, torn a rivolgersi
alla sua interlocutrice. Di convergenze. Questo, almeno,  il mio intento. Non ho,
tuttavia, un approccio teorico, fotografo quello che mi d un'emozione.
Nessuno pu escludere la teoria dalla propria vita! esclam la donna,
mordendosi il labbro inferiore. David cerc Caroline con lo sguardo: s, c'era ancora,
era ancora l.
La donna con i capelli neri gli stava dicendo che era ospite dell'universit nella sua
qualit di critico d'arte. David l'ascoltava a stento. Caroline viveva a Pittsburgh o
aveva letto l'annuncio della mostra ed era venuta apposta, forse da Morgantown, da
Columbus o da Filadelfia? Si era fatta avanti in mezzo a quel pubblico anonimo: era
uguale a come se la ricordava, solo un po' pi vecchia, pi rigida, forse in qualche
modo pi forte, ma senza la dolcezza di quando era giovane. Mi riconosce? E lui
l'aveva riconosciuta, anche se non l'aveva ammesso subito.
Guard di nuovo nella sala, ma non la vide pi. Aveva detto che non se ne sarebbe
andata, che sarebbe rimasta. Qualcuno gli offr una coppa di champagne. La accett.
L'organizzatore era tornato e lo stava presentando agli sponsor della mostra. David si
riprese quanto bastava per poter parlare da persona intelligente, ma continuava a
guardarsi intorno in cerca di Caroline. Era sicuro che lei lo avrebbe aspettato, ma poi
ripens al funerale di tanti anni prima, a lei in piedi, in disparte, con il cappotto rosso,
a Paul in carrozzina, che agitava le gambe sotto la coperta. Anche allora l'aveva
lasciata andare.
Interruppe la persona che gli stava parlando. Chiedo scusa, mormor e si avvi
verso l'ingresso principale. Guard da ogni parte, poi si volt di nuovo verso
l'interno, scrutando tra la folla. L'aveva ritrovata dopo tanto tempo e gli pareva
impossibile averla persa di nuovo.
Ma lei non c'era pi. Il dolore gli si rivers addosso come un'ondata: dovette
appoggiarsi alla parete e chinare la testa, preso da un accesso di nausea. Era una
reazione eccessiva, sproporzionata. Era vissuto per tanti anni senza vedere Caroline
Gill. Trasse un profondo respiro e ripet mentalmente la tavola periodica degli
elementi: "argento, cadmio, indio, stagno". Non riusc a calmarsi.
Si tolse di tasca la busta che gli aveva dato lei, con la speranza che contenesse un
indirizzo o un numero di telefono. Dentro c'erano due polaroid: i colori erano opachi,
ma percorsi da ombre grigie. Nella prima Caroline sorrideva con un braccio intorno
alle spalle di una ragazza che indossava un abito azzurro, con la vita bassa
sottolineata da un nastro. Erano appoggiate al muro di mattoni di una casa. La
ragazza non era molto alta e aveva una corporatura robusta. I capelli ondulati le
incorniciavano le guance e sorrideva felice, con gli occhi socchiusi. Il viso aveva
un'espressione dolce e forse era solo l'angolatura da cui era stata ripresa a far
apparire gli angoli degli occhi leggermente obliqui verso l'alto. Phoebe il giorno del
suo compleanno, aveva scritto Caroline. Sedici candeline.
David guard l'altra fotografia, pi recente. Phoebe giocava a basket. Si era messa
in posa, in punta di piedi sull'asfalto. Proprio il basket, lo sport che Paul rifiutava.
David cerc un indirizzo dietro la fotografia, un'indicazione qualsiasi, ma non c'era
niente. Fin di bere lo champagne e pos il bicchiere sul ripiano di marmo di un
tavolino. La sala dov'erano esposte le fotografie era ancora affollata, il brusio delle
voci continuava. Si ferm sulla soglia e si guard attorno con uno strano distacco,
come se fosse capitato per caso a una riunione che non lo riguardava minimamente.
Usc: l'aria era umida di pioggia. Si rimise in tasca la busta e cammin senza sapere
dove stava andando.
I dintorni di Oakland, il suo vecchio college erano cambiati. Il Forbes Field, dove
aveva passato tanti pomeriggi seduto sulle gradinate sotto il sole a urlare il suo
entusiasmo dopo una buona battuta di palla, non c'era pi. Dove una volta
risuonavano nell'aria le grida di migliaia di ragazzi ora sorgeva un edificio
universitario. Prese un'altra strada e, per non perdere l'orientamento, segu l'ombra
del monolito grigio della Cathedral of Learning, che si stagliava contro il cielo
notturno.
Camminava senza meta tra la gente che usciva dai ristoranti o dai teatri. Ora
cominciava a capire. La sua vita era girata intorno a un solo gesto: le sue braccia che
affidavano Phoebe a Caroline. Tutte le fotografie che aveva fatto in quegli anni erano
state un tentativo di dare a un altro momento pari sostanza, pari peso. Aveva cercato
di fermare la corsa del mondo, il succedersi degli avvenimenti, ma era stato
impossibile.
Continu a camminare, sconvolto, mormorando qualche parola ogni tanto. Quello
che per tanto tempo era rimasto sepolto in fondo al suo cuore ora si stava
risvegliando, messo in moto dal suo incontro con Caroline. Pens a Norah che era
diventata una donna di successo, che la sera tornava a casa felice dopo una cena con
funzionari di grandi aziende, ebbra di vino e risate. Aveva avuto pi di una storia
d'amore nel corso degli anni, ne era certo e i segreti di entrambi avevano eretto un
muro tra di loro. Qualche volta, la sera, rivedeva, come in un lampo, qualche
immagine del passato: Norah con in braccio Paul piccolino, Norah quando aveva
appena cominciato a lavorare e stava alzata fino a tardi cercando di far quadrare i
conti. Da tempo ormai vivevano come estranei in quella grande casa. Paul ne soffriva
e lui lo sapeva. Aveva cercato di dargli tutto. Aveva cercato di essere un buon padre.
Avevano raccolto i fossili, li avevano identificati, etichettati, esposti in salotto. Lui
non aveva mai perso un'occasione di portarlo a pescare. Eppure, per quanto si fosse
adoperato per rendergli l'esistenza facile e piacevole, la loro vita era costruita su una
menzogna. Aveva voluto che suo figlio non patisse quello che aveva patito lui da
bambino, la povert, l'insicurezza, il dolore. Il suo impegno, tuttavia, non aveva
evitato mancanze, lacune imprevedibili. La menzogna era cresciuta in mezzo a loro,
come un macigno.
Le strade convergevano, l dove s'incontravano i grandi fiumi, il Monongahela e
l'Allegheny, dalla cui confluenza nasceva l'Ohio. Quando era giovane, ancora
studente, si fermava a lungo sull'argine a osservare lo spettacolo delle grandi correnti
che si univano. Infinite volte si era spinto fino a tenere la punta dei piedi sospesa
sopra la superficie scura dell'acqua e si era chiesto, assorto, quali possibilit avrebbe
avuto di nuotare fino a riva, se fosse caduto. Adesso, come allora, mentre sentiva il
vento tagliente colpirlo attraverso la stoffa del vestito, guardava l'acqua scorrere. Un
rimpianto fugace si accese come un lampo nel grigiore della sua stanchezza: peccato
non avere la macchina fotografica per fermare quel momento.
In basso l'acqua vorticava, la schiuma bianca urtava contro i pali di cemento
sollevando spruzzi violenti. Si mise in punta di piedi sul bordo di cemento. Se fosse
caduto o si fosse buttato in acqua senza riuscire a raggiungere l'altra riva, avrebbero
trovato poche cose su di lui: un orologio che portava inciso il nome di suo padre, il
portafogli con duecento dollari in contanti, la patente, un sassolino raccolto sulla riva
del torrente vicino alla casa della sua infanzia che teneva in tasca da trent'anni. E la
busta con le fotografie, nel taschino all'altezza del cuore. Al suo funerale avrebbero
presenziato in molti. Il corteo funebre si sarebbe esteso per vari isolati. Forse a
Caroline la notizia della sua morte non sarebbe mai arrivata. E ancora meno sarebbe
arrivata fino al luogo dov'era nato. Pens a quel giorno, tanti anni prima, in cui aveva
ricevuto la lettera di ammissione all'universit. L'aveva portata al piano di sopra e
l'aveva messa sul tavolino vicino al letto. Era troppo nervoso per aprirla. Si era
imposto di calmarsi e solo dopo due ore l'aveva letta: era stato accettato all'universit
con una borsa di studio che copriva interamente le spese. Era rimasto seduto sul
bordo del letto, troppo stordito e incredulo per concedersi di essere veramente felice.
Abbiamo il piacere d'informarla...
Poi aveva visto che c'era un errore: il nome scritto sulla lettera non era il suo.
L'indirizzo era giusto e anche la data di nascita e il numero della previdenza sociale.
Lui si chiamava David come suo padre e Henry come suo nonno, e i nomi c'erano
tutti e due, ma mancava il cognome. Forse la segretaria era stata interrotta da una
telefonata. O forse stava pensando al suo fidanzato che sarebbe venuto a prenderla
con un mazzo di fiori. Magari una porta aveva sbattuto, si era sentito un rumore di
passi, era il direttore che stava arrivando e lei si era ripresa subito, aveva dato un
colpetto al carrello della macchina da scrivere ed era andata a capo. Cos sul foglio
erano rimasti solo quei due nomi, David e Henry.
Ma lui aveva anche un cognome: McCallister, e quello era andato perso.
Non ne aveva mai parlato con nessuno. Era andato al college e si era iscritto come
David Henry, un personaggio senza storia, sgravato del peso del passato. Libero di
ricominciare da capo. All'inizio, quando si era sentito disorientato tra quei compagni
pi ricchi di lui, aveva alluso vagamente a lontane ma importanti ascendenze,
rievocando a proprio sostegno bisnonni e trisavoli che non aveva mai avuto. Il nome
glielo aveva consentito: Patrick Henry era stato uno statista e un oratore illustre.
Questo era il regalo che aveva voluto fare a Paul: un posto nel mondo che nessuno
potesse contestare.
Il vento aumentava, cominci a piovere. Sent in gola un sapore aspro, si pieg a
terra, carponi e con le mani appoggiate sui sassi freddi: vomit finch non ebbe pi
niente nello stomaco. Rimase l a lungo, nell'oscurit. Poi, lentamente si alz in piedi,
si pul la bocca con il dorso della mano e s'incammin di nuovo verso la citt.
...
Pass tutta la notte seduto al capolinea del Greyhound, dormicchiando e
svegliandosi ogni tanto con un sussulto. La mattina prese l'autobus per andare alla
vecchia casa della sua infanzia, nel West Virginia. Dopo sette ore, l'autobus si ferm,
come sempre, all'incrocio tra la Main e la Vine e prosegu, lasciando David davanti al
negozio di alimentari, ormai chiuso da molto tempo, le finestre coperte da pannelli di
compensato.
La strada era silenziosa, un giornale era stato spinto dal vento contro il palo del
telefono, le erbacce crescevano dove il cemento del marciapiedi era spaccato. La sete
gli bruciava la gola come un fuoco. Dall'altra parte della strada, due uomini di mezza
et, uno calvo e uno con capelli grigi e radi lunghi fino alle spalle, giocavano a dama
seduti sotto il portico. Alzarono gli occhi a guardarlo incuriositi, sospettosi e, per un
attimo, David immagin come doveva apparire, spettinato, gli occhi stanchi e i
pantaloni spiegazzati e macchiati di fango. Da ragazzo non si era mai ambientato in
quel luogo, l nella stanza sopra il negozio di alimentari, con i libri sparsi sul letto; la
nostalgia di casa era cos forte che qualche volta gli impediva di concentrarsi nello
studio. Anche quando tornava in montagna, tuttavia, non era sereno. Nella piccola
casa di legno dei suoi genitori, incassata nel fianco della collina, le ore passavano
lente, una dopo l'altra, scandite dai brevi colpi secchi della pipa che suo padre batteva
contro la sedia per vuotarne il fornello, dai sospiri di sua madre, dai passi di sua
sorella che si aggirava per casa. Anche l gravava la solitudine, pesante come i petali
di un fiore appassito.
Salut con un cenno della testa i due uomini e si allontan. I loro sguardi lo
seguirono.
Era pomeriggio avanzato. Quasi certamente Norah era ancora all'agenzia e Paul, in
camera sua, riversava nella musica l'insoddisfazione che accompagnava le sue
giornate. Lo aspettavano a casa quella sera, ma lui non sarebbe tornato. Prima di
avvertirli, doveva decidere che cosa fare. Prosegu lungo il marciapiedi. Teneva le
braccia strette al petto, per scaldarsi. Sembrava ancora inverno l intorno: tra i sassi e
le erbacce la neve tardava a sciogliersi e non c'era traccia dei gigli selvatici che
coloravano i prati tanti anni prima. Arriv alla strada che portava fuori citt. Si tenne
sulla striscia d'erba del bordo, perch le automobili correvano veloci e spruzzavano la
fanghiglia da sotto le ruote. Una volta il traffico era scarso. Ricordava che prima di
veder comparire un'automobile la sentiva arrivare da lontano e, di solito, al volante
c'era qualcuno che conosceva e gli offriva un passaggio. Gli chiedeva le solite cose,
Come sta la mamma, come sta il pap, ha reso bene il terreno quest'anno?, poi
cadeva il silenzio perch l'uomo al volante era attento a quello che si poteva o non si
poteva dire a quel ragazzo cos intelligente che aveva vinto la borsa di studio e aveva
una sorella cos malata. Esisteva allora, in montagna, e forse al mondo, una teoria
della compensazione in base alla quale se la vita ti regalava una cosa
contemporaneamente doveva togliertene un'altra. Tuo cugino  bello, ma tu sei
intelligente. Un complimento era un fiore che aveva sempre la sua spina. In questo
modo l'universo manteneva un equilibrio rassicurante. Quando qualcuno parlava dei
suoi studi, David si sentiva accusato di aver ottenuto qualcosa che non meritava fino
in fondo.
C'era una curva e poi un'altra ancora. Era la strada che June chiamava ballerina.
I ruscelli scorrevano veloci lungo i fianchi ripidi delle colline, le case erano poche. Le
roulottes, sparse qua e l, sembravano gioielli a buon mercato ossidati dall'aria: il
turchese, l'argento, il giallo, tutto aveva assunto uno sbiadito color crema. Ecco
l'acero, la roccia a forma di cuore, la curva dove erano state piantate tre croci
bianche, ornate di fiori e nastri scoloriti. Sal, seguendo il corso del ruscello. Il
sentiero era ricoperto di vegetazione ma non era scomparso.
Cammin quasi un'ora prima di arrivare alla vecchia casa: era grigia, con il tetto
incurvato e qualche persiana mancante. Si ferm, talmente immerso nel passato da
immaginare di poter vedere sua madre scendere i gradini con il secchio dell'acqua e
sua sorella seduta sotto il portico. Dopo la morte di June, i suoi genitori erano rimasti
in quella casa il pi a lungo possibile perch non volevano lasciare la terra coltivata.
Ma non avevano resistito: suo padre era morto presto e sua madre si era trasferita al
nord, dove aveva una sorella e dove c'era la speranza di trovare lavoro in una
fabbrica di automobili. Lui, da Pittsburgh, era tornato a casa di rado, e dopo la morte
di sua madre non c'era pi andato.
Sal i gradini. La porta era aperta. All'interno l'aria era fredda e sapeva di muffa.
Solo la stanza al piano terreno era rimasta intatta, al piano di sopra il tetto era crollato
sulle camere da letto. Sulle pareti c'erano macchie di umido e fessure cos larghe che
si intravedeva il cielo. Dalla morte dei suoi genitori, nessuno aveva pi abitato in
quella casa. Eppure, sulla vecchia cucina a legna, c'era una padella con dell'olio
rappreso: non era rancido, o almeno cos gli parve quando si chin a sentirne l'odore.
In un angolo c'era un vecchio letto di ferro con una trapunta consumata uguale a
quelle che cucivano sua madre e sua nonna. La tocc: era umidiccia. Il letto non
aveva il materasso, solo uno strato di coperte stese sopra le assi. Il pavimento era
pulito e c'erano tre fiori di croco in un vaso sul davanzale della finestra.
La casa era abitata da qualcuno. Un soffio di vento attravers la stanza e agit una
quantit di ritagli di carta appesi dappertutto, al soffitto, alle finestre, sopra il letto.
Rappresentavano delle scene domestiche e campestri: una festa popolare, un salottino
con il camino acceso, un picnic. Delicati, minuziosi, con il loro fruscio davano alla
vecchia casa un'aria di mistero.
Chi era stato cos bravo e cos paziente? Pens alle sue fotografie, a cui chiedeva di
fissare un momento speciale e farlo durare nel tempo. Si mise a sedere sul letto.
Aveva mal di testa. Si distese e si copr con la trapunta. Dalle finestre entrava una
tenue luce grigia. La tavola sgombra, la cucina a legna, tutto sapeva di muffa. Le
pareti erano coperte da strati di giornali che in qualche punto si staccavano in strisce
sottili. La sua era stata una famiglia povera, tutti lo sapevano. Non era colpa di
nessuno, o forse s. Ecco perch tutto andava conservato e utilizzato, i vecchi motori,
le lattine vuote, le bottiglie del latte abbandonate sui prati: una formula contro il
bisogno, un argine contro il dilagare della povert. Quando lui era piccolo, un
bambino che si chiamava Daniel Brinkerhoff si era arrampicato dentro un vecchio
frigorifero, ci era caduto dentro ed era morto soffocato. David ricordava i mormorii, i
bisbigli, il cadavere di Daniel disteso tra le candele accese in una casetta di legno
identica alla loro. La madre piangeva, ma non era questo che lo aveva colpito: non
era ancora abbastanza grande, non capiva che cos'era il dolore, non era impressionato
dal potere della morte. Per ricordava nettamente le parole dette dal padre del
bambino. Perch mio figlio? Era sano, forte. Perch non  morta quella bambina
ammalata ? Se qualcuno doveva morire, perch mio figlio invece di lei?
Chiuse gli occhi, avvolto dal silenzio. Pens a tutti i rumori che riempivano la sua
giornata a Lexington: i passi e le voci nei corridoi, il trillo insistente del telefono, il
bip del cercapersone che, in auto, interferiva con la musica trasmessa dalla radio. E a
casa Paul e la chitarra, Norah che parlava al telefono con i clienti, le chiamate
dall'ospedale a met della notte. Adesso no. L, in quel momento, c'era solo il soffio
del vento che agitava le vecchie foglie e, in lontananza, il mormorio dell'acqua del
ruscello. Un ramo sbatt contro il muro esterno. Aveva freddo: punt i talloni e si
mise a sedere sul letto per potersi avvolgere meglio nella trapunta. Nel voltarsi, sent
scricchiolare le foto che aveva nel taschino. Rabbrivid per il freddo e per la
stanchezza e quando chiuse gli occhi rivide i due fiumi che si univano, il turbinare
delle acque scure. Rest con gli occhi chiusi, solo per qualche minuto, solo per
riposare. Sotto quell'odore di stantio, c'era la traccia di qualcosa di dolce, di
zuccherino. Sua madre aveva comprato lo zucchero in citt e lui riusciva quasi a
sentire il sapore della torta di compleanno. Stavano arrivando i vicini, che abitavano
un po' pi in basso sulla collina: si sentivano le loro voci salire lungo il pendio, i
vestiti delle donne sfioravano l'erba alta, gli uomini indossavano giacca e pantaloni
scuri e gli stivali. I bambini correvano qua e l gridando davanti alla casa, poi si
riunivano sotto il portico a mettere il gelato nel contenitore di latta tra due strati di
ghiaccio e sale grosso: quando si era raffreddato ben bene, sollevavano il coperchio e
con il mestolo si riempivano le scodelle di crema fredda e dolce.
Forse June era gi nata, forse quello era stato il giorno del suo battesimo. Sua
sorella era come tutti gli altri bambini, allora. Agitava le mani nell'aria, le metteva
sulla faccia di chi si chinava a darle un bacio. In quel caldo giorno d'estate, avevano
fatto festa. Erano venuti l'autunno e l'inverno. June era cresciuta, qualche volta
riusciva a stare seduta e qualche volta no, poi aveva compiuto un anno, ma era troppo
debole per camminare. Era tornato l'autunno e un cugino era andato a trovarli con il
figlio che aveva circa la stessa et di June: non solo camminava ma correva per il
giardino. Allora avevano capito che qualcosa non andava. Lui aveva visto sua madre
guardare suo cugino e piangere, poi con un profondo sospiro era rientrata in casa e la
vita era andata avanti cos. Quel dolore lo aveva accompagnato per sempre. Era il
dolore che aveva cercato di risparmiare a Norah e a Paul, ma era servito solo a
crearne molti altri.
David, aveva detto sua madre quel giorno, affrettandosi ad asciugarsi gli occhi,
togli quelle carte dal tavolo e va' a prendere l'acqua e la legna. Subito. Renditi
utile.
E lui si era reso utile. Si erano chiusi in s stessi, senza mai vedere nessuno tranne
che ai battesimi e ai funerali, finch Daniel Brinkerhoff non era rimasto chiuso nel
frigorifero. Erano tornati dalla veglia funebre seguendo la strada lungo il ruscello,
guidati dall'abitudine perch non c'erano luci. June era in braccio a suo padre, sua
madre non aveva pi lasciato la casa in montagna fino al giorno in cui si era trasferita
a Detroit.
...
Secondo me tu non puoi renderti utile in nessun modo, stava dicendo la voce.
David, ancora mezzo addormentato, non cap se stava sognando o se aveva sentito il
rumore del vento tra gli alberi. Gli facevano male i polsi, era confuso. Apr gli occhi e
si guard in giro.
Lei era in piedi vicino alla cucina a legna, a poco pi di un metro da lui. Sopra una
calzamaglia pesante verde oliva, aveva una felpa color ruggine a strisce arancioni e
sopra ancora una camicia da uomo a quadri verdi e neri. Portava dei guanti a cui
aveva tagliato la punta delle dita e stava friggendo delle uova. David si rese conto di
aver dormito molto perch fuori ormai era buio, e nella stanza erano state accese le
candele. Dalla padella schizz dell'olio e la mano della ragazza si ritrasse di scatto.
David rest a guardare per qualche minuto, in silenzio: le maniglie annerite della
cucina che sua madre lucidava con tanta energia, le unghie rosicchiate della ragazza,
il riflesso delle candele sui vetri delle finestre. Lei prese il sale e il pepe dal ripiano e
David osserv la luce muoversi sulla sua pelle, sui suoi capelli.
Cerc di mettersi a sedere, ma non ci riusc: non poteva muovere le mani. Volt la
testa e si accorse di avere i polsi legati alle colonnine del letto: uno era bloccato con
una sciarpa sottile di chiffon rosso, l'altro da grossi fili ritorti di uno spazzolone per i
pavimenti. Lei lo sent agitarsi e si volt, battendo il cucchiaio di legno sul palmo
della mano.
Il mio ragazzo torner a casa tra un minuto o due, afferm.
David si lasci ricadere con la testa sul cuscino. La ragazza era esile, leggera, non
pi vecchia di Paul, anzi forse pi giovane.
Come ti chiami? chiese.
Rosemary, rispose, poi aggiunse, incerta: ma non credo ti interessi.
Rosemary, ripet David e gli venne in mente il cespuglio profumato che Norah
aveva piantato in giardino. Saresti cos gentile da slegarmi?
No, disse la ragazza con voce squillante. Non se ne parla neanche.
Ho sete.
Lei lo guard per un momento; aveva gli occhi castani e un'espressione
circospetta. Infine usc e torn con una tazza di metallo piena di acqua del ruscello.
Grazie, disse David, ma non posso bere stando disteso.
Rosemary and a dare una mescolata alle uova che sfrigolavano nella padella, poi
frug in un cassetto e prese una cannuccia di plastica sporca, avanzo di una sosta in
un fast-food, e la mise nella tazza.
Bevi con questa, disse, se hai sete ce la puoi fare.
David sporse la testa e succhi avidamente l'acqua dalla cannuccia. Rosemary
mise le uova su un piatto di metallo azzurro e si sedette al tavolo. Mangiava in fretta,
spingendo le uova sulla forchetta con l'indice della mano sinistra. David vide che era
assorta in pensieri suoi, come se lui non ci fosse. Intu che il ragazzo che doveva
tornare a casa da un momento all'altro non esisteva. Rosemary viveva sola.
Questa era la casa dei miei genitori, disse. Veramente sarebbe ancora mia, a
casa ho i documenti che lo comprovano. Legalmente avresti commesso una
violazione di domicilio.
Rosemary sorrise. Pos con cura la forchetta al centro del piatto e disse: Sei
venuto a far valere i tuoi diritti?.
La luce tremolante delle candele le faceva brillare le guance, i capelli. Era molto
giovane, ma da tutta la sua persona trasparivano forza, orgoglio e tenacia.
No. David pens a com'era diventato strano quel viaggio, cominciato a
Lexington la mattina prima.
Allora perch sei venuto qui? Rosemary spinse il piatto in mezzo al tavolo.
Aveva le mani ruvide.
Mi chiamo David Henry McCallister. Le disse il suo vero nome, come non
faceva pi da tanto tempo.
Non conosco nessun Mccallister, rispose Rosemary, ma non sono di queste
parti.
Quanti anni hai? Quindici?
Sedici, precis Rosemary, poi aggiunse: Sedici, venti, quaranta, scegli tu.
Va bene sedici. Ho un figlio pi vecchio di te, si chiama Paul.
Un figlio, pens David, e una figlia.
Davvero? chiese Rosemary, ma non sembrava molto interessata.
Riprese a mangiare.
Perch non mi sleghi? chiese, con voce rauca, sono un medico. Sono
inoffensivo.
Va bene. Rosemary si alz e mise il piatto nel lavandino. Guardandola di profilo
si accorse che era incinta. Non da molto, quattro o cinque mesi.
Senti,  vero che sono un medico. Ho la tessera nel portafogli. Puoi guardare, se
vuoi.
Rosemary non rispose, lav il piatto e la forchetta e li asciug accuratamente con
uno strofinaccio. David pens di nuovo a com'era strano trovarsi l, nella casa
dov'era stato concepito, dov'era nato e cresciuto e dove ora c'era invece questa
ragazza sconosciuta.
Lei si avvicin e gli tolse di tasca il portafogli. Dispose con ordine, sul tavolo, tutto
quello che conteneva: soldi, carte di credito, qualche conto, appunti e qualche
pezzettino di carta.
S, questa  la tua fotografia, disse Rosemary, scrutando la sua tessera
dell'ordine dei medici alla luce incerta delle candele.
Hai visto? Sono io, quello.
D'accordo, disse, tenendo in mano la sua carta d'identit, sei un medico, e con
questo? Che differenza fa?
Vuol dire che non ti far del male, Rosemary.  scritto anche nel giuramento di
Ippocrate: mi asterr dal recar danno e offesa... Lei gli diede una rapida occhiata.
Lo diresti comunque, anche se volessi uccidermi.
David guard i suoi capelli in disordine, i suoi occhi scuri e limpidi. Ho delle
fotografie, qui nel taschino. Tocc, attraverso la stoffa, l'angolo della busta.
Guardale, per piacere. Sono le fotografie di mia figlia, ha la tua et.
Rosemary gli infil la mano nel taschino della camicia e lui sent il suo profumo.
Come si chiama? chiese Rosemary, guardando prima una fotografia poi l'altra.
Phoebe.
Phoebe. Un nome carino. Anche lei  carina.  il nome di sua madre?
No. David si ricord che Norah, prima dell'anestesia, gli aveva detto i nomi che
avrebbe scelto, Paul per un maschio e Phoebe per una bambina. Caroline aveva
rispettato il suo desiderio.  il nome di una prozia da parte di madre. Io non l'ho mai
conosciuta.
Io porto il nome delle mie due nonne, disse Rosemary e si scost i capelli dal
viso con la mano coperta dal guanto. David la immagin seduta con la sua famiglia a
un altro tavolo, illuminato da un'altra lampada. Prov un forte desiderio di
abbracciarla, portarla a casa, proteggerla. Rose, la nonna paterna e Mary l'altra.
La tua famiglia sa che sei qui?
Lei scosse la testa. Non posso tornare a casa, disse. Nella sua voce si intuivano
angoscia e collera. Non torner mai. Non voglio.
Perch no?
Rosemary batt due volte un dito sulla fotografia di Phoebe. Hai detto che ha la
mia et?
Pi o meno.  nata il 7 marzo del 1964.
Io sono nata nel febbraio del 1966, disse Rosemary. Le tremavano un po' le
mani mentre posava sul tavolo le fotografie. Mia madre voleva farmi una festa di
compleanno: sedici candeline. Lei appartiene alla categoria dei fronzoli rosa.
Volt la testa verso la finestra buia. Di nuovo David avrebbe voluto consolarla,
come in passato avrebbe voluto consolare June, sua madre, Norah, ma non ci riusc.
Si sent bloccato, immobilizzato nel tempo come una delle sue fotografie. La forza
che lo tratteneva era profonda e dolorosa. Aveva pianto una sola volta per June, in
piedi vicino a sua madre, sulla collina quando, con la Bibbia in mano, aveva letto il
Padrenostro davanti alla terra che aveva appena ricoperto la tomba. Phoebe  mia
figlia, disse, stupito delle proprie parole ma irragionevolmente spinto a raccontare la
sua storia, quel segreto che aveva tenuto dentro di s per tanti anni, ma non l'ho mai
pi vista da quando  nata. Esit, poi aggiunse: L'ho abbandonata.  ammalata, ha
la sindrome di Down, cio  disabile. L'ho abbandonata. Non l'ho mai detto a
nessuno.
Lo sguardo alterato di Rosemary lo colp come una freccia. Questo significa fare
del male.
S, rispose, ho fatto questo.
Rimasero a lungo in silenzio in quella stanza dei ricordi. Aveva perso tutto ormai,
anche sua figlia. Cerc di allontanare il dolore, come aveva sempre fatto, ma le
lacrime gli scesero lungo le guance e non riusc a fermarle. Rosemary, seduta vicino
al tavolo, era seria e immobile. I loro sguardi s'incontrarono: lei non abbass gli
occhi e fu un momento di comunicazione intensa.
Mi dispiace, disse, cercando di controllarsi,  da tanto che non venivo qui.
Rosemary non rispose e lui pens che doveva averlo scambiato per un pazzo.
Quando nasce il bambino?
Rosemary spalanc gli occhi, sorpresa. Tra cinque mesi, credo.
L'hai lasciato il tuo ragazzo, vero? chiese David a voce bassa, con cautela.
Forse non voleva il bambino.
Rosemary volt la testa, ma David fece in tempo a vedere che aveva gli occhi pieni
di lacrime.
Scusami, le disse, non volevo essere indiscreto.
Non importa, non ho perso molto.
Lui dov'? Dove vive?
In Pennsylvania, rispose Rosemary, dopo un lungo silenzio. Vicino a
Harrisburg. Una volta qui, in questa citt, abitava una mia zia, si chiamava Sue
Wallis. Adesso  morta. Quando ero piccola venivamo su queste colline, io me ne
andavo in giro tutto il giorno. Questa casa era sempre vuota, ci venivo a giocare con
gli altri bambini.  stato il periodo pi bello della mia vita, non riesco a credere che
esista un posto al mondo che mi piaccia come questo.
David fece segno con il capo che aveva capito, neanche lui aveva dimenticato il
fruscio silenzioso degli alberi nel bosco. Slegami, disse di nuovo.
Rosemary rise e si asciug gli occhi. Perch? Perch dovrei slegarti? Siamo soli,
non c' in giro nessuno, sarei una stupida se lo facessi.
Si alz, prese le forbici e un mucchietto di fogli dal ripiano sopra la cucina.
Cominci a tagliare, i pezzetti di carta bianca le volavano intorno, le fiammelle delle
candele tremolavano al minimo soffio d'aria. Aveva un'espressione attenta,
concentrata, decisa come quella di Paul quando suonava.
Sai che sono bellissimi i tuoi ritagli? disse.
 stata la mia nonna Rose a insegnarmi come si fa. Si chiamano Scherenschnitte.
Lei da piccola viveva in Svizzera dove credo che non facciano altro dalla mattina alla
sera.
Sar preoccupata per te.
 morta l'anno scorso. Rosemary s'interruppe per concentrarsi meglio sul
lavoro. Fare i ritagli mi aiuta a pensare a lei.
Hai fin dall'inizio un'idea di quello che vuoi realizzare?
L'idea  gi nella carta, io devo farla venir fuori.
Ho capito.  cos anche per le fotografie, sono gi l, vanno solo scoperte.
Giusto. Rosemary volt il foglio. Giustissimo.
Che cosa intendi fare di me? chiese David.
Lei rest zitta e continu a tagliare.
Devo andare in bagno.
L'aveva detto con la speranza di indurla a liberarlo, ma era anche la verit. Lei
riflett un momento, poi pos forbici e foglio e spar senza una parola. Lui sent che
si muoveva davanti alla casa. Dopo poco la vide tornare con un vasetto di burro di
arachidi vuoto.
Rosemary, non scherziamo. Slegami, per piacere.
Come hai potuto abbandonarla?
La fiamma della candela fece brillare le lame delle forbici. David ripens allo
scintillio del bisturi per l'episiotomia e al suo sforzo per trovare la calma necessaria a
eseguire l'intervento; ripercorse il succedersi degli avvenimenti di quella notte che
aveva trasformato la sua vita.
 questo che ti spaventa? le disse. Hai paura di abbandonare il tuo bambino?
No, so che non lo far mai, ribatt lei, l'espressione ferma, determinata.
Ho capito di aver sbagliato quando era troppo tardi per rimediare, disse David.
Non  mai troppo tardi.
Tu hai solo sedici anni. Credimi, qualche volta pu essere davvero troppo tardi.
Lei si irrigid per un istante e non rispose, ma continu a ritagliare in silenzio.
David cerc di spiegarle. Parl della neve, dell'emergenza. Le disse per quanto tempo
si fosse come guardato vivere dall'esterno, anche se ogni mattina, per tutti quegli
anni, aveva pensato che forse sarebbe stato quello il giorno in cui avrebbe messo tutto
a posto. Ma Phoebe non c'era, non riusciva a trovarla: come poteva dirlo a Norah? Il
segreto era cresciuto nel loro matrimonio come una vite insidiosa, attorcigliata:
Norah beveva troppo, aveva squallide storie d'amore, lui fingeva di non
accorgersene, cercava di perdonarla, perch sapeva che all'origine la colpa era sua.
Faceva una fotografia dopo l'altra, come se potesse fermare il tempo o creare
un'immagine tanto forte da poter oscurare quella del momento in cui aveva affidato
sua figlia a Caroline Gill.
Ora che aveva cominciato a parlare non poteva pi fermarsi.
Rosemary ritagliava la carta e ascoltava. Il suo silenzio lo faceva sentire libero.
Parl finch le parole fluirono pi lente, cominciarono a dissolversi e infine
cessarono del tutto.
Le forbici scintillarono e il foglio scivol a terra quando lei si alz. David chiuse
gli occhi, ebbe paura perch aveva visto accendersi di collera il viso di Rosemary.
Sent i suoi passi e poi il freddo delle forbici sulla pelle.
La tensione sui polsi si allent. Apr gli occhi e vide Rosemary che si ritraeva: i
suoi occhi brillanti e sospettosi lo fissarono, la mano stringeva le forbici.
Ecco, gli disse, sei libero.
III
Paul! I tacchi alti che battevano sui gradini lucidi erano come uno staccato
musicale. Un momento dopo lei era sulla porta, sottile, elegante, con un tailleur blu,
la gonna stretta e la giacca con le spalline imbottite. Paul, ancora mezzo
addormentato, socchiuse gli occhi e vide quello che vedeva lei: vestiti sparsi sul
pavimento, una montagna pericolante di album e fogli di musica, la vecchia chitarra
buttata in un angolo. Norah scosse la testa con un sospiro. Alzati, Paul, disse.
Subito.
Paul si tir la coperta sulla testa e cerc di parlare con la voce rauca. Non mi
sento bene. Attraverso il tessuto leggero della coperta scorgeva sua madre con le
mani sui fianchi. Ripens a quello che era successo: suo padre era sparito e per tre
giorni non si era saputo che fine avesse fatto. Poi, la sera prima, era entrato in casa
come se niente fosse e per ore le voci concitate dei suoi genitori erano arrivate
attraverso le scale fino a lui.
Ascolta, disse Norah con un'occhiata all'orologio, so che non stai peggio di
me. Anch'io vorrei dormire tutto il giorno. Dio sa se mi piacerebbe. Ma non posso e
non puoi neanche tu, perci scendi da quel letto e vestiti. Ti accompagno a scuola.
Ho la gola in fiamme, insistette Paul.
Norah esit, chiuse gli occhi, sospir: lui cap di aver vinto.
Per stare casa significa stare a casa davvero, lo ammon sua madre, non
sognarti di andare in giro con il tuo quartetto. E pulisci questo porcile. Parlo sul serio,
Paul. Ho molto da fare.
S, certo, metter in ordine.
Norah si trattenne un momento ancora, senza parlare. Poi disse:  difficile, lo so.
Lo  anche per me. Vorrei restare a tenerti compagnia, ma ho promesso a Bree di
accompagnarla dal medico.
Paul si sollev, puntandosi sui gomiti, spaventato dal tono cupo di quelle parole.
Sta male?
Norah fece segno di no con la testa, ma teneva il capo rivolto verso la finestra e lui
non pot guardarla negli occhi. Credo di no, ma ha fatto degli esami e mi sembra un
po' preoccupata.  naturale. Le ho promesso che l'avrei accompagnata fin dalla
settimana scorsa, prima che succedesse questa storia con tuo padre.
Fai bene ad accompagnarla, io non ho bisogno di niente, disse, anche se, forse,
avrebbe preferito che sua madre restasse un po' con lui.
Non credo che star via molto. Finita la visita, verr subito a casa.
Dov' pap?
Non ne ho idea. Non  a casa, ma cosa c' di strano in questo?
Paul non rispose e chiuse gli occhi. "Infatti", pens, "non  strano che non sia a
casa."
Norah gli fece una carezza e poi se ne and. La porta a pianterreno si apr e si
richiuse e dall'anticamera arriv la voce di Bree. Negli ultimi anni lei e sua madre
erano state molto vicine, al punto che ormai si assomigliavano. Come Norah, anche
Bree aveva colpi di sole nei capelli. Era sempre la stessa: simpatica, senza pregiudizi.
Lo aveva incoraggiato a seguire la propria natura e a presentare la domanda di
iscrizione alla Juilliard. Riusciva a procurare molto lavoro a sua madre, diceva che
erano due forze complementari e secondo Paul aveva ragione: erano come punto e
contrappunto, una non poteva esistere senza l'altra.
Sent lo scatto della porta d'ingresso che si chiudeva, si mise a sedere sul letto e
stiracchi le braccia. Era libero.
Scese a pianterreno e mangi con le mani maccheroni al formaggio direttamente
dalla pirofila in frigorifero, poi diede un'occhiata agli altri ripiani. Non c'era molto.
Trov dei biscotti al cioccolato e menta, ne prese una manciata e ci bevve sopra un
po' di latte. Un'altra manciata: usc dalla cucina con la bottiglia del latte in mano,
attravers il salotto e and nel piccolo studio di suo padre.
La ragazza era ancora l: stava dormendo. Paul mangi un altro dolcetto e si ferm
a osservarla, lasciando che il cioccolato e la menta gli si sciogliessero lentamente in
bocca. La notte prima, richiamato dalle voci infuriate dei suoi genitori, Paul era
uscito dalla sua stanza per capire che cosa stesse accadendo. Stava per scendere le
scale, ma poi gli era parso meglio fermarsi sul pianerottolo. Suo padre, la barba lunga
e gli occhi infossati, con indosso una camicia bianca che non cambiava da giorni e i
pantaloni sporchi di fango, si reggeva in piedi a fatica; sua madre, in pantofole e
vestaglia, camminava avanti e indietro a braccia conserte; la ragazza, che non aveva
mai visto prima, stava in piedi sulla porta e tormentava con le dita i polsi di un
cappotto nero troppo grande per lei. Le voci dei suoi genitori si accavallavano tra
loro, sempre pi concitate. La ragazza aveva alzato lo sguardo e l'aveva visto. Aveva
orecchie delicate, occhi castani e l'espressione impaurita.
Dopo tre giorni, stava dicendo sua madre, torni a casa, ridotto cos... ma ti sei
visto, David? E con una ragazza! Mi hai detto che  incinta. E io dovrei accoglierla
senza fare domande?
La ragazza, allora, aveva fatto un passo indietro e aveva distolto lo sguardo. Paul
l'aveva vista mettersi le mani sulla pancia, come per proteggersi: aveva notato un
leggero gonfiore. Era rimasto immobile. Il litigio era andato avanti e pareva non
dovesse mai terminare. Alla fine sua madre aveva preso dall'armadio lenzuola,
coperte, cuscini e li aveva gettati per terra di fronte a suo padre che, con gentilezza,
aveva guidato la ragazza nello studio vicino al salotto.
Ora lei dormiva sul divano letto, distesa su un fianco, con una mano vicino al viso.
Paul osserv il palpito lieve delle palpebre, il petto alzarsi e abbassarsi a ogni respiro.
Prov una forte emozione. Aveva fatto l'amore con Lauren Lobeglio. Sei volte dal
mese di marzo. Per settimane lei gli aveva ronzato intorno durante le prove del
quartetto, guardandolo senza parlare: era carina, aveva i capelli lunghi e folti, gli
occhi scuri, era strana. Un pomeriggio erano rimasti soli in garage. Paul era andato a
sedersi su una vecchia sedia ad accordare la chitarra, mentre lei era in piedi vicino
allo scaffale degli attrezzi: si chiedeva se toccasse a lui avvicinarsi e baciarla. Ma era
stata Lauren che era andata da lui: gli si era fermata davanti per un attimo e poi si era
seduta sulle sue ginocchia, con la gonna sollevata sulle gambe sottili. Era una che ci
stava. Le aveva infilato le mani sotto la maglietta e aveva sentito la sua pelle calda, i
suoi seni morbidi. A letto, Lauren emetteva sospiri fantastici e sapeva usare molto
bene le labbra.  minorenne, lo avevano avvertito gli amici e soprattutto Duke
Madison, che l'anno prima aveva dovuto lasciare la scuola per sposarsi. Se rimane
incinta sei fottuto, per sempre.
Paul osserv la ragazza addormentata sul divano, il pallore, i capelli neri, le
lentiggini. Chi era? Suo padre, metodico, prevedibile, puntuale, era all'improvviso
scomparso. Sua madre aveva lasciato passare un giorno e poi aveva avvertito la
polizia. Le avevano risposto in maniera vagamente canzonatoria, almeno fino a
quando non avevano trovato la cartella di suo padre nei bagni del museo di Pittsburgh
e, nella camera d'albergo, la sua valigia. Allora anche alla polizia avevano
considerato pi seriamente la sua assenza. Alcuni testimoni avevano riferito di averlo
visto discutere con una giovane critica d'arte, che aveva poi scritto un brutto articolo
per un quotidiano di Pittsburgh.
Nessun coinvolgimento personale, aveva detto quando era stata interrogata dalla
polizia.
Il terzo giorno, alla sera, Paul e sua madre avevano sentito girare la chiave nella
serratura e suo padre era entrato in casa con quella ragazza che aveva detto di avere
appena conosciuto. Aveva bisogno di aiuto, nessun'altra spiegazione.
Ci sono tanti modi per aiutare gli altri, aveva osservato sua madre in anticamera,
ignorando la presenza della ragazza. Potevi darle dei soldi. Potevi affidarla a
un'organizzazione per ragazze madri. Tante cose potevi fare, ma non sparire senza
una parola e presentarti dopo tre giorni in compagnia di una sconosciuta incinta. Dio
mio, David, ti rendi conto di quello che hai fatto? Avevamo avvertito la polizia.
Credevamo che fossi morto.
Forse ero morto davvero. La stranezza di quella risposta aveva messo a tacere le
proteste di sua madre.
Ora la ragazza dormiva, come se avesse dimenticato tutto. Paul le sfior i capelli,
poi lasci ricadere la mano. Prov l'impulso di distendersi accanto a lei, di tenerla tra
le braccia. Non era come con Lauren, non aveva niente a che vedere con il sesso,
voleva solo sentirla vicina, svegliarsi con lei, passarle una mano sulla curva della
pancia, sfiorarle le guance, tenerla per mano.
Voleva scoprire che cosa sapeva di suo padre.
Lei apr gli occhi e per un momento lo guard come se non lo vedesse, poi si mise
a sedere e si ravvi i capelli. Paul vide che indossava una delle sue vecchie magliette
azzurre con il logo della Kentucky Wildcats stampato sul petto. La t-shirt, scolorita,
aveva le maniche corte e slabbrate: sotto le braccia scoperte si intravedevano la curva
dell'ascella lanuginosa e l'attaccatura del seno.
Che cosa guardi? Lei appoggi i piedi a terra.
Paul scosse la testa. Non sapeva cosa rispondere.
Sei Paul. Tuo padre mi ha parlato di te.
Cosa ti ha detto? Paul sent l'ansia nella propria voce, lo infastid, ma ripet:
Cosa ti ha detto?.
Lei si strinse nelle spalle. Vediamo... Mi ha detto che sei testardo. Che lo odi. Che
sei un genio della chitarra.
Paul si sent arrossire. Spesso pensava che suo padre non lo considerasse nemmeno
o che notasse solo i suoi difetti.
Io non lo odio affatto.
Lei si chin a raccogliere le coperte, poi torn a sedersi tenendosele sulle
ginocchia, e si guard intorno.
Che bella casa. Un giorno o l'altro l'avr anch'io.
Paul rise. Be', ma sei incinta. C'era un'inquietudine in quella risata, come
quando, nel garage, si avvicinava a Lauren Lobeglio, spinto dalla forza irresistibile
del proprio desiderio.
E allora? Sono incinta, non sono mica morta.
Il tono era di sfida, ma venato di paura.
Potrebbe anche succedere.
Lei gli lanci un'occhiata tagliente, ma aveva le lacrime agli occhi.
Scusa,  una sciocchezza che ho detto senza accorgermene, non significa niente.
Lei scoppi a piangere.
Ma chi ti credi di essere? sbott Paul, irritato da quelle lacrime. Cos'hai
creduto di fare appiccicandoti a mio padre e presentandoti qui all'improvviso insieme
a lui?
Io non credo proprio niente, ribatt lei. La violenza di Paul l'aveva riscossa. Ora
si sarebbe difesa. Non ho chiesto io di venire qui,  stata un'idea di tuo padre.
Perch gli sarebbe dovuta venire in mente questa assurdit?
E io cosa ne so! Io abitavo in quella vecchia casa dov'era nato e cresciuto e lui mi
ha detto che non potevo restare.  casa sua, no? La mattina siamo andati in citt, lui
ha comprato i biglietti dell'autobus e siamo partiti. Quell'autobus era veloce come un
aratro, ci ha fatto perdere tutte le coincidenze.
La ragazza si leg i capelli con un elastico.
Quale vecchia casa? chiese, provando una stretta al cuore.
Quella dove tuo padre  cresciuto, te l'ho detto. Io stavo l perch non avevo un
altro posto dove andare.
Lei abbass gli occhi e Paul sent crescere dentro di s un sentimento strano, che
non avrebbe saputo definire. Forse era invidia per quella sconosciuta pallida che
all'improvviso era diventata cos importante nella vita di suo padre. Ti porter a
vedere la mia vecchia casa, un giorno o l'altro, gli aveva detto una volta suo padre,
ma gli anni erano passati e non gliene aveva pi parlato. Paul si ricordava le
fotografie che gli aveva mostrato la mattina dopo il disastro dei suoi amici nella
camera oscura. Questa  mia madre, Paul. Tua nonna.  stata una vita difficile la
sua. Io avevo una sorella, lo sapevi ? Si chiamava June. Cantava bene, le piaceva la
musica, come a te.
Mio padre  un medico, disse.  naturale per lui aiutare gli altri.
La ragazza lo guard e Paul lesse la piet nei suoi occhi.
Cosa c'? le chiese.
Niente. Hai ragione. Io avevo bisogno di aiuto e lui mi ha aiutata. Tutto qui.
Mio padre aveva una sorella. Paul cerc di forzarla a dire qualcosa di pi, per
capire se era vero che era stata proprio l, in quella casa a cui era cos legato.
Lo so. Si chiamava June.  sepolta sulla collina. Siamo stati anche l. La stretta
al cuore si fece pi forte. Perch? Era cos importante che quella ragazza ne sapesse
pi di lui? Perch non riusciva a smettere di pensare che era salita con suo padre sulla
collina, in quel posto che lui non aveva mai visto?
S, va be', siete stati sulla collina, e allora?  disse.
Lei parve voler rispondere, esit per un attimo, poi si alz e and verso la cucina.
Era esile, si muoveva con leggerezza, come una ballerina.
Paul la chiam. Aspetta! ma quando si ferm non seppe cosa dirle.
Avevo solo bisogno di un posto dove stare, disse lei, infine. Non c' altro da
sapere su di me, Paul.
Sent che apriva lo sportello del frigorifero e poi lo richiudeva. Allora torn in
camera sua e prese dall'ultimo cassetto della scrivania la cartelletta con le fotografie
che aveva messo da parte la mattina in cui aveva parlato con suo padre.
Le port sotto il portico insieme alla chitarra: cos come si trovava, scalzo, a torso
nudo, si mise a sedere sul dondolo e intanto, attraverso la finestra, guardava di
sottecchi la ragazza. Lei prese uno yogurt e, dopo aver indugiato davanti alla libreria
di sua madre, scelse un libro e si mise a sedere sul divano.
Paul inizi a suonare. La musica aveva un potere speciale su di lui, lo faceva
entrare in un'altra dimensione: le note si susseguivano, una dopo l'altra, senza
cercarle. Finito il pezzo, chiuse gli occhi e lasci che le vibrazioni si disperdessero
nell'aria.
Bravo. Apr gli occhi. La ragazza venne avanti con un bicchiere d'acqua in
mano e gli si sedette accanto. Tuo padre ha ragione. Saresti capace di ipnotizzare
chiunque con quella musica.
Grazie. Paul abbass la testa perch non voleva che si vedesse quanto piacere gli
davano le sue parole. La musica lo aveva calmato, non provava pi quel rancore,
quella rabbia confusa. Tu suoni?
No. Una volta prendevo lezioni di pianoforte.
Qui c' un pianoforte. Paul fece un cenno verso la porta. Vieni!
Lei sorrise: i suoi occhi erano tristi. Grazie, ma non sono nello stato d'animo
adatto, e poi tu sei troppo bravo, sei come un professionista: mi sentirei imbarazzata a
pestare sui tasti Fr Elise o qualcosa del genere.
Anche Paul sorrise. Fr Elise, lo conosco: potremmo fare un duetto.
Un duetto, ripet lei, aggrottando la fronte, poi alz gli occhi e chiese: Sei
figlio unico?.
A Paul quella domanda parve strana. S e no, rispose. Avevo una sorella. Una
sorella gemella.  morta.
Rosemary annu. Pensi mai a lei?
S, spesso. Non esattamente a lei, ma a come sarebbe stata.
Arross, stupito di aver detto tanto di s a una sconosciuta.
Bene, disse, adesso tocca a te: raccontami qualcosa di personale. Qualcosa che
mio padre non sa.
Lei gli rivolse un'occhiata penetrante.
Non mi piacciono le banane, disse infine. Paul si mise a ridere e poi risero tutti e
due.  vero: non mi piacciono. Che altro? Quando avevo cinque anni sono caduta
dalla bicicletta e mi sono rotta un braccio.
Anch'io mi sono rotto un braccio, ma di anni ne avevo sei e sono caduto da un
albero. Voglio mostrarti una cosa.
Appoggi la chitarra sul dondolo e prese le vecchie fotografie sgranate, in bianco e
nero.
Riconosci questo posto?  qui che hai incontrato mio padre?
Lei le osserv con attenzione e assent. Adesso la casa  diversa, ma la riconosco.
Ormai non ci abita pi nessuno.  vuota. Il vento passa dappertutto perch le finestre
sono rotte. Quando ero piccola correvo su e gi per quelle colline con i miei cugini ed
entravamo a giocare in quella casa. Loro dicevano che c'erano i fantasmi, ma a me
piaceva tanto. Non so perch, ci andavo anche da sola, era il mio luogo segreto. Me
ne stavo l a sognare quello che avrei fatto da grande.
Paul riprese le fotografie e le guard, come aveva gi fatto tante volte, cercando
una risposta a tante domande.
Questo, per, non lo avevi sognato.
No, rispose lei a bassa voce. Mai.
Restarono zitt per un po'. La luce del sole si insinuava obliqua tra i rami degli
alberi.
Bene. Adesso  il tuo turno , disse la ragazza voltandosi. Dimmi qualche cosa
che tuo padre non sa.
Andr alla Juilliard School, rispose Paul e le parole si rincorsero rapide nell'aria,
come la musica di poco prima. Non l'aveva ancora detto a nessuno, solo a sua madre.
Sono risultato primo nella lista dei candidati. Ho ricevuto la lettera nei giorni scorsi,
quando lui non c'era.
Fantastico! Rosemary sorrise, ma sembrava malinconica. Dal nome credevo
che fosse una specie d'insalata, invece  una scuola. Ho sempre pensato che
dev'essere bello andare al college.
Paul si rese conto solo allora di quello che lei aveva perduto. Devi andarci anche
tu, disse.
Ci andr. Questo  certo.
Paul cap che il suo orgoglio nascondeva la paura. Mi aspettano tempi difficili,
disse, mio padre aveva in progetto per me una carriera pi sicura. Non gli piace
l'idea che faccia il musicista.
Non puoi esserne sicuro. Lei gli rivolse uno sguardo penetrante. Tu non
conosci tutta la storia di tuo padre.
Paul non seppe cosa rispondere. Restarono in silenzio. La spalliera di clematidi
bianche e rosse che li divideva dalla strada non permise loro di accorgersi subito
dell'arrivo delle due auto di suo padre e sua madre, una dietro l'altra, a quell'ora
inconsueta del giorno. Lui e Rosemary si scambiarono un'occhiata. Sentirono le
portiere, poi dei passi e infine le voci di David e Norah di l dal portico.
Oggi, stava dicendo sua madre. Questa settimana. Se solo sapessi, David, che
dolore ci hai dato.
Scusami. Hai ragione, avrei dovuto telefonare.
Tutto qui? Se io me ne andassi e tornassi indietro dopo un po' di giorni in
compagnia di un bel ragazzo, tu che cosa penseresti?
Ci fu un silenzio e Paul si ricord dei vestiti di sua madre ammucchiati sulla
spiaggia. Ripens a tutte le serate in cui non era tornata a casa prima di mezzanotte.
Quanto lavoro, sospirava. Si toglieva le scarpe in anticamera e andava subito a letto.
Guard Rosemary, che pareva occupata a osservarsi le mani, e non stacc gli occhi da
lei mentre continuava ad ascoltare.
 solo una ragazzina, disse. Ha sedici anni,  incinta, viveva da sola in una casa
abbandonata. Non potevo lasciarla l.
Sua madre tacque.
Che cos', la crisi di mezza et? la sent dire infine.
La crisi di mezza et? ripet suo padre, calmo. Forse. A Pittsburgh ho capito
che ho vissuto la mia vita senza fermarmi mai, senza guardarmi indietro. Sono
tornato nella mia vecchia casa per cercare di capire delle cose. E l ho trovato
Rosemary. Non mi  parsa una coincidenza: non so, non riesco a spiegarmi senza
correre il rischio di sembrare un pazzo. Non sono innamorato di lei, se  questo che
credi.
Rosemary teneva la testa bassa, evitava di guardare Paul: si mordeva le unghie e le
si erano arrossate le guance.
Non so che cosa pensare, disse sua madre lentamente. Proprio in questi giorni...
Sai dove sono stata oggi? Ho accompagnato Bree dall'oncologa. La settimana scorsa
aveva fatto una biopsia al seno sinistro. Le prospettive sono buone, il tumore 
piccolo, ma  maligno.
Non lo sapevo, Norah. Mi dispiace tanto.
No, non toccarmi, David.
Chi la opera?
Ed Jones.
 il migliore.
Ci mancherebbe che non lo fosse. David, la tua crisi era l'ultima cosa di cui
avessi bisogno.
Paul ebbe la sensazione che il mondo si fermasse. Pens a Bree, al suo sorriso
pronto, al tempo passato insieme mentre lui suonava e lei ascoltava, senza bisogno di
parlare. Non poteva immaginare il mondo senza di lei.
Sent suo padre che diceva: Che cosa vuoi? Che cosa vuoi da me, Norah? Posso
restare o andarmene, scegli tu, ma non mander via Rosemary, perch non ha una
casa!.
Paul trattenne il respiro. Voleva sapere che cosa avrebbe risposto sua madre e nello
stesso tempo avrebbe preferito che non rispondesse mai. Sbott: E io?. Sussult nel
sentire la propria voce. Il mio parere non conta niente?
Paul!
Sono qui, prese in mano la chitarra, sotto il portico, insieme a Rosemary.
Vide suo padre salire i gradini. Era diverso dalla sera prima: aveva i vestiti in
ordine, si era fatto la barba. Appariva magro e stanco. Come sua madre, che lo aveva
raggiunto e gli stava accanto.
Andr alla Juilliard, pap, disse Paul, ho avuto la risposta nei giorni scorsi,
hanno accettato la domanda. Ci andr.
Si aspettava che suo padre gli ricordasse, come al solito, l'inaffidabilit di una
carriera basata sulla musica, e che gli consigliasse di coltivarla per il proprio piacere,
dedicandosi contemporaneamente a una vera professione. A quel tipo di
ragionamento, fermo e autorevole, avrebbe potuto reagire dando libero sfogo alla
propria collera, si sentiva gi pronto: invece vide che suo padre si limitava ad
assentire.
 una buona notizia. Il suo volto si distese. Se  questo che vuoi, Paul, vai,
studia e sii felice.
Paul era in piedi sotto il portico. Per tanti anni parlare con suo padre era stato come
andare a sbattere di corsa contro un muro. Adesso quel muro era misteriosamente
scomparso ed era come se lui corresse ancora, stordito, incerto, in uno spazio aperto.
Sono orgoglioso di te, Paul, aggiunse suo padre.
Non seppe cosa rispondere: si allontan, e inizi a correre, con la chitarra ancora in
mano.
Sua madre lo chiam. Lui si ferm un momento, si volt e la vide pallida, con le
braccia intrecciate sul petto, i capelli scomposti dal vento. Pens a come si volevano
bene lei e Bree e a quello che avevano appena saputo. Pens a suo padre quando era
tornato, sporco, in disordine, con una barba di tre giorni. Adesso sembrava quello di
sempre, tranquillo, eppure era cambiato. Suo padre, inappuntabile, preciso, sicuro di
tutto, era diventato un altro. Rosemary, seminascosta dalla siepe di clematidi, si era
sciolta i capelli e ora le ricadevano sulle spalle. Li immagin insieme, mentre
parlavano nella vecchia casa e poi per tante ore in autobus: anche lei era parte del
cambiamento di suo padre e Paul ebbe paura di quello che stava succedendo a tutti
loro.
Allora riprese a correre.
Era una giornata di sole. Il signor Ferry e la signora Pool gli fecero un cenno con la
mano dal portico delle loro case. Paul ricambi il saluto agitando nell'aria la chitarra
e continu a correre. Super tre isolati, cinque, dieci. Dall'altra parte della strada,
davanti a un lungo bungalow, c'era un'automobile vuota, con il motore acceso. Il
proprietario evidentemente aveva dimenticato una borsa, una giacca, o qualcosa
d'altro ed era rientrato in fretta a riprenderli. Paul si ferm. L'automobile era una
Gremlin di un marrone giallastro, con le rifiniture coperte di ruggine. Paul attravers
la strada, apr la portiera del posto di guida e si mise al volante. Nessuno grid,
nessuno usc dalla casa. Lui chiuse la portiera con uno strattone. Appoggi la chitarra
sul sedile accanto. La Gremlin aveva il cambio automatico, era piena di cartine di
caramella e di pacchetti di sigarette vuoti. L'automobile di un perdente, pens Paul.
Forse di una di quelle signore troppo truccate che lavoravano in posti cimiteriali
come una banca o come una lavanderia automatica. Inser la marcia indietro.
Ancora niente. N un grido d'allarme n una sirena della polizia. Spost la leva sul
comando DRIVE e part.
Non era molto esperto di guida ma gli venne subito in mente un paragone con il
sesso: se fingi di sapere quello che stai facendo ecco che immediatamente lo sai e
diventa la tua seconda natura. Continu a guidare. Non voleva trovarsi a casa,
qualunque cosa stesse per succedere. Arriv al bivio dell'interstatale e si diresse a
ovest, verso Louisville. Gli balen l'idea di proseguire fino alla California,
un'immagine di musica e spiagge senza fine. Lauren Lobeglio avrebbe accalappiato
qualcun altro. Lui sarebbe rimasto sulla spiaggia, avrebbe suonato tutta l'estate in un
gruppo, vivendo con poco, senza problemi. In autunno avrebbe trovato il modo di
andare alla Juilliard. Magari in autostop. Abbass completamente il finestrino per far
entrare un po' d'aria di primavera. La Gremlin arrivava a stento agli ottanta all'ora,
ma a lui sembrava di volare.
Era gi stato da quelle parti con la scuola durante le gite allo zoo di Louisville e
prima ancora quando da piccolo sua madre gli faceva fare lunghe corse in automobile
e lui, dal sedile posteriore, guardava le foglie, i rami, i cavi del telefono sparire veloci
al di l del finestrino. Lei teneva la radio accesa e cantava a voce alta e correva
all'impazzata promettendogli che si sarebbero fermati a mangiare un gelato, purch
stesse buono e zitto. Era stato buono e zitto per tutti quegli anni, ma aveva fatto poca
differenza. Aveva scoperto la musica, aveva suonato con tutto s stesso nel silenzio
della casa deserta, nel vuoto che la morte di sua sorella aveva lasciato nelle loro vite,
ma neanche quello era servito. Aveva fatto l'impossibile perch i suoi genitori
distogliessero lo sguardo dalle proprie vite e partecipassero alla gioia della sua
scoperta. Aveva suonato tanto, era arrivato a un buon livello, ma loro non si erano
scossi finch Rosemary, all'improvviso, non aveva cambiato tutto. Pos la mano
sulla chitarra: il contatto con il calore del legno gli diede conforto. Premette il piede
sull'acceleratore e s'inerpic sulla strada che tagliava la collina, poi, come in volo,
scese verso la curva del fiume Kentucky. Guidava, guidava, cercando solo di non
pensare.
IV
L'agenzia era in piena attivit. La porta di vetro dell'ufficio di Norah era chiusa.
Entr Neil Simms, abito scuro e scarpe lucide, direttore del personale della IBM.
Bree, che si trovava nella stanza d'ingresso per recuperare alcuni fax, si volt a
salutarlo. Indossava un tailleur di lino giallo e le scarpe di una tonalit appena pi
scura: un braccialetto sottile le scivol sul polso mentre tendeva la mano al visitatore.
Era diventata molto magra, quasi ossuta. La sua voce squillante arriv fino a Norah:
sedeva alla scrivania, con il telefono in mano, davanti a una cartelletta con la scritta
IBM in lettere maiuscole.
Sam, ti avevo chiesto di non chiamarmi, e parlavo sul serio, stava dicendo.
Norah immagin Sam a casa, mentre lavorava davanti alla vetrata affacciata sul
lago. Era un consulente finanziario, lo aveva conosciuto al parcheggio sotterraneo sei
mesi prima. Le erano scivolate di mano le chiavi e lui le aveva prese prima che
cadessero, con un gesto veloce, quasi il guizzo di un pesce. Sono per caso sue? aveva
chiesto sorridendo. Era una battuta, perch non c'era nessun altro nel garage. Norah
aveva provato la sensazione deliziosa e non del tutto nuova per lei di lasciarsi
trascinare nel vuoto, e aveva risposto di s. Quella notte lui le aveva lasciato un
messaggio sulla segreteria telefonica. La sua voce l'aveva emozionata e si era
imposta di mettersi a sedere e rifare il conto delle sue storie d'amore, brevi e lunghe,
amare e affettuose. Vissute con passione e con distacco.
Quattro. Aveva scritto quel numero su un angolo del giornale del mattino con una
matita blu. All'inizio di ogni nuova relazione, Norah aveva sperato in qualcosa di
speciale, trascinata dall'emozione degli incontri segreti, dalla novit, dall'avventura.
Dopo Howard aveva avuto altre due storie, tenere e passeggere, poi un'altra pi
importante. Erano cominciate tutte in periodi bui in cui gli echi silenziosi di casa sua
la facevano impazzire, quando l'universo misterioso di un'altra persona, chiunque
fosse, le pareva un sollievo.
Norah, per piacere, ascoltami, rispose Sam. Era un uomo forte, aggressivo nel
lavoro, con un carattere impulsivo che spesso Norah faticava a sopportare. Bree, dalla
stanza d'ingresso, si era voltata verso di lei, e le aveva fatto un cenno attraverso il
vetro: s, aveva capito, si sarebbe sbrigata subito. Da quasi un anno ormai stavano
cercando di avere la IBM tra i loro clienti fissi. Volevo solo notizie di Paul,
insistette Sam. Hai saputo niente? Ricordati che sono a tua disposizione. Mi senti,
Norah? Chiamami, sono assolutamente a tua disposizione.
S, ti sento fin troppo, rispose Norah, irritata con s stessa, perch non
sopportava che Sam parlasse di suo figlio. Paul se n'era andato da ventiquattro ore
ormai. Era sparita anche un'automobile a pochi isolati da casa loro. Lo aveva visto
correre via dopo quella scena sotto il portico e da allora, sconvolta per lo smarrimento
che gli aveva letto in faccia, si torturava cercando di ricordare quello che aveva detto,
chiedendosi che cosa avesse potuto sentire Paul. David aveva fatto bene a dirgli che
era orgoglioso di lui ma, per quanto strano potesse sembrare, le sue parole non
avevano fatto che aggravare quel momento difficile. Quando Paul era scappato via
con la chitarra, lei era stata sul punto di seguirlo, ma le faceva male la testa e si era
sforzata di pensare che fosse giusto lasciargli il tempo di riflettere da solo. Tanto non
sarebbe andato lontano... dove poteva andare?
Norah, disse Sam, Norah, ti senti bene?
Chiuse gli occhi per un attimo. I vetri delle finestre della camera da letto di Sam
erano prismi colorati e, in mattine come quella, i raggi del sole ricreavano giochi di
luci e colori.  come fare l'amore in una discoteca, gli aveva detto lei una volta,
mentre guardava quei lunghi raggi colorati muoversi sulle braccia di Sam e sulla
propria pelle. Quel giorno, come tutti gli altri giorni da quando si erano conosciuti,
avrebbe voluto che tra loro finisse tutto. Poi, lui aveva sfiorato sulla sua gamba uno di
quegli steli di luce colorata e lei si era lasciata andare, le sue sensazioni avevano
cominciato a sbiadire l'una nell'altra in una misteriosa sequenza, dall'indaco all'oro,
trasformandosi per vie segrete in piacere.
Ma quel piacere non durava mai oltre la strada per tornare a casa.
In questo momento riesco a pensare solo a Paul, rispose, e aggiunse
bruscamente: Sam, non mi sento di andare avanti, parlavo sul serio l'altro giorno.
Non cercarmi pi.  solo perch adesso sei preoccupata.
S, ma  cos lo stesso. Non cercarmi pi. Norah riagganci: le tremava la mano
e l'appoggi sulla scrivania. Non riusciva a togliersi dalla testa che la fuga di Paul
fosse una punizione per David e per lei. L'automobile rubata era stata ritrovata la sera
prima in una strada laterale di Louisville, ma di Paul non c'erano tracce. Non
potevano fare altro che aspettare. La ragazza del West Virginia dormiva ancora sul
divano letto nello studio. David non parlava mai con lei, le chiedeva solo se aveva
bisogno di qualche cosa, ma Norah avvertiva tra loro due la presenza di un legame
affettivo forte e ne era ferita pi che se si fosse trattato di un rapporto fisico.
Bree buss al vetro e poi apr uno spiraglio della porta. Tutto bene?  venuto
Neil, della IBM.
S, tutto bene. Adesso arrivo. Come stai Bree?
Questo per me  il posto ideale, rispose Bree, con una fermezza e una vivacit
che non lasciavano spazio al dubbio, soprattutto se il resto procede per la strada
giusta. Norah annu. Aveva telefonato agli amici di Paul, e David aveva avvertito la
polizia. Aveva camminato avanti e indietro per la casa, in accappatoio, bevendo un
caff dopo l'altro e immaginando tutte le disgrazie possibili. Il lavoro le era parso un
rifugio. Devo andare subito in ufficio, aveva detto.
Il telefono riprese a suonare mentre si stava alzando dalla scrivania. Infastidita,
usc dall'ufficio senza rispondere. Non voleva che Sam la innervosisse ulteriormente
e che, per colpa della propria agitazione, l'incontro con il rappresentante dell'IBM
finisse male. Anche con gli altri non era stato facile affrontare la fine della storia
d'amore, ma Sam la stava esasperando pi di tutti. "Adesso basta", disse a s stessa,
"deve finire, non lo voglio pi sentire."
Mentre si affrettava verso la sala d'attesa, Sally la chiam dal banco nell'ingresso.
Norah,  meglio che tu venga a rispondere al telefono. Lei cap immediatamente.
L'hanno trovato, la voce di David era calma. La polizia mi ha avvertito adesso.
 stato scoperto mentre rubacchiava in un negozio di Louisville. Nostro figlio  stato
scoperto mentre si metteva in tasca un pezzo di formaggio.
Allora  vivo. Norah si accorse che da quando aveva preso in mano il telefono
aveva trattenuto il respiro, ora sent che il sangue tornava a scorrerle tra le dita.
S, sta bene e, a quanto pare, ha fame. Vado a prenderlo, vuoi venire?
Forse dovrei andare io, David. Forse tu potresti dire la frase sbagliata. Stava
quasi per aggiungere: "tu sta' a casa con la tua ragazza".
E quale sarebbe la frase giusta, Norah? Vorrei saperlo. Sono orgoglioso di lui e
gliel'ho detto. Lui  scappato e ha rubato un'automobile. Allora, mi chiedo, che cosa
avrei dovuto dirgli?
"Hai detto troppo poco e troppo tardi", avrebbe voluto rispondergli. "Per non
parlare della ragazza", ma rest zitta.
Norah, ha diciotto anni. Ha rubato un'automobile. Deve diventare responsabile
delle proprie azioni.
Il discorso vale anche per te, che di anni ne hai cinquantuno, si lasci sfuggire
Norah.
David tacque. Lei lo immagin seduto nel suo studio, rispettabile e rassicurante nel
suo camice bianco, i capelli brizzolati. Nessuno avrebbe potuto immaginare che si
fosse presentato a casa con la barba lunga, i vestiti sporchi e strappati e una ragazza
incinta al suo fianco.
Dammi l'indirizzo, disse, ci vediamo l.
Bisogna andare alla centrale di polizia, Norah. Dove credi che lo abbiano portato,
allo zoo? Comunque aspetta, ti do l'indirizzo preciso.
Mentre lo scriveva, Norah alz gli occhi e vide Bree chiudere la porta alle spalle di
Neil Simms.
Paul sta bene? le chiese Bree.
Norah annu, l'emozione e il sollievo le rendevano difficile parlare. Bree
l'abbracci. "Com' magra", pens Norah.
Ti accompagno, guido io, disse Bree. Raccontami tutto mentre andiamo.
Norah si lasci scortare all'ascensore, poi al garage. Mentre Bree guidava per le
strade affollate, lei continuava a parlare. Ora la paura era passata.
Non riesco ancora a crederci. Lo so, Paul  un adulto ormai, tra qualche mese
andr al college e io non potr pi avere il controllo di quello che fa in ogni
momento. Ma smettere di preoccuparsi  impossibile.
 sempre il tuo bambino.
S, non credevo che fosse cos difficile il distacco.
Passarono davanti ai grigi edifici della IBM e Bree li salut con la mano. Bye
bye, signor Simms, arrivederci!
Tutto quel lavoro! esclam Norah con un sospiro.
Non ti preoccupare, niente  perduto. Sono stata molto carina con il signor
Simms:  un padre di famiglia e inoltre ho il sospetto che appartenga al genere che
ama le donzelle in difficolt.
Insomma Bree, confessalo una buona volta: hai rinunciato alle vecchie battaglie?
chiese Norah, ripensando a Bree che, tanti anni prima, entrava la mattina presto a
casa sua agitando gli opuscoli sull'allattamento naturale.
Bree rise. Assolutamente no! Ho solo imparato a lavorare approfittando delle
occasioni che mi venivano offerte. Con la IBM ce la faremo, vedrai.
Norah non rispose. Oltre gli steccati i cavalli si muovevano quieti nell'erba dei
recinti. Erano i primi giorni di primavera, presto sarebbe cominciato il Kentucky
Derby, i cecidi sarebbero stati in fiore. Oltrepassarono il fiume Kentucky. In un
campo, proprio di l dal ponte, un narciso tremolava su un prato: un attimo, ed era gi
alle loro spalle. Norah pens a tutte le volte in cui aveva viaggiato su quella strada: il
vento tra i capelli, il fiume Ohio che l'attirava con la promessa del suo corso veloce...
Aveva abbandonato il gin, le corse in auto, aveva comprato l'agenzia di viaggi e
l'aveva fatta crescere e la sua vita era cambiata. Ma ora, chiara, improvvisa come una
luce accecante, aveva capito che non aveva mai smesso di correre. A San Juan e a
Bangkok, a Londra e in Alaska, tra le braccia di Howard o di qualcun altro, fino ad
arrivare a Sam e al momento che stava vivendo ora.
Non posso perderti, Bree! disse. Non so come fai a essere cos calma qualsiasi
cosa succeda.
Non mi perderai, rispose Bree,  questo il motivo della mia calma.
Sono contenta di sentirti cos sicura, rispose Norah, perch io non riuscirei a
sopportarlo.
Per qualche chilometro andarono avanti in silenzio.
Ti ricordi il mio divano azzurro, tutto sgangherato? chiese infine Bree.
Vagamente. Perch?
Mi era sempre parso bellissimo, finch un giorno, in un periodo squallido della
mia vita, forse perch la luce entrava in un modo diverso o forse perch fuori c'era la
neve o non so che altro, mi  sembrato vecchio e troppo polveroso. Cos ho capito
che era il momento di cambiare, e non solo il divano. Per un attimo distolse lo
sguardo dalla strada e sorrise a Norah. E sono venuta a lavorare da te.
Un periodo squallido? Io ho sempre creduto che avessi una vita molto brillante.
Almeno rispetto alla mia. Che cos'era successo?
Lasciamo perdere,  una storia vecchia. Anche l'altra notte, per, mi sono
svegliata con una sensazione simile: qualcosa sta cambiando.  strano come,
all'improvviso, anche il quotidiano possa apparire diverso. Stamattina, in un
rettangolo di sole che illuminava il pavimento della cucina, si rifletteva l'ombra delle
foglie appena spuntate e io sono rimasta per un pezzo incantata a guardarle.
Impossibile immaginare tanta bellezza in qualcosa di tanto semplice.
Norah guard Bree seduta al volante e si ricord di com'era una volta quando,
spavalda, distribuiva i volantini alla manifestazione per il Vietnam. Dov'era adesso
quella ragazza?
Oh, Bree! non riusc a dire altro.
Non sono condannata a morte, Norah, disse Bree, attenta e puntigliosa come se
stesse descrivendo la conferma di un credito. Pi che altro  una presa di coscienza.
Ho letto, mi sono informata e so di avere delle buone probabilit. Proprio stamattina
ho pensato che fonder un'associazione di sostegno per le donne malate di cancro.
Norah sorrise. Adesso s che ti riconosco! Tacque per un po', poi aggiunse:
Perch tanti anni fa, quando eri infelice, non me l'hai detto?.
Be', te lo sto dicendo adesso.
Che cosa posso fare? Chiedimi qualsiasi cosa.
Bisogna andare avanti come sto facendo, giorno per giorno. C' il mio nome in
chiesa, nell'elenco di quelli per cui si prega: anche quello aiuta.
Norah guard sua sorella, il suo taglio di capelli perfetto, il suo profilo affilato.
Non seppe cosa dire. Un anno prima Bree aveva cominciato a frequentare una piccola
chiesa episcopale vicino a casa sua. Una volta l'aveva accompagnata, ma si era
sentita un'estranea. Aveva dato qualche occhiata ai fedeli seduti nei banchi e si era
chiesta che cosa li avesse spinti ad alzarsi cos presto per raggiungere la chiesa in
quella bella domenica. Le era stato difficile capire il mistero della fede. Non era pi
tornata, ma ora si sentiva profondamente grata per l'aiuto che sua sorella aveva
trovato in quella comunit di fedeli.
Il mondo correva veloce intorno a loro: erba, alberi, cielo. Un numero
inimmaginabile di costruzioni nuove. Ormai erano a Louisville. Il parcheggio della
centrale di polizia era quasi completamente occupato: alla fine, riuscirono a
parcheggiare, scesero dalla macchina ed entrarono da una porta girevole in un
ambiente cos poco illuminato da sembrare un acquario.
Paul era seduto su una panca in fondo alla stanza. Stava chino, con i gomiti
appoggiati sulle ginocchia e le mani penzoloni. Norah prov una stretta al cuore.
Pass davanti agli agenti seduti al bancone e raggiunse suo figlio. Faceva caldo. Sul
soffitto giravano le pale di un ventilatore, ma l'aria che smuovevano era poca. Norah
sedette accanto a Paul sulla panca. Aveva i capelli unti, sapeva di sudore, di vestiti
sporchi, di fumo. Un odore acre, di uomo. Sui polpastrelli aveva i calli lasciati dalle
corde della chitarra.
Sono contenta di vederti, mormor. Ero preoccupata, e non solo io, tutti erano
preoccupati.
Paul la guard, cupo, sospettoso: poi volt la testa, ricacciando indietro le lacrime.
Puzzo, disse.
S, un po'.
Paul diede un'occhiata in giro: vide Bree in piedi vicino al tavolo, guard verso la
porta girevole.
Per fortuna non si  preso il disturbo di venire anche lui, disse.
C'erano dolore e rabbia nella sua voce.
Sta arrivando, sar qui tra poco, rispose Norah con calma.  stata Bree ad
accompagnarmi. Anzi, a volare con me fin qui.
Voleva farlo sorridere, ma lui mosse solo la testa per dire che aveva capito.
Sta bene?
S. Norah ripens a quello che sua sorella le aveva detto in automobile. S, sta
bene.
Sono contento. Questo  l'importante. Pap sar incazzato nero, immagino.
 ovvio.
Andr in prigione? chiese Paul a voce bassissima.
Non lo so. Spero di no, ma non lo so.
Restarono seduti in silenzio. Bree lo salut con un cenno del capo. Dalla porta
d'ingresso dietro di lei entravano e uscivano persone sconosciute. Finalmente arriv
David. Era serio, impassibile, sul suo viso non si poteva leggere nessun pensiero.
Norah avvert l'ansia di Paul, uguale alla sua, ma vide David avvicinarsi a Paul e
stringerlo in un forte abbraccio, senza parole.
Sei sano e salvo, gli disse, grazie a Dio!
Norah gliene fu grata. Un agente con gli occhi azzurri e i capelli bianchi tagliati a
spazzola si avvicin: aveva un raccoglitore sotto il braccio. Strinse la mano a David e
a Norah, poi si rivolse a Paul. Quello che vorrei fare  sbatterti in cella, disse, con
il tono con cui si fanno due chiacchiere. Un ragazzo baciato dalla fortuna. Ne ho
visti tanti come te, che si credevano dei duri e l'hanno fatta franca per un pezzo,
finch non si sono messi davvero nei guai. Poi, dopo essere rimasti in carcere per un
bel po', si sono accorti che non erano duri come credevano. Peccato: sembra che i
tuoi vicini di casa vogliano farti il favore di non sporgere denuncia, quindi non ti
posso arrestare e devo affidarti alla custodia dei tuoi genitori.
Paul aveva le mani che tremavano: se le mise in tasca. L'agente strapp un foglio
dal raccoglitore, lo diede a David e torn a sedersi al tavolo.
Sono andato dai Boland, David pieg il foglio e lo mise nel taschino della
giacca, sono stati comprensivi. Potevano non esserlo, Paul. Ma non credere di non
dover restituire fino all'ultimo centesimo il costo della riparazione dei danni che hai
causato all'automobile. E non illuderti di avere la vita facile, almeno per un po'.
Niente amici. Niente musica.
Paul abbass la testa.
Ho le prove, disse infine, non posso abbandonare il quartetto.
No! rispose David. Non puoi pensare di rubare un'automobile e che tutto
continui come prima.
Norah sent l'angoscia, la rabbia di suo figlio. "Basta", pens, cogliendo il fremito
di un muscolo sulla mascella di David, "smettetela tutti e due."
Va bene! disse Paul. Allora non torno a casa, vado in prigione.
D'accordo, credo di poterti accontentare, rispose David con una freddezza che
poteva essere pericolosa.
Fa' pure, riprese Paul, sistema tutto tu. Perch io sono un musicista. E sono
bravo. E preferirei dormire per strada piuttosto che rinunciare alla musica. Preferirei
morire.
Dopo un momento di silenzio che dur il tempo di un battito di cuore aggiunse,
stringendo gli occhi:
Mia sorella non sa la fortuna che ha avuto.
Norah, che fino a quel momento era riuscita a mantenersi calma, sent quelle parole
penetrare il suo dolore come schegge di ghiaccio. Prima di rendersi conto di quello
che faceva, alz una mano e diede uno schiaffo a Paul. Sent contro il palmo la sua
barba ruvida, mentre lui voltava la testa.
Paul, disse David, non peggiorare una situazione gi grave. Non dire cose di
cui ti pentiresti per tutta la vita.
Andiamo a casa, intervenne Norah. Inutile fermarsi a parlare qui.
Non so. Una notte in prigione potrebbe fargli bene.
Ho perso mia figlia, disse Norah, non voglio perdere anche lui.
David era sconvolto, come se anche lui avesse ricevuto un ceffone. La voce era
stanca S, disse, forse avete ragione a non darmi retta. Dio sa quanto mi dispiace:
ho sbagliato tutto con voi.
Norah lo chiam mentre si allontanava, David?, ma lui non rispose e usc dalla
porta girevole. Lei lo vide ancora per un istante, dietro il vetro: un uomo di mezza
et, vestito di scuro, che si perdeva nella folla. Il ventilatore, con i suoi deboli scatti,
non bastava a disperdere l'odore di esseri umani, di patate fritte e di detersivo.
Paul tent di spiegarsi. Io non volevo...
Norah lo interruppe con un gesto. Stai zitto, Paul.
Fu Bree, calma ed efficiente, a riportarli all'automobile. Apr i finestrini perch
non si sentisse l'odore che emanavano i vestiti di Paul e guid con le mani ben ferme
sul volante. Norah pensava e ripensava, senza guardarsi intorno. Era passata quasi
mezz'ora quando si accorse che non erano pi sull'interstatale ma percorrevano a
un'andatura pi lenta strade minori, attraverso la campagna. I prati cominciavano a
diventare verdi e sui rami degli alberi spuntavano le gemme.
Dove stiamo andando? chiese Norah.
 solo una breve avventura, rispose Bree. Vedrai.
Norah avrebbe voluto non guardare le mani magre di Bree, con le vene azzurre
tanto evidenti. Osserv Paul nello specchietto retrovisore: era accigliato, con le spalle
curve e le braccia conserte. Si pent di averlo schiaffeggiato e di aver lasciato che suo
padre se ne andasse via da solo: cos aveva reso tutto pi difficile. Gli occhi di Paul
incontrarono i suoi, e lei si ricord di quando le stava in braccio e le appoggiava la
manine sulla faccia. Dov'era finito quel bambino?
Che genere di avventura? chiese Paul a Bree.
Sto cercando l'abbazia di Gethsemani. Ci vive una comunit di monaci trappisti.
 qui vicino? chiese Norah.
Pare di s. Ho sempre desiderato vederla e, mentre venivamo qui, mi sono accorta
che  proprio da queste parti. Vi dispiace?  anche una bella giornata.
Bree si raddrizz sul sedile. L'unico problema  che non ho portato con me una
cartina che mi indichi la strada.
Ma non ne porti mai, osserv Norah e pens che per tutta la vita Bree non si era
mai proposta di seguire un percorso tracciato da altri. Forse aveva fatto bene lei.
Nessuna delle strade che avevano imboccato lei e David si era rivelata quella giusta.
Bree si ferm vicino a un gruppo di fattorie. Era la stagione della semina. Si
vedevano, lontano, i trattori avanzare lentamente sulla terra. In fondo, all'estremit
del campo, si indovinava una chiesa seminascosta tra gli aceri e tutt'intorno una
bordura di viole. Su un lato della chiesa c'era il camposanto, le vecchie pietre tombali
erano storte dietro la recinzione di ferro battuto. Era cos simile al luogo dov'era
sepolta sua figlia, che Norah trattenne il respiro e si ricord di quel lontano giorno di
marzo, durante la messa funebre. Cenere alla cenere, polvere alla polvere e il mondo
che sprofondava sotto di lei.
Entriamo in chiesa, disse, forse qualcuno ci dar un'indicazione.
Raggiunsero in automobile il fondo della strada, poi Bree scese e si accorse di
avere un'aria cittadina, poco adatta al paesaggio circostante. Le sue scarpette gialle
spiccavano tra l'erba. Norah la prese sottobraccio.
Ti sciuperai le scarpe, disse.
Bree diede un'occhiata e se le tolse. La porta della canonica  aperta. Vado a
chiedere.
Ti aspettiamo qui.
Bree si chin a raccogliere le scarpe e si avvi. Scalza, con le scarpe in mano,
sembrava infantile e vulnerabile. Norah si ricord di quando correva nei campi dietro
la casa della loro infanzia, leggera, ridendo. "Cerca di star bene", pens, "cerca di star
bene, sorella."
Vado a fare una passeggiata, disse a Paul, ancora mezzo sdraiato sul sedile
posteriore dell'automobile. Norah lo lasci l e segu il sentiero di ghiaia che portava
al camposanto. Il cancello di ferro si apr facilmente e lei vag per qualche minuto tra
le pietre grigie corrose dal tempo. Erano anni che non andava alla tomba nella fattoria
di Bentley. Si volt a guardare Paul. Si stava stiracchiando, lo sguardo era nascosto
dagli occhiali da sole.
La porta della chiesa era rossa. Norah entr. L'interno era freddo, la penombra era
rotta dalle immagini splendenti delle vetrate, scene bibliche, santi, colombe. C'era un
libro aperto, a disposizione dei visitatori, e lei scrisse il proprio nome. Forse fu solo il
silenzio, quella pace, quell'assenza di voci, o la striscia di luce polverosa che entrava
dalle finestre istoriate a spingerla a fare qualche passo verso l'ala centrale. I banchi
odoravano di olio per legno. Si mise a sedere. C'erano vecchi cuscini per
inginocchiarsi, di velluto azzurro. Si ricord all'improvviso delle amiche del circolo
che si riunivano alla sera per lavorare ai ferri o ricamare ed erano andate a trovarla
quando Paul era appena nato. Una volta le aveva aiutate a pulire la chiesa e per
lucidare i banchi si erano sedute sugli stracci e si erano lasciate scivolare lungo le
panche lisce. Il peso aiuta, avevano detto scherzando e per tutta la chiesa si era
sentita l'eco delle loro risate. Non le aveva pi frequentate, ma ora pensava che anche
loro inevitabilmente avevano dovuto sopportare sofferenze, morti, malattie, delusioni.
Lei non aveva accettato di farsi consolare e si era allontanata. Le si riempirono gli
occhi di lacrime. Si disse che non doveva piangere, perch erano passati vent'anni e il
dolore non poteva tornare ancora.
Ma non riusciva a smettere. Una ragazza sconosciuta dormiva sul divano letto,
sognava, portava dentro di s una nuova vita come un segreto. David se n'era andato.
Ne era sicura. Tornata a casa, non l'avrebbe pi trovato. Pianse per questo. E per
Paul, per la rabbia e lo smarrimento che aveva visto nei suoi occhi. Pianse per sua
figlia, che non aveva mai conosciuto. Per le mani di Bree cos magre. Per gli infiniti
modi in cui il loro amore li aveva traditi tutti. Sembrava che il dolore fosse diventato
un luogo fisico. Pianse senza chiedersene pi la ragione, solo per sfogarsi, come si fa
da bambini. Singhiozz finch non ebbe pi fiato e non riusc a pensare pi a niente.
Fra le travi scoperte, gli uccelli avevano fatto il nido. Quando si riprese, Norah si
accorse a poco a poco di un fruscio impercettibile, di un batter d'ali. Era in ginocchio,
con le braccia appoggiate allo schienale del banco davanti al suo. Drizz le spalle, si
asciug le lacrime. Nel corso degli anni chiss quanti erano stati seduti su quel banco,
con i loro segreti e i loro sogni, oscuri o limpidi. Chiss se un dolore grande come il
suo era stato mai placato. Quella chiesa le aveva dato molta pace, anche se non
capiva perch.
Quando torn fuori, battendo le palpebre alla luce del sole, suo figlio era seduto su
una pietra, davanti alla recinzione di ferro battuto.
Poco lontano, Bree camminava sull'erba.
Paul accenn con la testa alle tombe sparse per il camposanto. Scusami, disse,
non volevo. Era solo per fare arrabbiare pap.
Non ripeterlo pi, non parlare della tua vita come se fosse inutile, rispose Norah.
Non dirlo e non pensarlo.
No, non lo far. Mi dispiace davvero.
So che sei arrabbiato, disse ancora Norah, tu hai il diritto di vivere la tua vita.
Ma anche pap ha ragione: ci sono delle condizioni, se non le rispetti resti solo.
Aveva parlato senza guardarlo e quando alz la testa vide che il suo viso era
bagnato di lacrime. Allora non era scomparso il bambino di un tempo! Lo abbracci
come pot: lui era cos alto e lei gli arrivava appena al petto.
Ti voglio bene, Paul, disse con le labbra contro la sua camicia sporca. Sono
felice che tu sia tornato, anche se sei puzzolente. Scoppiarono a ridere, uno dopo
l'altro.
 qui vicino, poco dopo la fine della strada. Bree era tornata da loro. Pare che
meriti una visita.
Risalirono in automobile e percorsero ancora un tratto fra le colline. Dopo tre
chilometri, oltre un filare di cipressi, l'abbazia di Gethsemani apparve all'improvviso,
severa e semplice nel paesaggio verde e ondulato. Bree parcheggi l'auto sotto gli
alberi. Mentre scendevano dalla macchina, le campane iniziarono a suonare per
chiamare i monaci alla preghiera. Che meraviglia, disse Bree. Sapevate che qui ha
vissuto Thomas Merton? Era scrittore e monaco trappista. Dopo averlo incontrato, il
Dalai Lama l'ha elogiato pubblicamente per la sua ottima conoscenza del buddismo.
Paul si tolse gli occhiali da sole. Si mise una mano in tasca e sparse delle pietruzze
sul tetto dell'automobile.
Te li ricordi? chiese, mentre Norah prendeva in mano un piccolo disco bianco e
liscio con un buco in mezzo, sono le parti di un crinoide, un animaletto che viveva
sul fondo del mare secoli fa. Me l'aveva spiegato pap. Ti ricordi che me ne ero fatto
una collana il giorno in cui sono caduto dall'albero? Li ho trovati mentre tu eri in
chiesa, ce ne sono moltissimi da queste parti.
Me n'ero dimenticata, ma le torn subito in mente tutto, anche la paura che Paul
potesse soffocarsi con la collana. L'eco delle campane si era persa in lontananza. Il
fossile era leggero e caldo sul palmo della sua mano. Si ricord di David che
prendeva in braccio Paul durante la festa e che lo portava in ospedale per aggiustare il
braccio rotto. Quanto aveva lavorato David per aggiustare le loro vite! Eppure tutti e
tre si erano sempre mossi con fatica, come se stessero nuotando in quel mare poco
profondo che un tempo ricopriva la loro terra.
1988
Luglio 1988
I
David Henry, a casa, nel suo studio al primo piano, guardava dalla finestra,
attraverso i vetri resi opachi dall'alternarsi delle stagioni, la strada a curve morbide,
sinuose, diseguali. Lungo i rami dell'acero che sfioravano i vetri, uno scoiattolo si
arrampicava con una nocciola tra le zampe. Rosemary era in ginocchio vicino al
portico: con i capelli sciolti che ondeggiavano quando si chinava sulle aiuole
predisposte da lei, piantava bulbi e piccole piantine. Era riuscita a trasformare il
giardino: aveva preso delle emerocallidi dai terreni degli amici e vicino al garage
aveva messo a dimora dei fiori di lino, che adesso erano sbocciati, azzurri come
nuvole. Jack, seduto in terra accanto a lei, giocava con un camioncino ribaltabile.
Aveva cinque anni, era un buon bambino, robusto e allegro, con gli occhi scuri e i
capelli biondi. A volte era un po' ostinato. Nelle sere in cui era affidato a David
perch Rosemary andava a lavorare, insisteva per fare tutto da solo. Sono grande,
diceva, serio e orgoglioso.
Entro i limiti del possibile, David gli lasciava fare quello che voleva, purch non
corresse rischi. La verit era che gli piaceva immensamente occuparsi di quel
bambino, sentire il suo peso e il suo calore quando, mentre gli leggeva un libro, lui
teneva la testa appoggiata alla sua spalla e a poco a poco si addormentava. Era bello
anche andare insieme fino al negozio, camminare lungo il marciapiedi e stringere la
sua piccola mano fiduciosa. Lo rattristava che i ricordi di Paul a quella stessa et
fossero cos rari e imprecisi. In quegli anni lui doveva pensare alla carriera, dedicava
molto tempo all'ospedale, e s, in parte anche alla fotografia, ma in ogni caso era
colpa sua se non gli era stato pi vicino. Il tracciato della sua vita era ormai
dolorosamente chiaro. Aveva ceduto sua figlia a Caroline Gill e quel segreto aveva
messo radici, era cresciuto, aveva messo rami al centro della sua famiglia. Per anni
era tornato a casa e aveva guardato Norah mescolare un cocktail o legarsi un
grembiule in vita, pensando a com'era graziosa e a quanto poco la conosceva.
Non era mai riuscito a dirle la verit, perch sapeva che l'avrebbe persa per sempre
e forse avrebbe perso anche Paul. Si era dedicato al lavoro e, in quei settori della vita
che poteva tenere sotto controllo, aveva avuto successo. Dell'infanzia di Paul, per,
riusciva a ricordare solo qualche momento, isolato nella chiara immobilit della
fotografia: Paul addormentato sul divano, con una mano che pendeva nel vuoto e i
capelli arruffati; Paul, in equilibrio sulla tavola del surf, che gridava di paura e di
gioia, mentre le onde gli sbattevano sulle ginocchia. Paul seduto al tavolino della
stanza da gioco, cos intento a colorare da non accorgersi che suo padre era in piedi
sulla soglia e lo stava osservando; Paul che reggeva la lenza nell'acqua tranquilla,
immobile, nella luce del crepuscolo, ad aspettare che un pesce abboccasse.
Brevi ricordi, di una bellezza quasi insostenibile. Poi erano venuti gli anni
dell'adolescenza, quando Paul si era allontanato da lui pi ancora di Norah e la casa
risuonava dell'eco della sua musica e della sua collera.
David batt ai vetri della finestra e salut con la mano Jack e Rosemary. Aveva
comprato quella villetta bifamiliare dopo averla vista solo una volta, poi era andato a
casa a fare le valigie prima che Norah tornasse dall'agenzia. Era una vecchia
costruzione a due piani dove i grandi spazi originari erano stati ridotti quasi
esattamente a met da sottili tramezzi. Anche la scala, un tempo ampia ed elegante,
era stata divisa in due. David aveva preso l'appartamento pi grande per s e aveva
dato l'altro a Rosemary. Da sei anni vivevano l'uno accanto all'altro, separati da
pareti poco spesse e vedendosi ogni giorno. Ogni tanto Rosemary cercava di pagare
l'affitto, ma David non voleva, le diceva che doveva tornare a scuola, ottenere un
titolo di studio, che i soldi glieli avrebbe dati dopo. Capiva benissimo di non parlare
per pura generosit, non sapeva spiegare neanche a s stesso perch quella ragazza
contasse tanto nella sua vita. Io ho preso il posto lasciato dalla figlia che hai
abbandonato, aveva detto lei una volta. Lui ci aveva pensato, ma neanche questo era
vero, non del tutto. Forse Rosemary era cos importante per lui perch conosceva il
suo segreto. Le aveva riversato addosso la sua storia senza riuscire a fermarsi, era
stata la prima e l'ultima volta che ne aveva parlato e lei lo aveva ascoltato senza
esprimere giudizi. Questo lo faceva sentire libero, gli dava la possibilit di essere
completamente s stesso in compagnia di Rosemary: lei non lo aveva rifiutato per
quello che aveva fatto e non lo aveva detto a nessuno. Nel corso degli anni si era
stabilita tra loro una vera amicizia, fatta all'inizio di parole brusche, quasi
scorbutiche, ma che poi si era allargata fino all'abitudine di discorrere serenamente di
argomenti di interesse comune, la politica, la musica, la giustizia sociale. Anche Paul,
nelle rare occasioni in cui andava a trovarli, si fermava a discutere con loro fino a
tarda sera.
Qualche volta David sospettava che per Paul quelle visite fossero un modo per
stare insieme senza affrontare niente di personale. Ogni tanto lui cercava qualche
sbocco nella conversazione, ma Paul sceglieva proprio quel momento per alzarsi e
dire, sbadigliando, che era stanco e se ne andava.
Rosemary sollev la testa, si pass il polso sul viso per liberarlo da una ciocca di
capelli e rispose al saluto. David ripose il suo schedario, si avvi per il corridoio e,
passando davanti alla porta che dava nella camera di Jack, si ferm. Quando la casa
era stata divisa in due appartamenti, era stato sottinteso che quel passaggio dovesse
restare chiuso: ma un giorno David, seguendo l'impulso del momento, aveva
abbassato la maniglia e aveva visto che si poteva entrare. Anche ora, senza far
rumore, apr. Rosemary aveva dipinto di azzurro le pareti della camera, arredata con
un letto e un cassettone che aveva trovato abbandonati sul bordo del marciapiedi,
pulitissimi e ancora intatti. Appesi sul muro di fondo, montati su un cartoncino blu
notte e incorniciati, c'erano gli Scherenschnitte, ritagli complicati di madri e di
bambini che giocavano all'ombra degli alberi. Un anno prima, Rosemary li aveva
esposti in una galleria d'arte e, a differenza di quanto si aspettava, una dopo l'altra
erano arrivate le richieste. La notte, seduta al tavolo di cucina, sotto una luce forte,
ritagliava le scenette, ognuna diversa dall'altra. Non poteva dire in anticipo che cosa
avrebbe fatto, rifiutava ogni costrizione perch, spiegava, il soggetto era gi nella
carta, toccava alle sue mani farlo venir fuori, per questo non c'erano mai due
immagini uguali.
In piedi sulla soglia, David ascoltava i rumori della casa: il flebile gocciolio di un
rubinetto, il brontolio del vecchio frigorifero. L'odore dell'acqua di colonia e del
talco per bambini era forte; abbandonata su una sedia c'era una sottoveste. La
presenza di Rosemary e di Jack era palpabile nell'aria. Chiuse la porta con mano
ferma e continu a camminare per il corridoio.
Aveva ancora del lavoro da fare, ma scese a pianterreno. Le sue scarpe da
ginnastica erano sotto il portico dietro la casa: le infil e allacci le stringhe molto
strette. Pass dalla parte dell'ingresso. Jack, in piedi vicino al graticcio, toglieva le
rose appassite. David si accovacci vicino a lui, se lo attir vicino, ascolt il suo
respiro regolare. Jack era nato una sera di settembre. Lui aveva portato Rosemary
all'ospedale ed era stato seduto accanto a lei durante le prime sei ore del travaglio. A
differenza di Norah, Rosemary non aveva il culto del parto naturale, appena possibile
aveva chiesto una epidurale e quando le era sembrato che si andasse troppo per le
lunghe aveva chiesto di affrettare i tempi con l'aiuto della ossitocina. David le aveva
tenuto la mano durante le contrazioni, ma non era entrato in sala parto. Non era il suo
ruolo. Era stato il primo, dopo Rosemary, a prendere in braccio Jack e con il tempo si
era accorto di amarlo come se fosse suo.
Hai un odore strano, gli disse Jack, battendogli una mano sul petto.
 la mia camicia che sa di vecchio, rispose David.
Vai a correre? chiese Rosemary. Stava seduta sui talloni, si tolse un po' di
terriccio dalle mani. Era dimagrita e David era preoccupato per il ritmo che avevano
preso le sue giornate, la vedeva troppo impegnata nello studio e nel lavoro.
S, non posso guardare quei documenti dell'assicurazione un minuto di pi.
Credevo che avessi incaricato qualcuno di aiutarti.
Infatti, se ne occuper una ragazza, ma non pu venire fino alla settimana
prossima.
Rosemary annu. Il sole si rifletteva sulle sue ciglia. Era giovane, aveva solo
ventidue anni, ma aveva un carattere forte e si muoveva nella vita con la sicurezza e
la capacit di concentrazione di una donna pi matura.
Hai lezione, stasera? le chiese David.
S, l'ultima.  il dodici luglio.
 vero, me n'ero dimenticato.
Hai avuto tante cose da fare.
S. David si sentiva vagamente colpevole per aver dimenticato quella data, il
dodici luglio, era difficile rendersi conto della rapidit con cui passava il tempo.
Rosemary era tornata a scuola dopo la nascita di Jack, in quel triste mese di gennaio
in cui lui aveva lasciato l'incarico all'ospedale quando un malato, che era suo
paziente da vent'anni, era stato respinto perch non aveva la tessera sanitaria. Aveva
aperto uno studio privato, dove accoglieva tutti, con o senza tessera. Non aveva pi
bisogno di guadagnare, Paul aveva finito l'universit e lui non aveva pi conti in
sospeso, poteva fare quello che voleva. Spesso, come capitava ai medici di un tempo,
veniva pagato in natura o con un lavoro in giardino o in qualsiasi altro modo gli
venisse proposto. Pensava che avrebbe continuato cos per una decina d'anni,
curando i malati ogni giorno, ma riducendo a poco a poco la propria attivit finch le
prospettive di vita non fossero divenute inadeguate a quella quel giardino, alle
passeggiate fino al negozio di alimentari o dal barbiere. Norah poteva ancora
svolazzare per il mondo come una libellula, ma lui stava mettendo delle radici che
affondavano in profondit.
Oggi ho l'ultimo esame di chimica, disse Rosemary, mentre si levava i guanti da
giardinaggio, e poi, evviva, ho finito! Le api ronzavano tra i rami del caprifoglio.
Volevo dirti una cosa, aggiunse, sedendosi accanto a lui sui gradini del portico,
caldi di sole.
A sentirti, sembrerebbe una cosa seria.
S. Ieri ho avuto una buona offerta di lavoro.
Qui?
Lei scosse la testa, sorridendo a Jack, che nel tentativo di fare la ruota, era caduto
lungo disteso sul prato. Questo  il punto: a Harrisburg.
Vicino a tua madre, disse David con una stretta al cuore. Sapeva che Rosemary
stava cercando un lavoro e aveva sperato che lo trovasse l vicino, ma la possibilit
che se ne andasse c'era sempre stata. Due anni prima, dopo la morte improvvisa di
suo padre, Rosemary si era riconciliata con sua madre e la sorella maggiore: entrambe
avrebbero voluto vederla tornare a casa, insieme a Jack.
Sarebbe un lavoro perfetto per me, prosegu Rosemary, dieci ore al giorno per
quattro volte alla settimana. Mi pagherebbero anche la scuola fino al diploma di
fisioterapista, ma soprattutto avrei pi tempo per stare con Jack.
E pi aiuto. Tua madre potrebbe darti una mano. E anche tua sorella.
S, andrebbe tutto bene. E, per quanto mi piaccia il Kentucky, qui non mi sono
mai sentita veramente a casa mia.
David fece segno di s con la testa: non riusciva a parlare. Aveva pensato qualche
volta, in modo assolutamente teorico, all'eventualit di avere la casa tutta per s e di
abbattere qualche parete per ritrovare l'ampiezza e l'eleganza precedenti alla
divisione in due appartamenti. Erano ragionamenti che accantonava subito, quando
pensava al piacere che gli dava sentire i passi di Rosemary sulle scale, quei
movimenti leggeri di l dal muro, un pianto improvviso di Jack. Gli vennero le
lacrime agli occhi. Rise. Va bene, disse, prima o poi doveva succedere. E quindi,
congratulazioni.
Verremo a trovarti. E anche tu verrai da noi, disse Rosemary.
Certo. Sono sicuro che ci vedremo spesso.
Sono sicura anch'io. Rosemary gli pos una mano su un ginocchio. Ora
ascolta, non ne abbiamo mai parlato e non so neanche come dirtelo, ma di quello che
hai fatto per me... del tuo aiuto... ti sar grata per sempre.
Sono stato accusato di essere troppo protettivo. Rosemary scosse la testa. In
mille modi mi hai salvato la vita.
Se  davvero cos sono contento. Sa Dio di quanti danni mi sono reso colpevole
altrove. A quanto pare, anche per Norah non ho mai fatto niente di buono.
Ci fu un silenzio, interrotto solo dal monotono rumore di un tagliaerba, poco
lontano.
Devi dirglielo, sussurr Rosemary, con affetto. E anche a Paul. Devi farlo. Non
tocca a me parlare, lo capisco, ma credo che Norah dovrebbe sapere la verit su
Phoebe.  ingiusto che le sia stata nascosta per tanti anni. Ed  anche ingiusto quello
che  stata costretta a pensare di noi due.
Ma io gliel'ho detto che siamo soltanto amici.
E infatti lo siamo. Ma perch lei dovrebbe crederlo? David si strinse nelle spalle.
Perch  vero.
Non  del tutto vero, David.  anche Phoebe a tenerci legati. Io sono stata messa a
parte di un segreto, mi  stato dato quello che ad altri era stato negato. D una
sensazione di potere. Ma negli ultimi tempi non sono pi riuscita ad apprezzare
questo privilegio. Io sono estranea a quello che  successo a Phoebe, non  cos?
S. David raccolse una piccola zolla di terra e la sbriciol tra le dita. Pens alle
lettere di Caroline: le aveva bruciate tutte, fino all'ultima, prima di trasferirsi nella
nuova casa. Credo di s.
Lo vedi? Allora parlerai? Lo dirai a Norah?
Non lo so, Rosemary. Non te lo posso promettere. Restarono in silenzio, al sole,
a guardare Jack che cercava ancora di fare la ruota. Era agile, con un corpo atletico,
gli piaceva correre e arrampicarsi.
David era tornato dal West Virginia libero dalla sofferenza, dal vuoto che aveva
tenuto dentro di s per tanti anni. Quando June era morta non era riuscito a dar voce
al dolore di averla persa, non era riuscito ad assimilare la disgrazia. In casa era parso
riprovevole anche solo nominare June in quei giorni, e tutti erano stati zitti. Il lutto
era rimasto incompiuto. Tornare gli aveva dato il modo di definirlo: era rientrato a
Lexington inaridito, ma anche pi calmo e pi sicuro. Dopo tanti anni aveva infine
avuto la forza di dare a Norah la libert di rifarsi una vita.
...
Dopo la nascita di Jack, David aveva aperto un conto in banca per lui, a nome di
Rosemary e un altro per Phoebe, a nome di Caroline. Era stato facile, aveva il suo
numero della previdenza sociale e anche il suo indirizzo: un investigatore privato
aveva impiegato meno di una settimana a rintracciare Caroline e Phoebe. Aveva
saputo che vivevano in una casa alta e stretta vicino all'autostrada. Ci era andato e si
era fermato con l'automobile poco lontano. Voleva salire i gradini e bussare alla
porta. Aveva deciso di raccontare a Norah tutto quello che era successo, ma non
poteva farlo senza dirle dov'era Phoebe. Certamente Norah avrebbe voluto vederla e
allora non solo la propria vita sarebbe cambiata, ma anche quella di Norah e di Paul.
Doveva parlare con Caroline e avvertirla di quello che sperava di riuscire a fare.
Era la decisione giusta? Non lo sapeva. Non era ancora sceso dall'automobile. I
fari illuminavano le foglie degli aceri. Phoebe era cresciuta l, conosceva bene quella
strada, il marciapiedi sollevato dalle radici di un albero, il segnale di prudenza che
vibrava al vento, lo scorrere del traffico: per sua figlia tutto questo doveva essere
sinonimo di casa. Un uomo e una donna con un neonato in carrozzina erano passati
accanto a lui, si era accesa una luce nel salotto di Caroline. David era sceso
dall'automobile ed era rimasto alla fermata dell'autobus, cercando di non farsi notare
mentre guardava quella finestra illuminata. Nel riquadro di luce, Caroline riordinava
la stanza, raccoglieva un giornale, piegava una coperta. Aveva indosso un grembiule.
I suoi movimenti erano accorti e precisi. Poi si era interrotta e aveva voltato la testa
per parlare con qualcuno.
Allora l'aveva vista. Phoebe, sua figlia. Era in sala da pranzo, stava
apparecchiando la tavola. Aveva i capelli neri come suo fratello, lo stesso profilo e
quando, per un attimo, si era voltata a prendere la saliera, a David era parso di vedere
Paul. Aveva fatto un passo e non era pi riuscito a vederla: poi era tornata con in
mano tre piatti. Era piccola di statura, grassottella, i capelli sottili trattenuti da due
mollette. Portava gli occhiali, ma nonostante tutto la somiglianza era evidente:
Phoebe aveva il sorriso, il naso di Paul e, quando si era fermata con le mani sulle
labbra per controllare se a tavola non mancasse niente, aveva mostrato la stessa
espressione attenta. Caroline era entrata nella stanza, le aveva messo un braccio
intorno alle spalle e l'aveva stretta a s con affetto, poi si erano messe a ridere tutte e
due.
Al buio, David era rimasto immobile, contento che i passanti rendessero meno
palese la sua presenza. Il vento faceva volare le foglie cadute a terra, lui si era
allacciato la giacca. Si era ricordato che la notte in cui erano nati i suoi figli aveva
avuto l'impressione di guardarsi dall'esterno. Ora capiva che quella sensazione era
stata come un'assenza. Per tutti quegli anni Phoebe era rimasta una creatura invisibile
ai suoi occhi, quasi un concetto astratto. Non una bambina. E invece era l, che
versava l'acqua nei bicchieri. Era entrato un uomo con un ciuffo di capelli scuri e
aveva detto qualcosa che l'aveva fatta sorridere. Si erano seduti a tavola tutti e tre e
avevano cominciato a mangiare.
Era tornato all'automobile. Aveva immaginato che l accanto ci fosse anche Norah
a osservare Phoebe, che viveva ignara della loro esistenza. Le aveva dato un dolore
che si era manifestato in modi e forme che non aveva saputo prevedere. Quest'ultima
sofferenza gliela poteva risparmiare. Meglio andarsene lasciando intatto il passato. E
cos aveva fatto: aveva viaggiato tutta la notte attraverso l'ultimo tratto dell'Ohio.
...
Non capisco, Rosemary lo guard. Perch non me lo puoi promettere?  la
cosa pi giusta da fare. 
Causerebbe molto dolore.
Non puoi saperlo finch non parli.
Posso immaginarlo.
David... mi prometti che ci penserai?
Ci penso ogni giorno.
Rosemary parve turbata, poi con un sorriso triste, disse: Va bene, ma c' un'altra
cosa.
S?
Stuart e io ci sposiamo.
Sei troppo giovane per sposarti! esclam David d'impulso. Poi, entrambi non
poterono fare a meno di ridere.
Sono vecchia come le colline, disse Rosemary. O almeno cos mi sento quasi
sempre.
Bene, congratulazioni... Non  una sorpresa, ma  una buona notizia lo stesso.
Stuart Wells era alto, con una bella figura. Palestrato, era la parola che faceva
venire in mente a David. Era fisioterapista dell'apparato respiratorio. Lui e Rosemary
si amavano da tempo, ma per sposarsi li aveva preferito aspettare di aver finito la
scuola. Sono contento per te, Rosemary, Stuart  una brava persona e vuole bene a
Jack. Avr anche lui un lavoro a Harrisburg?
Ancora no, lo sta cercando. Il suo contratto qui finisce alla fine del mese.
Com' il mercato del lavoro a Harrisburg?
Cos cos, ma non sono preoccupata perch Stuart  bravissimo.
Come potrebbe essere diversamente?
Vedo che sei arrabbiato.
No, non sono arrabbiato, ma questa notizia mi fa sentire triste. Triste e vecchio.
Rosemary rise. Come le colline?
Anche David rise. Molto, molto pi vecchio.
 successo tutto in una volta, la settimana scorsa, disse Rosemary. Io non
volevo parlare della proposta che avevo avuto finch non ne ero sicura. Poi, appena
ho ottenuto il lavoro, Stuart ha deciso che dovevamo sposarci. So che non  bello dire
troppe cose all'improvviso.
Stuart mi  simpatico, disse David. Spero di potermi presto congratulare anche
con lui.
Posso chiederti di accompagnarmi all'altare?
David guard Rosemary e vide la felicit illuminarle il sorriso.
Ne sarei onorato.
Vorremmo sposarci qui, con una cerimonia semplice. Tra due settimane.
Non perdete tempo.
Non ho bisogno di riflettere, mi sembra che sia tutto naturale. Rosemary guard
l'orologio e sospir.  tardi. Si alz in piedi e si ripul le mani ancora sporche di
terra. Andiamo, Jack.
Gli dar io un'occhiata mentre ti prepari, disse David.
Sei la mia salvezza.
Rosemary.
S?
Mi manderai qualche fotografia ogni tanto? Qualche fotografia di Jack a mano a
mano che cresce? O di tutti e due, nella nuova sistemazione?
Ma certo!  logico! Rosemary intrecci le braccia e diede un calcio con la punta
del piede al margine del gradino.
Grazie, disse semplicemente David. Era turbato: la sua vita era andata sprecata
in un dolore irrisolto e il tentativo di sublimarlo attraverso l'obiettivo della macchina
fotografica era fallito. Gli altri credevano che avesse abbandonato la fotografia a
seguito dell'articolo poco lusinghiero che aveva scritto quella donna di Pittsburgh.
Pensavano che avesse perso il favore del pubblico e si fosse scoraggiato: non
capivano che il motivo stava nella sua totale perdita d'interesse. Da quando si era
fermato a guardare dal terrapieno la confluenza di quei fiumi, non aveva pi preso in
mano la macchina fotografica. Qualche volta osservava le vecchie immagini e si
meravigliava della loro fredda bellezza, della loro precisione tecnica, ma soprattutto
dell'accanimento perfezionistico che quell'assenza di sbavature suggeriva.
 impossibile fermare il tempo, disse a Rosemary,  impossibile catturare la
luce. Si pu soltanto alzare il viso e lasciarsela piovere addosso. Ma vorrei,
ugualmente, avere qualche vostra fotografia. Tua e di Jack. Mi aprirebbero uno
spiraglio sulla vostra vita, ne proverei un piacere immenso.
Te ne mander moltissime, lo rassicur Rosemary. Ti inonder di fotografie.
Rest seduto sui gradini, mentre lei andava a vestirsi per uscire. Jack giocava con il
camioncino. Devi dirglielo. Scosse la testa. Dopo quella sera passata davanti alla casa
di Caroline, aveva consultato un avvocato di Pittsburgh e aveva aperto quei due conti
vincolati. Alla sua morte, Phoebe e Jack sarebbero stati tutelati fiscalmente, non
avrebbero dovuto pagare la tassa di successione: Norah non avrebbe mai saputo
niente.
Rosemary torn, con la gonna, un paio di scarpe senza tacco e un buon odore di
sapone neutro. Aveva sulle spalle uno zainetto turchese. Prese per mano Jack: la sua
espressione era seria, concentrata sulle cose da fare. Lungo la strada avrebbe lasciato
Jack a casa della babysitter.
Ah, disse, tra una cosa e l'altra stavo per dimenticarmene: ha telefonato Paul.
Ha telefonato? chiese David, inquieto.
S, era mattina, ma per lui era notte fonda, perch era appena tornato da un
concerto.  a Siviglia da tre settimane: studia chitarra flamenco con qualcuno, non mi
ricordo chi, ma dev'essere famoso.
Stava bene?
S, stava bene. Non ha lasciato un numero, ha detto che richiamer.
David si tranquillizz.
Buona fortuna per il tuo esame, disse, e si alz in piedi.
Grazie. Mi basta superarlo, non chiedo altro.
Gli sorrise, lo salut con la mano e si avvi con Jack lungo il vialetto sassoso verso
il marciapiedi. David la guard andar via, cercando di imprimersi per sempre la sua
immagine nella memoria, lo zainetto colorato, i capelli lunghi sulle spalle, Jack che
con la mano libera cercava di raccogliere qualche foglia o qualche ramoscello. Era
inutile, lo sapeva, perch si dimenticava subito tutto. Qualche volta, guardando le
fotografie riposte nelle scatole o nei raccoglitori, si stupiva di non ricordare le
occasioni, i nomi delle persone... Che cosa gli sarebbe rimasto tra un anno, tra cinque,
del momento che stava vivendo? Il sole sui capelli di Rosemary, la terra che le si era
infilata sotto le unghie, il profumo del sapone.
E si sarebbe dovuto accontentare.
S'incammin a lunghi passi verso il parco, dove cominci a correre. Dopo un po',
si ricord di un'altra cosa: il dodici luglio era il compleanno di Norah. Quarantasette
anni.
Quanto tempo. Rallent la corsa e si lasci andare al ricordo di Norah nel giorno
del loro matrimonio. Erano usciti dalla chiesa, nel sole invernale, e si erano fermati
sul marciapiedi a stringere la mano agli ospiti. Il suo velo si agitava al vento, le
copriva una guancia, l'ultima neve era come una nuvola sui cespugli di biancospino.
Senza smettere di correre, cambi direzione, and verso il quartiere dove abitava
una volta. Rosemary aveva ragione: Norah doveva sapere. Glielo avrebbe detto quel
giorno stesso. Sarebbe andato nella loro vecchia casa, avrebbe aspettato il suo ritorno
e le avrebbe raccontato tutto: non riusciva a immaginare che cosa gli avrebbe
risposto.
Non puoi saperlo finch non parli, aveva detto Rosemary.  la vita, David. Avresti
mai pensato, anni fa, di venire a vivere con me in una villetta bifamiliare? Avresti
mai immaginato in un milione di anni di incontrare me?
Aveva ragione, lui non viveva la vita che aveva immaginato. Quando era arrivato
non conosceva la citt, ma adesso le strade che percorreva gli erano diventate
familiari, non c'era un particolare che non fosse collegato a un altro nella sua
memoria. Aveva visto piantare quegli alberi, li aveva visti crescere. Passava davanti a
case dove era stato a cena o a bere un aperitivo, dov'era stato chiamato per una visita
urgente e in piedi, in anticamera, aveva scritto una ricetta o chiamato un'ambulanza.
Tante giornate, accumulate una dopo l'altra, dense di avvenimenti. Quelle di Norah
erano diverse e anche quelle di Paul, ma altrettanto reali.
Imbocc la vecchia strada. Non ci tornava da mesi e fu sorpreso nel vedere che le
colonne del portico della vecchia casa erano state abbattute e il tetto era sostenuto da
puntelli di legno. Sembrava che le assi del pavimento fossero marcite, ma non si
vedevano operai che le stessero cambiando. Il viale d'accesso era deserto. Norah
evidentemente non c'era. David fece qualche passo sul prato, poi and a prendere la
chiave nascosta sotto un mattone, vicino al rododendro. Entr e and a bere un
bicchier d'acqua. C'era odore di chiuso. Spalanc una finestra. Il vento sollev le
tendine, bianche e leggere. Erano nuove e anche le piastrelle del pavimento e il
frigorifero. Bevve un altro bicchiere d'acqua. Poi fece un giro per la casa, cercando di
vedere che altro era cambiato. Scopr ovunque piccole cose: uno specchio in sala da
pranzo e una fodera nuova per le poltrone del salotto, disposte diversamente dal
solito.
Al piano di sopra tutto era come prima. La camera di Paul era il tempio
dell'angoscia adolescenziale, con i manifesti di ignoti gruppi musicali appesi al muro,
le matrici di biglietti di concerti attaccate a un riquadro di sughero, le pareti dipinte di
un orribile blu scuro che faceva sembrare la stanza una caverna. Era andato alla
Juilliard e, nonostante David avesse dato il suo consenso e pagato la met delle tasse,
Paul ricordava solo il passato, quando lui gli ripeteva che la musica non gli avrebbe
dato da vivere. Gli mandava sempre i programmi e le recensioni da ogni citt dove
aveva tenuto un concerto, come se volesse dirgli Guarda, sono un musicista di
successo, e come se anche lui stentasse a crederlo. Qualche volta David viaggiava per
centinaia di miglia, fino a Cincinnati, a Pittsburgh, ad Atlanta a Memphis, entrava nel
buio di una sala e ascoltava suo figlio suonare. La testa di Paul china sulla chitarra, le
sue dita sapienti, il linguaggio della musica misterioso e ipnotico lo commuovevano
fino alle lacrime. Era un modo per liberare l'emozione e trattenersi dal correre sul
palcoscenico e abbracciarlo. Non era mai accaduto, quasi sempre David scivolava via
prima che suo figlio si accorgesse di lui.
La camera matrimoniale era in ordine, ma evidentemente inutilizzata. Norah si era
trasferita nella stanza pi piccola, di fronte, dove David vide le coperte spiegazzate
sul letto. Fu sul punto di rimetterle in ordine, ma all'ultimo momento pens che
sarebbe stata una grave intrusione e ritrasse la mano. Torn al pianterreno.
Non capiva perch, di tardo pomeriggio, Norah non fosse ancora a casa. Avrebbe
aspettato ancora un po' e poi se ne sarebbe andato.
Sulla scrivania, vicino al telefono c'era un blocco di foglietti gialli con annotazioni
misteriose: chiamare Jan prima delle otto; riprogrammare; Tim non assicura;
consegna prima delle dieci. Non dimenticare: Dunfree e biglietti. David strapp la
pagina attentamente e la mise al centro della scrivania; poi prese il blocco, lo port
sul tavolino della prima colazione, si mise a sedere e scrisse:
La nostra bambina non  morta. Caroline Gill l'ha presa con s e l'ha allevata in
un'altra citt.
Cancell tutto.
Io ho ceduto nostra figlia.
Pos la penna. Non poteva farlo, non riusciva a immaginare come sarebbe stata la
sua vita senza il peso di quella consapevolezza segreta. Era arrivato a giudicarla una
penitenza, un modo di autodistruggersi, lo capiva, ma cos andava il mondo: la gente
fumava, saltava gi dagli aeroplani, beveva troppo, guidava senza cintura. E lui aveva
un segreto che lo consumava. Le tendine nuove gli sfioravano un braccio, il rubinetto
del bagno gocciolava, come sempre: per anni si era proposto di aggiustarlo. Strapp
la pagina del blocco di appunti, la fece in tanti pezzetti e se li mise in tasca per
buttarli via pi tardi. And nel garage e frug fra gli attrezzi finch non trov una
chiave inglese e un po' di guarnizioni. Forse le aveva comprate molto tempo prima
proprio per fare quel lavoro.
Gli ci volle pi di un'ora per aggiustare il rubinetto del bagno. Sciacqu i filtri per
togliere i sedimenti, sostitu le guarnizioni, avvit i pezzi. L'ottone era ossidato, e lo
lucid con uno spazzolino da denti che aveva trovato dentro un barattolo di latta
nell'armadietto sotto il lavabo. Ormai erano le sei. Rimase ancora qualche momento
in bagno: il silenzio gli dava tranquillit. In cucina suon il telefono e una voce
sconosciuta parl di biglietti per Montreal, ma s'interruppe ed esclam: Che
disastro, mi ero dimenticata che partivi per l'Europa con Frdric. Si ricord che
Norah gli aveva detto - ma lui aveva lasciato che quelle parole gli sfuggissero dalla
mente, o forse era stato lui a scacciarle - che era stata in vacanza a Parigi. Aveva
anche aggiunto di aver conosciuto un canadese, del Qubec, che lavorava alla IBM e
parlava francese. Da un po' di tempo Norah aveva una voce diversa quando parlava
con lui, forse pi dolce, una voce che lui non conosceva. La immaginava con il
telefono appoggiato alla spalla, la mano sui tasti del computer e ogni tanto uno
sguardo all'orologio per vedere di quanto fosse in ritardo per la cena. Norah che
attraversava disinvolta i corridoi degli aeroporti per guidare i gruppi dei turisti agli
autobus, ai ristoranti, agli alberghi, a tutte le novit che lei, esperta e sicura, aveva
organizzato per loro.
Bene, almeno sarebbe stata contenta che i rubinetti non gocciolassero pi. Anche
lui era soddisfatto per aver eseguito la riparazione con tanta abilit. Si ferm in piedi
in cucina e allarg le braccia, come se avesse finito il suo turno di lavoro; poi riprese
in mano il blocco di foglietti gialli e scrisse:
Ho aggiustato i rubinetti del bagno. Buon compleanno.
Usc, richiuse a chiave la porta e riprese a correre.
II
Seduta su una panchina nei giardini del Louvre con un libro aperto sulle ginocchia,
Norah guardava le foglie argentee di un pioppo agitate dal vento. I piccioni si
muovevano nell'erba vicino ai suoi piedi e beccavano qualche seme.
 in ritardo, disse a Bree. Era accanto a lei, con le gambe allungate e incrociate
alle caviglie e sfogliava una rivista illustrata. Aveva quarantaquattro anni ora ed era
molto bella: alta e flessuosa, con gli orecchini di turchese che le sfioravano le guance
olivastre, i capelli di puro argento. Durante la radioterapia li aveva tagliati molto
corti, decisa a non buttar via neanche un altro istante della propria vita per essere alla
moda. Era stata fortunata e lo sapeva, il tumore le era stato tolto in tempo e lei stava
bene ormai da cinque anni. Ma l'esperienza l'aveva cambiata, le aveva dato
prospettive diverse. Rideva pi spesso e riusciva a ritagliarsi pi tempo libero dal
lavoro. Aveva cominciato a collaborare come volontaria alla HABITAT. Mentre
seguiva la costruzione di un impianto residenziale nell'Est Kentucky aveva
conosciuto un pastore protestante, affettuoso, rubicondo, allegro. Si chiamava Ben,
era vedovo. Si erano rivisti durante la realizzazione di un progetto in Florida e una
volta ancora in Messico. Durante quell'ultimo viaggio, senza dir niente a nessuno, si
erano sposati.
Adesso arriver, disse Bree, l'idea  stata sua.
Questo e vero, ribatt Norah, ma Paul  innamorato, c' da sperare che si
ricordi che siamo qui.
L'aria era calda e asciutta. Norah chiuse gli occhi e ripens a quel giorno
dell'aprile precedente quando Paul, all'improvviso, era andato da lei in ufficio,
durante un breve periodo di soggiorno a casa, tra un concerto e l'altro. Alto, ancora
dinoccolato come da ragazzo, si era seduto sul bordo della scrivania e, passandosi il
fermacarte da una mano all'altra, le aveva descritto il suo progetto per una tourne
estiva in Europa, che comprendeva sei settimane di studio in Spagna. Norah aveva in
programma un viaggio in Francia insieme a Frdric e, quando aveva scoperto che
Paul sarebbe stato a Parigi mentre c'erano anche loro, aveva preso una penna e aveva
scritto LOUVRE sul calendario a muro dell'ufficio. Il 21 luglio alle cinque.
Appuntamento nel giardino e poi a cena. Paul era partito per l'Europa qualche
settimana dopo e le aveva telefonato ogni tanto da qualche piccolo albergo, in
campagna o sul mare. Le diceva di aver conosciuto una flautista, che il tempo era
bello e la birra tedesca fantastica. Norah lo aveva ascoltato, cercando di non fare
domande e di non preoccuparsi. Se lo immaginava a piedi nudi sulla spiaggia, alto
quasi un metro e novanta, con il colorito scuro di David, mentre parlava all'orecchio
della sua flautista.
Aveva spinto la discrezione fino a non chiedergli mai qual era il suo itinerario e
quando Bree l'aveva chiamata dall'ospedale di Lexington non era riuscita a trovarlo
per dargli la notizia: mentre correva nel parco, David era stato colpito da un grave
attacco di cuore ed era morto.
Apr gli occhi. La natura si dispiegava ancora davanti ai suoi occhi, pigra e
variopinta, nel calore dell'estate. Aveva preso un aereo per tornare a casa, senza mai
chiudere occhio per l'angoscia di non poter avvertire Paul. Bree l'aveva aiutata per le
pratiche del funerale e non l'aveva lasciata tornare a Parigi da sola.
Non preoccuparti, arriver, ripet Bree.
Non era presente al funerale, non me lo perdoner mai, disse Norah. Troppe
cose erano rimaste in sospeso tra loro. Paul non aveva mai accettato l'idea che David
fosse andato via di casa.
E tu l'avevi accettata?
Norah guard sua sorella, i suoi capelli con le ciocche corte e appuntite, gli occhi
verdi calmi e penetranti. Volt la testa.
 una domanda che avrebbe potuto farmi Ben, disse. Passi troppo tempo in
chiesa, Bree.
Bree rise, ma non si arrese. Ben non fa mai domande. Sono io quella che le fa.
Non so... Norah ripens all'ultima volta che aveva visto David, seduto sotto il
portico con un bicchiere di t freddo in mano, dopo una corsa nel parco. Erano
divorziati da sei anni dopo essere stati sposati per diciannove, lo conosceva da
venticinque anni, pi della met della sua vita. Quando Bree le aveva detto che era
morto, non era riuscita a crederle. Era impossibile immaginare un mondo senza
David. Solo pi tardi, dopo il funerale, il dolore si era impossessato di lei. Ci sono
tante cose che avrei voluto dirgli. Se non altro riuscivamo ancora a parlare. Qualche
volta passava da casa ad aggiustare qualcosa che si era rotto e a fare un saluto. Credo
che fosse molto solo.
Sapeva di Frdric?
No, avevo cercato di dirglielo, ma sembrava che preferisse non saperlo.
David era fatto cos, osserv Bree. Diverso da Frdric.
S.
Norah rivide all'improvviso davanti agli occhi l'immagine di Frdric che una
sera, a Lexington, zappettava la cenere intorno ai rododendri. Si erano conosciuti un
anno prima, in un'altra calda giornata d'estate, in un altro giardino. La IBM, acquisita
con tanta fatica, era ancora uno dei clienti migliori di Norah e lei non aveva potuto
mancare a quel ricevimento all'aperto, anche se aveva mal di testa e in lontananza si
sentiva il rombo di un tuono. Frdric era a un tavolino da solo, con un'aria seria e
riservata. Norah aveva messo qualcosa in un piatto e gli si era seduta accanto. Se lui
non avesse avuto voglia di chiacchierare, tanto meglio. Ma Frdric le aveva sorriso,
l'aveva salutata con un certo calore, si era lasciato distogliere dai suoi pensieri e si era
messo a parlare in inglese, con un leggero accento del Qubec. Avevano parlato per
ore, mentre si avvicinava il temporale e gli altri ospiti raccoglievano le loro cose per
andarsene. Quando aveva cominciato a piovere, lui l'aveva invitata a cena per quella
sera.
A proposito, dov' Frdric? chiese Bree. Non avevi detto che stava
arrivando?
Voleva venire, ma  stato chiamato a Orlans per lavoro. Ha dei lontani parenti da
quelle parti, dei secondi cugini che abitano in un paese che si chiama Chteauneuf. Ti
piacerebbe vivere in un posto che si chiama cos?
Probabilmente avranno anche loro un traffico infernale e giornate da far rizzare i
capelli in testa.
Spero di no. Spero che sia uno di quei paesi dove si va al mercato ogni mattina e
si torna a casa con il pane fresco e i vasetti di fiori. Ho detto a Frdric di non
preoccuparsi; anche se lui e Paul sono amici, preferisco essere sola quando gli dar la
notizia.
S, pensavo anch'io di andarmene quando verr, disse Bree.
Grazie. Norah le prese una mano. Grazie di tutto. Mi hai aiutata anche per il
funerale, non so che cos'avrei fatto senza di te.
Bree scosse la testa sorridendo. Non dirlo pi. Poi aggiunse, assorta:  stato un
bel funerale, questo s: c'era tanta gente. Ho capito che David  stato importante nella
vita di molte persone.
Norah annu. Anche lei lo aveva pensato. La piccola chiesa di Bree era affollata e
quando era cominciata la funzione molti erano rimasti in piedi sulla porta. Nei giorni
precedenti sua sorella l'aveva guidata nella scelta della musica, dei testi da leggere,
della bara e dei fiori, l'aveva anche aiutata a scrivere l'annuncio. Era stato,
nonostante tutto, un sollievo avere delle occupazioni concrete: lei aveva svolto tutti i
suoi compiti protetta da una nuvola di ovattata efficienza. Forse a qualcuno era parso
strano che lei piangesse tanto, le belle antiche parole avevano rinnovato il loro
significato e lei non aveva pianto solo per David. Aveva pianto anche per la loro
figlia perduta tanti anni prima: il dolore era cresciuto in mezzo a loro.
Molti erano pazienti dell'ospedale che aveva diretto per tanti anni, disse a Bree.
L'ho pensato anch'io: sembrava che onorassero la memoria di un santo.
Non l'avevano sposato, disse, mentre guardava di nuovo se vedeva comparire
Paul: non c'era nessuno. Non riesco a credere che sia morto davvero, mormor, e
le venne da piangere.
Restarono sedute in silenzio. La mano di Bree era liscia e calda sulla sua e Norah
sent dilatarsi quel momento fino a darle l'impressione che contenesse tutto il mondo.
Aveva provato una sensazione simile anni prima, quando Paul era piccolo e lei, di
notte, lo allattava. Adesso era cresciuto, forse era in treno, o camminava su un
marciapiedi o attraversava una strada. Si era staccato dal suo corpo e andava in giro
per il mondo senza di lei. Pens anche a Frdric, seduto al tavolo di un convegno,
mentre rileggeva degli appunti prima di prendere la parola. Si faceva la barba due
volte al giorno e, quando se ne dimenticava e la notte la baciava dietro l'orecchio per
svegliarla, lei si sentiva pungere il collo. Non mangiava n pane n dolci. La sola
cosa che lo irritava era non avere subito il giornale del mattino. Tutte quelle piccole
abitudini, ora tenere ora irritanti, facevano parte della vita di Frdric. Quella sera
avrebbe dovuto vederlo nel loro piccolo albergo sul fiume. Avrebbero bevuto il vino
e lei sarebbe rimasta sveglia, di notte, ad ascoltare il suo respiro leggero e regolare.
Le sarebbe piaciuto sposarlo, anche quella era una decisione da prendere.
Il libro le cadde dalle ginocchia e lei si chin a raccoglierlo. I cerchi lucenti della
Notte stellata di Van Gogh ruotarono sulla superficie della brochure che usava come
segnalibro. Quando alz gli occhi di nuovo, Paul stava attraversando il parco.
Oh! esclam Norah con lo slancio di gioia che provava sempre nel vederlo. Era
lui, suo figlio, qui all'altro capo del mondo. Si alz in piedi. Eccolo, Bree!  Paul, 
arrivato!
Com' bello, disse Bree, ha preso da me.
 probabile, rispose Norah. Ma a chi deve il suo talento musicale? A noi no, a
David nemmeno...
Lo guard venire verso di loro. Il suo talento musicale. Un mistero, un dono.
Paul alz una mano per salutare, con un gran sorriso. Norah lasci il libro sulla
panchina e gli and incontro. Le batteva il cuore di gioia e di entusiasmo, di dolore e
di ansia. Lo raggiunse e lo abbracci. Indossava una camicia bianca con i polsi
arrotolati e pantaloni nocciola. Aveva un odore di fresco, come se avesse appena fatto
la doccia. Norah sent i suoi muscoli sotto la stoffa della camicia, le sue ossa forti, il
suo calore e cap che cosa intendeva David quando voleva fissare il mondo in un
istante. Non si poteva biasimarlo, non era una colpa voler toccare il fondo di un
momento passeggero, studiarne l'essenza misteriosa, il cambiamento, il moto.
Mamma! disse Paul, e la scost da s per guardarla. Com' strano vedersi qui.
Aveva la barba scura, i denti bianchi e regolari.
 strano, s.
Bree si era avvicinata e anche lei lo abbracci.
Devo andare, ti ho aspettato per salutarti. Stai molto bene, Paul, la vita vagabonda
ti giova.
Paul sorrise. Perch non rimani ancora un po'?
Bree guard Norah. No, disse, ma ci vedremo presto.
Paul si chin a darle un bacio. A presto, allora!
Norah si asciug gli occhi mentre Bree si allontanava.
Cosa c'? chiese Paul, improvvisamente serio. Cosa c' che non va?
Vieni a sederti, disse Norah e gli mise la mano su un braccio per condurlo verso
la panchina.
Si sedettero. Norah raccolse il libro e tenne in mano per un attimo il segnalibro.
Paul, devo darti una brutta notizia. Tuo padre  morto nove giorni fa. Ha avuto un
attacco cardiaco.
Paul spalanc gli occhi e volt la testa verso il sentiero che aveva appena percorso.
Quando  stato il funerale?
La settimana scorsa. Non sono riuscita a trovarti, Paul: avevo pensato di mettermi
in contatto con l'ambasciata, ma non sapevo da che parte cominciare.
Per poco non ho perso il treno, rispose, assorto.
Ma adesso sei qui.
Paul stava chinato in avanti, con i gomiti sulle ginocchia e la testa tra le mani.
Norah si ricord di averlo visto cos anche quando era piccolo e cercava di
nascondere la tristezza. Strinse i pugni, poi li apr lentamente: lei gli prese la mano tra
le sue, sent i calli lasciati dalle corde della chitarra. Rimasero seduti vicini per molto
tempo, ad ascoltare il vento tra le foglie.
 normale che tu sia sconvolto, era tuo padre, disse Norah.
Paul rispose con un cenno della testa, ma il suo viso era impenetrabile.
Quando infine parl, la voce era spezzata.
Non pensavo mai alla sua morte. Non credevo che mi sarebbe importato. Non
eravamo abituati a parlare veramente, insieme.
Lo capisco. Dopo la telefonata di Bree Norah aveva camminato per la strada, e
aveva pianto senza cercare di trattenersi: era arrabbiata con David perch l'aveva
lasciata senza darle la possibilit di spiegarsi, una volta per tutte. Almeno, prima,
c'era la speranza di riuscire a parlare. Ora non pi.
S, aspettavo sempre che fosse lui il primo a fare un gesto d'incoraggiamento.
Forse tuo padre pensava la stessa cosa.
Ma era mio padre. Toccava a lui.
Ti voleva bene, non devi pensare il contrario.
No, ribatt Paul con una breve risata amara.  una cosa carina da dire, suona
bene, ma non  vera. Io andavo spesso a casa sua, parlavo del pi e del meno, ma non
sono mai riuscito ad approfondire un argomento, ad ascoltare qualcosa che avesse un
peso. Non ero il figlio che avrebbe voluto. La voce di Paul era calma ma il viso era
bagnato di lacrime.
Paul, disse Norah, tuo padre pensava che tu fossi il figlio migliore del mondo.
Con un gesto brusco, Paul si asciug le lacrime. Norah sent il dolore e la tristezza
chiuderle la gola e non riusc a parlare subito.
Tuo padre, disse infine, aveva molta difficolt a parlare di s, con chiunque.
Non so perch. Era stato povero da ragazzo e se ne vergognava. Vorrei che avessi
visto quanta gente  venuta al suo funerale. Centinaia di persone, Paul. Tutto il lavoro
che aveva fatto all'ospedale mi  passato davanti agli occhi: ho il libro con le firme,
vedrai anche tu in quanti gli volevano bene.
Rosemary  venuta? chiese Paul, guardando sua madre.
Rosemary? S. Aveva intravisto Rosemary alla fine del servizio funebre, seduta
in un banco in fondo alla chiesa, vestita di grigio. Aveva ancora i capelli lunghi, ma
sembrava meno giovane, pi simile a una donna che ha dato un assetto pratico alla
propria vita. David aveva sempre detto che tra loro non c'era mai stato niente e lei,
nel profondo del cuore, sapeva che era vero. Non erano innamorati, Paul, se  questo
che pensi.
Lo so. Paul seduto ritto sulla panchina ora parlava con voce ferma. Rosemary
me l'ha detto e io le ho creduto.
Te l'ha detto? Quando?
Il primo giorno, quando era appena arrivata. Era un po' imbarazzato, ma
prosegu. La vedevo, quando andavo a trovare pap.  capitato che mangiassimo
tutti insieme. Se pap non era in casa, mi fermavo un po' con lei e con Jack. Posso
assicurarti che non c'era niente tra loro. Qualche volta c'era anche un amico di
Rosemary. Era una situazione strana, ma mi ci ero abituato. Rosemary era simpatica,
non era lei l'ostacolo che mi impediva di parlare con pap.
Ti credo. Quello che m'importa  che tu sia convinto di quanto contavi nella vita
di tuo padre. Capisco quello che dici, ho provato le stesse sensazioni anch'io. Quel
distacco. Quel riserbo. L'impressione di trovarsi di fronte a un muro invalicabile.
Dopo un po' ho rinunciato a cercare uno spiraglio. Ma da dietro quel muro lui ci
amava, tutti e due. Non saprei dirti perch lo so, ma lo so.
Paul non parlava. Ogni tanto si asciugava le lacrime.
L'aria si era rinfrescata, c'era pi gente in giro: innamorati che si tenevano per
mano, genitori e bambini, altri che passeggiavano da soli. Si avvicin una coppia
anziana. Lei era alta, con i capelli bianchi e luminosi, lui era curvo e si appoggiava a
un bastone. Lei gli parlava, sorreggendolo per il gomito e lui ascoltava e guardava
attraverso il giardino, al di l del cancello, qualche cosa che lei voleva fargli vedere.
Norah rest colpita nel cogliere quel legame cos forte. Un tempo aveva immaginato
di invecchiare insieme a David, aveva sognato che le loro vite si sarebbero intrecciate
come i rami di una vite rampicante, i viticci intorno ai germogli, le foglie come un
reticolo stretto. Era stata una ragazza fuori moda e anche il suo rimpianto di ora era
fuori moda. Aveva creduto che, una volta sposata, sarebbe stata custodita come una
gemma nel calice di un fiore, protetta entro la vita di un altro.
Invece aveva trovato una propria strada, si era costruita un lavoro, aveva allevato
Paul, aveva viaggiato in tutto il mondo. Era stata petalo, calice, stelo e foglia; era
stata la lunga radice bianca che penetrava nella terra. Ed era contenta cos.
Mentre le passavano davanti, si accorse che i due anziani parlavano inglese.
Stavano scegliendo il ristorante dove andare a cena. Avevano un accento del sud,
forse del Texas: lui cercava un posto dove mangiare una bella bistecca, come quelle a
cui era abituato.
Sono stanco degli americani, disse Paul dopo che si furono allontanati. Sono
sempre troppo felici di conoscere un altro americano, come se non fossimo
duecentocinquanta milioni. Non sarebbe pi logico che vogliano conoscere dei
francesi, visto che siamo in Francia?
Tu parli volentieri con Frdric.
Certo. Perch no? Frdric non manca mai di sottolineare la presunzione
americana. A proposito, dov'?
 via per un lavoro. Torner stasera.
All'improvviso la sua immagine le attravers la mente: lo vide entrare nella stanza
dell'albergo, mettere le chiavi sul cassettone e passarsi una mano sulla tasca della
giacca dall'esterno per essere sicuro che ci fosse il portafogli. Portava camicie di un
bianco brillante, con i bottoni sul colletto e, appena arrivato, buttava la cravatta su
una sedia e la chiamava a voce bassa. Forse era proprio la voce che aveva amato in
lui prima di tutto. Avevano tante cose in comune, i figli grandi, il divorzio, un lavoro
impegnativo, ma la vita di Frdric si era svolta in un altro paese, e le sembrava
inafferrabile, familiare ed estranea nello stesso tempo. Un territorio vecchio e nuovo.
 andato bene il viaggio? le stava chiedendo Paul. Ti piace la Francia?
S, sono stata felice qui, rispose Norah, ed era vero. Frdric sosteneva che il
sovraffollamento aveva ucciso Parigi, ma per Norah l'incanto della citt era infinito,
le boulangeries, le pasticcerie, i chioschi delle crpes, le guglie degli edifici antichi,
le campane. Anche i suoni le piacevano, la lingua che fluiva come un ruscello con
una parola che ogni tanto sbucava come un ciottolo. E tu? Com' andato il tuo giro
di concerti? Sei ancora innamorato?
Ah, s! L'espressione del viso di Paul apparve per un attimo pi distesa.
Sposerai Frdric? le chiese.
Norah fece scorrere un dito sulla costa della brochure. Era quell'incertezza che
accompagnava tutti i momenti della sua giornata. Doveva cambiare vita? Amava
Frdric, non era mai stata cos felice, ma non era sicura. A lui piaceva la precisione,
era meticoloso in tutto, dal misurare un angolo di novanta gradi al compilare la
cartella delle tasse. In questo, ma solo in questo, le ricordava David. Ormai
conosceva la vita quanto bastava per sapere che niente era perfetto. Niente era
immutabile, a cominciare da s stessa. Ma era anche vero che quando Frdric
entrava in una stanza l'atmosfera diventava un'altra, pi saporosa, pi eccitante.
Quello che non sapeva era che cosa sarebbe potuto succedere dopo.
Non so, rispose. Non mi  difficile pensare a una vita con lui e questo dovrebbe
essere il primo passo.
 stato cos l'altra volta? Voglio dire, con pap?
Norah esit.
S e no, disse infine. Io ora sono molto pi pragmatica. Allora desideravo solo
avere qualcuno a cui affidare la mia vita. Non conoscevo bene me stessa.
A pap piaceva occuparsi degli altri.
S,  vero.
Non posso credere che sia morto.
Neanch'io.
Norah guard la brochure che aveva tra le mani, ricord il freddo delle sale del
museo, l'eco dei passi dei visitatori. Era stata quasi un'ora davanti a quel quadro, a
osservare il vortice dei colori, le pennellate forti e vivide. Che cosa aveva saputo
cogliere Van Gogh? Un luccichio elusivo. David invece aveva puntato l'obiettivo sui
particolari minimi, ossessionato dal contrasto tra luce e ombra. Adesso era scomparso
e con lui era scomparso il suo modo di vedere il mondo. Paul si alz e fece un cenno
di saluto a qualcuno. Sul suo viso si era dipinto un sorriso che escludeva tutto il resto
intorno. Norah segu il suo sguardo e vide una ragazza dai lineamenti delicati, la pelle
del colore delle ghiande mature, una pettinatura rasta lunga fino in vita.
 Michelle, disse Paul. Le vado incontro.
Norah lo guard allontanarsi. La ragazza alz il viso e lui glielo chiuse tra le mani.
Si baciarono, poi lei gli accarezz una guancia con un gesto breve, lieve, cos
personale che Norah volt la testa per non essere indiscreta. Attraversarono il prato
con le teste accostate, parlando. Poi si fermarono, lei gli pos una mano sul braccio e
Norah cap che glielo aveva detto.
Arrivarono alla panchina. Signora Henry, la ragazza le strinse la mano, aveva le
dita lunghe e fredde, mi dispiace tanto per il padre di Paul.
Anche il suo accento era particolare, aveva passato molti anni a Londra. Restarono
per qualche minuto in piedi a parlare: Paul propose di andare insieme a cena e Norah
fu tentata di accettare perch pi di qualsiasi cosa al mondo le sarebbe piaciuto
restare a chiacchierare con suo figlio tutta la notte, ma cap che tra lui e Michelle
c'erano un calore, una esultanza, una dolcezza che non consentivano altre presenze. E
poi forse Frdric era gi tornato in albergo, si era tolto la cravatta e l'aveva gi
messa sulla spalliera della sedia.
Perch non domani? disse. Potremmo vederci la mattina a colazione. Voglio
sapere tutto del vostro viaggio e dei chitarristi di flamenco a Siviglia.
Lungo la strada, mentre raggiungevano il metr, Michelle prese Norah
sottobraccio. Paul camminava davanti a loro.
Lei ha un figlio stupendo, disse Michelle. Mi dispiace non aver conosciuto suo
padre.
S,  giusto rammaricarsene, anche se non era un uomo facile da conoscere
davvero. Fecero qualche passo in silenzio.  andata bene la tourne?
Oh s, viaggiare d una grande sensazione di libert, rispose Michelle.
Le luci della stazione della metropolitana ruppero la penombra della sera, lo
sferragliare del treno si attut sotto il tunnel: si sentiva odore di metallo e di nafta.
Vediamoci domani mattina alle nove, disse Norah a Paul, alzando la voce sopra
il rumore del treno. Poi, mentre la carrozza si avvicinava, aggiunse, parlando vicino
al suo orecchio: Ti voleva bene! Era tuo padre e ti voleva bene!.
Il viso di Paul si alter, dolore e smarrimento si confusero per un istante, ma non
c'era tempo di dire altro. Il treno parve accelerare la sua corsa verso di loro e in quel
vento improvviso Norah si sent sopraffare dalle emozioni. Suo figlio, un adulto in
giro per il mondo, David che non c'era pi. Il treno si ferm stridendo. Le porte
idrauliche si aprirono con uno sbuffo d'aria. Norah sal e dal finestrino gett un
ultimo sguardo a Paul, fermo sul marciapiedi con le mani in tasca.
Quando scese, l'aria aveva la luce inconsistente del crepuscolo. Attravers il pav
e arriv all'albergo, poco illuminato, con i fiori sui davanzali. La stanza era immersa
nel silenzio. Frdric non era ancora arrivato. Apr la finestra sulla Senna e rimase
qualche minuto affacciata: ripens a David che teneva Paul a cavalcioni sulle spalle, a
quando le aveva dato l'anello di fidanzamento vicino al vecchio mulino, a Paul e
Michelle che si tenevano per mano.
Rientr, sedette alla scrivania, scrisse un biglietto: Frdric, sono in giardino.
Il giardino dava sul fiume e sui ferri della ringhiera erano inserite delle piccole
luci. Norah ordin un bicchiere di vino. Si accorse di aver dimenticato il libro sulla
panchina, al Louvre, e le dispiacque. Non era il libro che si compra due volte, era
poco pi di un passatempo, la storia di due sorelle. Ora non avrebbe pi saputo come
andava a finire.
Due sorelle. Forse un giorno anche lei e Bree avrebbero scritto un libro. L'idea la
fece sorridere e un cliente seduto al tavolo vicino, con un aperitivo in mano e un
completo di lino bianco, rispose al suo sorriso. Gli inizi, di solito, erano cos: un
tempo lei avrebbe accavallato le gambe o si sarebbe passata una mano sui capelli,
l'equivalente di un vago cenno d'invito, che lui avrebbe accolto alzandosi per
chiederle se poteva farle compagnia. Allora le piaceva quel genere di balletto, la
sensazione della scoperta. Ma quella sera volt la testa da un'altra parte, il cliente
accese una sigaretta e, quando ebbe finito di bere, se ne and.
Norah rimase seduta a guardare la gente che passava lungo l'oscuro scintillio del
fiume. Non si accorse che Frdric era arrivato: sent la sua mano sulla spalla, si
volt. Lui la baci su una guancia, sull'altra e sulle labbra.
Le sedette di fronte. Non era alto, ma aveva una bella figura e le spalle larghe di
chi ha praticato il nuoto per anni. Era un informatico, analista dei sistemi: a Norah
piaceva la sua sicurezza, la capacit di cogliere e discutere un problema nella sua
interezza senza lasciarsi impantanare da particolari occasionali. Per la irritava la sua
tendenza a ritenere il mondo la sede di eventi ricorrenti e prevedibili.
 da molto che aspetti? chiese Frdric. Hai gi cenato?
No, lei gli mostr il bicchiere di vino quasi pieno, ma adesso lo farei
volentieri.
Bene! Scusami, ma il treno era in ritardo.
Va bene cos. Com' andata la giornata a Orlans?
Noiosa, ma  stato piacevole chiacchierare con mio cugino. Cominci a
raccontare e per Norah fu un riposo ascoltarlo. Frdric le piaceva, apprezzava tante
cose in lui. Una volta aveva passato il sabato e la domenica in garage, a costruirle una
serie di scaffali, in un turbine di trucioli di legno fresco. Altre volte entrava in cucina,
mentre lei era ai fornelli, le metteva le mani intorno alla vita e la baciava finch lei
non smetteva di occuparsi di quello che stava facendo. Le piaceva meno che fumasse
la pipa, lavorasse troppo e guidasse veloce in autostrada.
L'hai detto a Paul? chiese Frdric. Come sta?
Non lo so, spero bene. Domani mattina far colazione con noi. Vuole criticare
insieme a te la presunzione degli americani.
Frdric rise. D'accordo.  simpatico tuo figlio.
Ha una ragazza,  bella e lui l'adora. Domani verranno tutti e due.
Ordinarono la cena: brochettes di manzo con riso pilaf e vino. Norah pens che si
sentiva approdata in un porto sicuro. Si ricord delle sue pazze corse verso l'Ohio,
della strana iridescenza dell'acqua, dello strapiombo di pietra calcarea, del vento che
le scompigliava i capelli.
Ora, sotto quel cielo quasi viola, sentiva l'odore dell'acqua, dei tubi di
scappamento delle auto, della carne arrosto e del fango della riva. Frdric accese la
pipa e riemp di nuovo i bicchieri. La gente camminava nella sera che volgeva alla
notte, le case diventavano ombre confuse, dietro i vetri delle finestre si accendevano
le luci. Norah pieg il tovagliolo e si alz in piedi. Vide il mondo girarle intorno:
aveva le vertigini per il vino, l'odore del cibo, quella lunga giornata di dolore e di
gioia.
Non ti senti bene? le chiese Frdric e le parve che le sue parole arrivassero da
molto lontano.
Si appoggi al tavolo con una mano, ma non rispose.
Novembre 1988
Si chiamava Robert ed era bello, aveva un ciuffo di capelli neri che gli ricadeva
sulla fronte. Andava sempre su e gi per il corridoio dell'autobus facendo commenti
sulla strada, sul guidatore, sulla bella giornata. Dopo averlo percorso tutto,
ricominciava da capo. Io qui mi diverto come un pazzo, diceva mentre si fermava a
stringere la mano a Caroline. Era una stretta forte e fiduciosa. Lei gli sorrideva,
paziente. Gli altri passeggeri non lo guardavano, leggevano i loro libri o i loro
giornali, davano un'occhiata al paesaggio fuori dal finestrino.
Robert continuava, imperterrito, come se gli esseri umani fossero alberi, sassi,
nuvole, fatti per essere osservati ma non suscettibili di dare una risposta.
Nel guardarlo Phoebe era come animata da una luce interna. Ora, mentre
camminava avanti e indietro, gli rivolse un sorriso radioso, come se avesse visto una
creatura meravigliosa e sconosciuta, forse un pavone, bello, appariscente e fiero.
Quando infine lui and a sedersi vicino a lei senza smettere di parlare, non si
trattenne pi. Ignor la prudenza, il riserbo, non aspett di essere sicura che il suo
impulso amoroso fosse corrisposto. Caroline chiuse gli occhi per non vedere la
scoperta esaltazione di sua figlia, la sua inerme innocenza, il rischio, ma quando li
riapr Robert stava rispondendo al sorriso di Phoebe, che lo aveva lasciato sbalordito
come se un albero lo avesse chiamato per nome.
E va bene, pens Caroline, perch no? Un amore cos non era una cosa rara al
mondo? Al, seduto vicino a lei, sonnecchiava. Era arrivato la sera prima, molto tardi
e sarebbe ripartito l'indomani mattina presto: lavorava pi del solito perch dovevano
pagare il tetto e le grondaie nuovi. Negli ultimi mesi, quando erano insieme non
avevano parlato d'altro. Qualche volta la afferrava un'amara nostalgia dei primi
tempi del suo matrimonio, delle labbra di Al, delle sue mani. Perch adesso erano
cos indaffarati, cos oppressi dalle preoccupazioni? Come mai le giornate erano
trascorse una dopo l'altra per arrivare a questo?
L'autobus super il ponte sopra il burrone e sal verso la Squirrel Hill. Aveva gi i
fari accesi nel buio di inizio inverno. Phoebe e Robert sedevano in silenzio, uno
accanto all'altro, senza guardarsi, vestiti per il ballo annuale dell'associazione Down
e lode. Robert aveva le scarpe cos pulite che luccicavano e indossava il suo abito
migliore. Sotto il cappotto, Phoebe aveva un vestitino a fiori bianchi e rossi e al collo
una catenina sottile con una delicata croce bianca, ricordo della cresima. I suoi capelli
neri erano diventati pi radi e formavano una zazzeretta corta tenuta a posto da
qualche mollettina rossa. Era pallida, aveva lentiggini sul viso e sulle braccia.
Sorrideva, persa nei suoi pensieri. Robert guardava i cartelli pubblicitari, le
indicazioni stradali. Era un bravo ragazzo, pronto all'entusiasmo in qualsiasi
momento, anche se dopo un istante dimenticava qualsiasi cosa gli avessero detto.
Ogni volta che vedeva Caroline le chiedeva il suo numero di telefono.
Di Phoebe, per, si ricordava sempre. Si ricordava sempre dell'amore.
Phoebe lo tir per una manica, mentre si avvicinavano alla cima della collina.
Siamo quasi arrivati. La festa era stata organizzata pochi metri pi in l. Le luci si
diffondevano tenui tra l'erba secca e le croste di ghiaccio. Ho contato sette fermate.
Caroline chiam Al. Dobbiamo scendere.
Si avviarono, due coppie nella sera di novembre, umida e buia. Caroline infil la
mano sotto il braccio di Al.
Sei stanco, disse, per rompere un silenzio sempre pi frequente tra di loro. Hai
lavorato troppo nelle ultime due settimane.
Sto bene, rispose Al.
Preferirei che non dovessi rimanere lontano tanto tempo. Caroline si pent di
quelle parole nel momento stesso in cui le pronunciava. Era una vecchia storia, un
nodo nel tessuto del loro matrimonio: la sua voce era suonata stridente e polemica
alle sue stesse orecchie.
La neve ghiacciata scricchiolava sotto le sue scarpe. Al sospir e gli si form una
nuvoletta davanti alla bocca.
Faccio del mio meglio, Caroline. I soldi ci bastano giusto per adesso, ma io ho
accumulato una buona anzianit nel lavoro. Tra poco avr sessant'anni e devo
mungere la mucca finch c' latte.
Caroline sent il braccio di Al sotto la propria mano come un appoggio sicuro. Era
contenta che lui fosse l, perch erano faticosi gli intervalli di tempo che lo tenevano
lontano. Le sarebbe piaciuto poter fare colazione con lui ogni mattina e cenare con lui
ogni sera e dormire insieme nello stesso letto, senza doverlo pensare in un albergo
anonimo, lontano pi di cento o cinquecento chilometri.
 solo che mi manca la tua compagnia, disse con affetto, non intendevo altro.
Phoebe e Robert camminavano davanti a loro tenendosi per mano. Caroline guardava
sua figlia, con i guantini neri da sera e al collo la sciarpa che le aveva regalato Robert.
Phoebe avrebbe voluto sposarlo, vivere con lui, negli ultimi tempi non faceva che
parlarne. Linda, l'organizzatrice della festa, l'aveva avvertita. Phoebe  innamorata.
Ha ventiquattro anni, ha un leggero ritardo rispetto al suo pieno sviluppo organico,
ma comincia a scoprire la propria sessualit. Dobbiamo parlarne, Caroline. Ma lei
non voleva ammettere che qualcosa fosse cambiato e aveva rimandato il colloquio.
Phoebe teneva la testa inclinata per ascoltare quello che le diceva Robert e ogni
tanto, nel buio, si sentiva l'eco della sua risata. Caroline godeva della felicit di sua
figlia e nello stesso tempo si sentiva riportare indietro negli anni, al giorno in cui
Norah Henry aveva riso allo stesso modo, tra i rami ricadenti delle felci e il tintinnare
della porta d'ingresso dello studio, mostrando il suo anello nuziale.
Era passato un secolo. Caroline aveva cancellato quasi del tutto quei ricordi. La
settimana precedente, per, quando Al era ancora in viaggio, le era arrivata la lettera
di uno studio legale della citt.
L'aveva aperta, incuriosita, sotto il portico, nella fredda aria di novembre.
La preghiamo di mettersi in contatto con il nostro studio per comunicazioni relative a
un conto bancario che le  stato intestato.
Aveva telefonato subito e aveva ascoltato, vicino alla finestra, quello che le diceva
l'avvocato: David Henry era morto tre mesi prima e aveva lasciato un conto in banca
a suo nome. Con il telefono incollato all'orecchio, aveva guardato le ultime foglie
dell'acero mosse dal vento, mentre l'avvocato, a molti chilometri di distanza, le
spiegava che era titolare di un conto in banca: David lo aveva cointestato, quindi non
rientrava nel diritto ereditario. L'avvocato non aveva voluto dire per telefono a
quanto ammontava, Caroline avrebbe dovuto andare nel suo studio.
Finita la telefonata, era tornata sotto il portico ed era rimasta a lungo seduta sul
dondolo, a cercare di capire. La turbava il pensiero che David avesse voluto
provvedere a lei, ma a sconvolgerla pi di tutto era sapere che era morto. Che cosa si
era immaginata? Che lei e David potessero andare avanti cos, per sempre, ciascuno
con la propria vita, ma uniti da quel momento in cui lui le aveva messo tra le braccia
Phoebe appena nata? Che un giorno o l'altro, se le fosse parso il caso, gli avrebbe
fatto conoscere sua figlia? Dalla collina scendeva un fiume di automobili rapido e
continuo. Era tornata in casa e si era preparata per andare a lavorare: aveva messo la
lettera nel primo cassetto della scrivania insieme a un avanzo di nastro adesivo e a
una scatola di graffette, in attesa che anche Al la leggesse. Tante cose non erano state
ancora dette, perch lo vedeva sempre cos stanco. Non gli aveva nemmeno parlato
delle preoccupazioni di Linda a proposito di Phoebe.
La luce della festa illuminava il marciapiedi e l'erba. Passarono oltre le doppie
porte ed entrarono nell'atrio. In fondo al corridoio era stata allestita una vera
discoteca: schegge di luci colorate si riflettevano sul soffitto, sulle pareti, sulle facce
rivolte verso l'alto. C'era musica, ma nessuno ballava ancora. Phoebe e Robert
stavano ai margini della folla e guardavano i raggi luminosi incrociarsi sul pavimento
vuoto.
Al appese i cappotti e, lasciando sorpresa Caroline, la prese per mano. Ti ricordi
quel giorno in giardino quando abbiamo deciso di vivere insieme? Perch non gli
insegniamo come si balla il rock and roll?
Caroline si commosse: in quel giorno lontano, quando le foglie nell'aria
sembravano monetine d'argento e le api ronzavano, avevano ballato sull'erba e
qualche ora dopo lei gli aveva preso la mano e gli aveva detto: Certo che voglio
sposarti.
Al le mise un braccio intorno alla vita ed entrarono nella pista da ballo. Dopo tanto
tempo, Caroline non si ricordava pi con quanta scioltezza i loro corpi si muovevano
insieme e com'era bella la sensazione di libert che le dava il ballo. Appoggi la testa
alla spalla di Al, sent l'odore del suo dopobarba e quello latente di benzina, di cui
forse si accorgeva solo lei. La mano di Al premeva contro la sua schiena, la guancia
sulla sua guancia. A poco a poco anche altri, che li guardavano sorridendo,
cominciarono a ballare. Caroline li conosceva quasi tutti, il personale che di giorno
lavorava al centro, gli altri genitori dell'associazione Down e lode, i residenti delle
varie strutture dell'organizzazione. Phoebe era in lista d'attesa per una casa dove
potesse vivere insieme con altri adulti e un responsabile di tutto il gruppo. Sembrava,
sotto molti aspetti, la situazione ideale, che avrebbe offerto a Phoebe maggiore
autonomia e una risposta almeno parziale per il futuro, ma Caroline non riusciva a
pensare che Phoebe potesse vivere lontana da lei. La lista d'attesa sembrava lunga
quando avevano presentato la domanda, ma in quell'ultimo anno il nome di Phoebe
era salito costantemente verso i primi posti. Presto Caroline avrebbe dovuto prendere
una decisione. Vide Phoebe che, sorridendo felice, entrava nella pista da ballo con
Robert.
Caroline ball ancora. Con gli occhi chiusi, lasciandosi guidare, assecondando i
passi di Al. Era un buon ballerino, sicuro, senza eccessi, e su di lei la musica aveva
sempre avuto un potere trascinante. Anche la voce di Phoebe aveva lo stesso potere:
quando le note limpide del suo canto riempivano le stanze, lei, qualsiasi cosa stesse
facendo, si fermava ad ascoltarla e il mondo la illuminava di un chiarore speciale. 
bello, vero?, mormor Al, attirandosela vicino. Quando la musica attacc un rock, le
mise un braccio intorno alla vita e insieme a lei lasci la pista.
Ancora un po' stordita dal ballo, Caroline cerc Phoebe, com'era sua abitudine, e
quando non la vide, cominci a sentire diffondersi dentro di s la trama sottile della
paura.
L'ho mandata a prendere dell'altro punch, le disse Linda mentre passava dietro
le sue spalle, indicando il tavolo quasi vuoto dei rinfreschi. Ti immaginavi tanta
partecipazione, Caroline? Anche i biscotti stanno per finire.
Vado a vedere se ce ne sono ancora, propose Caroline, contenta di avere una
scusa per cercare Phoebe.
Al mise una mano sulla sua per trattenerla. Phoebe sta bene, non preoccuparti.
Le do un'occhiata e torno subito, rispose Caroline.
Attravers i corridoi illuminati e deserti. Sentiva ancora il contatto della mano di
Al sulla pelle. Scese le scale e spinse la porta a battente della cucina mentre cercava
l'interruttore della luce. Il tubo di neon fluorescente immobilizz come in una
fotografia Phoebe, con il suo vestitino a fiori, appoggiata con la schiena al tavolo, e
Robert che la stringeva con un braccio e le infilava l'altra mano tra le gambe. Un
momento prima che si voltassero, Caroline vide che lui stava per baciarla e che
Phoebe aspettava e desiderava quel bacio, con gli occhi chiusi e il viso soffuso di
piacere. Robert era il suo primo amore.
Phoebe, disse bruscamente Caroline, Phoebe e Robert, adesso basta.
Loro si staccarono, sorpresi, ma non a disagio. Tutto a posto, disse Robert,
Phoebe  la mia ragazza.
Abbiamo deciso di sposarci, aggiunse Phoebe. Caroline tremava, ma cerc di
restare calma e di pensare che, nonostante tutto, Phoebe era ormai una donna.
Robert, disse, devo parlare un momento con Phoebe. Da sole, scusami.
Robert esit, poi le pass accanto per uscire. La sua allegria era scomparsa. Non
c' niente di male, disse, noi ci amiamo.
Lo so, rispose Caroline, mentre il battente della porta sbatteva alle sue spalle.
Sotto la luce forte delle lampade, Phoebe tormentava la catenella che aveva al
collo. Si pu baciare qualcuno che si ama, disse. Tu baci Al.
S Phoebe, tesoro, ma tra voi c'era qualcosa di pi che un bacio.
Mamma, ribatt Phoebe esasperata, io e Robert dobbiamo sposarci!
Senza riflettere, Caroline disse: Tesoro, voi non potete sposarvi.
Phoebe la guard con l'espressione ostinata che Caroline conosceva bene. La luce
al neon filtrava attraverso gli attrezzi di cucina e le gettava riflessi strani sulle guance.
Perch no?
Tesoro, il matrimonio... Caroline pens ad Al, a come l'aveva visto stanco negli
ultimi tempi, alle sue lunghe assenze. Puoi amare Robert senza sposarlo.
No, io e Robert vogliamo sposarci.
Va bene, disse Caroline con un sospiro, ammettiamo che vi sposiate. Dove
andrete a vivere?
Compreremo una casa. Ora Phoebe parlava con un tono di voce pacato,
ragionevole. Abiteremo l, mamma. Avremo dei bambini.
I bambini hanno molte esigenze, Phoebe. Non sono sicura che tu e Robert ve ne
rendiate conto. Costano soldi. Come pagherete la casa? Come comprerete da
mangiare?
Robert ha un lavoro. E anch'io. Abbiamo tantissimi soldi.
Ma tu non potrai pi lavorare, dovrai occuparti dei bambini.
Phoebe riflett un momento, con la fronte aggrottata. Caroline aveva il cuore
gonfio. I desideri di Phoebe erano semplici e profondi, ma non si potevano realizzare.
Era giusto?
Io amo Robert, insistette Phoebe, Robert mi ama. Anche Avery ha avuto un
bambino.
Oh, tesoro. Caroline aveva visto Avery mentre si fermava con la carrozzina
vicino a casa per mostrare il bambino a Phoebe. Lei lo aveva accarezzato su una
guancia con infinita delicatezza, dicendo: Angelo mio.... Si avvicin a Phoebe e le
pos le mani sulle spalle. Ti ricordi di quando tu e Avery avete salvato Pioggia? Noi
vogliamo bene a Pioggia, ma ci d tanto da fare, dobbiamo cambiare la lettiera,
spazzolargli il pelo, pulire la cassettina, farlo uscire in giardino, andarlo a cercare
quando non torna a casa. Un bambino d molto lavoro in pi, Phoebe. Avere un
bambino  come avere venti Pioggia.
Ora il viso di Phoebe era triste e bagnato di lacrime.
Non  giusto, mormor.
 vero, non  giusto, disse Caroline.
Restarono in silenzio.
Phoebe, mi puoi aiutare? chiese infine Caroline. Linda vuole che portiamo
anche altri biscotti.
Phoebe annu e si asciug gli occhi. Ripercorsero le scale, il corridoio, trasportando
scatole di biscotti e bottiglie, senza parlare.
Pi tardi, quella sera, Caroline raccont ad Al quello che era successo. Lui ascolt,
seduto sul divano a braccia incrociate, insonnolito. Si sarebbe dovuto alzare all'alba
per ripartire.
Lei vuole avere la propria vita, Al. Dovrebbe essere cos semplice...
Ma forse lo . Al parve scuotersi dal suo torpore. Ci sono altri che vivono nelle
strutture dell'organizzazione e mi pare che se la cavino bene. Dovremmo andare a
vedere.
Caroline scosse la testa. Non posso immaginarla in giro per il mondo. E
certamente non pu sposarsi, Al. Che cosa faremmo se aspettasse un figlio? Io non
mi sento di allevare un altro bambino, ma questa sarebbe l'unica soluzione
prevedibile.
Neanch'io mi sentirei di allevare un altro bambino disse Al.
Forse dovremmo impedirle di vedere Robert per un po' sugger Caroline.
Al la guard, stupito. Ti sembra una buona idea?
Non lo so, sospir Caroline. Non lo so.
Ascolta, Caroline, disse Al affettuosamente, da quando ti conosco ti sei
preoccupata soprattutto che a Phoebe non venisse negata nessuna possibilit. Non la
sottovalutate... quante volte te l'ho sentito ripetere? Perch, allora, vuoi tenertela
sempre vicina? Perch non la lasci provare? Potrebbe trovarsi bene. Potrebbe piacerle
la libert.
Non riesco a pensare alla mia vita senza di lei, disse a bassa voce.
Nessuno ti chiede questo, ma Phoebe  cresciuta, Caroline. Questa  la realt.
Non hai lottato tutta la vita perch, nei limiti del possibile, fosse indipendente?
Credo che sia tu ad aver bisogno di libert, disse Caroline. Tu vuoi partire.
Viaggiare.
E a te non piacerebbe?
Certo che mi piacerebbe!, esclam Caroline, colpita dalla veemenza della
propria risposta. Ma, Al, anche se Phoebe andasse via di casa non sarebbe mai del
tutto indipendente, e ho paura che per te sia un intralcio. Ho paura che tu voglia
lasciarci. In questi anni, amore, ho sentito che ti allontanavi sempre di pi.
Al rimase a lungo in silenzio. Sei impazzita? disse infine. Che cosa ti fa
pensare che voglia lasciarvi?
No, non impazzita, intuendo di aver offeso Al in qualche modo, ma sono molto
agitata e c' una ragione. Si alz dal divano e and a prendere qualcosa dal cassetto
della scrivania. Ecco, leggi. Per questo sono cos inquieta, non so che cosa fare.
Al prese la lettera, la lesse, la rilesse, la volt come se potesse contenere un mistero
scritto sul rovescio del foglio.
Quanto c' sul conto? chiese.
Non lo so, rispose Caroline. Devo andare di persona.
Al annu e lesse di nuovo la lettera.  strano che abbia scelto di aprire un conto
riservato.
 vero. Forse temeva che io parlassi con Norah. Forse voleva che lei avesse il
tempo di abituarsi all'idea della sua morte. Non riesco a immaginare un'altra
ragione. Caroline pens a Norah che viaggiava in tutto il mondo senza sospettare
che sua figlia fosse ancora viva. Pens a Paul. Che ne era stato di lui? Era difficile
immaginare adesso quel bambino con i capelli neri che aveva visto una volta sola.
Cosa pensi che dovremmo fare? chiese infine.
Prima di tutto dobbiamo sapere i particolari. Quando torner, andremo a parlare
con l'avvocato. Posso chiedere un permesso di un giorno o due. Poi non so, Caroline.
Dormiamoci sopra, non c' fretta.
Va bene, rispose Caroline. L'inquietudine della settimana precedente era
scomparsa, Al aveva reso tutto pi semplice. Sono tanto contenta che tu sia qui gli
disse.
Anche io. Al le prese una mano tra le sue. Adesso, per,  meglio che vada a
letto. Domani devo partire presto per riuscire a essere a Toledo in mattinata.
La strinse a s, Caroline appoggi la guancia alla sua. Si lasci penetrare dal suo
calore. Si ricord del parcheggio di Louisville, in quella notte che aveva cambiato la
sua vita.
Al si alz in piedi, tenendola ancora per mano. Saliamo?
Era un invito. Lei fece segno di s con la testa, senza sciogliersi dalla stretta.
...
La mattina Caroline si alz, prepar la colazione, dispose sul piatto le uova al
bacon e mise una spruzzatina di prezzemolo sul pane integrale abbrustolito.
Che buon profumo, disse Al e pos sul tavolo il giornale con la posta del giorno
prima. Le lettere erano fredde e umide nelle sue mani. C'erano due conti e una
cartolina del Mare Egeo con qualche parola di Doro.
Caroline sfior con le dita l'immagine colorata e lesse il messaggio: Trace a Parigi
si  slogato una caviglia.
Mi dispiace, disse Al: apr il giornale e scosse la testa nel leggere le notizie sulle
elezioni.
Caroline, disse, posando il giornale, ci ho pensato ieri sera: perch non vieni
con me? Linda potrebbe ospitare Phoebe nel fine settimana e noi due staremmo
insieme: sarebbe anche un'occasione per vedere come se la cava Phoebe. Che te ne
pare?
Dovrei decidere adesso? In questo momento?
S, cogli l'occasione al volo. Andiamo.
Non so... Nonostante non le piacesse l'idea di tutte quelle ore di viaggio,
Caroline era felice che Al le avesse chiesto di accompagnarlo. Ci sono tante cose gi
in programma per questa... settimana..., disse. Poi, perch il rifiuto non fosse troppo
netto, si affrett ad aggiungere: La prossima volta.
Al cerc ancora di convincerla. Toledo  vicina e il viaggio ci offrirebbe la
possibilit di qualche gita, indipendentemente dal lavoro. Per te sarebbe un'occasione
interessante.
 troppo tardi per decidere. Peccato, era una buona idea, disse Caroline e si
accorse, con stupore, che lo era davvero.
Al sorrise, deluso, e le diede un bacio frettoloso, un po' freddo.
Quando se ne fu andato, Caroline attacc sul frigorifero la cartolina di Doro. Era
una giornata di novembre, scura e grigia, che quasi certamente avrebbe portato una
nevicata. Per tutta la settimana seguente, mentre accudiva i pazienti in ospedale,
preparava la cena o piegava il bucato, Caroline ripens all'invito di Al, al bacio tra
Phoebe e Robert che lei aveva interrotto e alle strutture assistite dove Phoebe avrebbe
potuto andare ad abitare. Al aveva ragione, un giorno loro due non ci sarebbero stati
pi e Phoebe doveva avere la propria vita.
Ma il mondo non era diventato meno crudele. Qualche giorno prima, mentre
mangiavano un polpettone con pur di patate e piselli, Phoebe si era tolta di tasca un
puzzle di plastica con dodici numeri su una piccola base quadrata. La difficolt stava
nel metterli in ordine e lei, tra un boccone e l'altro, cercava di riuscirci.
 carino, aveva detto Caroline, mentre beveva un bicchiere di latte, chi te l'ha
dato?
Me l'ha dato Mike.
Lavora con te? Non l'ho mai sentito nominare.  arrivato da poco?
No, aveva risposto Phoebe, l'ho conosciuto in autobus.
In autobus?
Mmm... ieri.  molto simpatico.
Ah! Caroline aveva preso un momento di respiro, poi era riuscita a parlare con
calma e naturalezza. E te l'ha dato lui quel giochino?
Mmm... s.  stato gentile. Mi ha detto che ha anche un bell'uccellino e vuole
farmelo vedere.
Ti ha detto cos? Caroline aveva sentito un vento freddo attraversarle il corpo.
Phoebe, non devi dare confidenza agli estranei. Te l'abbiamo raccomandato tante
volte.
Lo so, gliel'ho spiegato. Phoebe si era rimessa in tasca il puzzle e si era versata
dell'altro Ketchup sul polpettone. Lui mi ha detto, vieni a casa mia, Phoebe, e io gli
ho risposto, prima devo chiedere il permesso alla mia mamma.
Molto bene, era riuscita a mormorare Caroline.
Allora posso andare a casa di Mike? Ci posso andare domani?
Dove abita?
Phoebe si era stretta nelle spalle. Non lo so, io lo vedo in autobus.
Tutti i giorni?
Uhm... Ci posso andare? Voglio vedere il suo uccello.
Posso venire anch'io? aveva detto Caroline, misurando bene il tono e le parole.
Domani, se vengo a prenderti, mi fai conoscere Mike e andiamo insieme da lui.
Andrebbe bene per te?
Benissimo! e Phoebe, contenta, aveva bevuto anche lei il suo bicchiere di latte.
Nei due giorni successivi, Caroline aveva accompagnato Phoebe al lavoro ed era
andata a prenderla. Mike non si era visto.
Tesoro, credo che abbia inventato una bugia, aveva detto a Phoebe il gioved
sera, mentre lavavano i piatti. Phoebe indossava un maglione giallo, sulle mani aveva
i graffi prodotti dalla carta per le fotocopie. Caroline l'aveva guardata prendere i
piatti uno per uno, asciugarli con cura, ed era stata grata al cielo di vederla al sicuro,
sotto i suoi occhi, ma temeva che non sempre sarebbe stato cos. Chi era quel Mike e
che cosa avrebbe fatto se Phoebe fosse andata da lui? Aveva presentato una denuncia
alla polizia, ma era quasi certa che non l'avrebbero rintracciato. In realt non era
successo niente e Phoebe di lui sapeva solo dire che aveva un anello d'oro e portava
delle scarpe di tela blu.
Mike  simpatico, aveva insistito Phoebe, non dice le bugie.
Phoebe, al mondo non ci sono soltanto persone buone che vogliono il tuo bene.
Lui non si  pi fatto vedere, mentre te l'aveva promesso. Ti ha ingannata, Phoebe.
Devi stare attenta.
Dici sempre cos. Phoebe aveva buttato lo strofinaccio sul tavolo. Anche con
Robert.
 diverso. Robert non cerca di farti del male.
Io lo amo.
Lo so. Caroline aveva chiuso un attimo gli occhi per concentrarsi meglio.
Ascoltami Phoebe, aveva detto, io ti voglio bene e voglio proteggerti. Qualche
volta il mondo  pericoloso. Credo che quell'uomo sia pericoloso.
Phoebe aveva sentito la gravit e la paura nella voce di Caroline. Ma io non ci
sono andata con lui, aveva detto, mentre appoggiava l'ultimo piatto sul tavolo, quasi
in lacrime. Non ci sono andata.
Sei stata brava, hai fatto la cosa giusta. Non andare mai con nessuno.
Solo con chi conosce la parola speciale.
Bene. E quella parola  un segreto, non bisogna dirla.
Lucestellare! aveva bisbigliato Phoebe e un sorriso le aveva illuminato il volto.
 un segreto!
S,  un segreto.
...
Il venerd mattina Caroline accompagn in automobile Phoebe al lavoro. La sera,
mentre seduta al volante aspettava che uscisse, la vide riunire dei documenti e
scherzare con Max, la sua collega. Era una ragazza giovane, semplice, con i capelli
raccolti in una coda di cavallo: usciva a pranzo con Phoebe ogni venerd e non si
faceva un problema a correggerla se aveva fatto qualche pasticcio. Mentre guardava
sua figlia attraverso il vetro, ripens a tutte le ore di lavoro, le richieste, le
discussioni, i documenti che erano stati necessari per raggiungere quel risultato. Ma
la strada era ancora lunga. L'episodio dell'autobus era solo una delle tante
preoccupazioni. Phoebe non guadagnava abbastanza per vivere e non poteva restare
sola, nemmeno per due giorni. Se fosse scoppiato un incendio o fosse mancata la luce
si sarebbe spaventata e non avrebbe saputo come comportarsi.
E poi c'era Robert. Mentre tornavano a casa, Phoebe parl del lavoro, di Max, di
Robert e poi ancora di Robert e Robert. Il giorno dopo sarebbe venuto a fare una torta
insieme a lei. Caroline ascoltava, pensando che almeno era sabato e a casa ci sarebbe
stato anche Al. L'approccio dello sconosciuto sull'autobus le aveva dato almeno
l'occasione di portare Phoebe avanti e indietro, limitando cos il tempo che passava
con Robert.
Quando entrarono in casa stava suonando il telefono. Caroline immagin, seccata,
che fosse un venditore di chi sa che cosa, un vicino per una raccolta di fondi, o
qualcuno che aveva sbagliato numero. Pioggia le miagol il suo bentornato e le si
strofin contro le caviglie. Smamma, disse Caroline, e rispose al telefono.
L'agente di polizia si schiar la gola prima di chiedere di lei. Sono io, rispose e
per un attimo, mentre guardava Phoebe prendere in braccio Pioggia, pens che
avessero trovato l'uomo dell'autobus. Sono Caroline Simpson.
L'agente si schiar ancora la gola prima di cominciare a parlare.
Pi tardi Caroline si sarebbe ricordata quel momento come se si fosse dilatato
all'infinito, fino a riempire tutta la stanza e a costringerla a sedersi, anche se la notizia
era breve e all'agente erano bastate poche parole. Il camion di Al era uscito di strada
in curva, aveva distrutto il guardrail ed era volato contro il fianco di una collina. Ora
lui era all'ospedale con una gamba rotta, nello stesso centro traumatologico dove,
tanti anni prima, Caroline gli aveva detto che lo avrebbe sposato.
Phoebe stava canticchiando una canzoncina a Pioggia, ma cap che era successa
una disgrazia: appena Caroline riagganci, le rivolse uno sguardo interrogativo.
Caroline le spieg tutto mentre risalivano in automobile. Poi, mentre ripercorreva
quei corridoi di piastrelle, si ricord di Phoebe piccolina, con le labbra gonfie, il
respiro affannoso, e di come Al avesse redarguito l'infermiera. Ora Phoebe era una
donna, le camminava accanto con il suo abito da lavoro. Lei e Al erano sposati da
sedici anni.
Sedici anni.
Lui era sveglio. I capelli erano una macchia nera e argentea sul bianco del cuscino.
Cerc di mettersi a sedere quando loro entrarono ma poi torn a distendersi
lentamente, con una smorfia di dolore.
Al! Caroline si avvicin, gli prese una mano.
Sto bene. Al chiuse gli occhi per un momento e trasse un respiro profondo.
Caroline si sent svuotata: non lo aveva mai visto cos, scosso da un tremito, con un
muscolo che gli pulsava forte sotto l'orecchio.
Adesso mi fai spaventare, disse, cercando di usare un tono leggero.
Al apr gli occhi e per un momento si guardarono, mentre tutto il resto spariva
intorno a loro. Lui pos la sua grossa mano sulla guancia di Caroline, che se la
premette vicino e non riusc a trattenere le lacrime.
Che cos' successo? bisbigli.
Non lo so, rispose Al. Era un pomeriggio di sole, con una luce forte, limpida.
Io guidavo, sentivo una canzone alla radio e la cantavo anch'io. Pensavo a come mi
sarebbe piaciuto che ci fossi anche tu, come avevamo detto. Poi ho sentito il camion
veleggiare attraverso il guardrail. Non ricordo altro. Mi sono risvegliato qui. Il
camion  ridotto a un rottame. A sentire il poliziotto bastavano ancora dieci metri da
una parte o dall'altra della strada, e sarei morto.
Caroline lo abbracci. Sent battere il suo cuore. Solo pochi giorni prima avevano
ballato insieme, si erano preoccupati per le riparazioni del tetto, delle grondaie. Gli
pass una mano tra i capelli, troppo lunghi sulla nuca.
Oh, Al!
Lo so, lo so, Caroline.
Phoebe li guardava con gli occhi spalancati, poi cominci a piangere, con una
mano sulla bocca a trattenere i singhiozzi. Caroline le mise un braccio intorno alle
spalle, le accarezz i capelli, sent il calore del suo corpo.
Phoebe, disse Al, hai appena smesso di lavorare e sei venuta qui, poverina.
Avevi avuto una buona giornata, tesoro? Questa volta non sono andato a Cleveland e
non ho potuto comperarti i dolci che ti piacciono. Sar per la prossima volta, va
bene?
Phoebe si asciug le lacrime con le mani. Dov' il tuo camion? chiese, e
Caroline si ricord di quando Al la portava in giro, issata sul sedile della cabina, e le
faceva tirare la maniglia del clacson quando superavano gli altri camion, perch
suonassero anche loro.
Il camion si  rotto, Phoebe, rispose Al, mi dispiace, ma  proprio sfasciato.
Al rimase in ospedale ancora due giorni, poi torn a casa. Caroline accompagnava
Phoebe e tornava a prenderla, andava a lavorare, accudiva Al, preparava da mangiare,
lavava e stirava il minimo necessario. Di sera andava a letto stanchissima, alla
mattina si alzava e ricominciava. Al era un paziente irrequieto, non sopportava di
essere confinato a letto, s'irritava per niente ed era pieno di esigenze. A Caroline
ricordava i giorni che aveva passato con Leo in quella stessa casa, come se il tempo
invece di andare avanti girasse in tondo.
Pass una settimana. Il sabato Caroline caric la lavatrice e and in cucina a
preparare qualcosa per cena. Tolse dal frigorifero le carote per l'insalata e apr il
freezer in cerca di una ispirazione che non venne. Pazienza, Al non sarebbe stato
contento, ma non restava che ordinare una pizza. Erano gi le cinque, entro pochi
minuti avrebbe dovuto uscire per andare a prendere Phoebe. Per un momento smise
di pelare la carota che aveva in mano e, mentre al di l del proprio riflesso nel vetro
della finestra guardava la luce rossa dell'insegna del Foodland, pens alla lettera di
David Henry, che era ancora nel cassetto della scrivania. Pens anche a Norah,
celebrata dalle fotografie di suo marito, alle curve del suo corpo dolci come le colline,
ai suoi capelli che riempivano i contorni dell'immagine, inondati di luce. Era stata
nello studio dell'avvocato, severo, con le pareti rivestite di pannelli di quercia, e l
aveva appreso i particolari del lascito di David Henry. Il colloquio le era rimasto
impresso nella mente per tutta la settimana, ma non aveva avuto il tempo di ripensarci
con calma n di parlarne ad Al.
Sent un fruscio all'esterno e si volt, sorpresa. Attraverso il vetro della porta
posteriore intravide Phoebe sotto il portico. Era tornata a casa da sola, non aveva il
cappotto. Caroline pos sul tavolo il pelacarote e usc, asciugandosi le mani nel
grembiule. Allora vide ci che dalla cucina non aveva potuto vedere: nascosto dietro
Phoebe c'era Robert e la stava abbracciando.
Che cosa fai qui? chiese a Phoebe bruscamente.
Mi sono presa un giorno di vacanza.
E il lavoro?
C'era Max. La sostituir io luned.
Ma come sei venuta a casa? Stavo per venirti a prendere.
Abbiamo preso l'autobus, rispose Robert.
S, immagino che non siate venuti a piedi. Ma, Phoebe, ti avevo detto di non
farlo.  pericoloso.
Io e Robert non corriamo nessun pericolo. Phoebe sporse un pochino in fuori il
labbro come faceva quando era arrabbiata. Tra poco io e Robert ci sposiamo.
Oh, per l'amor di Dio! esclam Caroline, al limite della pazienza. E come?
Non sapete neanche da che parte si comincia.
S, sappiamo tutto del matrimonio, ribatt Robert.
Senti, Robert, disse Caroline, adesso  meglio che tu vada a casa. Prendi
l'autobus, perch io non ho tempo di accompagnarti. Da nessuna parte.
Robert sorrise e guard Phoebe. Poi pass nella parte pi buia del portico, si chin
a prendere qualcosa sotto il dondolo e torn con un fascio di rose bianche e rosse che
parvero illuminare le ombre della sera. Caroline se le vide mettere tra le braccia. I
petali le sfiorarono il viso.
Robert, grazie, ma..., disse Caroline, mentre il profumo si diffondeva nell'aria.
Li ho comprati al negozio di alimentari, le spieg Robert. Erano in saldo.
Caroline scosse la testa. Non capisco.
 sabato, le ricord Phoebe.
Sabato Al tornava a casa dai suoi viaggi e portava sempre un mazzo di fiori per
Caroline. Lei immagin Phoebe e Robert che prendevano l'autobus fino al negozio di
alimentari dove Robert lavorava come magazziniere, guardavano il prezzo dei fiori,
contavano i soldi... Avrebbe voluto spingere Robert sull'autobus e farlo uscire dalla
loro vita, ma era pi forte l'impulso che la incoraggiava a dirgli: " troppo per me,
non merito tanto".
Dalla casa sent arrivare, insistente, il suono del campanello che aveva lasciato ad
Al perch la chiamasse se aveva bisogno di lei. Fece un passo indietro e, con un gesto
d'invito verso la cucina, la luce, il caldo, disse: Entrate, prima di congelarvi.
Corse su per le scale, cercando di restare padrona di s stessa. Che cosa ci si
aspetta da una donna? Che non perda la calma, pens, mentre entrava nella stanza
dove Al stava seduto con la gamba appoggiata su un divano e un libro sulle
ginocchia. Paziente. Da dove pensi che derivi questa parola, Al? Per l'amor del
cielo, so che  esasperante, ma se si vuol guarire ci vuole tempo.
Non speravi che passassi pi tempo a casa? Bisogna pensarci bene prima di
esprimere certi desideri.
Caroline si mise a sedere sul bordo del letto. Ti volevo a casa, ma non cos.
Al guard dalla finestra per qualche momento. Hai ragione, disse, scusami.
Stai bene? gli chiese Caroline. Come va il dolore?
Sopportabile.
Dietro i vetri, il vento muoveva le foglie dell'acero contro il viola del cielo. Ai
piedi dell'albero c'erano i sacchetti con i bulbi di tulipano che aspettavano di essere
messi a dimora nella terra. Un mese prima lei e Phoebe avevano piantato i crisantemi,
un'esplosione di arancione, crema e rosso cupo. Era rimasta accovacciata ad
ammirarli, mentre cercava di ripulirsi le mani e si era ricordata di tutte le volte in cui
aveva lavorato in giardino con sua madre, unite solo dall'impegno di quel lavoro: non
si erano mai scambiate nemmeno un pensiero e adesso erano tante le cose che
rimpiangeva di non averle detto.
Non lo far mai pi. Al non la guardava, sembrava che le parole gli fossero
sfuggite da sole. Non guider mai pi un camion, precis.
Va bene, rispose Caroline, cercando di immaginare che cosa avrebbe potuto
significare quella decisione per la loro vita. Ma era contenta: dopo l'incidente era
diventata molto pi apprensiva. E poi, da quando erano sposati, non avevano mai
passato insieme una settimana intera.
Mi avrai sempre tra i piedi.
Davvero? Si accorse che era pallido, aveva lo sguardo serio. Pensi di lasciare il
lavoro completamente?
No, sono ancora troppo giovane, Al parlava guardandosi le mani. Pensavo di
fare qualche cosa di diverso. Passare a lavorare negli uffici, forse, visto che conosco
la rete stradale come le mie tasche. Oppure potrei guidare un autobus in citt.
Insomma non lo so ancora, ma quei viaggi cos lunghi non voglio farli pi.
Caroline era stata sul luogo dell'incidente, aveva visto lo squarcio nel guardrail, la
spaccatura nella terra dov'era finito il camion.
Ho sempre avuto la sensazione che un giorno o l'altro sarebbe successo, disse
Al. Si stava lasciando crescere la barba, ancora corta e ispida. E cos  stato, infatti.
Non lo sapevo, disse Caroline. Non sapevo che avessi paura.
Non era paura, era una sensazione.  diverso.
S, per non me ne avevi mai parlato.
Al si strinse nelle spalle. Non sarebbe cambiato niente. Ti ripeto, era solo una
sensazione, Caroline.
Ancora qualche metro e Al sarebbe morto, la polizia 1'aveva detto pi di una volta.
Per tutta la settimana aveva evitato di pensare a quello che avrebbe potuto succedere,
ma la verit era che sarebbe rimasta vedova, sola per sempre.
Forse dovresti davvero andare in pensione, disse. Sono stata dall'avvocato, Al.
Avevo gi preso l'appuntamento e non l'ho disdetto. Sono tanti i soldi che David
Henry ha lasciato per Phoebe.
Non sono miei, disse Al, anche se fossero milioni di dollari, non sono miei.
Caroline ricord che, anche quando Doro le aveva regalato la casa, Al si era
dimostrato restio ad accettare qualcosa che non aveva guadagnato con le proprie
mani.
 vero, disse, i soldi sono per Phoebe, ma tu e io l'abbiamo allevata. Se lei non
avr bisogno di noi finanziariamente, avremo meno preoccupazioni. Abbiamo
lavorato tanto, Al, forse  venuto il momento di riposarci.
Che cosa stai dicendo, chiese Al, vuoi che Phoebe vada via?
No,  l'ultima cosa che voglio, ma  Phoebe che lo vuole. Lei e Robert adesso
sono qui, a pianterreno. Caroline sorrise pensando al fascio di rose che aveva
lasciato sul tavolo di cucina insieme alle carote ancora da pelare. Sono andati
insieme al negozio di alimentari. Con l'autobus. Mi hanno portato i fiori perch 
sabato. Non so che cosa dire. Chi sono io per giudicare? Forse potrebbero trovarsi
bene insieme, in qualche modo.
Al rifletteva: lei era impressionata nel vederlo cos stanco, le sembrava che la loro
vita fosse diventata ormai molto fragile. Per tanti anni aveva pensato a quello che si
doveva fare perch tutti stessero sempre bene ed ecco che ora Al era diventato un po'
pi vecchio, aveva una gamba rotta: questa prospettiva non l'aveva mai sfiorata.
Domani far un arrosto, disse, perch sapeva che era il piatto preferito di Al,
stasera potremmo mangiare una pizza.
Vada per la pizza, per prendila in quel posto sulla Braddock.
Lei lo accarezz su una spalla e scese le scale per fare la telefonata. Sul
pianerottolo si ferm ad ascoltare Phoebe e Robert che chiacchieravano a bassa voce
e ogni tanto scoppiavano a ridere. Il mondo era vasto e imprevedibile e qualche volta
faceva paura, ma in quel momento sua figlia rideva con un ragazzo che le piaceva,
suo marito dormicchiava con un libro in mano e lei non doveva preparare la cena. Da
lontano sent il profumo delle rose.
1989
1 Luglio 1989
Lo studio sopra il garage, con la sua camera oscura, non era stato aperto da quando
David se n'era andato di casa, sette anni prima, ma ora che la casa era in vendita,
Norah non aveva altra scelta. Le opere di David erano ancora apprezzate e ben
quotate sul mercato, l'indomani sarebbero venuti gli esperti a visitare la collezione.
Seduta sul pavimento fin dal mattino, Norah tagliava con un coltellino il nastro
adesivo che chiudeva le scatole ed estraeva le buste piene di fotografie, negativi e
appunti, decisa a restare fredda e inflessibile nella scelta. Non ci sarebbe voluto molto
tempo: David era sempre stato molto meticoloso, tutto era ben diviso e classificato.
Aveva pensato che le sarebbe bastata una giornata, non di pi.
Non aveva tenuto conto dei ricordi, del lento richiamo del passato. Erano gi le
prime ore del pomeriggio, faceva sempre pi caldo ed era riuscita a esaminare solo
una scatola. La ventola girava sul vetro della finestra, lei aveva un sottile velo di
sudore sulla pelle, le fotografie lucide le si attaccavano alle dita. Gli anni della
giovinezza, improvvisamente vicini, sembravano irreali. Eccola fotografata con un
foulard legato sui capelli dal taglio elegante; Bree, vicino a lei, con gli orecchini
lunghi e una gonna patchwork. Una rara fotografia di David, serio, con i capelli a
spazzola e Paul in braccio. I ricordi riempivano la stanza, le impedivano di muoversi:
il profumo dei lill, dell'ozono, della pelle di Paul neonato; il tocco della mano di
David, il suo modo di schiarirsi la voce, i disegni che la luce del sole tracciava sul
pavimento di legno in un pomeriggio lontano. Che senso aveva avuto, pensava, aver
vissuto davvero quei momenti che ora apparivano filtrati dal suo obiettivo? Che senso
aveva che quelle fotografie non corrispondessero alla donna che lei si ricordava di
essere stata?
Una vespa volava ronzando vicino al soffitto. Ogni anno tornavano a fare il nido
vicino alla grondaia. Ora che Paul era cresciuto, Norah aveva smesso di
preoccuparsene. Si alz in piedi, si sgranch gambe e braccia e prese una lattina di
Coca Cola dal frigorifero dove David teneva gli acidi e qualche negativo. Mentre
beveva si avvicin alla finestra e guard, nel giardino dietro la casa, gli iris selvatici e
il caprifoglio. Aveva sempre pensato di aggiungere qualcosa a quella parte di
giardino, oltre alle piccole mangiatoie per gli uccelli appese ai rami del caprifoglio,
ma in tanti anni non se n'era mai occupata e ormai era troppo tardi. Entro due mesi
avrebbe sposato Frdric e avrebbe lasciato quella casa per sempre.
Frdric era stato trasferito in Francia. Per due volte, quando sembrava che la
decisione fosse rientrata, avevano pensato di vivere insieme a Lexington, vendendo
entrambi le loro case per comprarne un'altra, nuova, dove nessuno dei due avesse mai
abitato prima. Chiacchiere pigre, sentimentali, che nascevano a cena o quando erano
distesi vicini, con un bicchiere di vino sui comodini e il disco pallido della luna tra gli
alberi, dietro i vetri della finestra. Lexington, la Francia, Taiwan, a Norah non
importava perch il paese che aveva scoperto era lui, Frdric. Qualche volta, la
notte, sveglia, con gli occhi chiusi, ascoltava il suo respiro regolare e provava una
gioia tranquilla. Era doloroso rendersi conto di quanto lei e David si fossero
allontanati dall'amore. Colpa di David, certamente, ma anche sua, chiusa in s stessa
e piena di paure dopo la morte di Phoebe. Ormai quegli anni erano passati, non ne era
rimasto che il ricordo.
In Francia, dunque. Quando era arrivata la notizia che la destinazione era appena
fuori Parigi, era stata contenta. Avevano gi preso in affitto un piccolo cottage a
Chteauneuf, vicino al fiume. Ora Frdric era l, ad allestire una serra per le sue
orchidee e Norah si perdeva nel fantasticare sulle piastrelle rosse del patio, sulla
levit della brezza del fiume tra le betulle vicino all'ingresso, sulla luce del sole che
colpiva le spalle e le braccia di Frdric mentre lavorava a fissare i vetri della serra.
Sarebbe andata a piedi alla stazione e in due ore il treno l'avrebbe portata a Parigi;
oppure sarebbe andata in paese a comprare formaggio, pane, bottiglie di vino e a ogni
acquisto la sue borse di tela si sarebbero appesantite. Avrebbe fatto saltare le cipolle
in padella dando un'occhiata ogni tanto al fiume che scorreva lento dietro la
recinzione. La sera, sul patio, lei e Frdric avrebbero bevuto e chiacchierato tra i
fiori profumati di limone. La felicit. Norah guard le scatole di fotografie e le venne
voglia di scrollare la giovane donna che era stata per dirle: "Va' avanti. Non
rassegnarti. La tua vita diventer bella".
Fin di bere la Coca Cola e torn al lavoro. Pass accanto alla scatola che le aveva
riportato tanti ricordi e ne apr un'altra. Trov molte cartellette, ordinate anno per
anno. Nella prima c'erano neonati addormentati in carrozzina, su un prato, o in
braccio alla mamma. Le fotografie erano 18x24, lucide, in bianco e nero. Norah era
certa che si trattasse dei primi esperimenti di luce che David aveva fatto. Gli esperti
sarebbero stati soddisfatti. Alcune erano cos buie che le figure si vedevano appena,
altre erano quasi bianche. David, evidentemente, aveva provato le possibilit
dell'obiettivo, mantenendo lo stesso soggetto e cambiando l'apertura.
La seconda cartelletta era molto simile e anche la terza e la quarta. Fotografie di
bambine, un po' pi grandi, dai due ai quattro anni: bambine che andavano in chiesa
con il vestitino della Pasqua, bambine che giocavano a palla, ridevano, piangevano.
Con la fronte aggrottata, Norah fece scorrere le immagini: non ne conosceva nessuna.
Le fotografie erano ordinate scrupolosamente secondo l'et. Verso la fine non c'erano
pi bambine ma ragazze che passeggiavano, facevano spese in un negozio,
chiacchieravano tra loro. L'ultima era in biblioteca, seduta a un tavolo, con il mento
appoggiato a una mano, lo sguardo che errava di l dalla finestra. Le parve di
scorgere nei suoi occhi un'espressione familiare.
Si lasci cadere la cartelletta sulle ginocchia e le fotografie si sparsero a terra.
Perch tutte quelle ragazze? Si poteva pensare a un interesse di carattere sessuale, ma
sentiva di poterlo escludere. Se quelle immagini avevano qualcosa in comune non era
la morbosit, ma l'innocenza. Le bambine giocavano all'aperto, con i capelli e i
vestiti scomposti dal vento, le ragazze avevano una connotazione comune negli occhi
che, spalancati e interrogativi, sembravano guardare il mondo con ansia. Erano
immagini struggenti, rappresentavano un desiderio, non una libidine.
Norah volt il coperchio della scatola per rileggere l'etichetta. RICERCA, non
c'era scritto altro.
In fretta, senza curarsi del disordine che andava creando, Norah tir fuori tutte le
scatole. In mezzo alla stanza ne vide un'altra con la stessa scritta, RICERCA. L'apr e
tolse tutte le cartellette.
Questa volta non si trattava pi di bambine o ragazze sconosciute, ma di Paul. Paul
a tutte le et, in tutte le fasi della crescita. Paul nel suo rifiuto degli adulti, Paul nel
suo straordinario talento per la musica, con le dita sulle corde della chitarra.
Norah rimase a lungo seduta a terra, inquieta, quasi sul punto di capire. Poi a un
tratto la verit le fu chiara, come un dolore bruciante: durante tutti quegli anni di
silenzio, David aveva registrato la vita della loro figlia morta, senza parlare mai di lei.
Paul e migliaia di ragazze crescevano.
Phoebe non era cresciuta.
Norah pens che lei, almeno, aveva potuto piangere. Prov un desiderio
improvviso di parlare con David, perch lui aveva sofferto come lei per aver perso
Phoebe: tutte quelle immagini, quel dolore muto, quella nostalgia segreta. Guard
ancora le fotografie di Paul mentre giocava a baseball, suonava il pianoforte, faceva il
pagliaccio sotto l'albero nel giardino dietro la casa. David aveva riunito il ricordo di
quei momenti che Norah qualche volta non aveva neanche visto. Guard e riguard
quelle fotografie, cercando di sprofondare nell'esperienza di David, di entrare
nell'occhio della sua mente.
Passarono altre due ore. Si accorse di avere fame, ma non poteva andarsene, non
poteva neanche alzarsi da terra. Tutte quelle fotografie di Paul, le bambine, le ragazze
sconosciute... Lei aveva sempre sentito la presenza di sua figlia, come un'ombra
dietro ogni fotografia. Phoebe, persa alla nascita, indugiava, appena fuori dal suo
sguardo, come se fosse uscita dalla stanza poco prima ma si sentisse ancora il suo
profumo, il fruscio del suo passo nello spazio che aveva appena lasciato. Norah aveva
tenuto per s questa sensazione, perch temeva di essere giudicata morbosa o pazza e
ora la stupiva, la faceva piangere il pensiero che anche David avesse sofferto cos
tangibilmente la perdita della loro figlia. L'aveva cercata ovunque, in ogni bambina,
in ogni ragazza che incontrava, e non l'aveva trovata.
Infine, dentro i cerchi di silenzio che la circondavano, sent la ghiaia scricchiolare
sotto le ruote di un'automobile che entrava nel viale. Stava arrivando qualcuno. Una
portiera sbatt, ci fu un rumore di passi e poco dopo il trillo del campanello. Norah si
scosse, pens di alzarsi da terra, ma non lo fece. Chiunque fosse venuto a cercarla
doveva tornare pi tardi o addirittura non tornare mai pi. Si asciug gli occhi.
Chiunque fosse poteva aspettare. Ma no. Il rivenditore che doveva fare una stima dei
mobili aveva detto che sarebbe passato nel pomeriggio. Si premette le mani sulle
guance ed entr in casa dal retro, per fermarsi a sciacquarsi il viso e a pettinarsi.
Vengo! grid, mentre l'acqua scorreva e il campanello suonava ancora. Attravers
le stanze: i mobili erano riuniti al centro della casa, coperti con della tela cerata, il
giorno dopo sarebbero venuti gli imbianchini. Calcol quante giornate aveva ancora
davanti a s, c'era tempo per tutto. Ripens a Chteauneuf e alla possibilit di una
vita serena che si schiudesse nella calma, come un fiore nell'aria tiepida.
Apr la porta mentre si stava ancora asciugando le mani.
La donna sotto il portico aveva un'aria vagamente familiare. Era vestita in un
modo pratico, con semplicit, ma i suoi pantaloni blu scuro non facevano una grinza.
Portava una maglietta bianca a mezze maniche, i capelli, grigi e folti, erano tagliati
molto corti. Anche al primo sguardo faceva pensare a una donna bene organizzata,
efficiente, poco incline alle sciocchezze, il tipo di donna che, se le fosse stato affidato
il controllo del mondo, avrebbe saputo cavarsela. Per stava zitta. Nel vedere Norah
era parsa sorpresa, ma ora la fissava con tanta intensit che lei incroci le braccia in
un gesto di riserbo, come se si fosse resa conto all'improvviso di avere indosso dei
pantaloni corti impolverati e una maglietta sudaticcia. Guard dall'altra parte della
strada, poi guard di nuovo la sua visitatrice ferma sotto il portico. Allora vide quegli
occhi grandi e azzurri e si ricord.
Le manc per un attimo il respiro. Caroline? Caroline Gill?
La donna rispose di s con un cenno della testa e socchiuse gli occhi come se ci
fosse un'intesa tra loro, ma Norah non sapeva quale. La presenza di una persona che
aveva fatto parte di un passato perduto la turbava, la riportava a quella notte ormai
cos simile a un sogno, quando David l'aveva accompagnata allo studio medico
attraverso le strade silenziose, piene di neve e Caroline Gill le aveva dato l'anestetico
e le aveva tenuto la mano durante le contrazioni. Guardi verso di me, signora Henry,
guardi verso di me, sono qui e va tutto bene. Quegli occhi azzurri e la stretta di quella
mano erano stampati nella sua memoria, insieme al primo vagito di Paul.
Come mai  qui? chiese Norah. David  morto l'anno scorso.
Lo so, disse Caroline, lo so. Mi dispiace tanto. Senta Norah... signora Henry...
dovrei parlarle di una questione piuttosto difficile. Pu dedicarmi qualche minuto?
Quando  meglio per lei. Posso tornare, se questo non  il momento adatto.
C'era una insistenza, una fermezza nella sua voce, e Norah, anche se le sembrava
irragionevole, si tir in disparte e la fece entrare in anticamera. Appoggiati al muro,
uno sull'altro, c'erano tanti scatoloni riempiti con cura e chiusi con il nastro adesivo.
Norah indic il salotto, con i mobili riuniti al centro. Le chiedo scusa per questo
disordine. Aspetto gli imbianchini e anche qualcuno che valuti l'arredamento. Sto per
risposarmi, aggiunse, lascio la casa.
Allora ho fatto appena in tempo a trovarla, disse Caroline. Meno male che non
ho aspettato.
"Meno male che non ho aspettato... Che cosa vuole da me?" pens Norah. Invit
Caroline a sedersi con lei in cucina, l'unica stanza che non fosse ingombra. Mentre
attraversavano in silenzio la sala da pranzo, Norah si ricord che Caroline, a suo
tempo, era sparita all'improvviso e ne era nato un piccolo scandalo. La guard
ancora, rapidamente, due volte, senza riuscire a liberarsi della strana inquietudine che
le stava procurando la sua visita. Aveva un paio di occhiali da sole appesi al collo con
una catenella. Con gli anni le si erano appesantiti i lineamenti, aveva il naso e il
mento pi pronunciati. Sarebbe stata un elemento prezioso, pens Norah, in una
riunione aziendale. Non era una donna da prendere alla leggera. Eppure, si disse, il
disagio che le dava la sua presenza era di altra natura.
Caroline si mise a sedere su uno sgabello mentre Norah riempiva due bicchieri di
acqua e ghiaccio. Il biglietto che le aveva lasciato David prima di morire, Ho
aggiustato i rubinetti del bagno. Buon compleanno, era attaccato al riquadro
promemoria dietro le spalle di Caroline. Norah pens con impazienza alle fotografie
in garage, a tutte le altre cose di cui doveva occuparsi.
Vedo che ha degli uccellini azzurri, disse Caroline, accennando al giardino
caotico, quasi in abbandono.
S, ci sono voluti anni per attirarli. Spero che chi verr ad abitare qui continui a
dar loro il mangime.
Deve sembrarle strano lasciare questa casa.
 arrivato il momento di farlo. Norah prese due tovagliette di paglia da un
cassetto, vi appoggi i bicchieri, poi si mise a sedere. Ma lei non  venuta per
parlarmi di questo.
No.
Caroline bevve un sorso d'acqua e appoggi le mani sul tavolo: Norah ebbe la
sensazione che temesse di vederle tremare, ma quando parl non ebbe esitazioni.
Norah... posso chiamarla Norah?  cos che ho pensato a lei in tutti questi anni.
Norah annu, perplessa e sempre pi inquieta. Quando era stata l'ultima volta in cui
le era venuta in mente Caroline Gill? Erano passati secoli.
Norah, disse Caroline, come se le leggesse nel pensiero che cosa ricorda della
notte in cui  nato suo figlio?
Perch mi fa questa domanda? chiese Norah. La voce era sicura, ma la mente si
ritraeva, tentava di sottrarsi alla intensit dello sguardo di Caroline, a una vorticosa
corrente sotterranea di paura. Perch  venuta qui? E perch mi fa questa
domanda?
Caroline Gill non rispose subito. Il canto ritmato degli uccellini azzurri
attraversava la stanza. Le chiedo scusa, disse infine Caroline, non so come
dirglielo, un modo facile non esiste, non credo. Allora comincer cos: Norah, la
notte in cui sono nati i suoi gemelli, Phoebe e Paul,  sorto un problema.
S, disse Norah con voce aspra, pensando alla desolazione che aveva provato
dopo quella nascita, e a tutta la lunga strada che aveva dovuto percorrere per arrivare
a quel momento di pace, di stabilit. Mia figlia  morta,  stato questo il problema.
Sua figlia non  morta, disse Caroline con accento uniforme, guardandola.
Norah, in un attimo, si sent di nuovo come tanti anni prima, aggrappata a quello
sguardo, mentre il mondo le si trasformava intorno. Phoebe  nata affetta dalla
sindrome di Down. David ha creduto che la prognosi non fosse benigna e mi ha
chiesto di portarla in un istituto di Louisville dove di solito venivano mandati questi
bambini. Nel 1964 non era infrequente che ci si regolasse cos. La maggior parte dei
medici lo avrebbe consigliato. Io non mi sono sentita di lasciarla l. L'ho presa e l'ho
portata a Pittsburgh. L'ho allevata durante questi anni. Norah, concluse con
dolcezza, Phoebe  viva. Sta molto bene.
Norah era immobile. Stava pensando, chi sa perch, a quando, in Spagna, era
caduta in una strada dove era stata spostata una grata senza lasciare segnalazioni.
Mentre camminava tranquillamente aveva sentito il proprio corpo come colpito da un
assalto improvviso e si era trovata immersa fino alla vita in un fosso, con una caviglia
slogata e le gambe piene di graffi. Sto bene, sto bene, aveva continuato a ripetere a
quelli che l'aiutavano a uscire dalla buca e l'accompagnavano da un medico. Vivace,
noncurante, con il sangue che le colava dalle ferite, diceva Sto bene. Solo pi tardi, da
sola, in camera, al sicuro, con gli occhi chiusi, aveva rivissuto quell'assalto
improvviso, la perdita di controllo, e aveva pianto. Era quello che provava in quel
momento. Si aggrapp al bordo del tavolo.
Che cos' successo? chiese. Che cos'ha detto?
Caroline ripet che Phoebe non era morta, era stata portata via. Durante tutti quegli
anni era cresciuta in un'altra citt. Al sicuro. Al sicuro, ripet Caroline, accudita,
amata. Phoebe, sua figlia, la gemella di Paul. Nata con la sindrome di Down,
allontanata.
David l'aveva allontanata.
Lei dev'essere impazzita, disse Norah, ma mentre lo diceva, si accorse che tanti
frammenti imprecisi della sua vita trovavano una collocazione: forse Caroline Gill
stava dicendo la verit.
Caroline cerc nella borsetta due polaroid e gliele pass attraverso il tavolo di
acero. Norah tremava e non riusc a prenderle, ma chin la testa per guardarle: una
bambina vestita di bianco, grassoccia, con un sorriso che le illuminava il viso, gli
occhi a mandorla socchiusi in un momento di felicit. Poi la stessa bambina anni
dopo, ripresa un attimo prima del salto per buttare la palla nel canestro. In una foto
somigliava un po' a Paul, in un'altra a lei, ma era soprattutto s stessa: Phoebe. Le
immagini non erano nitide come le fotografie dell'archivio di Paul, ma quella era
Phoebe, viva, da qualche parte nel mondo.
Ma perch? chiese Norah con la voce straziata dall'angoscia. Perch lui
avrebbe fatto questo? E anche lei: perch?
Caroline guard verso il giardino.
Per anni, disse, mi sono creduta innocente. Ho pensato di aver fatto il mio
dovere. Quell'istituto era un luogo orribile. David non l'aveva mai visto, non
immaginava a quale infimo livello fosse. Io, allora, ho preso Phoebe e l'ho allevata.
Ho combattuto molte battaglie per darle un'istruzione e l'accesso alle cure mediche.
Era facile vedermi come un'eroina, ma temo di aver sempre saputo, nel profondo, che
le mie ragioni non erano cos pure. Ero anche innamorata di David, o pensavo di
esserlo. Adesso so, si affrett ad aggiungere, che era qualcosa che stava solo nella
mia testa. David nemmeno si accorgeva di me. Ma quando ho visto l'annuncio del
servizio funebre, ho capito che dovevo tenere la bambina. Che non avrei mai dovuto
n potuto lasciarla.
Travolta da un tumulto di sentimenti, Norah torn con il pensiero a quei giorni di
dolore e di gioia. Paul, neonato tra le sue braccia, Bree che le porgeva il telefono,
comincia a informarti, lei che, senza dire niente a David, organizzava il servizio
funebre perch la cerimonia poteva aiutarla a tornare nel mondo. Quando David era
tornato a casa quella sera, aveva insistito per vincere la sua resistenza.
Che cosa doveva essere stato per lui quel servizio funebre?
Ma non si era opposto.
Perch lei non mi ha detto niente? mormor. In tutti questi anni non mi ha mai
cercata.
Non potevo parlare per conto di David, rispose Caroline. Lui era un mistero per
me. So che l'amava, Norah, e credo che per quanto tutto questo possa apparire atroce,
le sue intenzioni, all'inizio, fossero buone. Una volta mi aveva detto che aveva avuto
una sorella, malata di cuore, che era morta giovane e sua madre non si era pi ripresa
da quel dolore. Per quel che pu valere il mio giudizio, credo che David abbia voluto
proteggere lei, sua moglie.
Phoebe  mia figlia, disse Norah. Le parole parvero estratte dolorosamente dalla
profondit del suo corpo, da una vecchia ferita cicatrizzata da tempo.  nata dalla
mia carne.  cos che David ha voluto proteggermi? Facendomi credere che fosse
morta?
Caroline non rispose, il silenzio crebbe a poco a poco tra di loro. Norah pensava a
David, che viveva con lei, faceva le fotografie, portando dentro di s quel segreto. Lei
non aveva capito, non aveva nemmeno intuito, ma ora sapere era una sofferenza
insopportabile.
Caroline, infine, tolse dalla borsa un foglio con il suo indirizzo e il suo numero di
telefono. Noi abitiamo qui, disse, mio marito, io e Phoebe. Lei  cresciuta in
questa casa. Ha avuto una vita felice, Norah, so che non  una grande consolazione
quella che posso darle, ma le assicuro che  la verit.  una giovane donna molto
graziosa. La settimana prossima entrer a far parte di una comunit.  quello che
desidera. Lavora in un negozio di fotocopie. Le piace, e tutti le vogliono bene.
In un negozio di fotocopie?
S, Norah. Ha imparato molto bene.
Ma sa la verit? Sa che ci sono io? Che c' Paul?
Caroline abbass gli occhi sul tavolo, sfior il bordo di una fotografia. No, non ho
voluto dirglielo prima di venire qui. Dovevo conoscere le sue decisioni, sapere se
voleva vederla. Spero di s, ma non la biasimerei se decidesse di no. Mi telefoni. Tra
una settimana o tra un anno.
Non so, disse Norah. Sono sconvolta.
Non potrebbe essere diversamente.
Posso tenere le fotografie? chiese Norah.
Sono sue. Sono sempre state sue.
Sotto il portico, Caroline rivolse a Norah uno sguardo duro, consapevole.
Lui l'ha amata molto, disse. Suo marito l'ha amata molto, Norah.
Norah si ricord di aver detto la stessa cosa a Paul quando erano a Parigi. Guard
Caroline allontanarsi e si chiese a quale vita, complessa e misteriosa, stesse tornando.
Rimase a lungo sotto il portico. Phoebe era viva. Quella certezza apriva un abisso
senza fondo nel suo cuore. Era amata, aveva detto Caroline. Accudita. Ma non da sua
madre, che l'aveva persa. La fer il ricordo dei sogni in cui si vedeva a frugare
nell'erba secca e gelida.
Torn in casa. Ora piangeva, passando accanto ai mobili coperti come da un
sudario. Qualcuno sarebbe venuto a darne una valutazione. Anche Paul stava per
tornare a casa, quel giorno stesso o l'indomani: aveva detto che avrebbe telefonato,
ma qualche volta capitava che arrivasse di sorpresa. Sciacqu i bicchieri e li asciug,
poi entr nella cucina silenziosa e pens a David, a tutte le notti in cui lo aveva
sentito alzarsi per andare all'ospedale a rimettere insieme qualcuno che era andato in
pezzi. Era buono David. Correva all'ospedale a curare quelli che ne avevano bisogno.
E aveva abbandonato la loro figlia e le aveva detto che era morta. Norah batt il
pugno sul tavolo, i bicchieri traballarono. Si vers un gin tonic e sal lentamente al
piano di sopra. Si distese sul letto, si rialz, telefon a Frdric e riattacc appena
sent il primo squillo. Dopo un po' di tempo torn nello studio di David. Tutto era
uguale a prima, l'aria era calda e ferma, le fotografie e le scatole erano sparse sul
pavimento, come le aveva lasciate. Gli esperti avevano giudicato che la collezione
valesse almeno cinquantamila dollari. E anche di pi, se si fossero trovati degli
appunti di David sulla sua ricerca tecnica.
Tutto appariva immutato e tutto era diverso.
Norah prese la prima scatola e la trascin attraverso la stanza. La sollev sul
bancone e poi la tenne in equilibrio sul davanzale della finestra che dava sul giardino
dietro la casa. Si ferm un momento a riprendere fiato, poi apr la persiana e con un
gesto deciso, usando tutte e due le mani, spinse la scatola e la sent cadere di sotto
con un tonfo. Torn indietro a prenderne un'altra e poi un'altra ancora. Era diventata
quello che avrebbe sempre voluto essere: decisa, energica e spregiudicata. In meno di
un'ora lo studio era completamente sgombro. Torn in casa, passando accanto alle
scatole in pezzi nel viale, con le fotografie sparse dappertutto.
Fece una doccia e si lasci scorrere l'acqua addosso finch non la sent fredda.
Indoss un vestito largo e comodo, si prepar un altro gin e si mise a sedere sul
divano. Le facevano male i muscoli delle braccia per aver sollevato tutte quelle
scatole. And in cucina a versarsi ancora da bere, poi torn indietro. Quando scese la
sera, dopo ore, era ancora seduta l. Suon il telefono, sent le proprie parole
registrate sulla segreteria e poi la voce di Frdric dalla Francia, gradevole e
tranquilla, come se arrivasse da una riva lontana. Provava un desiderio profondo di
trovarsi anche lei l dove la sua vita aveva trovato un significato, ma non sollev il
ricevitore per dare una risposta. Un treno fischi in lontananza. Prese il bicchiere e
scivol nel buio della notte.
Dorm, ma non era un vero sonno. Ogni tanto si alzava per prepararsi ancora da
bere, vagava per le stanze deserte, illuminate dalla luna, e si riempiva il bicchiere
ogni volta che lo sentiva vuoto, senza pi aggiungere acqua tonica, lime o ghiaccio.
Sogn che Phoebe fosse nella stanza con lei, emersa da dietro il muro dove era stata
nascosta tutti quegli anni mentre lei le era passata davanti senza vederla. Si svegli
piangendo. Vers il resto del gin nel lavandino e bevve un bicchiere d'acqua.
All'alba, finalmente, si addorment. Si alz a mezzogiorno, la porta era aperta e il
giardino dietro la casa era cosparso di fotografie, infilate tra i rami dei rododendri,
incastrate nel cemento delle fondamenta, appiccicate alla vecchia altalena arrugginita
di Paul. Lampi di braccia e occhi; pelle che si confondeva con la spiaggia, fuga di
capelli, cellule ematiche come macchie di petrolio sull'acqua. Momenti della loro vita
cos come li aveva visti David, nella forma impressa da David. Negativi, celluloide
scura sparsa sull'erba. Norah immagin i commenti scandalizzati e risentiti degli
esperti, degli amici, di suo figlio e li sent esclamare, "Hai distrutto una pagina di
storia!" Bevve altri due bicchieri d'acqua e prese un'aspirina, poi cominci a
trascinare le scatole verso il lato estremo del giardino dove la vegetazione era fitta e
incolta. Fra tutte, ne mise in salvo solo una, quella della vita di Paul. Faceva caldo, le
pulsavano le tempie. Rialz la testa all'improvviso e vide un baluginare di scintille
che le ricord una vacanza di tanti anni prima su un'isola dove l'acqua del mare era
uno splendore di pesci d'argento e Howard correva sulla spiaggia.
Dietro il garage trov delle pietre ammucchiate. Le prese a una a una e le dispose a
terra in cerchio. Nel mezzo svuot la prima scatola di fotografie: facce di giovani
donne sconosciute la fissavano. In ginocchio sull'erba, nel calore del mezzogiorno,
accost l'accendino all'angolo di una 18x24. Quando vide levarsi la fiamma, fece
scivolare la fotografia in mezzo alle altre nel cerchio di pietre. Da principio il fuoco
stent a diffondersi, ma presto dal mucchio si lev una tremolante spirale di fumo.
Entr in casa a prendere un altro bicchiere d'acqua. Lo bevve seduta su un gradino,
mentre guardava le fiamme. Una recente ordinanza vietava qualsiasi tipo di fuoco
all'aperto e si preoccup che i vicini chiamassero la polizia, ma c'era silenzio, le
fiamme non crepitavano, mandavano solo un po' di fumo azzurrognolo. Nella luce
abbagliante del giardino, riccioli di carta annerita volavano come farfalle. Quando la
fiamma dentro il cerchio di pietre acquist vigore e cominci a divampare, aggiunse
altre fotografie. Bruci la luce, bruci l'ombra, bruci i ricordi di David riuniti e
conservati con tanta passione. Vigliacco, mormor, guardando le immagini
accendersi, annerirsi e sparire.
"Luce alla luce", pens, scostandosi dal calore e dal rumore del fuoco verso un
residuo granuloso che turbinava nell'aria.
"Cenere alla cenere".
"E, infine, polvere alla polvere".
2-4 Luglio 1989
Senti Paul, per te  facile dirlo; Michelle era in piedi, vicino alla finestra con le
braccia incrociate: quando si volt, i suoi occhi erano oscurati dall'emozione, ma
anche velati dalla collera, in teoria puoi dire quello che vuoi, ma la verit  che un
bambino cambierebbe tutto. In particolare per quanto mi riguarda.
Paul sedeva sul divano rosso scuro, caldo, sgradevole in quella mattina d'estate.
Lui e Michelle l'avevano trovato in strada quando erano andati a vivere insieme a
Cincinnati. In quelle giornate esaltanti, trascinarlo su per tre piani di scale era
sembrata una fatica da niente, con la prospettiva di buttarcisi sopra quando si era
stanchi, a bere vino, a ridere, a fare l'amore... Michelle volt la testa per guardare
dalla finestra e i capelli neri le oscillarono sulle spalle. Paul prov una sensazione di
inconsistenza, di vuoto, di instabilit. Negli ultimi tempi gli pareva che il mondo
fosse diventato fragile come un guscio d'uovo, pronto a rompersi sotto un tocco
maldestro. Avevano cominciato a parlare allegramente di chi si sarebbe occupato del
gatto mentre loro erano fuori citt, lei a Indianapolis per un concerto, lui a Lexington
per aiutare sua madre. E ora, a un tratto, si erano ritrovati in quella spoglia regione
del cuore che, negli ultimi tempi, sembrava averli assorbiti.
Paul sapeva che avrebbe dovuto cambiare argomento.
Invece insistette. Il matrimonio non nasce solo dall'arrivo di un figlio.
Oh Paul, sii sincero, tu desideri soprattutto un figlio. Non  me che vuoi,  il
mitico bambino.
Il nostro mitico bambino, la corresse Paul. Un giorno, Michelle. Non subito.
Ascoltami, io stavo parlando solo di sposarci, niente di sconvolgente.
Michelle alz le spalle, infastidita. Il loft aveva pavimenti di legno e pareti
bianche: il colore lo davano le bottiglie e i cuscini sparsi dappertutto. Anche Michelle
era vestita di bianco. Paul la guard e soffr, perch si rese conto che lei aveva gi
preso una decisione importante. Lo avrebbe lasciato, avrebbe portato via con s la sua
musica e la sua bellezza.
 interessante, disse Michelle,  comunque interessante. Tanto pi che capita
proprio adesso, quando la mia carriera sta per avviarsi. Prima no. Adesso.  strano,
ma penso che tu stia facendo in modo che ci lasciamo.
Non dire assurdit. I tempi, le circostanze esterne non c'entrano.
No?
No!
Restarono zitti per un po'. Il silenzio crebbe nella stanza, riemp lo spazio, urt
contro le pareti. Paul aveva paura di parlare, ma aveva ancora pi paura di tacere e
infine non si trattenne pi.
Stiamo insieme da due anni, le cose o crescono o muoiono. Io voglio che
continuino a crescere.
Tutto cambia comunque, rispose Michelle, con o senza un pezzo di carta. 
questo di cui non tieni conto. Tu puoi dire quello che vuoi, ma non  vero che
decidere di sposarsi non  niente di sconvolgente. Il matrimonio trasforma la vita e
sono sempre le donne a sacrificarsi, indipendentemente dalla buona fede di chiunque
pensi il contrario.
Questi sono discorsi teorici, la realt  un'altra.
Oh, ecco che ti arrabbi, Paul. Tanto sai sempre tutto tu.
Il sole era alto, sfiorava il fiume. Michelle entr in bagno e sbatt la porta. Paul
sent che frugava in un cassetto, faceva scorrere l'acqua. Si spost dall'altro lato della
stanza, dove fino a poco prima era stata lei, per guardarsi intorno e cercare di capire
qualcosa di pi. Poi buss leggermente alla porta del bagno.
Parto, le disse.
Un silenzio. Poi lei rispose: Torni domani sera?.
Il tuo concerto  alle sei. Giusto?
Giusto. Apr la porta e rest sulla soglia, avvolta in un morbido accappatoio
bianco.
Va bene, allora, disse Paul. La baci, sent il suo profumo, la sua pelle liscia. Ti
amo, le disse.
Lei lo guard per un momento. Lo so. Ci vediamo domani.
"Lo so". Paul ripens a quelle parole mentre tornava a Lexington. Fu un viaggio di
due ore: super il fiume Ohio, attravers il traffico intenso vicino all'aeroporto e
finalmente entr nella regione delle colline. Percorse le strade tranquille del centro
della citt, pass davanti agli edifici vuoti e si ricord di com'erano un tempo,
quando la Main Street era ancora un punto d'incontro e la gente andava a fare spese,
a mangiare, si salutava. Lui era un ragazzo e spesso si sedeva in fondo al drugstore,
dov'era il distributore automatico dei gelati. Cucchiaiate di cioccolato in un
bicchierino di metallo ghiacciato, tra il turbinare del miscelatore e l'odore della carne
alla griglia e dell'antisettico. I suoi genitori si erano conosciuti nel centro della citt.
Sua madre aveva salito una scala mobile ed era emersa tra la folla come un sole, e suo
padre l'aveva seguita.
Pass davanti alla nuova sede della banca e al vecchio tribunale, a un palazzo
vuoto dove un tempo era stato il teatro. Una ragazza magra scendeva lungo il
marciapiedi, con la testa bassa, i capelli scuri. Per la prima volta in tanti anni, Paul si
ricord di Lauren Lobeglio, della silenziosa determinazione con cui aveva
attraversato il garage deserto per avvicinarsi a lui, una settimana dopo l'altra. Ogni
volta l'aveva attirata a s, per poi svegliarsi la notte con la paura che succedesse con
lei quello che ora desiderava che succedesse con Michelle: matrimonio, figli, una vita
in comune.
Canticchiava l'ultimo motivo che aveva composto. Lo aveva intitolato Un albero
nel cuore, e forse lo avrebbe eseguito quella sera stessa, al Lynagh's pub. Michelle
non sarebbe stata d'accordo, ma lui non le avrebbe dato ascolto. Da poco, da quando
suo padre era morto, aveva cominciato a suonare nei locali pi spesso che nelle sale
da concerto. Prendeva una chitarra che si trovava l per caso, in un bar o in un
ristorante, e suonava qualche brano classico, ma anche le canzoni pop che aveva
sempre disprezzato. Non avrebbe saputo spiegare questa nuova scelta: lo spazio era
ridotto e gli ascoltatori erano cos vicini che li si poteva quasi toccare. Michelle lo
disapprovava, pensava che fosse una conseguenza della perdita di suo padre e che
avrebbe dovuto vincere questa inclinazione, ma lui non intendeva rinunciare. Durante
gli anni dell'adolescenza aveva suonato per protesta, con la speranza di lanciare un
appello, di creare un legame, come se la musica potesse riportare ordine e bellezza
nella sua famiglia. Ora suo padre era morto e non c'era nessuno contro cui ribellarsi.
Stava scoprendo una nuova forma di libert.
Guidava nelle strade vicino a casa, tra residenze signorili con grandi giardini, tra i
marciapiedi larghi e un silenzio inviolabile. Spense il motore e rimase seduto per un
momento ad ascoltare gli uccelli.
Un albero nel cuore. Suo padre era morto da un anno, sua madre stava per sposare
Frdric e trasferirsi in Francia per qualche tempo e lui era l, non come un bambino
o come un visitatore, ma come un custode del passato. A lui toccava la scelta di
quello che si doveva tenere o scartare. Aveva cercato di parlarne con Michelle, di
spiegarle da dove proveniva la propria decisione, perch tutto quello che avrebbe
portato via dalla casa della propria infanzia sarebbe stato trasmesso ai suoi figli, come
una testimonianza tangibile della sua formazione. Pensava a suo padre, che aveva
sempre tenuto chiuso in s il mistero del suo passato: Michelle non aveva capito e si
era irrigidita, come sempre quando si parlava di bambini. Non  quello che intendevo,
aveva protestato Paul, irritato, e si era irritata anche lei: Invece intendevi proprio
quello, anche se forse non te ne sei neanche accorto.
Si appoggi allo schienale e si tolse di tasca le chiavi di casa. Quando sua madre si
era resa conto che la produzione fotografica di suo marito aveva un valore, aveva
cominciato a chiudere le porte, anche se le scatole con le fotografie erano nello
studio.
Ma lui non voleva nemmeno vederle.
Quando finalmente scese dall'automobile, si ferm un momento sul marciapiedi.
Faceva caldo, il vento muoveva solo la cima degli alberi. Le foglie appuntite delle
querce creavano giochi d'ombra sul terreno. Una strana sostanza bianco-grigiastra
sottile come la piuma di un uccello vagava nel cielo azzurro e sembrava un presagio
di neve. Paul tese una mano nell'aria calda e umida e gli parve di essere prigioniero
di una foto di suo padre, dove gli alberi fiorivano in un battito di cuore e il mondo
all'improvviso non era quello che sembrava. Prese in mano uno di quei finti fiocchi
di neve, chiuse il pugno e quando lo riapr aveva il palmo macchiato di nero.
Ovunque, nel calore del pomeriggio di luglio, volava la cenere.
Sal i gradini. Sul marciapiedi rimasero le sue impronte. La porta d'ingresso non
era chiusa a chiave, ma la casa era vuota. Ehi? Paul gir per le stanze sgombre, con
i mobili spinti al centro e coperti di tela cerata. Le pareti nude, pronte per essere
ridipinte. Da quattro anni non abitava in quella casa: trov il salotto spogliato di tutto
quello che aveva contribuito a dargli un carattere. Quante volte lui e sua madre
l'avevano arredato? Era solo una stanza, ma era importante. Mamma! chiam, ma
non ebbe nessuna risposta. Al piano di sopra si ferm sulla soglia della sua camera.
Anche l c'erano tanti scatoloni pieni di cose che avrebbe dovuto scegliere. Lei non
aveva buttato via niente, anche i manifesti erano bene arrotolati e fermati con un
elastico. Erano rimasti dei rettangoli pi chiari sul muro, nel punto dov'erano stati
appesi.
Mamma? disse di nuovo Paul. Scese a pianterreno e and nel portico, sul retro
della casa.
Lei era l, seduta su un gradino, con vecchi pantaloni corti blu e una maglietta
bianca a mezze maniche. Paul si ferm, senza parole, a osservare la scena. Nel
cerchio di sassi, il fuoco bruciava ancora senza fiamma, la cenere e i brandelli di carta
che si era visto volare intorno davanti alla casa erano anche l, nei cespugli e sui
capelli di sua madre. Pezzi di carta pi grandi erano sparsi dappertutto sul prato,
attaccati alla base degli alberi e contro le gambe arrugginite della sua vecchia
altalena. Cap che sua madre aveva bruciato le fotografie. La guard: aveva il viso
striato di cenere e lacrime.
 vero, disse con voce uniforme, le ho bruciate, ma adesso ho smesso. Ero
arrabbiata con tuo padre, ma poi ho pensato una cosa: queste fotografie sono anche la
tua eredit. Ne ho bruciata solo una scatola, quella con le ragazze: non so quanto
valessero.
Di che cosa stai parlando? Paul le sedette vicino.
Norah gli mostr una fotografia che non aveva mai visto, dove c'era lui a
quattordici anni, seduto sul dondolo sotto il portico, chino sulla chitarra, attento, tutto
preso dalla musica, come se non ci fosse niente altro intorno. Paul fu sorpreso che suo
padre lo avesse colto proprio in uno di quei momenti in cui era solo con la musica,
senza nessuno che lo osservasse, ed erano i momenti in cui si sentiva veramente vivo.
Va bene, ma non capisco perch sei cos alterata.
Sua madre si prese il viso tra le mani, poi sospir. Ti ho raccontato della notte in
cui sei nato, vero Paul? Della tempesta di neve e di come siamo arrivati allo studio
medico appena in tempo?
S, certo. Paul aspett che proseguisse, non sapeva che cosa dire, ma
istintivamente aveva capito che c'era qualcosa d'importante da sapere sulla sorella.
Ti ricordi che ti ho detto che c'era un'infermiera, Caroline Gill?
Il nome non me lo ricordo, ma so che aveva dei grandi occhi azzurri.
S. Occhi molto azzurri.  venuta qui ieri, Paul. Caroline Gill  venuta qui ieri.
Non l'avevo pi vista dopo quella notte. Mi ha portato una notizia, una notizia che mi
ha sconvolta. Io ora te la dico, Paul, perch non so a chi altro dirla.
Gli prese la mano, lui non la ritrasse. Sua sorella, gli disse con calma, non era
morta appena nata, ma poich era affetta dalla sindrome di Down, suo padre aveva
chiesto a Caroline Gill di portarla in un istituto a Louisville.
Per risparmiarci un dolore, aggiunse sua madre e le manc la voce. Questo mi
ha detto Caroline Gill. Ma lei non ha potuto portare a termine questo incarico. Ha
preso tua sorella con s, Paul. Ha preso con s Phoebe. Durante tutti questi anni la tua
sorella gemella  stata viva e in buona salute, a Pittsburgh.
Mia sorella? disse Paul. A Pittsburgh? Io sono stato a Pittsburgh la settimana
scorsa. Era una cosa strana da dire, ma non ne aveva trovata un'altra, provava
un'improvvisa sensazione di distacco. Aveva una sorella, era una realt sufficiente a
far sparire tutto il resto. Era down, non era perfetta e suo padre l'aveva abbandonata.
Non provava rancore, ma paura, ansia, la vecchia ansia nata dalla pressione che
suo padre aveva esercitato su di lui in quanto figlio unico. Nel corso degli anni Paul,
come un abile alchimista, aveva trasformato quella paura in ribellione e collera.
Caroline si  trasferita a Pittsburgh, dove ha cominciato una nuova vita, disse
sua madre. Ha allevato tua sorella: credo che abbia dovuto condurre pi di una
battaglia, soprattutto in quegli anni. Mi sforzo di pensare che sia stato un bene per
Phoebe, ma una parte di me non riesce a provare altro che rabbia.
Paul chiuse per un momento gli occhi, cercando di mettere ordine nei suoi pensieri.
Il mondo gli sembrava inerte, strano, ignoto. Per tutti quegli anni aveva pensato a sua
sorella, cercando di immaginare come sarebbe stata, e ora la sua mente era vuota.
Ma lui come ha potuto? chiese infine. Come ha potuto mantenere questo
segreto?
Non lo so, rispose sua madre. Me lo sto chiedendo da ore. Come ha potuto.
Come ha avuto il coraggio di morire lasciando che lo scoprissimo da soli?
Tacquero. Paul si ricord di aver sviluppato le fotografie insieme a suo padre nel
pomeriggio del giorno successivo a quello in cui aveva messo a soqquadro la sua
camera oscura: entrambi erano oppressi dal senso di colpa e le parole dette e taciute
erano pesate a lungo tra loro. Trovarsi nella camera oscura, gli aveva spiegato suo
padre, significava operare in segreto. E lo credeva davvero, pens Paul: suo padre
credeva che ciascun essere umano formasse un universo a s. Alberi scuri nel cuore,
una manciata di ossa: questo era il mondo di suo padre, e saperlo non gli aveva mai
dato tanta amarezza come in quel momento.
Strano che non abbia abbandonato anche me, disse, pensando a com'era sempre
stato difficile lottare contro la sua visione del mondo. Lui se n'era andato, aveva
suonato la chitarra; la musica, lievitata dentro di lui, era entrata nel mondo e gli altri
si erano voltati, avevano posato il bicchiere, avevano ascoltato e in una stanza piena
di gente si era creata una comunicazione, una partecipazione collettiva. Sono sicuro
che avrebbe voluto farlo.
Paul, lo rimprover sua madre, ti sbagli: lui voleva darti il pi possibile,
proprio per quello che era successo. Si aspettava il massimo da te. Anche da s stesso
esigeva la perfezione. Questa  una delle cose che sono arrivata a capire. Ed  la pi
spaventosa. Phoebe  una realt che d un senso a molti aspetti oscuri della vita di tuo
padre. Quel muro che sentivo tra di noi esisteva davvero.
Norah si alz in piedi, entr in casa e torn con due polaroid. Ecco, disse a Paul,
questa  tua sorella Phoebe.
Paul prese le fotografie e le guard attentamente: una bambina sorridente, in posa,
e poi la stessa bambina, un po' pi grande, ripresa a sua insaputa mentre gioca a
basket. Stava ancora cercando di capire quello che gli aveva detto sua madre. La
sconosciuta della fotografia, con gli occhi a mandorla e le gambe grosse, era sua
sorella gemella.
Avete lo stesso colore di capelli, disse Norah, seduta vicino a lui. Le piace
cantare, non  interessante? Rise. E scommetto che le piace anche il basket.
La risata di Paul era aspra e sofferente.
Allora pap ha scelto il figlio sbagliato. Sua madre prese le fotografie con le
mani sporche di cenere.
Non pronunciare parole amare, Paul. Phoebe ha la sindrome di Down, io non ne
ho mai saputo molto, ma Caroline Gill aveva tante cose da spiegarmi, cos tante che
forse non le ho capite tutte.
Paul stava passando e ripassando un pollice sul gradino di pietra dov'era seduto,
poi smise: si era screpolato e cominciava a sanguinare.
Niente amarezza, mamma? Abbiamo visitato la sua tomba, disse Paul. Si
ricordava che sua madre oltrepassava il cancello di ferro con le braccia piene di fiori
mentre lui l'aspettava in automobile. Qualche volta s'inginocchiava nella terra a
piantare i rampicanti. Che cosa mi dici di questo?
Non lo so. Il terreno faceva parte della propriet del dottor Bentley e qualcosa lui
doveva pure aver saputo. Tuo padre non mi voleva mai accompagnare l. Dovevo
sempre insistere. Qualche volta pensavo che temesse di turbarsi troppo. Mi faceva
impazzire quel modo che aveva di sapere sempre che cos'era meglio per tutti.
Paul si meravigli di sentirle tanta veemenza nella voce, si ricord di quello che si
erano detti lui e Michelle quella mattina. Si avvicin il pollice alle labbra e succhi il
sangue che usciva dal graffio. Restarono seduti per un po' a guardare il giardino.
Che cosa significa che  down?, chiese infine Paul. Voglio dire, nella vita di
ogni giorno.
Sua madre guard di nuovo le fotografie. Non lo so. Caroline ha detto che se la
cava molto bene, ma non so che cosa significhi in pratica. Ha un lavoro, ha un
ragazzo.  andata a scuola. Ma mi sembra di aver capito che non potrebbe vivere da
sola.
Questa infermiera, Caroline Gill, perch  venuta qui proprio adesso, dopo tanti
anni? Che cosa voleva?
Voleva solo dirmelo. Nient'altro, rispose sua madre. Non mi ha chiesto niente.
Ha voluto aprire una porta, Paul, e io ci credo. Era un invito. Ma qualunque cosa
succeder, dipender da noi.
E che cosa succeder?
Io andr a Pittsburgh. So che devo vederla, ma poi non so altro. Dovrei portarla
qui? Non conosce nessuno. E poi devo parlare con Frdric, lui deve sapere. Si
prese la faccia tra le mani per un momento. Oh, Paul, come posso andare in Francia
e lasciarla qui? Non so che cosa fare.  troppo per me.
Un soffio di vento sparse le fotografie sul prato. Paul sedeva in silenzio, cercando
di districare tanti sentimenti confusi: il rancore verso suo padre e la sorpresa e la
tristezza per quello che aveva perduto. E poi c'era la preoccupazione. Non era un
pensiero generoso, ma poteva esserci la possibilit che lui dovesse prendersi cura di
quella sorella che non poteva vivere da sola. Non ci sarebbe mai riuscito. Non aveva
mai conosciuto una persona down e le immagini che aveva visto non erano
incoraggianti. Nessuna di esse, per, faceva pensare alla ragazza della fotografia, con
il suo sorriso dolce: anche questa era una cosa da scoprire.
Neanch'io so che cosa fare, disse. Forse, prima di tutto, potremmo mettere un
po' d'ordine.
 la tua eredit, disse sua madre.
Non solo mia, anche di mia sorella, replic Paul.
Lavorarono tutto il giorno e quello successivo a scegliere le foto, a ricomporre le
scatole e a trasportare di nuovo tutto nel garage.
Mentre sua madre parlava con gli esperti, Paul chiam Michelle per raccontarle
quello che era successo e spiegarle che non sarebbe potuto tornare per il concerto. Si
aspettava di sentirla protestare, invece lei ascolt tutto senza commentare e riattacc.
Prov a richiamarla ma trov il telefono occupato per tutto il pomeriggio. Fu tentato
pi di una volta di salire in automobile e tornare di corsa a Cincinnati, ma sapeva che
non sarebbe servito a niente. Aveva capito che non voleva andare avanti cos, amando
Michelle pi di quanto lei non amasse lui. Si costrinse a restare. Fece molti lavori
pratici e faticosi per sgombrare la casa, poi, verso sera, scese a piedi in citt e and in
biblioteca a cercare un libro sulla sindrome di Down.
Il marted mattina, silenziosi e assorti, salirono sull'automobile di Norah e
andarono insieme dall'altra parte del fiume. Faceva molto caldo, le foglie del
granoturco splendevano sotto la distesa azzurra del cielo. Arrivarono a Pittsburgh in
mezzo al traffico di ritorno dalla festa del 4 luglio, attraversarono il tunnel che sbuca
sul ponte dove si uniscono i due fiumi. Andarono avanti lentamente nella confusione
del via vai cittadino e seguirono il Monongahela, percorrendo un altro lungo tunnel.
Infine si fermarono, in un'affollata strada a tre corsie, davanti alla casa di Caroline
Gill. Lei aveva detto al telefono che potevano parcheggiare sul viale di accesso e cos
fecero; poi scesero dall'automobile, un po' indolenziti per la lunghezza del viaggio.
Dopo una striscia d'erba si scendeva con pochi gradini in uno stretto appezzamento di
terreno. L c'era la casa di mattoni dove era cresciuta Phoebe. Guardandosi intorno,
Paul pens che quello era un posto simile a Cincinnati, e che la propria infanzia
tranquilla, nel benessere silenzioso di un quartiere fuori citt, era stata diversa. Il
traffico scorreva sulla strada, passava accanto ai cortili grandi come francobolli ed
entrava nella citt disordinata, calda, popolosa.
Il viale era pieno di fiori, di malvarose, di iris: i loro colori risaltavano in mezzo al
verde. In un giardino una donna stava curando una fila di lucide piantine di
pomodoro. Dietro di lei cresceva un cespuglio di lill. La donna era vestita con
pantaloni corti blu scuro e una maglietta bianca, e portava dei guanti di cotone a fiori.
Per fare il suo lavoro si era messa in ginocchio, ma a un tratto si alz e si pass una
mano sulla fonte. Il rumore del traffico era forte: non li aveva sentiti arrivare. Strapp
una foglia di pomodoro e ne aspir l'odore.
 lei? chiese Paul.  l'infermiera?
Sua madre annu. Gli occhiali da sole le nascondevano gli occhi, ma anche cos lui
vide la sua emozione.
S,  Caroline Gill. Ora che  venuto il momento, ho paura di non farcela, Paul.
Forse  meglio tornare a casa.
Siamo venuti fin qui, e loro ci aspettano, disse Paul.
Norah gli rivolse un piccolo sorriso triste. Erano tante notti che non riusciva a
dormire, perfino le sue labbra erano pallide.
Forse non ci aspettano. Non  sicuro.
Paul scosse la testa. La porta sul retro era spalancata, c'era qualcuno sotto il
portico, nascosto nell'ombra. Caroline si strofin le mani sui pantaloni corti per
pulirle.
Phoebe! chiam. Ah, sei qui.
Paul sent sua madre sempre pi angosciata accanto a s, ma invece di guardarla,
volse gli occhi verso il portico. L'attesa si prolung, si estese: il calore del sole era
opprimente. Infine la figura che aveva intravisto poco prima emerse, reggendo due
bicchieri d'acqua.
Era lei. Paul la guard con la massima attenzione. Era bassa di statura, molto pi
bassa di lui, aveva i capelli neri pi sottili e pi scomposti dei suoi, corti, con un
taglio semplice che le incorniciava il viso. Era pallida come Norah, e il viso,
stranamente piatto, sembrava che fosse stato schiacciato troppo a lungo contro un
muro. Gli occhi erano leggermente a mandorla, le gambe e le braccia erano corte.
Non era pi una bambina, come nelle fotografie, era cresciuta, era una ragazza della
sua et, con qualche capello grigio. Anche lui aveva dei fili grigi nella barba, quando
la lasciava crescere. Lei portava dei pantaloncini a fiori, le ginocchia tozze si
sfioravano quando camminava.
Oh, disse sua madre e si mise una mano sul cuore. Paul pens che era meglio
che avesse gli occhiali da sole perch le permettevano di vivere quel momento da
sola.
Vuoi che aspettiamo? le chiese.
Caroline e Phoebe sedevano l'una accanto all'altra sui gradini del portico, con il
bicchiere d'acqua in mano.
Sono pronta, disse Norah. Scesero i gradini che portavano allo stretto tratto di
prato che divideva l'orto dal giardino. Caroline Gill li vide per prima, strinse gli occhi
per ripararli dal sole e si alz in piedi, poi anche Phoebe si alz e per un momento ci
fu solo un silenzioso scambio di sguardi. Poi Caroline prese la mano di Phoebe nella
sua. S'incontrarono tra le piante dei pomodori, che erano gi pesanti e maturi e
avevano un odore nitido e aspro. Nessuno parl. Phoebe guard Paul a lungo, poi
attravers il breve spazio che li separava e leggermente, delicatamente gli sfior una
guancia come per assicurarsi che fosse fatto di carne e ossa. Paul non parl, non
sorrise: la guard soltanto, dimostrandole cos che aveva ritenuto giusto il suo gesto.
Phoebe, semplicemente, voleva conoscerlo e anche lui, ma non sapeva che cosa dire a
quella sorella comparsa all'improvviso, cos sconosciuta e cos intimamente legata a
lui. Si sentiva a disagio, aveva paura di sbagliare. Come ci si rivolge a una persona
ritardata? Il libro che aveva letto negli ultimi due giorni era solo un resoconto
medico, non lo aveva preparato all'incontro con l'essere umano che gli aveva toccato
il viso con tanta delicatezza.
Fu Phoebe a riprendersi per prima.
Buongiorno, disse, tendendogli la mano. Paul gliela strinse e sent che aveva le
dita molto piccole. Sono Phoebe. Piacere di conoscerti. Aveva la voce un po'
impastata, difficile da capire. Poi si rivolse a Norah e ripet il saluto.
Buongiorno, disse Norah, le prese la mano tra le sue e, con la voce carica di
emozione, aggiunse: Sono felice di vederti, Phoebe.
Fa molto caldo, disse Caroline. Perch non entriamo? In casa ci sono i
ventilatori. Phoebe stamattina ha preparato il t freddo. Era molto contenta che
veniste a trovarci, vero tesoro?
Phoebe rispose di s, improvvisamente intimidita. La seguirono nel fresco della
casa. La stanza era piccola ma impeccabile, con gli infissi in legno e le porte che si
aprivano sul salotto e la camera da pranzo. Il salotto, pieno di sole, aveva un'aria pi
trasandata, il divano e le poltrone erano rosso scuro, in un angolo c'era un grande
telaio.
Sto facendo una sciarpa!  disse Phoebe.
 molto bella, disse Norah e si avvicin per toccare i fili, rosa carico, crema,
giallo e verde chiaro. Si era tolta gli occhiali da sole, aveva gli occhi pieni di lacrime,
la voce ancora alterata. Hai scelto tu, Phoebe, questi bei colori?
Sono i miei preferiti, rispose Phoebe.
Anche i miei. Quando avevo la tua et mi vestivo sempre cos, e quando mi sono
sposata gli abiti delle damigelle erano proprio rosa chiaro, crema, giallo e verde
chiaro e avevano in mano dei mazzolini di rose gialle.
Paul ascoltava quei particolari sconosciuti: le fotografie del matrimonio di sua
madre erano in bianco e nero.
Ecco allora a chi regaler questa sciarpa! esclam Phoebe, mettendosi a sedere
al telaio. A una persona che ama questi colori.
Phoebe, che pensiero gentile!
Paul vide che sua madre chiudeva gli occhi per un momento.
Caroline port il t freddo e sedettero tutti e quattro, a disagio, in salotto, parlando
goffamente del tempo, della rinascita della cultura e dei cambiamenti che si erano
verificati a Pittsburgh dopo il crollo dell'industria dell'acciaio. Phoebe, seduta
tranquillamente al telaio, faceva scorrere la spola avanti e indietro e, quando sentiva
fare il suo nome, alzava la testa. Le sue mani erano piccole e paffute. Si mordeva il
labbro, concentrata sul movimento della spola.
Norah fin di bere il t e disse: Ora siamo qui e io non so che cosa succeder.
Phoebe, disse Caroline, perch non vieni qui con noi? Phoebe si alz e and a
sedersi con lei sul divano.
A Paul parve che sua madre si fosse messa a parlare troppo in fretta. Io non so
che cosa sia meglio. Non esistono carte geografiche che ci aiutino a trovare la strada,
ma io voglio offrire la mia casa a Phoebe. Lei pu venire a vivere con noi, se le fa
piacere. Ci ho pensato tanto in questi ultimi giorni, c' tutta una vita da recuperare.
Dopo una pausa, si rivolse a Phoebe che la guardava con occhi prudenti. Tu sei mia
figlia, Phoebe, lo sai? Lui  Paul, tuo fratello.
Phoebe prese la mano di Caroline. Questa  la mia mamma.
Norah guard Caroline e ci prov di nuovo. S, questa  la tua mamma, disse,
ma sono la tua mamma anch'io. Ti ho cresciuta nel mio corpo. Norah si mise una
mano sullo stomaco. Sei cresciuta qui, poi sei nata e sei stata allevata da mamma
Caroline.
Io sposer Robert, non m'interessa vivere con voi, disse Phoebe.
Paul, che aveva vissuto il tormento degli ultimi giorni, sent fisicamente l'urto
delle parole di Phoebe, come se fosse stato preso a pedate: vide che anche Norah era
rimasta colpita.
Va bene, Phoebe, disse Caroline, nessuno vuole mandarti via.
Io non volevo... era solo una proposta. Norah s'interruppe e sembr che le
mancasse il respiro. I suoi occhi angosciati avevano riflessi verde cupo. Phoebe,
riprese, Paul e io vorremmo poterti conoscere meglio. Tutto qui. Ti prego, non aver
paura di noi. Volevo solo dirti che la mia casa  aperta per te. Sempre. Dovunque tu
vada nel mondo, la mia casa  tua. Spero che te ne ricorderai e che un giorno verrai a
trovarci. Sei d'accordo?
Forse, concesse Phoebe.
Phoebe, disse Caroline, perch non accompagni Paul a fare un giro? La signora
Henry e io chiacchiereremo un po' da sole. E non preoccuparti, aggiunse mettendole
una mano sul braccio. Nessuno andr da nessuna parte.  tutto a posto.
Phoebe si alz in piedi. Vuoi vedere la mia camera? chiese a Paul.
Lui si rivolse a sua madre che gli fece un cenno di assenso: segu con lo sguardo i
suoi figli finch non uscirono dalla stanza.
Chi  Robert? le chiese Paul.
 il mio ragazzo. Ci sposeremo. Tu sei sposato?
Paul si sent ferito dal ricordo di Michelle. No, rispose, scuotendo la testa.
Hai una ragazza?
L'avevo, ma se n' andata.
Phoebe si ferm sull'ultimo gradino, poi si volt. I loro occhi erano cos vicini che
Paul si sent a disagio, come se il suo spazio personale fosse stato invaso. Abbass lo
sguardo, ma quando lo rialz vide che lei lo stava ancora fissando.
Non  gentile guardare la gente negli occhi, disse Paul.
Mi sembravi triste.
Infatti ero triste. Anzi, molto triste.
Per un momento fu come se Phoebe si fosse unita a lui nella tristezza: l'espressione
del suo viso si oscur e, un istante dopo, si rischiar di nuovo.
Vieni, gli disse, guidandolo lungo il corridoio, ho dei dischi nuovi.
Sedettero sul pavimento della sua camera: le pareti erano rosa, le tendine a
quadretti bianchi e rosa. Era la camera di una bambina, con gli animali di stoffa e i
quadretti dai colori vivaci alle pareti. Paul pens a Robert e si chiese se era vero che
Phoebe si sarebbe sposata. Poi pens che era stato crudele a dubitarne: perch Phoebe
non avrebbe dovuto sposarsi o fare qualsiasi altra cosa? Pens che la camera degli
ospiti in casa dei suoi genitori sarebbe potuta diventare la sua, che l'avrebbe riempita
di musica e degli oggetti che le erano cari. Phoebe mise l'album sul giradischi e alz
il volume. Si levarono le note di Love Me Do e lei cominci a cantare, seguendo la
musica. Aveva una bella voce, Paul se ne accorse e abbass leggermente il volume,
mentre leggeva i titoli degli altri album. C'era molta musica pop, ma anche molte
sinfonie.
A me piacciono i tromboni! afferm Phoebe, fingendo di tirarne su e gi la
coulisse, e quando Paul rise, rise anche lei. Mi piacciono davvero moltissimo.
Io suono la chitarra. Lo sapevi? disse Paul.
S, lo sapevo, me l'ha detto la mamma. Come John Lennon.
Paul sorrise. Un po', disse, sorpreso che tra lui e Phoebe si fosse avviata una
vera conversazione. Si era gi abituato alla sua leggera difficolt di linguaggio e pi
le parlava, pi lei era semplicemente s stessa, impossibile da classificare. Hai mai
sentito parlare di Andrs Segovia?
Mm...
 bravissimo.  quello che preferisco. Un giorno suoner la sua musica per te,
vuoi?
Sei simpatico, Paul. Gentile.
Paul si accorse di sorridere, incantato, lusingato. Grazie, disse, anche tu mi
piaci.
Ma io non voglio vivere con voi.
Va bene. Nemmeno io vivo con mia madre. Abito a Cincinnati.
La faccia di Phoebe s'illumin. Da solo?
S, rispose Paul, perch sapeva che al suo ritorno non avrebbe trovato Michelle,
da solo.
Sei fortunato.
S, credo di s, rispose Paul e in quel momento cap d'esserlo davvero. Le cose
che lui dava per scontate nella vita erano la materia dei sogni di Phoebe. Sono
fortunato,  vero.
Ma Phoebe lo sorprese. Anch'io sono fortunata, disse. Robert ha un buon
lavoro e anch'io.
Dove lavori?
In un negozio di fotocopie, rispose Phoebe con placido orgoglio. Montagne e
montagne di fotocopie.
Ti piace?
Phoebe sorrise. C' la mia amica Max che lavora con me. Abbiamo ventitr
diversi colori di carta.
Phoebe canticchi tra s, contenta, mentre riponeva con cura il primo disco e ne
sceglieva un altro. I suoi gesti non erano veloci ma coordinati e precisi. A Paul non fu
difficile immaginarla alla fotocopiatrice mentre svolgeva il suo lavoro e
s'interrompeva ogni tanto per contemplare la propria opera finita, o le carte con tutti i
colori dell'arcobaleno. Dal fondo delle scale venivano le voci di sua madre e di
Caroline Gill che decidevano che cosa fosse meglio fare. Con profonda vergogna si
rese conto che la sua piet per Phoebe e l'assenza di autonomia che le aveva attribuito
sua madre erano inutili sciocchezze. Phoebe era soddisfatta di s stessa e della propria
vita, era felice. Tutti i suoi sforzi, i concorsi, i premi, la lunga futile battaglia per
compiacere s stesso e sbalordire suo padre sembravano rientrare nella stessa
categoria delle inutili sciocchezze.
1 Settembre 1989
Le note si alzarono nella chiesa e si dispersero nell'aria tranquilla. Paul, in piedi
accanto alla porta dipinta di rosso, sent la presenza tangibile della musica, la vide,
sparpagliarsi sul prato come un pulviscolo luminoso. L'organista era una sua amica
peruviana: Alejandra aveva i capelli color rubino raccolti in uno chignon
scompigliato, e, nei giorni tristi seguiti all'abbandono di Michelle, era comparsa a
casa sua con una minestra, un t freddo e svariati ammonimenti ed esortazioni. Alzati,
gli aveva detto, sprizzando energia; aveva aperto le tende, le finestre e aveva messo i
piatti sporchi nel lavandino. Intristirsi  inutile, soprattutto per la perdita di una
flautista. Sono personaggi volubili, non lo sapevi? Mi meraviglio che abbia
illuminato questa casa del suo splendore cos a lungo. Due anni! Un primato.
Ora la musica sgorgava come una cascata dalle dita di Alejandra, seguita da un
limpido crescendo che rimase sospeso per un istante. La madre di Paul apparve sulla
porta della chiesa, ridendo, con una mano appoggiata al braccio di Frdric e insieme
passarono sotto una pioggia di petali di fiori e chicchi di miglio.
Carino, osserv Phoebe, vicino a lui.
Aveva un vestito verde argento e nella mano destra le giunchiglie che aveva tenuto
in mano durante la cerimonia. Sorrideva, stringendo gli occhi in uno smarrimento
felice, mentre sulle guance le si formavano due fossette. I petali di fiori e chicchi
descrissero un arco nel cielo azzurro, Phoebe rise, felice nel vederli ricadere: Paul
guard con calma consapevolezza quella sconosciuta che era la sua sorella gemella.
Avevano percorso insieme la navata della piccola chiesa mentre la loro madre
aspettava con Frdric davanti all'altare. Lui aveva camminato lentamente, con al
fianco Phoebe, seria e attenta, decisa a non sbagliare, la mano stretta al suo gomito.
Norah aveva insistito sulla scelta della chiesa fin dall'inizio ed era stata altrettanto
ferma nel pretendere, durante le inattese, lacrimose discussioni di Phoebe sul suo
futuro, che entrambi i suoi figli partecipassero alla cerimonia.
Ci fu un altro lancio, questa volta di coriandoli, seguito da un levarsi di voci
allegre. Paul vide sua madre e Frdric chinare la testa mentre Bree, con la mano,
toglieva dalle spalle di entrambi tutti quei pezzettini di carta.
Hai ragione, disse Paul,  carino.
Ma lei adesso era pensierosa e si lisciava la gonna con tutte e due le mani.
Tua madre va in Francia. 
S, rispose Paul. Ma quelle parole, tua madre, lo angustiavano: erano adatte a
essere usate tra due estranei e loro lo erano. Questo era il pensiero che faceva soffrire
sua madre pi di ogni altro: il rammarico per gli anni che si erano frapposti, il modo
con cui ora discorrevano, esplorativo e formale, mentre avrebbe dovuto essere
semplice e affettuoso. Anche noi due, disse a Phoebe, per ricordarle il progetto sul
quale si erano trovati finalmente d'accordo, andremo in Francia a trovarli.
Un'espressione preoccupata, rapida come una nuvola, oscur il viso di Phoebe.
E poi torneremo indietro, aggiunse con dolcezza Paul, ripensando a come si era
spaventata Phoebe quando sua madre le aveva proposto di andare a vivere con lei in
Francia.
Phoebe non era del tutto convinta.
Che cosa c', non ti piace la Francia?
Mangiano le lumache.
Paul la guard, sorpreso. Prima della cerimonia, aveva scherzato con sua madre e
con Bree sul pranzo che avrebbero dato a Chteauneuf. Phoebe era l vicino, un po' in
disparte, lui non si era accorto che stesse ascoltando. Era un altro mistero capire fino
a che punto Phoebe fosse presente nel mondo. Che cosa colpiva di pi la sua vista, i
suoi sentimenti, la sua mente? Quello che sapeva lui era facile a elencarsi: amava i
gatti, lavorare al telaio, ascoltare la radio e cantare in chiesa. Sorrideva spesso, era
incline agli abbracci e, come lui, era allergica alle punture di vespa.
Le lumache non sono poi tanto male, le disse. Sono elastiche. Una specie di
gomma da masticare all'aglio.
Phoebe fece una smorfia, poi rise. Volgare, roba volgare, Paul, disse senza
distogliere l'attenzione dallo spettacolo che la circondava: gli ospiti che si
muovevano sul prato, le foglie, la luce del sole, la musica. Aveva le lentiggini sulle
guance, proprio come lui. Lontano, sul prato, Paul vide sua madre e Frdric alzare il
coltello d'argento per tagliare la torta.
Paul sorrise. Aveva conosciuto Robert durante quel primo viaggio a Pittsburgh:
erano andati al negozio di alimentari per incontrarlo. Alto, attento, vestito con la
divisa marrone dov'era appuntata una targhetta con il nome. Quando Phoebe lo aveva
presentato, timidamente, Robert gli aveva subito stretto la mano con calore, come se
si fossero ritrovati dopo una lunga assenza. Che piacere vederti, Paul! Io e Phoebe
stiamo per sposarci, presto io e te saremo fratelli! Che te ne pare? E poi, senza
aspettare una risposta, soddisfatto, sicuro che il mondo fosse meraviglioso e che Paul
fosse felice quanto lui, si era rivolto a Phoebe, le aveva messo un braccio intorno alle
spalle e avevano sorriso tutti e due.
Peccato che Robert non sia potuto venire.
S, disse Phoebe, gli piacciono tanto le feste.
Me lo immaginavo!
Paul vide sua madre infilare un pezzetto di torta in bocca a Frdric e togliergli con
il pollice una briciola da un angolo del labbro. Aveva un vestito color crema; i capelli
corti, biondi, quasi grigi, facevano sembrare pi grandi i suoi occhi verdi. Paul pens
a suo padre, si chiese se anche il loro matrimonio era stato cos. Le fotografie ne
mostravano solo l'aspetto superficiale. Avrebbe voluto sapere com'era la luce,
com'erano le posate e se suo padre, come stava facendo adesso Frdric, si era
chinato a baciare sua madre dopo averle leccato un po' di glassa dalle labbra.
Mi piacciono i fiori rosa, disse Phoebe. Voglio tantissimi fiori rosa quando mi
sposo. Divent scura in viso, accigliata, si strinse nelle spalle e il vestito verde le si
spost alla base del collo. Scosse la testa. Ma io e Robert dobbiamo prima mettere
da parte i soldi.
Si alz il vento. Paul ripens a Caroline Gill, alta e orgogliosa, in piedi nell'atrio
dell'albergo, a Lexington, con suo marito Al, e Phoebe. Si erano incontrati il giorno
prima, su terreno neutrale. La casa di sua madre ormai era sgombra, in giardino c'era
il cartello "vendesi". Quella sera, lei e Frdric sarebbero partiti per la Francia.
Caroline e Al erano venuti da Pittsburgh in automobile e, dopo una breve colazione
insieme, durante la quale tutti erano stati gentili e impacciati, avevano lasciato
Phoebe perch partecipasse al matrimonio ed erano andati a fare una gita a Nashville.
Era la loro prima vacanza da soli, avevano detto: sembravano molto contenti. Ma
Caroline aveva abbracciato Phoebe due volte e si era fermata sul marciapiedi a
guardarla e a salutarla con la mano.
Ti piace Pittsburgh? chiese a sua sorella. Gli avevano offerto di entrare a far
parte di un'orchestra a Pittsburgh e un'altra offerta gli era arrivata da Santa Fe.
S, mi piace Pittsburgh, gli rispose Phoebe. La mia mamma dice che ci sono
troppi gradini, ma a me piace.
Potrei venire a vivere l... Tu cosa ne diresti?
Sarebbe bello, cos quando mi sposo puoi venire alla festa. Phoebe sospir. Un
matrimonio costa moltissimo. Non  giusto.
Niente era giusto, pens Paul. Non era giusta la sfida che Phoebe affrontava in un
mondo che non la accoglieva, non era giusto il benessere di cui lui aveva goduto per
tutta la vita, e nemmeno quello che aveva fatto suo padre era giusto. Niente. A un
tratto, desider appassionatamente dare a Phoebe il matrimonio che lei voleva. O
almeno una torta. Sarebbe stato un piccolo atto di ribellione contro tutto il resto.
Potresti scappare.
Phoebe ci pens un momento, giocherellando con il braccialetto di plastica verde
che aveva al polso. No, disse infine, perch non potremmo avere la torta.
Oh, non ne sono sicuro. Perch no?
Phoebe lo guard, per essere sicura che non la prendesse in giro. No, concluse
con fermezza, non  cos che ci si sposa, Paul.
Sai che cosa ti dico, Phoebe? Hai ragione.
Esclamazioni gioiose e applausi arrivarono dal prato: Frdric e sua madre
tagliavano l'ultima fetta di torta. Bree alz la macchina fotografica per riprendere
l'immagine finale. Paul accenn al tavolo dove i piattini venivano riempiti e fatti
passare di mano in mano. Questa torta ha sei strati: in mezzo ci sono i lamponi con
la panna montata. Tu, Phoebe, quanti strati vuoi?
Ne voglio otto, rispose Phoebe e sorrise mentre attraversavano il prato verso le
voci, le risate, la musica.
Solo otto? Perch non dieci?
Che sciocco! Lo sai che sei sciocco, Paul?
Paul si avvicin al tavolo. Le spalle di sua madre erano coperte da una pioggia di
coriandoli. Lei sorrideva, si muoveva con grazia: accarezz i capelli di Phoebe, glieli
mise a posto, come avrebbe fatto con una bambina piccola. Phoebe si scans e Paul
prov una stretta al cuore, pensando che per quella storia non ci sarebbero state
conclusioni semplici.
Siete stati bravi, disse sua madre, sono stata felice di avervi qui tutti e due al
mio matrimonio. Ha significato molto per me, non so dirvi quanto.
A me piacciono i matrimoni, disse Phoebe, e prese un piattino con la torta.
Paul vide intristirsi il sorriso di sua madre. Guard Phoebe e si chiese che cosa
capisse di quel momento speciale. Sembrava che non le importasse molto dei singoli
avvenimenti, ma che vedesse il mondo come un luogo affascinante e strano dove
poteva succedere di tutto. Dove una mamma e un fratello mai visti prima
comparivano sulla porta di casa tua per invitarti a un matrimonio.
Paul sent Norah che diceva: Sono felice al pensiero che verrai a trovarmi in
Francia, Phoebe. E anche Frdric, siamo felici tutti e due.
Phoebe parve di nuovo scontenta.
 per le lumache, spieg Paul. Non le piacciono.
Sua madre rise. Non preoccuparti, non piacciono neanche a me.
E io poi torno subito a casa, aggiunse Phoebe.
 vero, disse Norah con dolcezza, s, abbiamo deciso cos.
Paul le guardava e non riusciva a liberarsi del dolore che pesava come una pietra
dentro di lui. Nella luce cruda del giorno, era colpito dai segni dell'et sul viso di sua
madre, la pelle sottile, i capelli biondi che stavano ingrigendo. Era colpito anche dalla
sua bellezza vulnerabile e si chiedeva, come gli era successo spesso nelle ultime
settimane, come suo padre avesse potuto tradirla e tradire tutti loro.
Come ha potuto non dirci mai niente? mormor.
Sua madre si volt a guardarlo, seria. Non lo so, non lo capir mai. Ma penso alla
sua sofferenza per aver vissuto tanti anni con il peso di un segreto.
Dall'altra parte del tavolo, Paul guard Phoebe che, in piedi vicino al pioppo,
cercava di montare la panna del dolce con la forchetta.
Le nostre vite sarebbero state diverse.
 vero, Paul, invece sono andate cos.
Tu lo difendi, disse lentamente Paul.
No, io lo perdono, o almeno cerco di farlo.  diverso.
Non merita di essere perdonato, disse Paul sorpreso dall'amarezza delle proprie
parole.
Forse no, rispose sua madre, ma tu e io e Phoebe abbiamo una scelta, possiamo
essere tristi, arrabbiati, o cercare di andare avanti. La cosa pi difficile per me 
liberarmi di questo legittimo rancore.  faticoso, ma voglio riuscirci.
Paul esit per un momento, poi disse: Mi hanno offerto un lavoro a Pittsburgh.
Davvero? Gli occhi di sua madre si fecero pi attenti. Lo accetterai?
Credo di s. Solo allora Paul si rese conto di aver gi deciso.  un'ottima
proposta.
Non puoi riparare al passato, disse sua madre con calma.
Lo so. Lo sapeva. Quando era andato a Pittsburgh, aveva pensato che toccasse a
lui offrire o no un aiuto. Era preoccupato per il peso che si sarebbe dovuto assumere e
per i cambiamenti che avrebbe portato nella sua vita il peso di una sorella down: era
rimasto sorpreso, o meglio sbalordito, nel sentire che era stata lei a dirgli no grazie, la
mia vita mi piace cos com'.
La tua vita appartiene a te, prosegu sua madre con un tono pi insistente. Non
sei responsabile di quello che  successo. Phoebe, da un punto di vista finanziario,
non ha bisogno di niente.
Lo so, rispose Paul, non mi sento responsabile nei suoi confronti. Lo dico
davvero.  solo che... mi piacerebbe riuscire a capirla. Giorno per giorno. Insomma, 
mia sorella, mi hanno proposto un buon lavoro e poi ho bisogno di un cambiamento.
Pittsburgh  una bellissima citt. Perci mi sono detto perch no?
Oh, Paul, sua madre si pass una mano tra i capelli.  davvero un buon
lavoro?
S, te lo assicuro.
Sarebbe bello, disse lentamente sua madre, sapervi tutti e due nello stesso
posto, ma devi cercare di vedere la situazione sotto tutti gli aspetti: hai trovato solo da
poco la tua strada, devi capire se  una decisione che ti conviene.
Prima che Paul potesse rispondere, arriv Frdric: battendo il dito sull'orologio
che aveva al polso, disse che dovevano andare via subito se non volevano perdere
l'aereo. Scambiarono qualche parola, poi lui and a prendere l'automobile. Sua
madre si avvicin a Paul, gli sfior il braccio e gli diede un bacio su una guancia.
Dobbiamo partire. Accompagnerai tu Phoebe a casa?
S, Caroline e Al ci aspettano l.
Grazie, disse Norah con affetto, non deve essere stato facile per te, ma per me
ha significato molto.
Io apprezzo Frdric, e spero che sarete felici.
Norah sorrise. Sono orgogliosa di te, Paul. Forse non lo sai, e forse non sai
neanche quanto bene ti voglio. Guard Phoebe dall'altra parte del tavolo. Si era
infilata le giunchiglie sotto il braccio, la stoffa lucente del vestito si muoveva appena
al soffio leggero del vento. Sono orgogliosa di entrambi.
Frdric ti aspetta, disse Paul, in fretta, per nascondere l'emozione.  ora di
andare. Sar gi pronto: vai, mamma, e sii felice.
Lei lo guard ancora, intensamente, con gli occhi bagnati di lacrime. Poi lo baci
sulla guancia.
Frdric avanz sul prato e strinse la mano a Paul. Norah abbracci Phoebe e le
diede il suo bouquet. Poi si allontan insieme a Frdric: salirono in automobile e
sparirono dietro la curva. Paul torn verso il tavolo e si ferm a salutare gli ospiti uno
per uno, senza perdere di vista Phoebe. Quando le fu pi vicino, sent che parlava
allegra con un ospite e raccontava di Robert e del loro matrimonio. La voce era
troppo alta, le parole incomplete e sovrapposte, l'entusiasmo troppo manifesto.
Osserv la reazione dell'interlocutore e vide un sorriso forzato, incerto, paziente. Si
irrigid, ma pens che non c'era niente di male, perch Phoebe aveva voglia di
parlare: anche lui le aveva sorriso quasi allo stesso modo fino a qualche settimana
prima.
Allora, Phoebe, le chiese. Vuoi che andiamo?
Va bene! , rispose Phoebe e pos il piattino sul tavolo.
Viaggiarono attraverso la campagna: faceva caldo. Paul spense l'aria condizionata
e abbass i finestrini, ricordando sua madre che, tanto tempo prima, guidava senza
controllo su quelle stesse strade per sfuggire alla solitudine e al dolore. Aveva
percorso centinaia di chilometri con lei, avanti e indietro, disteso sulla schiena,
guardando le foglie, i fili del telefono, il cielo, chiedendosi dove stavano andando.
Aveva visto un battello a vapore scivolare sulle acque fangose del Mississippi: le sue
ruote proiettavano luce e acqua. Non aveva mai capito la tristezza di sua madre, ma
se l'era portata dietro dovunque.
Adesso era tutto passato, quella tristezza se n'era andata e anche quella vita.
Guidava in fretta. Si vedevano ovunque i primi segni dell'autunno. I cespugli di
sanguinella cambiavano gi colore, rossi sulle colline. Il polline gli pizzicava gli
occhi e lo faceva starnutire, ma non chiuse i finestrini. Sua madre avrebbe acceso
l'aria condizionata, suo padre avrebbe aperto la sua valigetta da medico per cercare
un antistaminico. Phoebe, seduta accanto a lui, prese un fazzolettino di carta da un
pacchetto che aveva nella grande borsa di plastica nera e glielo offr. Paul guard la
sua pelle trasparente, la vena azzurra sul collo: pulsava regolare, costante.
Sua sorella. La sua sorella gemella. Come sarebbe stata senza la sindrome di
Down? Oppure, come sarebbe stata se fosse nata cos com'era, semplicemente s
stessa, e il loro padre non si fosse trovato davanti Caroline Gill e non ci fosse stata
tutta quella neve? Immagin i suoi genitori, giovani e felici, percorrere lentamente in
automobile le strade di Lexington in quel marzo della sua nascita. Pens che la
camera da gioco accanto alla sua avrebbe potuto essere quella di Phoebe. Lei lo
avrebbe rincorso per le scale, in cucina, in giardino, sarebbe stata sempre vicino a lui,
che avrebbe fatto eco alle sue risate. E lui, allora, come sarebbe diventato?
Sua madre aveva ragione, non si poteva sapere quello che sarebbe successo. Aveva
a disposizione solo fatti concreti. Suo padre aveva assistito alla nascita dei suoi figli
gemelli, aveva seguito la procedura che conosceva a memoria, attento alle pulsazioni,
al battito cardiaco della donna distesa sul lettino, alla dilatazione, fino alla comparsa
della testa del bambino. Poi il respiro, la tonicit, le dita delle mani e dei piedi. Un
maschio. All'apparenza perfetto, e un canto aveva cominciato a farsi strada nella
mente di suo padre. Un momento dopo, l'altro bambino. E il canto si era interrotto.
Erano vicini alla citt, ormai. Paul si apr un varco in mezzo al traffico e svolt per
entrare nel cimitero di Lexington. Pass davanti alla casetta di pietra dove stava il
custode e lasci l'automobile sotto un olmo sopravvissuto a centinaia d'anni di siccit
e incuria. Scese, gir dall'altra parte per aprire la portiera a Phoebe e le offr la mano
per aiutarla a scendere. Lei alz gli occhi su di lui, sorpresa, e scese da sola. Aveva
ancora in mano le giunchiglie che avevano il gambo tutto schiacciato. Seguirono il
sentiero per un tratto, costeggiando i monumenti e lo stagno con le anatre, poi lui la
guid attraverso il prato fino alla tomba.
Phoebe fece scorrere un dito sul nome e sulle date scolpiti nel granito scuro. Paul si
chiese che cosa stesse pensando. Per lei suo padre era Al Simpson, che la sera
l'aiutava a fare i puzzle, che al ritorno da un viaggio le portava in regalo i suoi dischi
preferiti, che da piccola se la metteva a cavalcioni sulle spalle per farle toccare le
foglie dell'acero. Quella lastra di granito, quel nome, potevano non significare niente
per lei.
David Henry Mccallister, lesse lentamente Phoebe, a voce alta. Il nome le riemp
la bocca.
Nostro padre, disse Paul.
Ah, come Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.
No, disse Paul, sorpreso, Nostro padre, il mio e il tuo.
 quello che ho detto, no?
Lo prese lo sconforto: le parole di Phoebe erano gradevoli, meccaniche e, per lei,
non avevano significato.
Sei triste, osserv Phoebe. Se mio padre fosse morto, sarei triste anch'io.
Era vero, era triste. Il rancore era scomparso, improvvisamente vedeva suo padre
sotto una luce diversa. Lui, con la sua presenza, a ogni sguardo, a ogni respiro,
doveva avergli ricordato quella decisione che non avrebbe pi potuto cambiare. Le
polaroid di Caroline, trovate nascoste in fondo a un cassetto nella camera oscura,
quell'unica fotografia della famiglia di suo padre sotto il portico della loro casa, le
altre, a centinaia, erano il tentativo di oscurare il momento che non poteva cancellare:
il passato continuava a riemergere in tutti i modi, ostinato come il ricordo,
inarrestabile come i sogni.
Phoebe, sua sorella, un segreto mantenuto per un quarto di secolo.
Torn indietro di qualche passo sul sentiero coperto di ghiaia. Si ferm con le mani
in tasca: il vento sollevava le foglie da terra, un frammento di giornale volava tra le
file di pietre tombali. Le nuvole si muovevano contro il sole, creavano dei disegni sul
terreno. Dall'erba alta saliva nell'aria un leggero fruscio.
All'inizio le note si levarono esili, quasi confuse con il vento, cos leggere che Paul
le sent a stento. Si volt. Accanto alla tomba, con la mano posata sul bordo di
granito, Phoebe aveva cominciato a cantare. La melodia non gli era del tutto
sconosciuta, le parole erano incerte ma la voce era pura e dolce. Stupite, le altre
persone in visita al cimitero guardarono quella ragazza con i capelli quasi grigi, il
vestito da damigella della sposa, l'atteggiamento goffo, la voce spensierata e flautata.
Fissando la punta delle proprie scarpe, Paul si rese conto che la sofferenza che
provava in quel momento si sarebbe ripetuta infinite volte nella sua vita: Phoebe non
era in grado di inserirsi e le difficolt che avrebbe incontrato nel mondo solo perch
era diversa sarebbero state tante. Quello che la spingeva a superare la sua diversit
era l'amore, sincero e innocente.
Mentre si lasciava prendere da quel canto, Paul cap che quello era lo stesso amore,
nuovo e straordinariamente privo di complicazioni, che provava per lei.
La voce alta e limpida pass in mezzo alle foglie, ai raggi del sole, si sparse sulla
ghiaia, sull'erba. A Paul parve che le note rimbalzassero nell'aria come sassolini
nell'acqua e increspassero una superficie invisibile. Onde sonore, onde luminose: suo
padre aveva cercato di catturarle, ma il mondo aveva una consistenza fluida e non
poteva essere controllato.
Le foglie si agitavano. Gli tornarono in mente le parole del vecchio inno e allora
accompagn Phoebe nel canto, completando l'armonia. Lei parve non accorgersene.
Cantava: accett la voce di Paul come accettava il fruscio del vento. Le voci si fusero.
Quando il canto fin, rimasero dov'erano, nella luce tersa del pomeriggio. Il vento
cambi, scompigli i capelli di Phoebe, sparse in giro le foglie cadute sotto la
recinzione di pietra. Tutto sub un rallentamento, per un istante la vita parve sospesa.
Paul rest immobile, ad aspettare.
Per qualche secondo non accadde nulla.
Poi Phoebe si volt e si lisci con le mani la gonna scomposta.
Un gesto semplice, che rimise in moto il mondo.
Paul osserv com'erano corte e ben limate le sue unghie, com'erano sottili i suoi
polsi sopra la tomba di granito. Le mani di Phoebe erano piccole, come quelle di sua
madre. Le si avvicin sull'erba e le sfior la spalla, per portarla a casa.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine ai Pastori della Hunter Presbyterian Church per la saggezza che, nel corso degli anni, ha accompagnato questioni manifeste e non manifeste; grazie soprattutto a Claire Vonk Brooks, che ha portato con s il seme di questo libro e me l'ha affidato. Jean e Richard Covert hanno dato l'apporto generoso del loro intuito e hanno
anche letto la prima stesura del manoscritto. Sono grata a entrambi e altrettanto grata sono a Meg Steinman, a Caroline Baesler, a Kallie Baesler, a Nancy Covert, a Becky Lesch e a Malkanthi McCormick per la loro franchezza e i loro consigli. Bruce Burris mi ha invitata a tenere un seminario per la Mind Wide Open: ringrazio lui e tutti coloro che erano presenti quel giorno e che hanno scritto quello che dettava loro il cuore.
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Sono riconoscente alla Mrs. Giles Whiting Foundation per l'incoraggiamento e l'appoggio. Ringrazio anche il Kentucky Council on the Arts e la Kentucky Foundation for Women per il loro contributo concreto al buon esito del libro. Come sempre, la mia grande riconoscenza va al mio agente, Geri Thoma, per la saggezza, il calore, la disponibilit e la costanza. Grazie a tutta la Viking e, in particolare, alla mia editor Pamela Dorman, che ha dedicato tanta intelligenza e impegno a questo libro e, con le sue domande attente e sottili, mi ha dato modo di addentrarmi pi a fondo nella narrazione. Ugualmente preziosa  stata la sensibilit del tocco editoriale di Beena Kamlani. L'entusiasmo e l'esattezza di Lucia Watson hanno reso possibile che mille cose mantenessero il loro ritmo.
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Agli scrittori Jane McCafferty, Mary Ann Taylor-Hall e Leatha Kendrik, che hanno letto il manoscritto con occhio severo e affettuoso, il mio grazie di cuore. E grazie anche ai miei genitori, John e Shirley Edwards. A James Alan McPherson voglio dire che la mia perenne gratitudine  improntata ai suoi insegnamenti. A Katerine Soulard Turner e a suo padre, il compianto William G. Turner, un lieto grazie per la loro amicizia, le chiacchierate sui libri, le sapienti notizie sulla citt di Pittsburgh. Il mio affetto e la mia gratitudine a tutti i miei familiari vicini e lontani e soprattutto a Tom.
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Una conversazione con Kim Edwards.
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1964, Kentucky. Una rara e inattesa tempesta di neve colpisce la cittadina di Lexington. Le strade sono piene di pericoli, ma il dottor David Henry  deciso, prima che sia troppo tardi, ad accompagnare all'ospedale Norah, sua moglie, che sta per dare alla luce il suo primo figlio. David guida con prudenza meticolosa, tuttavia appare subito chiaro che il tragitto  troppo rischioso; decide allora di fermarsi allo studio medico dove esercita quotidianamente la professione di ortopedico. Con l'aiuto della sua infermiera, Caroline, nasce un bambino, Paul, ma, inaspettatamente, Norah partorisce anche una bambina, Phoebe, nella quale David riconosce subito i tratti somatici dei neonati affetti dalla sindrome di Down.
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David  un uomo serio e ragionevole, ma spesso penosamente riservato, ha avuto un passato difficile e non ne ha mai parlato con nessuno, nemmeno con Norah. Pesano, negli anni della sua adolescenza, una famiglia povera e senza cultura e la presenza di una sorella prediletta, gravemente malata di cuore e morta a dodici anni. David, determinato a risparmiare a sua moglie quella che immagina solo come una vita di dolore, consegna la bambina a Caroline, insieme all'indirizzo di un istituto dove vuole che venga portata; non va oltre con il pensiero, non prevede che il suo gesto distrugger proprio i valori positivi che intende custodire. La nostra bambina  morta appena nata, dice a Norah.
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Caroline porta Phoebe all'istituto, ma non sopporta il pensiero di lasciarla l. Ha trentun anni, non  sposata ed  segretamente innamorata di David. Ha coltivato molti sogni in attesa di cominciare veramente a vivere e ora  venuto il momento di prendere in mano la sua vita: decide di tenere Phoebe con s e di allevarla come se fosse sua figlia.
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Mentre Paul cresce, Norah e David si allontanano sempre di pi l'uno dall'altra. Norah, costantemente oppressa dal pensiero della figlia perduta, trova un lavoro, si getta a capofitto nella carriera e, in un succedersi di superficiali storie d'amore, cerca di costruirsi una vita propria, diversa da quella di suo marito. Paul ha la sensazione di aver deluso suo padre, e ne ricava una sorta di rancore che si risolve solo nella passione per la musica. A David, tormentato dal proprio segreto, d conforto la macchina fotografica, la scatola dei ricordi: attraverso le immagini che riesce a fissare con realistica meticolosit, tenta inutilmente di dare un significato alla propria esistenza.
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Ma, come appare dallo svolgersi del libro, la vita  un'immagine in movimento, che si dispiega e cambia al di l della nostra possibilit di controllo. Nonostante il nostro desiderio di fermare un istante per poter ritornare al passato e cambiare gli eventi, il tempo incalza e ci spinge avanti. Nel suo racconto doloroso eppure, infine, pieno di speranza, Kim Edwards percorre i misteri sfuggenti del dolore e dell'amore e il potere della verit capace allo stesso tempo di guarire e distruggere l'animo umano.
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Figlia del silenzio , contemporaneamente, la storia drammatica e appassionata di una famiglia e insieme un vero, forte romanzo che si legge d'un fiato, soprattutto perch il destino dei singoli personaggi  legato alla decisione di uno solo, che sconvolge la vita d coloro che ama. Com' nata l'idea di questo libro?
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Qualche mese dopo la pubblicazione dei miei racconti, The Secrets of a Fire King, una donna, che ricopriva la carica di pastore presso la chiesa presbiteriana che avevo frequentato negli ultimi tempi, mi disse di avere una storia da raccontarmi. Ero contenta, e anche un po' stupita, che avesse pensato a me - tornavo in chiesa dopo un'assenza di circa vent'anni ed ero ancora, complessivamente, piuttosto scettica. Tuttavia, anche al mio sguardo spassionato, appariva chiaro che qualcosa di positivo stava succedendo: la comunit era attiva, progressista, impegnata. Capita spesso, tuttavia, che mi vengano proposte vicende che, invariabilmente, non appartengono al mio modo di scrivere, perci avevo ringraziato il pastore senza dare molto peso alla proposta.
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La settimana successiva mi ferm di nuovo. Devo proprio raccontarle quella storia, mi disse. La espose con poche parole: un uomo aveva scoperto, quando era gi avanti negli anni, di aver avuto un fratello affetto dalla sindrome di Down che, al momento della nascita, era stato messo in un istituto all'insaputa della famiglia, anche della madre, ed era morto l, senza che nessuno ne fosse informato. La storia mi aveva colpita e avevo pensato subito che rappresentasse buona materia per un romanzo. Era soprattutto quel segreto al centro della famiglia che mi sembrava inquietante, ma l'idea del romanzo era durata un attimo, poi mi ero detta: "naturalmente non scriver mai quel libro".
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E non lo scrissi, per anni. Ma quel pensiero mi accompagnava, come succede con le storie che, in un modo o nell'altro, devono venire alla luce. Infine, in una circostanza del tutto inattesa, un'associazione con sede a Lexington mi invit a tenere un laboratorio di scrittura per adulti affetti da disturbi disgregativi della personalit. Ero preoccupata, lo riconosco. Non avevo alcuna esperienza del genere e non sapevo che cosa aspettarmi. E invece fu una mattinata indimenticabile, con un apporto di mezzi espressivi nuovi e alcune poesie molto belle. Alla fine della lezione alcuni dei partecipanti mi hanno abbracciata.
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Questo incontro mi influenz profondamente e mi ritrovai a pensare al progetto del libro con uno slancio e una partecipazione maggiori. Tuttavia trascorse un anno prima che mi mettessi a scrivere. Il primo capitolo  venuto di slancio, in forma gi quasi definitiva, perch il seme si era sviluppato mentre io non me ne accorgevo. In una intervista su Paris Review, Catherine Anne Porter ha detto che l'occasione di un romanzo  come un sasso gettato nell'acqua - non  il sasso a essere interessante, ma i cerchi che gli si formano intorno e che sono le vite dei protagonisti. E vero. Quando ho finito il primo capitolo, ho capito che volevo sapere chi erano veramente quei personaggi e che ne era stato di loro dopo la decisione di David. Non sono riuscita a fermarmi finch non l'ho scoperto.
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I motivi che inducono un essere umano a prendere una decisione, i perch di quello che facciamo, sono spesso molto complicati, e lo , infatti, anche la scelta di David. Lei che ha creato questo personaggio,  riuscita anche a sentirsi solidale con lui?
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Oh s, certo. Sebbene capiti raramente di vivere un momento cos drammatico, tutti noi abbiamo avuto esperienze simili, alle quali abbiamo reagito in un modo inatteso che forse, pi tardi, ci  stato difficile capire. David non  una persona malvagia, lo sapevo fin da principio. Nel primo capitolo prende la decisione sbagliata, ma ritiene che le proprie intenzioni siano buone, dettate dal desiderio di evitare a Norah una grande sofferenza, e dalla convinzione di fare quello che la comunit scientifica del suo tempo e del luogo dove vive giudica la soluzione migliore per un bambino affetto dalla sindrome di Down.
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C' dell'altro, naturalmente. David non ha mai elaborato il lutto per la perdita della sorella. Solo adesso ci si rivolge a degli specialisti per avere un aiuto per affrontare questo genere di perdite. Ricordo che nella mia cittadina, quando ero un'adolescente, si formava un silenzio speciale intorno a chi aveva subito una grave perdita. Tutti sapevano, la morte aveva lasciato un'impronta visibile nell'evolversi della vita dei superstiti, ma nessuno parlava mai di chi era morto.
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E cos  per David. Il suo modo di reagire alla perdita di sua sorella e a quella, conseguente, dei suoi genitori, sta nell'allontanarsi, nell'indirizzare nel modo migliore la propria vita, per diventare un uomo di successo. Eppure, anche cos, il dolore resta appena sotto la superficie e quando Phoebe nasce con la sindrome di Down, una circostanza che lui non aveva potuto n prevedere n controllare, ecco che il vecchio dolore riaffiora. David in quel momento rifiuta il passato nella stessa misura in cui rifiuta il presente, ma ci vorranno decenni e un ritorno ai luoghi dov' cresciuto perch possa finalmente capire.
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Il romanzo ha inizio nel 1964. Pensa che l'atteggiamento generale nei confronti dei disabili sia cambiato da allora? Ora siamo pi illuminati o pi accomodanti?
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S, molto  cambiato negli ultimi decenni, ma nonostante ci siano stati dei progressi, la strada  ancora lunga. Scrivere questo libro ha costituito per me un processo di chiarificazione. All'inizio non sapevo come rappresentare Phoebe, non ero molto informata sulla sindrome di Down. Volevo creare un personaggio convincente e non stereotipato, evitando sentimentalismi e paternalismi, ma sapevo che non era facile.
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Ho letto molto e ho fatto molte ricerche. Ho provato a parlare con qualcuno. I primi sono stati i genitori di una ragazza cresciuta nel periodo in cui si svolge il libro. Il loro contributo ha avuto per me un valore inimmaginabile, sono stati schietti, semplici e sensati. Quando hanno letto il capitolo di apertura del libro, hanno detto subito che la descrizione del medico era esatta: oggi l'atteggiamento di David davanti alla sindrome di Down appare crudele, ma c' stato un tempo non lontano in cui comportarsi cos era 'normale'.
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Se il giudizio  cambiato lo si deve semplicemente a quei genitori di bambini down che, come Caroline nel libro, si sono rifiutati di accettare le limitazioni imposte ai loro figli. La battaglia che Caroline combatte  indicativa di un movimento che ha scosso tutto il paese in quegli anni perch le porte che erano state chiuse fossero riaperte. Il cambiamento non  stato facile e ha gravato individualmente su coloro che hanno lottato duramente per rendere i propri figli visibili agli occhi del mondo. Pi di una volta, durante le ricerche per la stesura del libro, ho sentito storie coraggiose e storie da spezzare il cuore. Pi d'una volta mi hanno colpita la generosit e il calore dei down e delle loro famiglie che hanno accettato di parlare con me, mettendomi a conoscenza del loro percorso di vita, fatto di intuizioni, di gioie, di lotte; hanno dimostrato di volermi aiutare a capire. Molti di loro hanno letto il libro, ne hanno dato un parere positivo, ed  stata per me la misura del suo successo.
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La fotografia  una metafora che lei usa nel corso della narrazione.  interessata personalmente alla fotografia o  un altro elemento che fa parte delle sue ricerche come scrittrice?
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Non sono una fotografa, ma per anni, all'universit, ho avuto amici che si erano allestiti, a casa, una camera oscura. La fotografia era un argomento che s'intrecciava spesso alle nostre conversazioni e talvolta mi capitava di accompagnare questi giovani fotografi alla ricerca di qualche inquadratura speciale. Non ero interessata all'aspetto tecnico - non sapevo niente sui gradi di apertura dell'obiettivo - ma ero sempre affascinata quando vedevo apparire l'immagine nella vaschetta del rivelatore. Era una lenta apparizione, una sorta di nascita, un momento di mistero. Ricordo anche di essermi spesso infastidita quando l'esigenza dei miei amici di fotografare a tutti i costi comprometteva un'occasione particolare, una riunione di famiglia, o un compleanno.
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La presenza di un fotografo poteva cambiare la qualit di un momento speciale? Che cosa aggiungeva, o toglieva, l'obiettivo?
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Durante le primissime fasi di scrittura di questo libro, lessi un articolo del New Yorker a proposito del famoso fotografo Walker Evans che poneva efficacemente molte di queste domande. Nel libro Norah regala a David una macchina fotografica: da l sono cominciate le mie ricerche. Ho passato, tra l'altro, molto tempo all'Eastman Kodak Museum di Rochester e ho letto lo straordinario, stimolante libro di Susan Sontag, Sulla Fotografia. Le descrizioni della citt di Pittsburgh hanno un forte rilievo affettivo nel romanzo. Pittsburgh normalmente non  considerata una citt che catturi l'immaginazione e non capita spesso che faccia da sfondo a un racconto.
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Ci vuole parlare d questa sua scelta e, ammesso che di questo si tratti, del suo legame particolare con la citt?
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Mi sono trasferita a Pittsburgh senza mai averla vista prima. Io e mio marito insegnavamo in Cambogia quando la sua richiesta per un dottorato di ricerca all'universit di Pittsburgh  stata accettata. Non c'erano ancora le e-mail, a Phnom Penh non c'erano nemmeno i telefoni e l'energia elettrica era un bene effimero. Siamo partiti senza avere un'idea della citt, solo vaghe immagini di fumo di acciaierie e di avventurosi progetti industriali, incombenti come ombre. L'impressione che prova Caroline nell'attraversare il ponte di Fort Pitt  quella che ho sperimentato io stessa appena arrivata.  un momento spettacolare: si sbuca da un lunghissimo tunnel e ci si trova sul ponte che attraversa le acque del Mongahela prima che si congiungano con il corso dell'Allegheny e vadano insieme a formare il fiume Ohio.  tutto uno scintillio di acqua, gli edifici della citt diventano meno imponenti man mano che ci si avvicina al punto in cui i due fiumi si uniscono. Poco pi avanti si elevano le colline verdeggianti e punteggiate di case.
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Ho trascorso quattro anni a Pittsburgh e ci sarei rimasta ancora se le circostanze me l'avessero permesso.  una citt ricca di storia e di bellissimi parchi, dove si pu passeggiare nei dintorni e trovarsi, inaspettatamente, a contemplare da un promontorio lo scorrere mutevole dei fiumi.
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Figlia del silenzio, nonostante il finale catartico che  un invito alla speranza, si focalizza sul lato oscuro dell'esperienza umana. Gli attori spesso sostengono che interpretare il ruolo di un personaggio triste o angosciato finisca con il condizionarli psicologicamente, anche se c' chi sostiene che il lavoro non debba interferire nella vita personale. Che influenza ha avuto su di lei, come autrice, questa storia cos dolorosa? Quando smette di scrivere, riesce a non pensare ai suoi personaggi?
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Tutti i personaggi di Figlia del silenzio combattono la loro battaglia, spesso camminano nel buio, ma non mi sono mai rattristata durante la stesura del libro. Credo di essermi in parte identificata con tutti i personaggi: con chi mantiene un segreto e con chi da quel segreto  escluso; con il genitore cui manca il figlio e con il figlio cui manca l'armonia della vita familiare; con chi va in giro per il mondo e con chi sta sempre nello stesso posto. Mi sono riconosciuta nel viaggio di ciascuno alla scoperta di s stesso. Ho provato un interesse profondo per tutti, ho voluto sapere chi erano e che cosa succedeva loro. L'unico modo di scoprirlo era scrivere il libro, passando da un personaggio all'altro. La storia, infatti,  raccontata da quattro punti di vista diversi e questo mi ha garantito un certo livello di distacco: quando ero troppo coinvolta dalle vicende di uno di loro, mi immergevo nella mente di un altro personaggio.
...
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FINE.